Vescovi ausiliari...

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

Messaggioda Guido5 » giovedì 7 febbraio 2008, 22:32

Caro Federico,
sicuro che sia una "mano d'aquila" e non una volgare zampa di gallina? Non vedo nulla che somigli a un'ala...

Ciao a tutti!
Guido5
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 7 febbraio 2008, 22:43

Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Caro Padre Eusanio, non ho alcun problema ad essere annoverato fra i ciuchi,

Il vecchio frate si reputa ciuco da sempre, ed ancor più da quando è stato accolto in questo forum.

anche se, secondo quanto io uso nei confronti del prossimo, mi sento più disposto ad offrire la barbozza ad una carezza che la groppa al bastone: ma la fronte ancora segnata dalla cenere di ieri mi fa accogliere qualsiasi valutazione possa paternamente venire da Lei.

Dolente deluderti, ma il vecchio frate non ha valutato nessuno, nè tanto meno te in particolare, nel parlare in messaggi precedenti di ciuchi e di bastoni di corniolo.

In araldica so di non contare nulla,

E il vecchio frate ancor meno.

ma ho letto tantissimo, ho guardato moltissimo ed ho cercato di documentarmi e affinarmi: poiché l’araldica non è conoscenza ispirata, non saprei come avrei potuto fare diversamente. Lei dice:T"u m'insegni che la locuzione conosce anche altre alternative: ad esempio, artiglio alato. Rimedio, presumo, peggiore del male: giacchè dall'arte del blasone si passa al referto autoptico. É innegabile che mano d'aquila sia traslato che traspone in poesia eufonica i sensi di placida, maestosa, rapida e rapinosa imponenza dell'imperatore fra i volatili". Mi consenta di non amare la “mano d’aquila” e, al di là dell’ispirata serie di aggettivi in lode di quel traslato e il salto di carriera del volatile e senza permettermi di oppormi alle Sua preferenze,

Nè il vecchio frate si oppone alle tue, o a quelle di chicchessia.
Ci mancherebbe altro!
Il blasone ha tante di quelle varianti possibili da poter soddisfare le preferenze di tutti.


di esprimere il mio gradimento per l’ “artiglio alato” (quello che appunto il Crollalanza usa nell’arma Beccadelli che citavo). Del quale non riesco a vedere l’aspetto autoptico: nel suo nome? Non vedo molta differenza nominale, nella fattispecie, tra mano e artiglio e per quale motivo l’una sia poesia e l’altro anatomia. C’è forse tanfo di dissezione cadaverica anche per la “mano alata” di Mons. Maniago o per il cherubino o il serafino i quali sono anch’essi degli assemblaggi anatomici? Si sentirebbe puzzo di officina per l’elmo o per lo sperone alato, di cantiere edile per la torre alata, di cappellificio per il petaso di Mercurio? Tutti i linguaggi professionali soffrono di una specificità talvolta ermetica, talvolta ridicola e anche l’araldica, ma Lei lo sa assai meglio di me, è percorsa da locuzioni e termini ora significativamente espressivi, ora imaginifici, ora ripresi malamente da altre lingue, o inventati di sana pianta o volutamente rivestiti di mistero attraverso l’uso di pseudosimbolismi da mal di fegato o attraverso la distorsione dei significati, cose che si ritrovano anche nella poesia ma che nell’araldica moderna (sempre che si voglia modernizzarla, e ce n’è tanto bisogno, trascinandola fuori dai fumi che l’hanno avvolta per secoli) non si possono più accettare.
Pietra? O marmo? O pietra intonacata? Noto la Sua contrarietà

Nessuna contrarietà!
Era un puntualizzare per invitare ad approfondimenti ulteriori.


nell’ammettere la preferenza che esprimevo a proposito della torre nello stemma di Mons. Cuttitta, proponendo “di pietra” anziché “al naturale”.
Mi ero permesso tanto, non pensando di suscitare la Sua riprovazione,

Ribadisco che le sei parole di poc'anzi non contengono nè riprovazione, nè contrarietà.

per due motivi. 1°) “al naturale” risulta al mio sentire relativamente impreciso: una torre di tipo medievale

La foggia a scarpa nasce nel medioevo, ma non è esclusiva di quel periodo.

può essere di mattone oppure di pietra, ben difficilmente di altri materiali; 2°) lo smalto della torre nello stemma in questione arieggia assai più alla pietra che ad altro materiale.

