da miss hompesch » martedì 12 febbraio 2008, 11:54
Il cibo ha per l’uomo una importanza strategica e vitale ma il rapporto fra l’essere umano e ciò che egli mangia condiziona non solo l’economia e la tecnologia ma anche l’immagine, il miglioramento del gusto e dell’olfatto e in una sola parola può definirsi cultura. Dal noto concetto di Feuerbach che esprime come “l’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far mangiare un popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli una alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia.” si è passato attraverso una sorta di revisione storiografica effettuata dal noto storico dell’alimentazione Massimo Montanari che decreta “Non paradossalmente potremmo ribattere che l’uomo mangia ciò che è (o come è), o vorrebbe essere” con un esplicito riferimento al valore sacrale di certi cibi e ai tabù alimentari di quasi tutte le religioni. Fino al suggerimento di Franco Cardini “La centralità della storia dell’alimentazione, anzi dell’alimentazione come storia, resta comunque provata. Questa è, forse, una strada che ricercatori ai quali sono noti differenti periodi storici, e che lavorano su differenti discipline, saranno di giorno in giorno sempre più spesso chiamati a battere”.
Le rappresentazioni sul cibo – e con questo termine intendo tutto ciò che si lega ad esso come la tavola, o le strutture di produzione (esempio i mulini ma anche gli alveari o i vivari) o anche l’acqua come elemento indispensabile o il vino o l’olio – occupano un posto fondamentale nell’arte, nelle architetture, nella musica, nell’archeologia, nel diritto e in tutte le religioni.
Secondo voi, quanto incide questo aspetto anche nelle rappresentazioni araldiche e quanto i cognomi siano legati al cibo e se essi stessi nascano poiché quelle famiglie sono produttori di un determinato prodotto (esempio il cognome Granai nasce poiché quelle persone producono grano o è una nascita casuale o il cognome Molendino etc etc..).
E se, invece, la cosiddetta storia dell’alimentazione non è sufficientemente rappresentata in queste due discipline, quale potrebbe essere il motivo?