Zaccheo ha scritto:dpascale ha scritto:Mi pare che l'animale rappresentato sia un cervo... o una cerva? In quest'ultimo caso vengono naturalmente in mente le parole: come la cerva anela ai corsi d'acqua, così l'anima mia anela a te, o Dio (Salmo 42). Ma in questo stemma non vediamo accenno ai corsi d'acqua; forse la stella d'oro simboleggia Dio?
Caro Daniele,
molti araldisti (di Crollalanza, Guelfi Camajani, ecc.) ci insegnano a vedere nella figura del cervo un simbolo di saggezza e riflessione.
Un simbolo, dunque, di maturità umana e spirituale (e di "vecchiaia", intesa nell'accezione

più buona del termine).
Non a caso questo animale è presente nello stemma di vari famiglie
Vecchi,
de Vecchis,
Vetusti, ecc.
Quanto alla stella, fissata dallo sguardo dell'animale, potrebbe benissimo rappresentare Dio o, più semplicemente, l'aspirazione a cose "alte".
Le tue ipotesi mi sembrano molto interessanti, caro Zaccheo.
Vorrei solo aggiungere che la figura del cervo/cerva nello stemma di un ecclesiastico potrebbe di fatto esser assunta per manifestare i più diversi significati.
A parte il già citato Sal 42 in cui l'immagine richiama la spirituale sete di Dio (splendidamente ripresa dal Padre Agostino), nel libro stesso del Salterio l'immagine è usata per indicare la saldezza della fede:
... qui perfecit pedes meos tamquam cervorum et super excelsa statuens me. (Sal 18,34). La stessa metafora si ritrova nella preghiera salmica che conclude il libro del profeta Abacuc (Ab 3,19).
Ma nel libro dei Proverbi la cerva richiama la "donna della giovinezza", cioè la sposa amata vista in tutta la sua dolcezza (Prv 5,19). Lo stesso accade nel Cantico dei Cantici (2,7; 3,5). Origene in una sua omelia sul Cantico, commentando questi versetti, si apre a una calda celebrazione dell'amore visto come un "seme" deposto nel cuore dal Creatore.
Questi animali, assunti per la loro elegante agilità a simbolo di amore e tenerezza, sono del resto eredi di una lunga tradizione mitologica che pervade un po' tutte le culture, e nell'iconografia orientale sono spesso associati alle dee dell'amore.
Nel Cantico (2,8 ) anche lo sposo è paragonato a un capriolo o a un cerbiatto che "salta al di sopra dei monti" per raggiungere la sua amata. L'idea del "cucciolo di cervo" (la parola ebraica
'oper sembra rimandare a
'apar, all'"essere biancastro" o "essere peloso", dell'arabo, una qualità dei cuccioli del cervo e di molti animali) ancor di più suscita un senso di tenerezza. Per Ippolito Romano (II-III secolo), seguito poi da Ambrogio e Gregorio, questa corsa dell'amato per monti e colline è la rappresentazione dell'Incarnazione del Verbo che fa il grande "balzo" per raggiungere, dalle dimore eterne, l'umanità amata.
Quindi, nella Bibbia l'immagine suggerisce da una parte la stabilità della fede, dall'altra la bellezza e la dolcezza dell'amore che in Dio trova la sua fonte e il suo perenne modello.
Il simbolismo del cervo/cerva è dunque ricchissimo. E personalmente, in assenza di prove circa quello che il titolare voleva esprimere, non sarei in grado di scegliere un significato in preferenza di un altro. Tuttavia mi sembra che il motto IN FIDE ET LENITATE ("nella fede e nella dolcezza") si possa ben accordare con il duplice senso che lo studio della Scrittura fa emergere. Ma - lo sappiamo - non necessariamente il motto deve sposarsi con il contenuto simbolico dello scudo.
