Gentilissimo Giovannimaria,
il suo racconto mi ha fatto tornare in mente un simpatico aneddoto che mi raccontarono quando ero ragazzo.
Nella mia città alla fine degli anni '20 venne aperto un grandioso Caffè, il Modernissimo. Un piano seminterrato dove c'erano i biliardi, il salone con 5 grandi vetrine sul corso, e un palco su cui prendeva posto l'orchestra. Il più grande Caffè di tutto l'Abruzzo. Un luogo esclusivo che una coppia di contadini guardava estasiata e sognante. Così il marito promise alla moglie che l'avrebbe portata a prendere un caffè in quel locale un giorno.
I due lavorarono, raccontano, di buona lena e per molto tempo per poter risparmiare i soldi per potersi permettere quel lusso. Quand'ebbero raccolto un gruzzoletto che erano convinti sarebbe stato sufficiente per realizzare il loro sogno partitono di mattina col loro asino dalla campagna per venire in centro a gustare quel caffè tra i signori.
Entrarono, si sedettero, ordinarono due caffè, si gustarono il momento, e poi chiesero di pagare convinti che avrebbero dilapidato tutto il loro tesoro.
Il cameriere disse una cifra, ovviamente irrisoria per due caffè, al che i due contadni si guardarono negli occhi e poi il marito rivolgendosi al cameriere tirò fuori una banconota e disse "Signurì, fatemi un secchio di caffè e portatelo all'asino che sta qua fuori!"
Posso assicuravi che nel racconto non c'era un intento di dileggio ma più che altro l'invito a non sopravvalutare delle cose solo perchè non le conosciamo.
Sempre cordialmente.
Domenico Maria d. B.
P.S. Il Modernissimo ormai non esiste più, chiuse negli anni '60 e il suo posto fu preso prima da un negozio di abbigliamento e poi da una... banca.
"Gridaro tucti insieme la città facciamo bella che nulla nello regame non se apparecchie ad ella" - Buccio di Ranallo.
Nescire quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum (Cicerone)
QVOD NON EST IN ACTIS NON EST IN MVNDO