Araldica e bandiere

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 10 febbraio 2008, 23:19

mcs ha scritto:...e chiedo venia :oops: : come spesso accade, la città più ovvia (Pavia), l'avevo proprio tralasciata :( ...

...beh, da :twisted: Novara a Pavia la strada è :wink: breve...

...ma :oops: non :oops: se :oops: passi :oops: da :( Como!

Bene :D vale
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Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » lunedì 11 febbraio 2008, 7:56

Egregio Sig. Fritz, la frettolosità del mio intervento non mi lasciato dire di più sugli stemmi di Vercelli e Alessandria, ossia che essi hanno solo una somiglianza formale con quello di Milano. Cosa avrebbero a che fare con il reggimento Lombardia? L’accenno alla data concerneva Milano, la quale entrò nei domini sardi solo nel 1859, fatto salvo il breve periodo di reggenza 1733-36 durante la guerra di successione polacca. Milano dovrebbe quindi essere intesa come “arma di pretensione” conseguente al matrimonio di Carlo Emanuele I con la figlia di Filippo II di Spagna.
Un cordiale saluto.
Benedicamus Domino.
Fra’ Cesare
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Lombardia

Messaggioda Fritz » lunedì 11 febbraio 2008, 10:59

Reverendo Fra' Cesare,
rispondo volentieri alle sue domande, contando sulla sua paterna benevolenza per perdonare mia sicure pecche storiche :).
Nel 1786, nell'armata sarda viene costituito il reggimento di fanteria nazionale Lombardia II. Il primo con questo nome era stato invece costituito nel 1734 e sciolto nel 1751.

Le motivazioni storiche che portarono alla costituzione di questi due reggimenti sono varie.
Il Lombardia I fu costituito nel 1734, in quanto durante la guerra di successione polacca, i piemontesi avevano invaso la Lombardia e occupato Milano. Persa la città dopo la pace del 1736, il reggimento rimase in vita come reggimento di fanteria italiana non nazionale, dunque paragonabile ai reggimenti svizzeri e alemanni. Il reggimento fu sciolto nel 1751.
Per quanto riguarda il Lombardia II, nell'ambito della ristrutturazione dell'armata sarda voluta nel 1786 da Vittorio Amedeo III, si decise di creare due nuovi reggimenti di fanteria provinciale (Acqui e Susa), di portare a due i battaglioni dei 12 reggimenti provinciali e dei reggimenti di ordinanza La Marina, La Regina e Sardegna. Fu deciso infine di creare un nuovo reggimento di fanteria di ordinanza nazionale che, reclutando nelle provincie orientali del regno, fu denominato Lombardia. Non traendo le proprie origini dal Lombardia I, non ne prese l'anzianità.
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Aggiungo ancora che in un documento ufficiale si legge Bandiere del reggimento Lombardia. Si è scritto a Mortara per avere le armi di quella Città, onde regolare con certezza la pitura di esse sulle Bandiere del med.mo Corpo.
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Detto questo, avrei pensato ragionevole ipotesi attribuire a Milano l'arma sul tutto.
L'ho fatto in base alle seguenti considerazioni.
1. Escluderei Vercelli, perchè gia fin dal 1714 esisteva un reggimento provinciale con questo nome (è vero che lo stesso si potrebbe dire di Tortona, la cui arma compare nello stemma del Lombardia, ma il Tortona fu costituito ben dopo il Vercelli stesso). Inoltre Vercelli non è "provincia" così "orientale" (anche se si coltiva il riso....)
2. Escluderei Alessandria, anche se "provincia orientale" del regno e anche se il reggimento stesso era in corso di formazione ad Alessandria. Non credo che l'arma sul tutto di un reggimento denominato Lombardia avrebbe potuto essere quella di una città piemontese.
Dunque considerarla "arma di pretensione" potrebbe essere l'ipotesi più ragionevole, come Lei stesso, reverendo Frate, suggerisce.
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Un'ultima notazione: non vedo l'arma di Mortara citata nel documento ufficiale. Che si sia cambiata idea strada facendo?
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Cordiali saluti
Fritz
 

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Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » mercoledì 13 febbraio 2008, 9:05

Caro Sig. Fritz, il Suo circonstanziato excursus sulle vicende dell’armata di SM sarda mi ha letteralmente ammutolito. So molto poco di storia sabauda ma non posso non apprezzare fino in fondo la Sua competenza.
Una tenue possibilità che mi era frullata per il capo, era che sul tutto potesse essere Alessandria solo perché quella straordinaria opera che fu la Cittadella (all’epoca dei nostri fatti praticamente terminata) potesse rappresentare un elemento di “primazia” nell’organizzazione militare del regno. Ma mi pare una cosa molto tirata per i capelli, e quindi opto per Milano.
La Sua osservazione circa l’assenza di Mortara è invero molto sottile, giacché con l’acquisizione della Lomellina, Mortara, definita città regia, ne è il capoluogo mentre Vigevano resta agli austriaci e finirà ai Savoia nel 1745.
Poco più tardi il Re di Sardegna acquisisce anche l’Oltrepò e il quadro (quello della bandiera intendo) si completa. Mi sfugge tuttavia il motivo per il quale si è scelta Lomello al posto di Mortara. Un motivo legato all’andamento dell’amministrazione locale? La Lomellina conservò suoi statuti e fu amministrata dai suoi cittadini che cessarono l’attività nel 1775; il potere passò all’Intendenza di Alessandria. Sarà così?
Sono certo che il Suo spirito indagatore la spunterà. Auguri.
Benedicamus Domino.
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come mai Lomello?

Messaggioda Fritz » mercoledì 13 febbraio 2008, 12:19

Egregio signor Frate,

la ringrazio per le lusinghiere parole. Le notizie che le ho dato non sono però farina del mio sacco, come sa chi visita il sito dedicato a bandiere e uniformi sabaude :)

L'unica risposta che di primo acchito mi viene in mente (alla domanda come mai Lomello e non Mortara?) è che Lomello forse appariva assai più "nobile" di Mortara, per via dei conti palatini di Lomello, celebri quando Ticinum era capitale.

O forse a causa dei loro discendenti di Langosco (ancora esistenti) che portano l'arma troncata di rosso e d'azzurro. All'epoca di Emanuele Filiberto i di Langosco erano una delle famiglie più influenti nel ducato sabaudo (grazie anche a Beatrice, favorita del duca) e nel Monferrato.

Chissà se anche questa ipotesi è troppo "tirata per il collo"? :)

Cordialmente suo
Fritz
 

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Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » venerdì 15 febbraio 2008, 9:13

Caro Sig. Fritz, non si schermisca: la farina di tutti i sacchi è in parte fatta col grano altrui, intendendosi per grano altrui il sapere e l’esperienza che ci vengono offerti e trasmessi dagli altri. Ciò che importa nella vita è il prodotto che se ne cava, cioè un buon pane fragrante oppure un pane senza sapore e bruciacchiato.
Conoscevo per puro caso lo stemma di Lomello; le altre informazioni, che mi erano completamente ignote, sono andate a cercarle, appunto, nel sacco altrui, non come furto ma come felice scoperta.
Benedicamus Domino.
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