Ecco il tizio

Voi vi fidereste di una faccia così?

Parliamo di cose serie
I MerovingiDa questo piccolo popolo dai capelli lunghi che s’insediò nel corso dei secoli dalla regione della Linguadoca ai confini con la Germania, fino alla piana dell’Ile de France, la cui provenienza specifica non è stato ancora possibile chiarire, nel 448 nacque una dinastia che prende il nome dal suo primo capostipite, Meroveo. Nel 486, dopo aver eliminato l’ultima presenza romana in Gallia, i Merovingi si rivolsero contro le altre popolazioni germaniche della Gallia, ponendole sotto la propria tutela o scacciandole dai loro territori, come avvenne con i Visigoti, ai quali tolse l’Aquitania. Trovarono un ostacolo soltanto nel Re degli Ostrogoti, Teodorico, il quale intervenne a difesa dei Visigoti e degli Alemanni, e cerco di coordinare attorno a sé tutti i gruppi etnici minacciati dall’espansionismo franco. Ciononostante, alla sua morte, nel 511, il Re Clodoveo controllava, ad esclusione della Provenza, tutta la Gallia Romana e anche una fascia di territori al di là del Reno. I suoi immediati successori inglobarono nei loro domini anche i territori dei Turingi (513), lungo il medio corso del Reno, il regno dei Burgundi (533), che comprendeva i bacini del Rodano e della Saona, e la Provenza. (536) Alla base di questi successi c’era, oltre al dinamismo militare, la collaborazione con la colta e ricca aristocrazia gallo-romana e con l’episcopato cattolico. Nel 498 avvenne la conversione di Clodoveo per mano di San Remigio, vescovo di Reims dal politeismo pagano al Cattolicesimo, e ciò eliminò quei motivi di diffidenza e di incomprensione che tante complicazioni stavano creando agli ariani Ostrogoti e Visigoti. Ne risultarono accelerati la spinta alla formazione di uno Stato a carattere territoriale sul modello romano-imperiale e l’avvicinamento, fino alla fusione totale, tra l’aristocrazia franca e quella gallo-romana. Dall’incontro tra le aristocrazie dei due popoli venne fuori un ceto dirigente che non corrispondeva più a nessuna delle due. Ne derivò anche un cambiamento del genere di vita e della mentalità dei vescovi, che di quel nuovo ceto dirigente erano ovviamente espressione. Ma questi processi nel corso del VI° secolo erano solo agli inizi e l’episcopato cattolico ebbe ancora esponenti di notevole livello spirituale e culturale. Uno di essi, da considerare tra gli uomini più eminenti e influenti dell’epoca merovingia, fu Gregorio di Tours, autore di una ‘Storia dei Franchi’ in cui Clodoveo è presentato come nuovo Costantino. L’influenza degli uomini di Chiesa nell’orientare la dinastia merovingia verso modelli politici estranei alla tradizione germanica e che portarono alla creazione di un ordinamento pubblico articolato in distretti (contee) governati da rappresentanti dl Re (Conti), non impedì tuttavia che si affermasse una concezione patrimoniale dello Stato. Alla morte di Clodoveo esso, infatti, venne diviso in parti uguali tra i suoi quattro figli, anche se rimase l’idea di un regno unico attraverso il concentramento delle capitali (Reims, Parigi, Soissons e Orléans) nella regione gravitante sulla Senna. Per quanto instabili queste divisioni territoriali fecero emergere tuttavia quattro realtà che non erano semplicemente geografiche e politiche, ma anche etniche e storiche: la Neustria, corrispondente al territorio tra la Loira e la Senna, dove più profonda era stata la compenetrazione tra civiltà romana e germanica; l’Austrasia, corrispondente alla parte orientale del regno, che dal bacino della Mosa si spingeva profondamente nel cuore della Germania, in aree che non erano state romanizzate e dove più forti si erano mantenute le tradizioni guerriere germaniche; l’Aquitania, che aveva conservato con l’antico nome anche le tradizioni gallo-romane e dove assai scarsa era la presenza dei Franchi; la Borgogna, l’antico regno dei Burgundi, che conservò tenacemente la sua individualità politico-culturale.
