Comunicato delle LL.AA.RR. Maria Gabriella e Maria Beatrice

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Comunicato delle LL.AA.RR. Maria Gabriella e Maria Beatrice

Messaggioda Mic » lunedì 26 novembre 2007, 7:49

Con la viva speranza di non accendere le solite polemiche sulla legittima pretesa al trono d'Italia e con il solo desiderio di informare gli utenti vi posto il comunicato delle LL.AA.RR. Maria Gabriella e Maria Beatrice di Savoia.
Abbiamo conosciuto dagli organi di stampa le richieste di Vittorio Emanuele e del figlio, credo che per par condicio sia giusto riportare quanto affermano le sorelle. Un loro silenzio potrebbe essere male interpretato.


(p.s. siamo tutti galantuomini, facciamo in modo che gli amministratori non debbano chiudere l topik.Grazie)






Lettera aperta a chi di dovere.

24 Novembre 2007

Come componenti della Casa Reale di Savoia teniamo a significare che non aderiamo in alcun modo alla richiesta di danni avanzata contro l'Italia da nostro fratello e da suo figlio Emanuele Filiberto. Nostro padre, il Re Umberto II è morto dopo un interminabile e sofferto Esilio avendo sempre cara l'immagine della Patria lontana.
Italia innanzi tutto fu il punto di riferimento di ogni suo pensiero.

Vittorio e figlio, che oramai rappresentano solo loro stessi, non sanno più chi convenire in giudizio: lo hanno fatto con noi sorelle, lo hanno fatto con nostra madre, lo stanno facendo con i cugini Amedeo e Aimone, con oltre una cinquantina di persone se è vero quanto essi stessi dicono; ora non è rimasto a loro che convenire in giudizio la nazione italiana, quella che i nostri antenati hanno servito.

Il presenzialismo di Vittorio e figlio presso i mezzi di larga informazione sono una continua fonte di angustie e di mortificazione per tutti noi. Le promesse di impiegare in opere benefiche le somme eventualmente otteniute, così com'è avvenuto per gli Ordini dinastici, non sono più credibili e tali da giustificare l'iniziativa impolitica e inopportuna che hanno intrapreso.

Da parenti prossime vogliamo , ma per un'ultima volta, considerare queste iniziative come manipolate da operatori senza scrupoli, assetati di denaro e nemici di Casa Savoia, che spingono in una deriva di pretese strampalate.

D'altra parte è con rammarico che assistiamo alla presa di posizione governativa che, raccogliendo la polemica, parla in termini di rivalsa per i "noti fatti" della Dinastia. Bisogna avere consapevolezza delle epoche storiche e capire che nel merito si può anche sbagliare, e che a tutti può accadere di rendersene conto voltandosi all'indietro, ma certamente nessuno dei re d'Italia mai poté essere incolpato di avere subordinato l'interesse della Patria a quelli personali.

Maria Gabriella di Savoia
Maria Beatrice di Savoia
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Messaggioda Mic » lunedì 26 novembre 2007, 7:52

E per completezza quello dl Duca d'Aosta
Entrambi sono presi dal sito http://www.casarealedisavoia.it




COMUNICATO DEL CAPO DELLA REAL CASA DI SAVOIA
Nella responsabilità che mi deriva dal rappresentare per legge dinastica la Casa reale di Savoia, tengo a precisare che le richieste di indennizzo nei confronti dello Stato italiano sono il frutto di una iniziativa specifica di due persone, Vittorio Emanuele di Savoia e del figlio, che secondo le leggi della Casa non fanno più parte della Casa reale, dal momento che l’ex Principe Ereditario è decaduto più volte: per un tentativo di estromettere il padre, il Re Umberto II, di venerata memoria, con un atto in cui inopinatamente e con poco senso del ridicolo si autoproclamava “Vittorio Emanuele IV”, re virtuale del Regno d’Italia sin dal 1946, data in cui il re aveva firmato il decreto che indiceva il referendum per la forma istituzionale dello Stato, com’è noto vinto in modo non chiaro e lineare dalla Repubblica; successivamente per avere violato volontariamente la prerogativa di suo padre il re di dare o meno il consenso alle sue nozze. Il matrimonio di un principe di Casa reale non è un affare privato ma un atto che impegna la Dinastia, e che è sanzionato quando manchi il consenso del re e del Capo della Casa con l’estromissione dalla Famiglia reale. È una regola antica e sempre osservata in Casa Savoia e in tutte le Case reali, come ha rammentato in alcune sue lettere il Re Umberto II, e la cui violazione ha comportato la sostituzione, senza necessità di ulteriori procedure, di Vittorio Emanuele con la mia persona.

