Sigillum1 ha scritto:Cara frate, potremo parlare a lungo di questo tema che ho sempre considerato fondante, ma non è un nuovo linguaggio che proponevo, piuttosto la revisione critica di una terminologia che è il frutto di un ristretto periodo della storia della disciplina e anche un recupero del linguaggio delle fonti che è spesso molto più comprensibile di quello che comunemente si usa ora.
Diciamo che nei secoli scorsi la lingua parlata nel quotidiano e quella araldica usavano quasi al 100% i medesimi termini.
E le medesime ampollosità.
Oggi, tale percentuale è calata: ma per demerito di una scienza araldica sempre più estraniata dalla quotidianità, o per merito di una lingua italiana sempre meno coltivata?
Poi, la comprensibilità di un linguaggio gergale dipende anche dal suo grado di condivisione fra chi lo utilizza.
Da molti decenni è quest'ultimo il vero, grande limite dell'araldica italiana.
Bene

si arriva in cielo