Clodoveo e Teodorico
Il 5 marzo 493 Teodorico entrava in Ravenna. In quel tempo le condizioni di Roma e di Ravenna erano disastrose. Le province romane con il crollo dell’Impero erano in abbandono, le città del nord duramente provate dalle invasioni, la chiesa era coinvolta dagli eterni dibattiti eresiarchi d’Oriente e in contrasto con Zenone e con il suo successore a proposito dell’eresia dei Monofisiti e della dichiarazione di fede detta Henotikon. Teodorico comprende subito che rompere violentemente ogni rapporto con Costantinopoli non era né possibile né utile. In tal modo avrebbe potuto con minori difficoltà organizzare uno stato barbarico romano, senza provocare i vinti a pericolose insurrezioni, e soprattutto mantenere i Goti come soldati sotto la sua bandiera e mantenere i Romani liberi per realizzare le loro opere. Per questo, pur facendosi confermare Re dai soldati vittoriosi dopo l’ingresso in Ravenna egli non si stancò mai di domandare all’Imperatore Anastasio le insegne reali fino a quando nel 498 gli furono mandate sotto alcune condizioni che non conosciamo. Teodorico volle sempre essere ritenuto e dirsi romano e continuatore della tradizione romana; per questo, quando nel 508-509 poté riprendere la Provenza o meglio riconquistarla all’Impero Romano, non solo vi mandò un prefetto del pretorio e un vicario urbis, ma raccomandava alle popolazioni di evitare le barbarie e di obbedire alle antiche leggi romane. Fin verso il 520 Teodorico, pur continuando a vigilare sui Goti, che erano sempre il suo sostegno militare, visse e governò come si addice a chi aveva il programma di fondere le due tradizioni, orientale e romana, in un popolo solo che conservasse dell’uno e dell’altro i tratti essenziali e la speciale missione storica. L’obiettivo di Teodorico non fu la ricostruzione dell’Impero d’Occidente né la formazione di regni barbarici sotto la sua protezione. Teodorico affrontò invece le problematiche più immediate come un Re Goto continuativo della civitas romana, della tradizione romana non mai tradita, il difensore di Roma e d’Italia per mandato e col riconoscimento dell’Imperatore Bizantino. I parentadi, instaurati con molto accorgimento, servirono appunto nel sistema della sua politica. Teodorico sposò la principessa merovingia Audeflède, (493) sorella di Clodoveo, e ne ebbe Amalasunta, mentre una sua sorella, Amalafrida, sposò il Re dei Vandali Trasamondo. Una figlia andò sposa ad Alarico II° Re dei Visigoti, un’altra fu moglie di Sigismondo, erede del trono Borgognone; mentre una nipote sposò Erminafredo, Re della Turingia. Clodoveo era, soprattutto, un capo temibile e un guerriero fortunato. Re di quel piccolo popolo, che non si sa ancora come e quando si stanziò sulla sinistra del fiume Reno per diffondersi rapidamente fino a buona parte della Gallia settentrionale durante il regno di Meroveo. Clodoveo era succeduto nel 481 a Childerico in un momento difficilissimo per la dinastia. Quel Siagrio, figlio di Egidio, aveva sconfitto Childerico spezzandone il sogno ambizioso, e da Soissons poteva minacciarli nella loro capitale, Tornai. Clodoveo riprese la guerra, sconfisse e poi fece morire Siagrio, giunse rapidamente alla Senna e in un secondo momento alla Loira. Di là egli poté, circa un decennio più tardi, dare battaglia agli Alemanni che minacciavano la frontiera orientale merovingia con la Svizzera e la Germania. Sconfiggendoli a Zulpich nel 496 non soltanto ne impedì l’invasione ma secondo la leggenda raccolta da Gregorio de Tours, dovette proprio alla guerra alemanna la sua stessa conversione al cattolicesimo che così vitali conseguenze doveva avere su tutta la storia francese del Medioevo e dell’età moderna. Clodoveo avrebbe, durante la mischia della battaglia, invocato il Dio adorato dalla moglie Clotilde, borgognona, e dopo la vittoria avrebbe, sciogliendo il voto, abbracciato il cattolicesimo facendosi battezzare dal vescovo di Reims, Remigio, il giorno di Natale del 496. Una serie di ragioni turbava però l’amicizia merovingio-gotica, e cioè la guerra di Pannonia, voluta