Ecco cosa c'era scritto in un'altra discussione:
Infine, Francesca Beretta di Colugna moglie di Luigi Michelini ha trattato della vita quotidiana di una famiglia nobile dei nostri giorni ricordando che oggi il tipo di vita non si distacca da quella di una normale famiglia borghese.
Uno dei miei libri preferiti, che consiglio a tutti di leggere è Ritorno a Brideshead, di Evelyn Waugh, e narra della scomparsa di una razza, la nobiltà inglese. La definizione non è mia, ma è una traduzione dalla wikipedia inglese, anzi riporto la parte esatta:
Nostalgia for the Age of English nobility
The Marchmain Family, to some, is a symbol of a dying breed — the English nobility. One reads in the book that Brideshead has "the atmosphere of a better age," and, referring to the deaths of Lady Marchmain's brothers in the Great War, "these men must die to make a world for Hooper ... so that things might be safe for the travelling salesman, with his polygonal pince-nez, his fat, wet handshake, his grinning dentures."
Per certi versi ricorda molto il Gattopardo, ma in maniera totalmente diversa. Consiglio a tutti di leggere il libro, uno dei capolavori del '900.
Ora, non vorrei essere tacciato di classismo, cosa che non mi passerebbe mai per la testa; ma un livellamento effettivo c'è stato: verso il basso però.
Mi sembra sciocco parlare ai giorni nostri di notabilità, semmai di imborghesimento dell'aristocrazia.
Sarebbe banale fare di tutta l'erba un fascio, quella che ho appena fatto non vuole essere una generalizzazione, ci sono molte eccezioni, però è un dato abbastanza di fatto; ci sono principi che mangiano in cucina e conti che fanno pulizia da soli. Non tutti naturalmente, ma qualcuno c'è.
E' un bene? E' un male? Secondo me è solo un segno dei tempi che cambiano.
La cosa però più importante per una sua famiglia è la sua storicità. Quella non la potrà togliere nessuno. Nemmeno dei notabili, o una famiglia di tre generazioni di avvocati, o i celebri Sedara...
E' quello, nobili o meno, il varco.
Una scartoffia delle bancarelle non ti conferisce secoli di storia e di tradizioni (o peggio, ti conferisce quelle di qualcun'altro!); così come un palazzetto in un paesello e una notabilità spesso esagerata non sono un lasciapassare per circoli e ordini cavallereschi. Chi in rete si inventa antenati che non sono mai esistiti, o ne amplifica le gesta, o si aggrappa a un "don" in un atto di battesimo, è solo una persona triste, frustrata.
E' brutto dirlo, però è così.
Altrimenti non ci sarebbe questo prolificare di duchi, principi etc che retroattivamente nobilitano delle persone oneste, che avevano la "colpa" di essere panettieri, segretari comunali, contadini o garzoni.
Come diceva Pierfelice, queste persone meriterebbero di stare nel girone dei traditore dei parenti.
Spero di aver scritto un intervento sensato e leggibile.
Con simpatia,
il vostro umile




