talvolta giracchio sui vari siti delle diocesi, ma sembra che siano merce rara...
Ho trovato in rete quello dell'ausiliare di Firenze
S.E. R.ma Mons. Claudio Maniago, Vescovo Tit. di Satafi e Ausiliare di Firenze.
Qualcuno ne conosce altri?
Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

si arriva in cielo
curiosa ha scritto:...e qui scatta la blasonatura...![]()
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D'azzurro, al destrocherio alato, la mano tenente un pastorale posto in banda, accompagnato in capo da una stella a otto raggi, il tutto d'oro.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Lo stemma è opera dell'amico Giuseppe Planelli, realizzato con il sistema di grafica vettoriale!![]()
Michele

Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Carissimi,
terreno scivoloso quello delle simbologie, ma qui siamo di nuovo di fronte ad una sublime sintesi! Il semivolo che richiama le stratosferiche altitudini del pensiero giovanneo (l’aquila) si sposa alla ferma mano del pastore che impugna il simbolo materiale della sua autorità (e bravo il caro Reverendo Don Antonio che lo ha saputo vedere rivolto).
Molto interessante la tua interpretazione simbolico-teologica, carissimo. Vorrei esser sicuro - a motivo della mia passione per gli scritti giovannei - che nel nostro stemma ci sia il riferimento alle altezze dottrinali del Vangelo spirituale (come già Cirillo alessandrino considerava il quarto vangelo consegnatoci dalla tradizione canonica). Ma certamente l'immagine del semivolo può richiamare a una gran quantità di significati, pure di alto livello teologico e spirituale. Sarebbe bello poter conoscere le vere intenzioni simbolico-raffigurative del titolare a riguardo. Quanto al pastorale rivolto mi chiedo se non possa esser stato voluto a motivo dell'ufficio di vescovo ausiliare. In questo caso il titolare potrebbe decidere di utilizzare nella sua arma un pastorale in posizione "normale" una volta vescovo diocesano. Ma qui mi muovo in una interpretazione ancor più ardita. Potrebbe anche essere che il pastorale rivolto stia a significare il dono dell'episcopato concesso dal cielo al vescovo. Immaginando che il titolare accolga il pastorale offertogli, questo nella sua mano sarebbe in posizione normale, con il riccio in avanti... Tutto è possibile in araldica. E - da appassionato del settore - credo di poter dire che in araldica ecclesiastica è possibile ancor di più di tutto!
Questo però, mi consenta di rilevarlo Gentile Curiosa, non è propriamente un destrocherio ma una sola mano, non potendosi pensare ad un ogm araldico che trasforma il braccio in semivolo.
Ancora una volta la tua osservazione mi spinge ad accurata riflessione. Avrei però dei dubbi sul parlare semplicemente di "mano", perchè di fatto, nella nostra figura, è osservabile una mano come parte terminante di qualcosa che, sia pur in aspetto di ala, è riconoscibile come un avambraccio, fino a un gomito.
C’e in più l’inaspettata similitudine con l’artiglio alato (quello che vecchi araldisti chiamavano mano d’aquila, quello, ad esempio, dei Beccadelli di Bologna), dove per divina istituzione l’artiglio è trasformato nella mano che regge e guida il gregge dei credenti. Ancora la mano, pensate!
Potrebbe ben esser che il titolare dello stemma si sia ispirato alla particolarissima figura della mano d'aquila di cui fai menzione, carissimo. Ma anche lì, noi parliamo impropriamente di "mano" per indicare un artiglio destro cimato da un semivolo sinistro. Credo che a maggior ragione qui potremmo parlare di destrocherio alato invece che usar la più estesa espressione mano destra cimata da un semivolo sinistro. Ecco. Se chiudo gli occhi e sento dire destrocherio alato, subito nella mia mente appare l'immagine che abbiamo di fronte gli occhi!
Benedicamus Domino.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Qui tuttavia ci troviamo di fronte ad una mano e niente altro, mano che propriamente non è “cimata” dal semivolo: cimato, per quello che so, implica la presenza di qualcosa di sostenuto da, a contatto ma indipendente. La mano ed il semivolo qui appaiono invece strutturalmente riuniti in una sorta di consustanzialità (Dio mi perdoni) figurativa, dando origine, per quello che sta entro la mia limitata conoscenza, ad una nuova ed inedita figura araldica.
Il confronto con l’artiglio alato è immedito e diretto: nessuno si sognerebbe di blasonarlo come artiglio cimato dal semivolo, poiché la coscia del rapace è il semivolo.
Parlavo in precedenza di ogm. Ah, tutta la storia e l’esperienza dell’araldica ne traboccano: cos’altro sono, per esempio, gli animali marinati, le donne marinate (le sirene non sono forse così, anche se spesso... maritate?) e tutti i mille mostricciattoli (draghi, grifi, manticore, caramogi ecc.) che popolano i bestiari medievali?
Che nome dare alla figura? Direi semplicemente Mano Alata come era stato proposto in origine, mutatis mutandis, dalla Signora Curiosa e confermato dal Reverendo Don Antonio.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
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