e vinta da Teodorico, e la guerra contro i Visigoti che Clodoveo condusse con travolgente rapidità. La guerra per la conquista e l’annessione della Pannonia al regno goto da parte di Teodorico, detta anche Guerra di Sirmium, fu determinata dalle continue scorrerie che i Gepidi facevano sulle terre ostrogote. Sirmium cadde subito. I Gepidi di Traserico furono respinti oltre il Danubio e la regione annessa all’Italia. Ma l’imperatore d’Oriente Anastasio reagì dichiarando guerra aperta a Teodorico che si era annesso delle terre dell’Impero. Così migliaia di Bulgari gli furono inviati contro al comando di Sabiniano e le piccole milizie gote, guidate da Mundo, furono aggredite e sarebbero state annientate se il generale vincitore della guerra di Sirmium non fosse accorso in aiuto. Nel 507 Clodoveo decide di muovere guerra contro i Visigoti. Il conflitto era già iniziato fin dal 494 ma si era fatto sempre più duro negli anni seguenti alimentato dai profondi dissensi religiosi tra le popolazioni gallo romane. Le insurrezioni nel paese avevano agevolato l’offensiva merovingia e al termine di una grande battaglia a Vouillé presso Poitiers, Alarico fu ucciso e le sue forze sconfitte e sbaragliate tanto disordinatamente che in poche settimane il regno visigoto cadde nelle mani dei Merovingi fino ai Pirenei. In seguito alla vittoria Anastasio mandava le insegne di console a Clodoveo, reduce della vittoria di Vouillé, mentre mandava una flotta contro l’Italia gota: il fatto era di grande eloquenza e Teodorico comprese che gli restava una sola soluzione, prendere le armi e difendersi. La flotta bizantina fu sbaragliata e costretta a prendere il largo, e nel giugno del 508 si iniziò la campagna di Gallia con due eserciti, l’uno al comando di Tuluin, amico del Re, l’altro comandato da Ibba. L’uno arrivò fino a Marsiglia, l’altro, diviso in due corpi militari, riuscì nella bassa Provenza a irrompere sulle forze riunite dai Merovingi e dai Borgognoni. Era così salvo il regno visigoto ma mutilato delle sue province settentrionali. Due anni dopo la sconfitta Clodoveo moriva lasciando quattro figli, con i quali, mutata la situazione, Teodorico potrà un giorno, nel 523, attivamente collaborare alla rovina del regno dei Burgundi, inutilmente attaccato finora dai Merovingi, inarrestabili nel loro cammino verso l’unificazione della penisola gallica.
Dai Merovingi ai Carolingi
Nel 613 il Merovingio Clotario II° di Neustria riuscì a diventar sovrano di tutti i franchi grazie all’aiuto di due esponenti della nobiltà austrasiana, Arnolfo e Pipino di Landen. Li ricompensò confermando il primo vescovo di Metz, capoluogo dell’Austrasia, e nominando il secondo Maestro di Palazzo della medesima regione. Pipino I° detto il Vecchio o di Landen nato nel 580 e morto nel 560, proveniva da una grande famiglia di proprietari terrieri che possedeva immense tenute nella regione della Mosa. Fra Pipino e Arnolfo si stabilì molto più d’una salda alleanza: il figlio del primo, Ansegisel, sposò Begga, figlia del secondo. Fu l’unione delle due famiglie a dar origine alla stirpe chiamata, dal nome dei due genitori, arnolfingio-pipinide e che più tardi sarebbe stata conosciuta come carolingia. Nel 629, alla morte di Clotario, Arnolfo si ritirò in Lorena nel monastero di Habendum. Pipino rimase Maestro di Palazzo durante il regno di Dagoberto fino al 640, quando morì un anno dopo il suo sovrano. Bisognerà arrivare a Pipino II° detto di Heristal, figlio di Ansegisel e di Begga, perché si realizzi la piena affermazione della famiglia arnolfingio-pipinide. Con la battaglia di Tertry del 687, Pipini II° riunì di nuovo nelle sue mani, grazia anche al ritrovato appoggio della nobiltà australiana, quello che era stato l’intero regno di Clodoveo. Dalla sua capitale di Metz ricoprendo le cariche di Maestro di Palazzo di Neustria e di Austrasia, resse la Gallia per ventisei anni. Mise al sicuro il paese dai nemici esterni e fatto interessante fu il primo della sua casata a iniziare una politica d’espansione religiosa-culturale che si potrebbe definire