Tale smalto non è esclusivo della generica pietra.

Accolgo come esemplare del sarcasmo che Lei ama mettere nelle Sue discussioni

Il vecchio frate fa frequente uso del riso e della letizia che, ancorchè difficili da "scrivere", riescono ad essere trasmessi per iscritto.
A volte fa ricorso all'ironia, unica "arma" che alla bonomia cappuccina sia lecito utilizzare.
Il sarcasmo è altra cosa, ben altra cosa, e mi duole, mi duole davvero leggere in pubblico per questa terza volta che ne avrei fatto uso in discussioni o contatti invece condotti con la massima bonomia e serenità.


la questione del possibile materiale di rivestimento che, se identificabile nel disegno dello stemma, è obbligatorio blasonare, diversamente la confina nelle discutibili eleganze dei sofismi. È, in ultimo, la Sua sottile e ripetuta attenzione alla precisione assoluta nel blasonare, ogni volta da Lei giustamente riproposta nel guidare i partecipanti al Forum e da me fortemente sentita, che mi ha fatto segnalare la presenza dei beccatelli e del gradone, che a mio sommesso parere, andavano blasonati.
Sempre grato, Reverendo Padre, per l’impegno che Lei profonde nel trasmettere la Sua esperienza ai moltissimi fra i quali ambisco annoverarmi anch’io, accolga il mio filiale saluto in Cristo.
Benedicamus Domino. Fra’ Cesare

Ps. Vedo, nell’accedere al Forum, una richiesta inviata ieri sera dalla Gentile Silvia. Non mi permetto di intromettermi essendo il quesito indirizzato direttamente al Maestro. Le risposte sono quanto mai semplici, anche per le stelle. Per le stelle! gentile studiosa, il Suo interesse è davvero confortante. E che il Cielo, stelle o non stelle, La protegga sempre.

Quaresima, tempo di penitenza e di silenzi.

Il vecchio frate ottempererà seguendo alla lettera il dettame del suo amato Matteo.

Bene :D valete
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
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Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
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Mano d'aquila

Messaggioda Fritz » venerdì 8 febbraio 2008, 10:18

Caro Guido,
hai perfettamente ragione, non è una mano d'aquila :(
Main d'aigle
C'est ainsi qu'on appelle une patte d'aigle, la griffe en bas, à la cuisse de laquelle se trouve attachée une aile d'aigle. Il est probable que cette aile est une invention des anciens peintres héraldistes, qui auront façonné en aile les touffes de plumes dont la cuisse d'une aigle est revêtue.
1887 C'est ainsi qu'on appelle une patte d'aigle, la griffe en bas, à la cuisse de laquelle se trouve attachée une aile d'aile. Il est probable que cette aile est une invention des anciens peintres héraldistes, qui auront façonné en aile les touffes de plumes dont la cuisse d'une aigle est revêtue. 1899 Nom donné à la cuisse d'une aigle sur laquelle se trouve attaché un demi-vol éployé.

Ma non è neppure una zampa di gallina :)
Il programma con cui disegno le armi (definite bonariamente "psichedeliche" dal Presidente) propone la figura che tu hai visto alla voce eagle leg. Due anni fa, quando ho preparato l'arma dei Grassi conti di Vonzo, ho frainteso leg con hand ed ecco l'immagine errata. Provvederò al più presto.
Grazie e ciao
Fritz
 

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Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » venerdì 8 febbraio 2008, 22:13

Reverendo Padre, credo di cogliere, nel commento al mio ultimo intervento, un accoramento che mi fa male e mi disorienta. Ne parlerò al mio confessore. La prego però di leggere con attenzione le mie parole nella loro vera sostanza. “Valutazione” era una premessa, non un consuntivo; una potenzialità retoricamente espressa che era in Sua facoltà, sempre retoricamente, attuare e che avrei accolto senza alcuna difficoltà: anche se da pochissimo ho preso contatto col Forum si è perfettamente inteso quali siano i Suoi modi.

