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Qohelet ha scritto:[..] Che faccio, prendo tutto e catalogo a futura memoria? [..]


Qohelet ha scritto:1- ho contattato il parroco della pieve a cui fu affidato il neonato, il quale religioso, ultraottuagenario, ha reperito il certificato di nascita e le lettere conservate dal suo predecessore. Mi ha confidato che dopo di lui non sarà più inviato alcun titolare in quella sperduta parrocchia, quindi se voglio mi posso recuperare in orginale i certificati, le lettere e le ricevute dei pagamenti prima che il tutto confluisca nell' archivio diocesano. Ci vado?
Andrea


Qohelet ha scritto:Gentili amici,
un conoscente mi ha chiesto se potevo aiutarlo a sbrogliare una piccola matassa genealogica; sottovalutanto il problema (o sopravvalutando le mie competenze) me ne sono incaricato ma ora mi trovo ad un punto, diciamo così, morto. Dato che non parlo di me, mi permetterete di usare cognomi di fantasia.
Il mio amico è di cognome Rossi, dal che si desume che il di lui padre sia il cav. OMRI Angelo Rossi e il di lui nonno il comm. Giovanni Rossi. So far, so good.
Il problema è che il nonno in questione era un trovatello. Fu "consegnato" (siamo ai primi del '900) ad una piccola parrocchia delle valli piemontesi alle cure del parroco, accompagnato da una lettera (conservata) e da alcuni indumenti. L' atto di nascita fu redatto dal parroco, secondo le istruzioni della lettera, indicandolo come figlio di N.N. sia da parte di padre che da parte di madre. Gli fu imposto un cognome di fantasia (ma non troppo, a volerlo leggere...) e fu allevato in un costoso istituto religioso, a spese dell' estensore della famosa lettera di accompagnamento che si rendeva garante di ogni spesa. A 16 anni fu affidato alla famiglia Rossi di cui assunse il cognome (anche qui curiosamente difettano i documenti ufficiali dell' adozione, quantunque il signore abbia abbandonato il primo cognome e fosse decorato con il cognome Rossi prima del cavalierato della corona, indi della commenda OMRI). Le mie domande ora sono le seguenti:
1- ho contattato il parroco della pieve a cui fu affidato il neonato, il quale religioso, ultraottuagenario, ha reperito il certificato di nascita e le lettere conservate dal suo predecessore. Mi ha confidato che dopo di lui non sarà più inviato alcun titolare in quella sperduta parrocchia, quindi se voglio mi posso recuperare in orginale i certificati, le lettere e le ricevute dei pagamenti prima che il tutto confluisca nell' archivio diocesano. Ci vado?
2- sulla lettera che accompagnava il bimbo e sulle successive di accompagnamento ai pagamenti, anche a non voler riconoscere la firma, si riconosce comunque lo stemma in alto a sinistra...nulla di eclatante, una famiglia di possidenti decorati di titolo signorile nel XIV secolo e comitale duecent' anni dopo. Il mio amico non ha (nè potrebbe avere, essendo semmai discendente di un figlio naturale....) alcuna pretesa, anzi alcun interesse alla faccenda, era solo curioso di sapere chi fosse suo nonno.
Tuttavia...tuttavia la cosa mi incuriosisce, anzitutto perchè la famiglai comitale si esitnse con l' estensore delle lettere di cui in oggetto, poi perchè il nonno diventò un illustre industriale, assai conosciuto in zona; con la collaborazione di aristocratici locali e dell' allora partito popolare organizzò molte fughe di ebrei, partigiani e monarchici fedeli a casa Savoia in Svizzera nel '44 e '45, tanto da essere un decorato prima della corona poi della repubblica. Che faccio, prendo tutto e catalogo a futura memoria? Aspetto opinioni.
Andrea
Qohelet ha scritto:. In pratica, conserverebbero probabilmente solo i certificati (battesimo, morte, matrimonio, corrispondenza tra religiosi o con la Diocesi ecetera) disfandosi del materiale non documentale (lettere, memorie, ricevute di carattere privato). Comprendo perfettamente la linea di condotta degli archivisti diocesani: se dovessero conservare tutto quanto perviene da tutte le Parrocchie e le Pievi non basterebbero i locali della Diocesi non dico per l' archivio, ma anche solo per i registri di quanto ricevuto e protocollato; inoltre la stragrande maggioranza della documentazione, definiamola, non istituzionale risulterebbe incomprensibile se privata della chiave di lettura che solo la memoria di chi è vissuto anni da quelle parti potrebbe decifare; infine, ma non meno importante, è spesso imbarazzante archiviare, quindi rendere consultabili, documenti di carattere personale, specie missive di carattere privato.
Andrea
Qohelet ha scritto: In pratica, conserverebbero probabilmente solo i certificati (battesimo, morte, matrimonio, corrispondenza tra religiosi o con la Diocesi ecetera) disfandosi del materiale non documentale (lettere, memorie, ricevute di carattere privato). Comprendo perfettamente la linea di condotta degli archivisti diocesani: se dovessero conservare tutto quanto perviene da tutte le Parrocchie e le Pievi non basterebbero i locali della Diocesi non dico per l' archivio, ma anche solo per i registri di quanto ricevuto e protocollato;... infine, ma non meno importante, è spesso imbarazzante archiviare, quindi rendere consultabili, documenti di carattere personale, specie missive di carattere privato.Andrea
Guido5 ha scritto:Caro Andrea,
il mio consiglio è di parlare subito con il responsabile dell'archivio diocesano: potrebbe farti ottenere lui stesso l'autorizzazione a trattenere e conservare i documenti che interessano il tuo amico, documenti che, in senso stretto, non fanno parte dei libri canonici. Tieni conto che distruggere o nascondere un documento ecclesiastico è un delitto punito anche dal CIC (can. 1391).
Una curiosità: l'autore delle lettere al parroco non potrebbe essere davvero solo un'intermediario? E se fosse la famiglia di questi ad avere qualche documento capace di ricondurre al vero padre naturale?
Ciao a tutti!
Guido5
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