missionaria. Pipino II° morì nel dicembre 714 lasciando un nipote in tenera età, Teodoaldo, oltre a un figlio illegittimo, Carlo. Pipino aveva designato Teodoaldo come suo erede ma immediatamente la nobiltà di Neustria si ribellò contro l’egemonia della famiglia australiana, ne sconfisse le forze a Compiègn (715) e pose sul trono un sovrano Merovingio col nome di Chilperico II°. Fu così che entrò in scena colui che sarebbe stato il fautore della dinastia carolingia, Carlo, detto poi ‘Martello’ (Piccolo Marte) in seguito alle numerose vittorie da lui conseguite. Assicurandosi il ruolo di Maestro di Palazzo in Austrasia, pur contro la volontà della vedova di Pipino, nel 719 Carlo riuscì a occupare anche la posizione di Maestro di Palazzo nella stessa Neustria, accettando Chilperico II° come unico sovrano dei due regni. All’azione militare si affiancò quella cristianizzatrice: Carlo concesse infatti il pieno appoggio alle missioni che stavano evangelizzando le terre dell’area corrispondente a una parte della moderna Germania e che contemporaneamente le portavano sotto l’influenza del regno franco. Quando nel 738 Roma venne circondata dai Longobardi, che stavano invadendo l’Italia, il pontefice Gregorio III° decise allora di rivolgersi a colui che in quel momento appariva come personalità più forte dell’Occidente: il Maestro di Palazzo dei Franchi. Furono così inviate a Carlo lettere di richiesta di aiuto, insieme con un’ambasceria e alcuni donni, fra cui quello, simbolico, delle chiavi di San Pietro. Nell’ottobre del 741 Carlo muore e dopo la sua scomparsa non mancò la solita crisi dinastica. Secondo la consuetudine Carlo aveva diviso il potere fra i due figli legittimi, Pipino e Carlomanno, il primo ebbe il titolo di Maestro di Palazzo della Neustria, il secondo dell’Austrasia. Sul trono venne insediato Chilperico III°, l’ultimo dei Re Merovingi. Pipino III°, detto ‘Il Breve’, era un uomo di Stato abile e prudente, il fratello Carlomanno I° era invece molto religioso e si dedicò soprattutto alla riforma della Chiesa franca. Nel 747 abbandonò le sue funzioni politiche e si recò a Roma per ricevere la tonsura dal pontefice in persona; si ritirò quindi in un monastero sul Monte Soratte. Pipino III° rimase così il solo reggitore dei Franchi. Forte dell’appoggio del Pontefice Zaccaria, nel 751 gli aristocratici franchi riuniti a Soissons lo elessero Re; seguì poco dopo la sua unzione, forse a opera dello stesso Bonifacio. L’evento segnò una svolta capitale nella storia europea. Non si trattava soltanto di una sostituzione dinastica, che sanzionava peraltro una situazione di fatto già da tempo esistente. Il principio della sacralità del sangue, che aveva tenuto i merovingi sul trono fino a quel momento, veniva infatti sostituito da quello dell’elezione divina attraverso il tramite pontificio. Si spiega così la cerimonia dell’unzione, già inaugurata da Clodoveo e dai Re Visigoti in Spagna, le cui radici liturgiche affondano nell’Antico Testamento: nel ‘Primo Libro dei Re’ Saul e David diventano sovrani dopo esser stati unti dal profeta Samuele. Si trattava d’imporre definitivamente un nuovo concetto carismatico di sacralità regia, d’impronta nettamente e inequivocabilmente cristiana, al posto di quella dinastica merovingia fondata su un presupposto mitico pagano. La cerimonia dell’unzione fu ripetuta due anni dopo dal pontefice in persona, nel corso di un altro evento per quei tempi decisamente eccezionale. Quando nell’estate del 768 Pipino III° morì il regno franco era ormai la monarchia più forte. Intanto nel 742 o 748-749 nasceva dal sovrano un figlio illegittimo, Carlo, detto poi ‘il Magno’, regolarizzato dalle successive nozze nel 749 del Re con la regina Bertrada o Berta. Assieme al fratello Carlomanno II° si trovò a regnare su un vasto territorio: a Carlo fu assegnata la regione che si estendeva dalla Turingia alla Guascogna e includeva la Frisia, l’Austrasia e la Neustria, al fratello la zona centromeridionale. Il 4 dicembre 771 Carlomanno II° morì, lasciando al fratello Carlo Magno tutto l’Impero.