Ironia / sarcasmo: due modalità discorsive caratterizzate da distanze spesso minime. Ho realmente sbagliato nell’uso improprio dell’una per l’altra, ed il fatto che Lei lo abbia dolorosamente registrato, dà a me una pena che non so come esprimerLe se non scusandomi con tutto il mio essere. Consideri però, Padre, che il sarcasmo è riferito agli oggetti e non alle persone: circostanza emblematica la mano d’aquila che da poesia si tramuta in “reperto autoptico” se chiamato artiglio alato.

Tutto il resto è soltanto tecnica (tékhne è arte) araldica che cerco, con entusiasmo da neofita, di proporre ricercando la migliore espressività. Con quale autorità potrei imporre il mio pensiero?
La torre dello stemma è di tipo medievale, anche se ipotizzabile una costruzione in altra epoca. “Al naturale” in sé va benissimo, ma secondo la mia poca esperienza si applica meglio ad una figura che possieda un modo inconfondibile di presentarsi. La pietra che, nel riferirisi a quello smalto, sembra essere stata usata, credo giustifichi l’uso di “di pietra”, anche se non mi passa per la testa pensare che quello smalto le sia esclusivo. Non parlavo forse del marzapane che ingolosiva i piccoli Hänsel e Gretel? Mi vengono alla mente i versi di Garcia Lorca “ciudad de dolor y almizcle / con las torres de canela”, ma quella è poesia, e l’araldica, nel suo linguaggio talora realmente poetico, di smalti (non parlo di quelli “al naturale”) ne ha pochi (però mi pare che gli inglesi usino un color cannella).
Le “puntualizzazioni” con le quali si esprime il Suo pungolare i partecipanti al Forum, quando espresse in rimando ad una proposta implicano una non-approvazione, un mancato gradimento, una riprovazione, non tanto in senso dantesco quanto secondo i propositi del Cimento. Per questo, dopo la proposta che prudentemente ho affacciato non contro la logica né, mi pare, contro l’araldica, un blasone definitivamente formulato da Lei potrebbe segnare un confine invalicabile.
Chiudo dicendoLe ancora una volta, Reverendo Padre, il mio turbamento e, insieme, la filiale devozione.
Benedicamus Domino. Fra’ Cesare
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vescoci ausil

Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » venerdì 8 febbraio 2008, 22:20

La Gentile Silvia scrive: “ed era al suo forbito linguaggio che mi riferivo, osservando che le descrizioni che proponete per l'emblematica vescovile sono incompatibili, a mio modesto avviso, con il linguaggio araldico, anche se questi oggetti si ispirano largamente all'Araldica e richiedono perciò, per descriverli, anche l'intervento di un araldista”.
L’araldica non è una speculazione filosofica: è descrittiva, è scienza positiva che si avvale di un codice iconografico e di un apparato linguistico specifici, nati l’uno e l’altro non di colpo ma attraverso una maturazione ed un arricchimento che dura da secoli e perdura anche oggi, capace di interpretare senza difficoltà i momenti ed i problemi odierni e dimostrare così la sua vitalità e attualità. Sa che anche le orbite che gli elettroni percorrono attorno al nucleo sono usate come figura araldica?
È evidente che all’inizio le pezze e le figure erano di una semplicità esemplare, e il linguaggio era adeguato. Soltanto dopo le cose si sono fatte più complesse, articolate, e il linguaggio le ha seguite anche negli spazi della fantasia, con creazioni linguistiche complessivamente bellissime, ma anche creando mostricciattoli che la cultura moderna fa bene a mettere in solaio.

L’araldica assume caratteri astratti esclusivamente quando insegue ed interpreta gli aspetti suoi motivazionali, quelli cioè che hanno portato alla scelta di segni, pezze, figure, smalti in qualche modo significanti, ma il suo linguaggio resta stringato, preciso, rigoroso ed assolutamente perspicuo; e poi è certo anche imaginifico, poetico, fantasioso nelle locuzioni e nella terminologia. Il linguaggio forbito (ahimè, quasi un’imputazione) è da usarsi solamente nel momento interpretativo di una figura o di uno stemma e del suo messaggio simbolico
Gentile Sivia, Lei che mi pare così attenta, animata da un vivace spirito indagatore, così strutturata sul piano critico, non deve sentirsi smarrita ed arenarsi di fronte ad un possibile termine nuovo, ad una figura solo perché nuova, non classificata e senza nome (mi riferisco sempre allo stemma di Mons. Maniago): ma non è cosa bellissima assegnare un nome ad una nuova creatura? Qui siamo di fronte ad un problema de heraldica condenda, e invece che animarsi di gioiosa eccitazione teme che non si stia utilizzando una terminologia araldica.
A figura nuova, nome nuovo, ed è per questo che mi appellavo sin dall’inizio all’intervento magistrale di Padre Eusanio.
La saluto, cara Silvia, con tanta cordialità.
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a figura nuova, nome nuovo

