Titoli e Tasse

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Titoli e Tasse

Messaggioda Ospite1 » venerdì 7 dicembre 2007, 21:38

Egregi Signori,
Vorrei chiedervi, se tale argomento non è stato gia toccato (altrimenti ai piani alti si arrabbiano!), se l'Araldica ha i poteri per togliere a una famiglia il titolo nobiliare. Su ciò so veramente poco o niente. Da quello che sapevo, i blasonati devono pagare una specie di tassa, all'Araldica o allo Stato credo. Se questa tassa non viene pagata, allora il titolo può essere "sequestrato" fino a pagamento avvenuto.

E' veramente così, dobbiamo pagare per ciò che i nostri antenati hanno ottenuto dopo lotte e onori?
Ma se nella Costituzione la Repubblica italiana non riconosce ai titoli nobiliari alcun peso e valore, a cosa serve questa tassa (se esiste).

Valete Bene.
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Messaggioda Elassar » sabato 8 dicembre 2007, 10:16

In Italia non esiste alcuna tassa in questo senso, anche perché non avrebbe senso far pagare per qualcosa che non si riconosce.
Prima della Repubblica, in effetti esisteva un sistema di tassazione per il riconoscimento ufficiale dei titoli, che però, credo, riguardava non l'aspetto costitutivo della concessione, ma solamente quello della sua efficacia, ai fini dell'uso pubblico del titolo.
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Messaggioda Ospite1 » sabato 8 dicembre 2007, 19:16

Quindi, affinché il titolo avesse un certo peso nella società (se è corretto dire così), bisognava pagare quella tassa. Chi non la pagava non aveva i privilegi, ma il titolo restava al suo posto. Ho capito bene?

Allora l'Araldica non potrebbe chiedere dei soldi per un titolo che non può essere toccato, e che la Costituzione della Repubblica comunque non ne riconoscerebbe i privilegi che detta tassa garantirebbe. Giusto?

Questa cosa è molto importante, e chiedo a chi ha informazioni dettagliate di chiarire questo mio dubbio.
Grazie.

Velete Bene
F.M.
Ospite1
 

Messaggioda Cottoneum » sabato 8 dicembre 2007, 19:29

Fiorillus Magno ha scritto:Quindi, affinché il titolo avesse un certo peso nella società (se è corretto dire così), bisognava pagare quella tassa. Chi non la pagava non aveva i privilegi, ma il titolo restava al suo posto. Ho capito bene?


Semplicemente si pagava una tassa per avere il riconoscimento del titolo. In caso contrario il titolo non sarebbe stato riconosciuto e quindi non si sarebbe potuto usarlo (in teoria).


Allora l'Araldica non potrebbe chiedere dei soldi per un titolo che non può essere toccato, e che la Costituzione della Repubblica comunque non ne riconoscerebbe i privilegi che detta tassa garantirebbe. Giusto?


L'araldica in che senso? L'araldica è una scienza, non è un'ente o un istituto. Inoltre i titoli oggi non vengono riconosciuti, non c'è da pagare nessuna tassa. Il titolo non può venire "toccato" per questo motivo. Anzi, ognuno può titolarsi come vuole (parlo di titoli nobiliari, i titoli accademici e professionali sono invece tutelati).[/u]
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Messaggioda Ospite1 » sabato 8 dicembre 2007, 21:08

Non so bene di preciso di quale organo si tratti, credo che sia il Corpo della Nobiltà italiana (ex Consulta Araldica).
Comunque so che questi tizi hanno richiesto denaro alle famiglie in cambio del titolo "sequestrato" e delle terre perse. Possibile?

PS - Semplicemente si pagava una tassa per avere il riconoscimento del titolo. In caso contrario il titolo non sarebbe stato riconosciuto e quindi non si sarebbe potuto usarlo (in teoria).
Che signifa che non si può usare? In che contesto?
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Messaggioda renatocampofreda » sabato 8 dicembre 2007, 22:11

Caro Fiorillus,il divieto nell'usare i titolo negli atti ufficiali,per chi non aveva chiesto il riconoscimento al nuovo governo italiano ,divieto che poi spesso non era rispettato,era in vigore durante il periodo monarchico.Oggi con le leggi repubblicane,negli atti pubblici,non si fa menzione del titolo,per chi lo possiede,ma solo del predicato,se facente parte del cognome.Nei rapporti privati,ognuno è libero di presentarsi come meglio crede,fino però ,a mio avviso ,a non cadere nel ridicolo.Ho conosciuto famiglie,che,provenendo da uno stato sociale molto modesto,dopo aver raggiunto una certa agiatezza,non hanno resistito a cercare ,affidandosi a studi araldici o pseudo araldici,antenati e titoli,che dovrebbero essere annoverati nella fantagenealogia.Chi vuole a tutti i costi credere si fida di qualunque fola gli viene riportata,stimandola oro colato.C'è un detto che recita "Fuori paese ognuno è conte o marchese"Con l'unità italiana,oltre ad una enorme quantità di tasse imposte,il governo decretò che le famiglie già nobili negli stati preunitari dovessero chiedere il riconoscimento del loro stato nobiliare....ovviamente dietro corrispondenza di quella che in effetti era poi una vera tassa.Molte famiglie ,di piccola nobiltà,anche se molto antica proprio per non avere grandi disponibilità economiche,non si preoccuparono di chiedere il riconoscimento,anche perchè non si sentivano meno nobili per non averlo avuto.Cari saluti.Renato Campofreda
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Messaggioda Ospite1 » sabato 8 dicembre 2007, 22:17

Le sono grato per la chiarezza dell'intervento, Sig. Campofredda.
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Messaggioda renatocampofreda » sabato 8 dicembre 2007, 22:27

E' stato un piacere ,per quel che posso mi piace dare una mano.Renato Campofreda.
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Messaggioda San Marco » sabato 8 dicembre 2007, 22:30

Per avere una interessante visione dei vari passaggi dei titoli nobiliari da ciascun stato pre-unitario a quello unitario e l'ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano è a mio avviso necessario avere sottomano sia la " Storia del Diritto Nobiliare Italiano " a cura di Pier Felice degli Uberti e Maria Loredana Pinotti che " Il Codice Nobiliare " con il sottotitolo " Manuale di Legislazione e Giurisprudenza " a cura di Gemma Piano Martinuzzi.
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