Dinastia Merovingia
Genealogia ufficialmente accertata dalla storiografia francese
Da Meroveo, Re dei Franchi (448-458) nasce Childerico I°, (436-481), il quale sposa Basine, figlia del Re di Turingia. Da Childerico e Basine nascono Colodoveo, Audoflède, che sposa nel 493 Teodorico Re dei Visigoti, Lanthilde e Alboflède. La dinastia prosegue con Clodoveo, che si sposa inizialmente con una principessa renana, dalla quale nasce Thierry (485-534), Re di Reims dal 511, che si sposerà con Eustère, figlia di Alarico II° Re dei Visigoti, successivamente, nel 505, con Suavegotta, figlia del Re dei Burgundi Sigismondo, dalla quale nascerà Teodoberto I° (505-548), Re di Reims dal 534, che si sposa con Wisigarde, figlia dei Re dei Longobardi, dal quale nasce Teodobaldo (535-555), Re di Reims dal 548 che si sposa nel 552 con Vuldetrade senza generare eredi. Nel secondo matrimonio di Teodobaldo con Déoteria, nascono due bambine, Theudelinde e Bertoane.
Nel secondo matrimonio Clodoveo si sposa con Clotilde, principessa burgunda (morta nel 545) da cui nascono Ingomir (morta nel 494), Clodomiro (495-524), Re di Orléans dal 511, il quale sposa Gundiuque, da cui nascono Teodobaldo e Gontaire, assassinati su ordine degli zii nel 524, e una femmina, Cloud, (522-560) che seguirà vita religiosa. Terzo figlio è Childeberto I° (495-558), Re di Parigi, il quale sposa Ultrogothe, da cui nascono le bambine Crotberge e Crodesinde, che seguiranno vita religiosa. Il quarto figlio è Clotario I° (497-561), Re dei Sassoni dal 511, Re di Reims dal 555, Re dei Franchi dal 558. Successivamente nasce Clotilde, che si sposa nel 517 con Amalarico, Re dei Visigoti.
Clotario I° si sposa ben sei volte. La prima con Ingonde, dalla quale nascono sei figli: Gontier, morto nel 560, Childeberto, morto giovane, Cariberto, morto nel 567, Re di Parigi dal 561, il quale sposerà quattro donne che non gli daranno nessun erede maschio. Quarto figlio di Clotario è Gontran (525-592), Re di Orléans e di Borgogna dal 561, il quale sposerà tre donne. I due eredi maschi moriranno giovani. Quinto figlio Sigeberto I°, Re di Reims e di Austrasia dal 561 al 575, anno della morte. Nel 566 sposa Brunehaut, figlia del Re dei Visigoti. Nascono le bambine Ingonde e Clodesinde e Childeberto II° (570-595), Re di Austrasia (dal 575) e di Borgogna (dal 592) il quale sposerà Faileube, dalla quale nascono quattro figli, la femmina Theudeline, uno morto giovane, Teodoberto II° (586-612), Re di Austrasia dal 595, che sposerà Bilichide, da cui nascono Clotario, senza eredi, Meroveo, morto nel 612, una bambina che si sposerà con Adaboalde figlio dei Re dei Longobardi. Quarto figlio di Childeberto II° èThierry II° (587-613), Re di Borgogna dal 595 e di Austrasia dal 612 che sposa nel 606 Ermenberge, figlia del Re dei Visigoti. Nascono quattro figli, Sigeberto II° nel 601, Childeberto nel 602, Corbon nel 603 e Meroveo, ma tutta la famiglia reale viene uccisa nel 613 per ordine del Re di Neustria Clotario II°, figlio di Chilperico, nato dall'unione di Clotario I° con Arégonde. I successivi quattro matrimoni di Clotario (con Grinside, Radegonde, Gundiuque, Vuldetrade) non porteranno eredi.