Messaggioda Fritz » venerdì 8 febbraio 2008, 23:03

Anche l'araldica immaginaria (vedi la figura tratta dal volume VI dei 13 Livres de Blasonnerie della Reale di Torino) stimola la creazione di parole nuove per descrivere figure nuove.
Immagine
Ho coperto la blasonatura coeva, pronto a confrontarla con le vostre :)
Chi si diletterà a cimentarsi nella Lizza?
Che la buona sera sia con tutti voi
Fritz
 

Messaggioda da Fiore » venerdì 8 febbraio 2008, 23:16

:shock: la figura nello stemma di destra, potrebbe chiamarsi volatile andro-ippoprosopo? :shock:

M.
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Messaggioda miss hompesch » venerdì 8 febbraio 2008, 23:50

Considerate le variazioni genetiche, non vorrei si trattasse di un nuovo animale da cortile che sostituisce i nostri polli, anche perchè per allevare tali "graziosi" esserini servirebbe un barbiere che tenga ben in ordine la barba della testa umana sottostante all'altra testa.
Scherzi a parte, se in alto c'è un cavalluccio marino, che sta nel mare, e poi una testa d'uomo, che sta sulla terra, e la parte retrostante di un uccello con le ali, che sta in cielo ..... forse è una figura che vuole simboleggiare il cielo, la terra e il mare.
Ma queste tre cose messe insieme come ci mostra l'immagine possono solo rappresentare ...gli Inferi!
Meno male che la mia famiglia non ha uno stemma che la rappresenta... non sia mai ci capitava questo!!!!!
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Messaggioda da Fiore » sabato 9 febbraio 2008, 0:35

Beh, come modificazione genetica, non c'è male!! :lol: :lol:

La testa equina mi sembra però di un vero e proprio cavallo, non marino, perché vedo le briglie.

In ogni caso, è proprio una... brutta bestia, eh?
Sono proprio curiosa di sapere se mai una famiglia ebbe :shock: il coraggio di adottarla nel suo stemma...

M.
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L'Araldica

Messaggioda Sigillum1 » sabato 9 febbraio 2008, 3:08

Caro fra’ Cesare, temo che ci siamo scarsamente intesi, a tal punto che ha potuto percepire come smarrimento un ferma e piuttosto strutturata posizione metodologica nei confronti di un apparato che, lo verbalizzo ora con chiarezza, considero per gran parte estraneo alla disciplina.
Credo insomma che l’attuale araldica vescovile di cui spesso si tratta in questo forum, costituisca un corpus del tutto autonomo, se non altro per aver perduto l’elemento fondante del codice, l’ereditarietà; gli oggetti che ho a volte osservato, lo confesso, con scarso interesse, per tradizione, suppongo, ancora rappresentati su uno scudo e con strutture formalmente araldiche, possono forse essere assimilati, ma non mi pare per qualità, né concettuale né artistica (è una valutazione probabilmente superficiale), a quelle imprese che, dal XVI secolo, veicolarono complessi messaggi individuali, spesso oscuri ai più e per il quali il suo linguaggio forbito sarebbe adeguato (spero che ciò le faccia meglio comprendere il senso, che mi pare abbia mal interpretato, dell’aggettivo usato)..
La mia formazione storica e il mio interesse personale mi conducono ad occuparmi di Araldica storica e anche di documentazione, e so per esperienza che gli “aspetti motivazionali” delle scelte araldiche sono per lo più sconosciuti perché raramente riferiti dalle fonti e che il riconoscimento (cunuissance) resta a lungo la principale funzione dell’Araldica, anche se in età moderna questa funzione si applica ad identità più complesse come gli alberi genealogici, le funzioni assunte, i rapporti di patronage e quant’altro (il “momento interpretativo di una figura o di uno stemma e del suo messaggio simbolico“ è insomma, a mio avviso e per la mia esperienza, evento alquanto raro per l’Araldica, mentre è invece essenziale per altri oggetti)
La descrizione di nuove “creature” non mi eccita e, in questo caso, ritengo proprio che non sia di mia competenza, mentre sono molto interessata, e ho spesso tediato i colleghi su questo, a rivedere insieme a loro, ed in particolare insiema al nostro Frate, il linguaggio araldico, ma non per adeguarlo a nuovi oggetti, bensì per renderlo degno di una disciplina scientifica e persino utilizzabile in data base (al momento, francamente, farei fatica a definirlo “stringato, preciso, rigoroso ed assolutamente perspicuo”); per questa ragione concordo con il nostro Frate circa l’uso del termine “al naturale” per tutte le torri e i castelli: si potrebbe forse discutere di mattoni e pietre se dovessimo descrivere uno scudo dell’inizio del Duecento, ma so, ancora per esperienza, che il miniatore o il pittore rappresentavano una torre…
Un cordiale saluto. Silvia
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Re: L'Araldica

