È scomparso ieri a Parigi all'età di 98 anni François Fejtö; gentiluomo, intellettuale, scrittore e grande storico del Novecento nato a Nagykanizsa in Ungheria nel 1910 come suddito Austro-Ungarico e "passeggero" e testimone del nostro secolo, esule a Parigi dapprima per le origini ebraiche e poi per quella libertà di pensiero che professava incompatibile con il suo paese divenuto comunista.
Celebre la sua apologia - ma tutta pragmatica e senza troppe nostalgie - dell'Austria-Ungheria apparsa in Italia nel 1990 col titolo "Requiem per un Impero defunto" ove contestò la vulgata dell'inevitabile dissoluzione come risultato degli "insanabili" conflitti tra le varie nazionalità. Al contrario evidenziò le vere responsabilità politiche e storiche ascrivibili in primis alla Francia repubblicana ed alle sue classi dirigenti massoniche, che con l'appoggio degli Stati Uniti e la compiacenza delle altre nazioni vincitrici, nel 1918 imposero la dissoluzione di un impero monarchico, multinazionale, profondamente cattolico ma tollerante con tutte le fedi (Fejtö stesso proveniva da una famiglia ebrea e, in seguito si convertì al Cattolicesimo), cancellazione geo-politica che lascerà una debole e divisa Mitteleuropa - ma anche l'Europa tutta - indifesa al successivo catastrofico dilagare del nazismo prima e del comunismo poi.
Amato da tutti degli estimatori della secolare civiltà che l'Europa e l'Occidente devono dalla "Felix Austria" come testimone del suo ruolo storico, politico e culturale più nobile, non posso che dedicargli oggi un ossequio grato e commosso.
Sit tibi terra levis
FJVT

