da inquisitor86 » giovedì 27 marzo 2008, 13:30
Ho potuto consultare proprio ieri un volume molto interessante riguardante le "Milizie dello Stato Romano dal 1600 al 1797" di Andrea Da Mosto. Uno dei capitoli riguarda le milizie locali: lo Stato romano aveva infatti organizzato, fin dal '500, delle milizie locali che dovevano concorrere alla difesa, o rimanendo fisse nei loro paesi, o prendendo parte, colle truppe di linea, alle operazioni di guerra, dove se ne fosse presentata la necessità.
Vi erano diversi tipi di milizie locali: quelle dipendenti dal Generale di Santa Chiesa e poi dal Commissario Generale delle Armi, quelle speciali della città di Roma e quelle speciali della Romagna (dette del Numero dei Pacifici) e di Avignone.
Riguardo alle prime, e cioè dipendenti dal Generale di Santa Chiesa, esse erano costituite da abitanti dello Stato, dai 18 ai 45 anni, abili al servizio, e di questo solo coloro che possedevano il cavallo o che avevano i mezzi per acquistarlo e mantenerlo.
Nel 1656 fu stabilito che, gli aspiranti a quest'arma, dovessero avere almeno 1000 scudi di proprietà. Molti erano gli esenti dal servizio: poveri, forestieri, scolari, dottori, notai esercitanti, perseguitati dalla giustizia, persone infamate e non direttamente suddite della Santa Sede, i capifamiglia (solo se avessero avuto tre figli minori di 14 anni - dal 1672 erano tutti esenti).
I miliziotti, nei ruoli, si descrivevano come i soldati di leva.
Si distinguevano quelli pronti a marciare ovunque da quelli non disposti a lasciare il loro paese. Nel 1656, si divisero i miliziotti in SCELTI (giovani robusti e orfani), VOLONTARI (disposti a marciare ovunque) e ORDINARI (non adoperabili che in patria). Godevano di numerosi privilegi amministrativi e tributari.
Di stipendio fisso fruivano solo il collaterale, i maestri di campo, i colonnelli, i sergenti maggiori ed i capitani della banda.
Gli altri erano pagati solo quando prestavano servizio.
La fanteria si divideva in battaglie o compagnie, comandate da un capitano, con un luogotenente, un alfiere, uno o più sergenti, un cancelliere, un foriere, un depositario, alcuni caporali, due tamburi ed un numero variabile di soldati: per ogni caporale si computavano 25 soldati, e per una compagnia di 200 fanti non più di 4 sergenti. (Le compagnie di Bologna erano di 200 fanti ordinari e 30 scelti oltre gli ufficiali, cioè il capitano, il luogotenente, l'alfiere, il sergente, il cancelliere, 8 caporali, il foriere e il depositario).
Più battaglie riunite costituivano una banda comandata da un capitano. Le bande di una stessa provincia riunite formavano il terzo, dipendente da un governatore delle armi, maestro di campo o colonnello, coadiuvato da un sergente maggiore.
La cavalleria era più scarsa, ed era organizzata in compagnia di lance, corazze e archibugieri a cavallo. Ognuna aveva il capitano, il luogotenente, il foriere, il cancelliere, il depositario, il marescalco, una o più trombette, più caporali e un certo numero di soldati.
Il maestro di campo o colonnello nominava o proponeva per la nomina i tenenti, gli alfieri, e spesso anche i sergenti, mentre i capitani ed i sergenti maggiori venivano scelti dal Generale di Santa Chiesa. Il capitano di fanteria nominava i caporali, i forieri, e, per un certo tempo, anche i sergenti.
Nel '600 le milizie erano ripartite nei terzi della marca del Tronto, della Marca del Chienti, di Romagna, dell'Umbria, del Patrimonio, della Sabina e Montagna, di Campagna e Marittima e nei terzi di Bologna; nel 1626 fu costituito anche un terzo ad Urbino.
Gli stipendi del capitano della milizia locale variavano da un minimo di 9 a un massimo di 25 scudi mensili, con una media di 20 scudi mensili.
Gli stipendi deli caporali variavano da un minimo di 2,80 a un massimo di 8 scudi mensili, con una media di 7,69 scudi mensili.
Questo è quello che ho trovato, estrapolandolo dal testo sopra citato del Da Mosto.
Saluti
Andrea G.
"Osserva bene e lassia dire"
M.Rondinini
Andrea M.a V.di C.