Chilperico (539 ca-584), Re dei Sassoni e di Neustria dal 561 si sposerà tre volte, con Audovère, ripudiata nel 565, con Galsvinthe, morta nel 568, e con Frédégonde. Dalla prima moglie avrà cinque figli, (Teodoberto, morto nel 575, Clovis, nel 580, Meroveo nel 578, Basina e Childesinde) tutti morti senza eredi. Da Frédégonde nasceranno sei figli, i primi quattro morti giovani (Samson, 577, Clodeberto, 580, Dagoberto, 580, Thierry, 584), quindi la femmina Rigonte e Clotario II° (585-629)
Clotario II°, Re di Neustria dal 584 e Re dei Franchi dal 613 al 629 si sposerà tre volte. Da Haldetrude nasce Meroveo che muore nel 603. Da Bertrude (m.620), nasce Dagoberto I° attorno al 604 e Cariberto II° (606-632), Re di Aquitania dal 629 e sposo con Fulberte, da cui nasce Chilperico. (629-632) La terza moglie di Clotario II° è Sichilde, dalla quale non ha eredi
Dagoberto I° (ca 604-639) è Re d'Austrasia dal 623, Re di Neustria e di Borgogna dal 629 e Re dei Franchi dal 632. Si sposa quattro volte: la prima nel 626 con Gonatrude, sorella di Sichilde, ripudiata nel 630, quando si sposa con Nantechilde da cui nel 635 nasce Clodoveo II°. Dalla terza moglie Ragnetrude nasce nel 631 Sigeberto III°. Le successive mogli Ulfgonde e Bertilde non gli daranno eredi.
Sigeberto III° (631-656), Re di Austrasia dal 634 si sposa con Imnechilde ed ha tre figli: una femmina, Bilichide, che si sposerà con il cugino Childerico II° (figlio di Clodoveo II°), Dagoberto II° (652-679), Re di Austrasia dal 676, che sposerà Matilde dalla quale avrà quattro figli (Sigeberto, morto nel 678, Santa Irmina, morta nel 706, Santa Adele, morta nel 700, Rotilde, Ragnetrude) tutti senza eredi. Il terzo figlio di Sigeberto III° in realtà è un figlio adottato, Childeberto (656-662)
Da Dagoberto I° e Nantechilde nasce Clodoveo II°. (m.657) Dal matrimonio di Batilde (m.680) e Clodoveo II°, Re di Neustria e di Borgogna dal 639 nasce Clotario III°, Re dal 657 al 673, che avrà un erede, Clodoveo III°, morto giovane nel 676. Il secondogenito di Clodoveo II° è Childerico II° (653-675), Re di Austrasia dal 662 e dei Franchi, dal 673, che si sposa con la cugina Bilichide, figlia di Sigeberto III°, dalla quale nascono Chilperico II° (670-721) Re di Neustria dal 715 e dei Franchi dal 720, il cui erede Childerico III°, Re dei Franchi dal 743 al 751, verrà deposto nel 751 da Pipino il Breve. E' l'ultimo dei Re Merovingi. Il terzogenito di Clodoveo II° è Thierry III° (654-691), Re di Neustria e di Borgogna dal 673, e 675-691) il quale sposa Crotilde da cui nascono Clodoveo IV° (682-695), Re dei Franchi dal 691, senza eredi, Childeberto III° (683-711), Re dei Franchi dal 695, da cui nasce Dagoberto III° (699-715), Re dei Franchi dal 711, da cui nasce Thierry IV° (713-737), Re dei Franchi dal 721. Terzogenito di Thierry III° è Clotario IV° (685-719), Re d'Austrasia dal 717 e senza eredi.