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 9 febbraio 2008, 11:42

Sigillum1 ha scritto:Credo insomma che l’attuale araldica vescovile di cui spesso si tratta in questo forum, costituisca un corpus del tutto autonomo, se non altro per aver perduto l’elemento fondante del codice, l’ereditarietà

Sono fondamentalmente d'accordo circa la particolarità dell'araldica "vescovile" attuale, considerabile come corpus autonomo. Ma non guardarei tanto alla assenza di ereditarietà. Infatti anche oggi un prelato che disponga di un preesistente stemma di famiglia potrebbe senz'altro usarlo (e di fatto ci sono alcuni casi), con o senza modifiche. Anche se evidentemente, alla fine della sua esistenza terrena, nessuno potrà usare uno scudo della sua famiglia timbrato dal galero.
La caratteristica che rende unico uno stemma episcopale (e prelatizio in genere) risiede secondo me soprattutto nel fatto che esso, oltre a rimanere ad personam, segue il titolare nel corso della sua carriera ecclesiastica, mutando negli ornamenti esterni e talora nella struttura interna. Basti pensare agli "sviluppi" nello stemma (di famiglia) di Sua Eminenza Reverendissima il Card. Cordero Lanza di Montezemolo (stemma del quale abbiamo parlato in più topic, anche recenti del nostro forum), al quale in tempi recenti si è aggiunto il capo di Malta. O allo stemma di Mons. Monari (di cui pure si è parlato), nel quale sono state apportate sostanziali modifiche nelle partizioni e nella disposizione delle figure, in occasione del trasferimento ad altra sede diocesana. Insomma, la duttilità dell'araldica, nel caso di uno stemma episcopale, può trovare uno spazio senza pari rispetto ad altri contesti. Questo soprattutto, a mio modesto parere, rende l'araldica vescovile (anche attuale) così particolare.
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L'iconografia vescovile

Messaggioda Sigillum1 » sabato 9 febbraio 2008, 13:44

Caro don Antonio, ciò che distingue dalle origini l’Araldica da ogni altro corpus emblematico, sono due elementi essenziali: la rappresentazione sullo scudo e l’ereditarietà (araldici altrimenti dovrebbero essere considerati anche gli emblemi posti sugli scudi dei cavalieri nell’Arazzo di Bayeux, che invece vengono definiti, giustamente, prearaldici): trattandosi di oggetti non giuridicamente trasmissibili a persone e famiglie, gli emblemi dei vescovi non sono araldici, anche se, come gli stemmi, in questo non vedo proprio discontinuità, possono seguire il titolare nel corso della sua carriera (si veda, per un esempio fra i tanti, l’ombrello di legazione negli scudi di molte grandi famiglie italiane, che ne testimonia una nuova funzione individuale e dunque le tappe di una carriera).
Le componenti araldiche di una impresa vescovile devono naturalmente essere descritte attraverso il linguaggio araldico che potrà quindi intervenire quando utile, così come la ricchissima iconografia ecclesiastica potrà essere usata per descrivere singoli elementi ad essa legati, in uno scudo di famiglia; ma il linguaggio araldico, a mio modesto avviso, non può essere piegato a descrivere messaggi ed oggetti non proprii, come del resto risulta evidente nella pratica recente, proprio in questo forum e col rischio reale di “nascite” (quelle che tanto emozionano fra’ Cesare) mostruose: propongo perciò la diagnosi preimpianto e una alternativa di qualità, una nuova disciplina che non mancherebbe radici storiche. Un cordiale saluto. Silvia
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Re: L'iconografia vescovile

