Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Caro Padre Eusanio, non ho alcun problema ad essere annoverato fra i ciuchi,
Il vecchio frate si reputa ciuco da sempre, ed ancor più da quando è stato accolto in questo forum.
anche se, secondo quanto io uso nei confronti del prossimo, mi sento più disposto ad offrire la barbozza ad una carezza che la groppa al bastone: ma la fronte ancora segnata dalla cenere di ieri mi fa accogliere qualsiasi valutazione possa paternamente venire da Lei.
Dolente deluderti, ma il vecchio frate non ha valutato nessuno, nè tanto meno te in particolare, nel parlare in messaggi precedenti di ciuchi e di bastoni di corniolo.
In araldica so di non contare nulla,
E il vecchio frate ancor meno.
ma ho letto tantissimo, ho guardato moltissimo ed ho cercato di documentarmi e affinarmi: poiché l’araldica non è conoscenza ispirata, non saprei come avrei potuto fare diversamente. Lei dice:T"u m'insegni che la locuzione conosce anche altre alternative: ad esempio, artiglio alato. Rimedio, presumo, peggiore del male: giacchè dall'arte del blasone si passa al referto autoptico. É innegabile che mano d'aquila sia traslato che traspone in poesia eufonica i sensi di placida, maestosa, rapida e rapinosa imponenza dell'imperatore fra i volatili". Mi consenta di non amare la “mano d’aquila” e, al di là dell’ispirata serie di aggettivi in lode di quel traslato e il salto di carriera del volatile e senza permettermi di oppormi alle Sua preferenze,
Nè il vecchio frate si oppone alle tue, o a quelle di chicchessia.
Ci mancherebbe altro!
Il blasone ha tante di quelle varianti possibili da poter soddisfare le preferenze di tutti.
di esprimere il mio gradimento per l’ “artiglio alato” (quello che appunto il Crollalanza usa nell’arma Beccadelli che citavo). Del quale non riesco a vedere l’aspetto autoptico: nel suo nome? Non vedo molta differenza nominale, nella fattispecie, tra mano e artiglio e per quale motivo l’una sia poesia e l’altro anatomia. C’è forse tanfo di dissezione cadaverica anche per la “mano alata” di Mons. Maniago o per il cherubino o il serafino i quali sono anch’essi degli assemblaggi anatomici? Si sentirebbe puzzo di officina per l’elmo o per lo sperone alato, di cantiere edile per la torre alata, di cappellificio per il petaso di Mercurio? Tutti i linguaggi professionali soffrono di una specificità talvolta ermetica, talvolta ridicola e anche l’araldica, ma Lei lo sa assai meglio di me, è percorsa da locuzioni e termini ora significativamente espressivi, ora imaginifici, ora ripresi malamente da altre lingue, o inventati di sana pianta o volutamente rivestiti di mistero attraverso l’uso di pseudosimbolismi da mal di fegato o attraverso la distorsione dei significati, cose che si ritrovano anche nella poesia ma che nell’araldica moderna (sempre che si voglia modernizzarla, e ce n’è tanto bisogno, trascinandola fuori dai fumi che l’hanno avvolta per secoli) non si possono più accettare.
Pietra? O marmo? O pietra intonacata? Noto la Sua contrarietà
Nessuna contrarietà!
Era un puntualizzare per invitare ad approfondimenti ulteriori.
nell’ammettere la preferenza che esprimevo a proposito della torre nello stemma di Mons. Cuttitta, proponendo “di pietra” anziché “al naturale”.
Mi ero permesso tanto, non pensando di suscitare la Sua riprovazione,
Ribadisco che le sei parole di poc'anzi non contengono nè riprovazione, nè contrarietà.
per due motivi. 1°) “al naturale” risulta al mio sentire relativamente impreciso: una torre di tipo medievale
La foggia a scarpa nasce nel medioevo, ma non è esclusiva di quel periodo.
può essere di mattone oppure di pietra, ben difficilmente di altri materiali; 2°) lo smalto della torre nello stemma in questione arieggia assai più alla pietra che ad altro materiale.