Approfondimenti artistici. La miniatura merovingia
I manoscritti più belli vengono decorati alla metà e nella seconda parte del VII° secolo durante il regno dei primi sovrani carolingi. Nel VII° e VIII° secolo la miniatura si sviluppa in Francia con un linguaggio ben distinto da quello che contemporaneamente si affermava nelle Isole Britanniche. I manoscritti venivano dipinti a colori vivaci, con l’uso del rosso, arancio, verde, giallo, porpora ed erano ornati da iniziali zoomorfe, a forma di uccelli o di pesci, tracciati in genere a compasso. L’ispirazione forse giungeva dai tessuti preziosi importati dall’Oriente nella Gallia merovingia. I manoscritti minati più antichi, del 700 circa, provenivano dallo scriptorium di Luxeuil. Nel VIII° secolo centri importanti di produzione furono Corbie e Laon: nel 750 circa si attribuirono a questo scriptorium le ‘Questiones’ di S.Agostino che si aprono su un grande dipinto rappresentante un portico sostenuto da quadrupedi sotto il quale è sospesa una croce. Lo stesso tema, probabilmente di origine orientale, si ritrova nel ‘Sacramentario Gelasiano’, che sarebbe opera delle monache di Chelles. (Oggi al Vaticano) Il più celebre tra i manoscritti merovingi, ‘Il Sacramentarlo di Gellona’, venne composto nella regione di Meaux alla fine del VIII° secolo. Il ‘Salterio di Corbie’, attributo ora alla miniatura merovingia ora alla scuola palatina di Carlo Magno, già prefigura la miniatura romanica. I manoscritti carolingi, opere di grandissimo lusso che talvolta raggiungono una rara perfezione, nel IX° secolo divengono testimonianze artistiche e storiche di primaria importanza. La riforma liturgica iniziata da Pipino, e poi la correzione del testo della Vulgata, comportarono il rifacimento dei libri liturgici. D’altro canto la riforma della scrittura, lo sviluppo culturale legato alla ricerca dei testi antichi e alla molteplicità delle trascrizioni, infine la convergenza a corte d’influssi insulari, determinano un’intensificazione dell’attività degli scriptoria e profonde modifiche nell’aspetto e nella decorazione dei ‘codices’. Scribi e miniatori ricorsero ai materiali più nobili, e le rilegatura in avorio e con interventi di oreficeria racchiusero manoscritti con fogli tinti di porpora, scritti a inchiostro d’oro e d’argento, ravvivati da brillanti pitture. La miniatura carolingia, arte maggiore del IX° secolo, fu fonte d’ispirazione per l’arte romanica, non soltanto dal punto di vista dell’iconografia, ma anche da quello stilistico; lo dimostrano le sorprendenti derivazioni delle opere di Reims. La prima manifestazione di tale rinnovamento ebbe luogo prima del 800 nella Scuola Palatina di Carlo Magno, che va forse localizzata ad Aquisgrana. Le prime realizzazioni della scuola di palazzo, in cui la mescolanza d’influssi insulari e lombardi, innestati su un fondo culturale merovingio, si accompagna a un ritorno deliberato e diretto alle fonti antiche, e sorprendono per la sapienza e l’autorità di cui danno prova i realizzatori: l’iconografia è più completa, le iniziali divengono più rare, e ai canali tradizionali si aggiungono le rappresentazioni di Cristo, degli Evangelisti e della Fonte della Vita. La prima di tali opere, l’Evangelario di Godescalc, venne commissionato dalla Regina Ildegarda e da Carlo Magno allo scriba Godescalc. Terminato prima del 783, il manoscritto color porpora, con lettere d’oro e argento, contiene tre grandi illustrazioni. (pagina di iniziali, Fonte della Vita, Cristo benedicente). Accanto alla Scuola Palatina va menzionato tutto un gruppo di manoscritti, opere di provincia meno lussuose dove la manifesta impronta dell’arte di corte non soffoca una certa originalità (‘Salterio di Corbie’, ‘Codice di Egino’, ‘Bibbie di Teodulfo’). Il celebre Libro di Kells, capolavoro della miniatura irlandese, è contemporaneo di questa scuola di palazzo e ne subisce l’influsso. Ma se la Scuola Palatina ha improntato profondamente la miniatura ottoniana, la sua influenza non giunge quasi neppure al IX° secolo. Scompare bruscamente come’era apparsa e venne soppiantata dalla scuola che prende il suo nome dai ‘Vangeli di Vienna’
Sarebbe interessante conoscere insegne e simboli di questa antichissima dinastia, voi che ne dite?

Alcuni stemmi presenti a........Rennes le Chateau!


Chi sa se ce ne sono altri?
Cosa direbbe Brown di questi?