Messaggioda FML » sabato 9 febbraio 2008, 14:52

Sigillum1 ha scritto:ciò che distingue dalle origini l’Araldica da ogni altro corpus emblematico, sono due elementi essenziali: la rappresentazione sullo scudo e l’ereditarietà (araldici altrimenti dovrebbero essere considerati anche gli emblemi posti sugli scudi dei cavalieri nell’Arazzo di Bayeux, che invece vengono definiti, giustamente, prearaldici): trattandosi di oggetti non giuridicamente trasmissibili a persone e famiglie, gli emblemi dei vescovi non sono araldici, anche se, come gli stemmi, in questo non vedo proprio discontinuità, possono seguire il titolare nel corso della sua carriera (si veda, per un esempio fra i tanti, l’ombrello di legazione negli scudi di molte grandi famiglie italiane, che ne testimonia una nuova funzione individuale e dunque le tappe di una carriera).

Gentile sig.ra Silvia,
pur concordando con alcune sue interessanti affermazioni espresse in questo dibattito, mi permetto di far notare che a mio avviso nulla vieta l'eventuale adozione di uno stemma creato ex novo da un uomo di Chiesa, da parte della relativa famiglia.
Fermo restando, naturalmente, la sola trasmissibilità del contenuto dello scudo, scorporato da eventuali armi di "alleanza".

Cordialmente,
Ferrante
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Re: L'iconografia vescovile

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 9 febbraio 2008, 16:06

Sigillum1 ha scritto:Caro don Antonio, ciò che distingue dalle origini l’Araldica da ogni altro corpus emblematico, sono due elementi essenziali: la rappresentazione sullo scudo e l’ereditarietà (araldici altrimenti dovrebbero essere considerati anche gli emblemi posti sugli scudi dei cavalieri nell’Arazzo di Bayeux, che invece vengono definiti, giustamente, prearaldici): trattandosi di oggetti non giuridicamente trasmissibili a persone e famiglie, gli emblemi dei vescovi non sono araldici, anche se, come gli stemmi, in questo non vedo proprio discontinuità, possono seguire il titolare nel corso della sua carriera (si veda, per un esempio fra i tanti, l’ombrello di legazione negli scudi di molte grandi famiglie italiane, che ne testimonia una nuova funzione individuale e dunque le tappe di una carriera).