Tale smalto non è esclusivo della generica pietra.
Accolgo come esemplare del sarcasmo che Lei ama mettere nelle Sue discussioni
Il vecchio frate fa frequente uso del riso e della letizia che, ancorchè difficili da "scrivere", riescono ad essere trasmessi per iscritto.
A volte fa ricorso all'ironia, unica "arma" che alla bonomia cappuccina sia lecito utilizzare.
Il sarcasmo è altra cosa, ben altra cosa, e mi duole, mi duole davvero leggere in pubblico per questa terza volta che ne avrei fatto uso in discussioni o contatti invece condotti con la massima bonomia e serenità.
la questione del possibile materiale di rivestimento che, se identificabile nel disegno dello stemma, è obbligatorio blasonare, diversamente la confina nelle discutibili eleganze dei sofismi. È, in ultimo, la Sua sottile e ripetuta attenzione alla precisione assoluta nel blasonare, ogni volta da Lei giustamente riproposta nel guidare i partecipanti al Forum e da me fortemente sentita, che mi ha fatto segnalare la presenza dei beccatelli e del gradone, che a mio sommesso parere, andavano blasonati.
Sempre grato, Reverendo Padre, per l’impegno che Lei profonde nel trasmettere la Sua esperienza ai moltissimi fra i quali ambisco annoverarmi anch’io, accolga il mio filiale saluto in Cristo.
Benedicamus Domino. Fra’ Cesare
Ps. Vedo, nell’accedere al Forum, una richiesta inviata ieri sera dalla Gentile Silvia. Non mi permetto di intromettermi essendo il quesito indirizzato direttamente al Maestro. Le risposte sono quanto mai semplici, anche per le stelle. Per le stelle! gentile studiosa, il Suo interesse è davvero confortante. E che il Cielo, stelle o non stelle, La protegga sempre.
si arriva in cielo
Sigillum1 ha scritto:Credo insomma che l’attuale araldica vescovile di cui spesso si tratta in questo forum, costituisca un corpus del tutto autonomo, se non altro per aver perduto l’elemento fondante del codice, l’ereditarietà
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Sigillum1 ha scritto:ciò che distingue dalle origini l’Araldica da ogni altro corpus emblematico, sono due elementi essenziali: la rappresentazione sullo scudo e l’ereditarietà (araldici altrimenti dovrebbero essere considerati anche gli emblemi posti sugli scudi dei cavalieri nell’Arazzo di Bayeux, che invece vengono definiti, giustamente, prearaldici): trattandosi di oggetti non giuridicamente trasmissibili a persone e famiglie, gli emblemi dei vescovi non sono araldici, anche se, come gli stemmi, in questo non vedo proprio discontinuità, possono seguire il titolare nel corso della sua carriera (si veda, per un esempio fra i tanti, l’ombrello di legazione negli scudi di molte grandi famiglie italiane, che ne testimonia una nuova funzione individuale e dunque le tappe di una carriera).

Sigillum1 ha scritto:Caro don Antonio, ciò che distingue dalle origini l’Araldica da ogni altro corpus emblematico, sono due elementi essenziali: la rappresentazione sullo scudo e l’ereditarietà (araldici altrimenti dovrebbero essere considerati anche gli emblemi posti sugli scudi dei cavalieri nell’Arazzo di Bayeux, che invece vengono definiti, giustamente, prearaldici): trattandosi di oggetti non giuridicamente trasmissibili a persone e famiglie, gli emblemi dei vescovi non sono araldici, anche se, come gli stemmi, in questo non vedo proprio discontinuità, possono seguire il titolare nel corso della sua carriera (si veda, per un esempio fra i tanti, l’ombrello di legazione negli scudi di molte grandi famiglie italiane, che ne testimonia una nuova funzione individuale e dunque le tappe di una carriera).
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
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