Cara Silvia, nessun dubbio che al tempo del noto Arazzo di Bayeux non si poteva esser ancora in presenza di vere armi araldiche.
Sai probabilmente meglio di me che a quell'epoca ogni signore poteva possedere il suo emblema e che la stessa persona a volte usava vari tipi di scudo, secondo la sua fantasia. Ma non calcherei troppo la mano sulla questione della trasmissibilità "a persone e famiglie" per definire un emblema chiaramente araldico. E' noto come sia possibile considerare un periodo "intermedio" nelle origini delle armi araldiche, precedente alla fine del XIII secolo, in cui potremmo parlare di armi araldiche di feudo, tanto che si mutavano le armi araldiche mutando di feudo. Si tratta di un terzo modo di appropriazione di uno stemma accanto alla libera scelta e all'ereditarietà. In questa fase il blasone non apparteneva più esclusivamente all'individuo ma non si confondeva neanche con la famiglia. Soprattutto con il XIV secolo il blasone passerà ad appartenere alla famiglia. Ma l'araldica aveva già mosso i suoi primi passi.
Ho dunque seria difficoltà nell'accettare un'affermazione del tipo: "gli amblemi dei vescovi non sono araldici" perchè non giuridicamente trasmissibili a persone e famiglie.
A questo aggiungerei che proprio la creazione di armi episcopali (e direi ecclesiastiche in genere...) ex-novo, riporta l'araldica all'espressione di quella forte personalità individuale che caratterizzava le origini delle armi araldiche. Testimonianza del desiderio di questa impronta personale è del resto costituita dalla nascita del sistema delle brisure, per cui alcune branche o persone della stessa famiglia, aggiungevano al blasone di base qualche figura o decorazione particolare. A un fenomeno simile si è assistito nella stessa araldica ecclesiastica, per cui fino a tutto il XV secolo invalse addirittura la moda - poi fortunatamente decaduta - di brisare con alcune figure dei simboli plurisecolari delle varie dignità (cappelli, mitre, pastorali, ecc.) gli stemmi delle famiglie nobili i cui rampolli entravano a far parte della gerarchia ecclesiastica.
Parlo non da specialista (non lo sono!), ma da appassionato del settore... secondo me l'araldica episcopale (ed ecclesiastica in genere) è oggi un settore di primo piano nello sviluppo della nostra arte, soprattutto per la ricchezza di figure e simboli provenienti dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione della Chiesa a cui essa può abbondantemente attingere. Questa creatività, che è all'origine delle armi come distintive della persona e della sua appartenenza (e non dimentichiamo a questo proposito che un galero verde a dodici nappe dice appartenenza: all'ordine episcopale...) secondo il mio modestissimo modo di vedere "fa" l'araldica non meno della ereditarietà di un'arma. Ripeto. Sono parole di appassionato, più che di studioso.
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L'araldica vescovile

Messaggioda Sigillum1 » sabato 9 febbraio 2008, 17:12

Caro don Antonio, l’esistenza di bandiere territoriali prearaldiche è un dato acquisito e magistralmente trattato da Manaresi, su cui si è costruita una fondata ipotesi sulle origini, ancora alquanto misteriose di un sistema tanto complesso quale fu ed è quello araldico.
Manaresi ha ipotizzato che dietro le scelte degli emblemi innalzati sul finire del XII secolo dai singoli cavalieri, stabilizzatisi poi nei segni distintivi delle famiglie e delle stirpi, vi fossero quelle bandiere che stabilmente e da tempo erano legate ai territori e ai feudi, utilizzate sino ad allora sui campi di battaglia, e, sembra, anche ad altri fini più locali, come certamente avvenne per l’aquila imperiale.
Il sistema si stabilizzò e si diede un codice con una rapidità sorprendente e la comunità degli studiosi mi pare convenga ora che proprio nella ereditarietà dello scudo consista la novità e dunque la nascità dell’Araldica, che ben presto si attrezzerà per rappresentare e comunicare “anche”, ma sempre all’interno di uno scudo conosciuto ed ereditario, la particolare condizione di un singolo appartenente alla stirpe (la brisura ha evidentemente un senso se applicata ad uno scudo noto).
E, del resto, se lo stemma fosse stato e fosse prodotto individuale, questa comunità, che si dedica con passione alla ricerca della propria famiglia e dei suoi emblemi, perdonami, ma perderebbe il suo tempo….
La mia modesta, ma documentata opinione è che il ceto vescovile italiano, che ha a lungo innalzato anch’esso gli emblemi della propria famiglia o della propria stirpe (e i timidi tentativi di qualcuno, citato anche da Paolo Prodi, di sostituirli con le classiche chiavi, non ebbero, non casualmente, fortuna), molto affezionato a quella splendida cornice che è lo scudo araldico, ha costituito un sistema misto che si serve della struttura araldica per prodotti emblematici che, lo ripeto, sono forse assimilabili alle imprese rinascimentali e richiedono perciò un linguaggio descrittivo adatto, tale da poter comunicare contenuti complessi e specialistici.
A Ferrante: non sono esperta di diritto araldico, se non per epoche lontane dalla nostra, e non conosco legislazione sul tema, se esiste, ma lo stemma araldico, salvo diverse indicazioni dei diplomi di concessione (rare, che io sappia) era ereditario e non eventualmente assumibile, in parte…
Un cordiale saluto ad entrambi e a tutti. Silvia
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