È una grave responsabilità rappresentare una Dinastia che ha più di mille anni di storia e che ha avuto una gran parte nel processo di formazione dello Stato italiano unitario. È anzi essa stessa una parte della storia d’Italia, così che una cattiva immagine della Dinastia si riverbera sulla nazione stessa.

Nella mia qualità di rappresentante e di tutore dell’immagine della Famiglia, ho il dovere di chiarire che nessuna delle iniziative ispirate non al bene della famiglia ma al lucro materiale in favore di alcuni soggetti definiti, non c’entrano con Casa Savoia e con l’eredità morale lasciata dall’ultimo re d’Italia, Umberto II di Savoia.

Da ultimo devo prendere le distanze, come Capo della Casa, dalla richiesta di danni nei confronti dell’Italia per l’ingiusto esilio. Io non entro nella questione della giustezza o meno di quella pena oggettivamente antistorica, ma mi ricollego all’esempio e al messaggio lasciatoci dal Re Umberto II, che mai pensò o parlò di chiedere risarcimenti dalla sua amata Patria. E dire che per Umberto II l’Esilio non fu un’occasione di una vacanza dorata all’estero, ma un periodo senza fine, particolarmente duro e sconfortante. Lontano dalla Patria, e seguito solo da pochi dei suoi familiari. L’unico che avrebbe avuto titolo a rivendicare danni morali e materiali ma che ritenne che non era neppure il caso di porre un problema di questo tipo. È questo il punto di riferimento di Casa Savoia, che sempre ha saputo dare tutto alla Patria. Che mai ha potuto essere accusata, neanche dagli storici o dai politici più animosamente contrari, di anteporre il proprio interesse personale al bene comune degli italiani. Italia innanzi tutto. È un’affermazione orgogliosa ma vera, che pochi si poterono e si possono consentire. Sempre per amore di verità, dopo avere sconfessato l’iniziativa dei due Savoia, che della Famiglia portano il cognome ma non il ruolo morale, devo purtroppo dire che gli organi della Presidenza del Consiglio che hanno fatto da sponda al contenuto polemico dell’inopportuna richiesta di danni, rispondendo con l’ipotesi di un’altra richiesta di danni, mi sembra che non giovino all’immagine dell’Italia, che rispolvera acriticamente vecchie e chiuse questioni. L’Italia deve misurarsi con il linguaggio della storia e non con quello dei politicanti. Il referendum era stato indetto dal re per chiedere agli italiani quale formula istituzionale preferissero e non per irrorare sanzioni storiche alla Monarchia. Quale poteva essere la colpa della Monarchia come istituzione, quale la colpa del Re Umberto II, con ragione definito primo gentiluomo d’Italia?

Nella fase di transizione e a ridosso di una guerra immane è logico che abbiano trovato spazio tesi estreme e che la lista degli smemorati si sia allargata, una volta che sono confluiti tra i vincitori, ma ora, dopo tanti decenni e il consolidamento istituzionale della Repubblica, riesumare sul piano politico o giudiziario le vecchie polemiche mi appare, sia consentita l’affermazione, sbagliato.

Piuttosto questo è uno di quei momenti in cui sembra opportuno un invito a coordinare gli sforzi di noi tutti per contribuire all’elevazione materiale e morale dell’Italia.

San Rocco, 24 novembre 2007
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Messaggioda Mic » lunedì 26 novembre 2007, 7:59

Qui infine trovate la lettera di Emanuele Filiberto a "Libero".

Pochi giorni fa mi ha contattato la redazione di Ballarò, trasmissione di Raitre, per chiedermi un’intervista sul punto di vista di Casa Savoia rispetto all’attuale scenario politico e sociale dell’Italia. Come uso fare in questi casi ho accettato essendo abituato, per educazione, ad essere corretto e disponibile. La troupe della trasmissione è venuta nei miei uffici di Roma, dove ha sede il mio movimento Valori e Futuro, e con grandi sorrisi e gentili espressioni è iniziata un’intervista che per molti aspetti assumeva toni farseschi piuttosto che professionali. Ma si sa, questo è il metodo di una certa area giornalistica, che pur non condividendo rispetto. Della situazione politica e sociale e dei gravi problemi in cui si trovano gli italiani non se n’è minimamente parlato: tutto è stato incentrato sulla causa che mio padre ed io abbiamo intenzione di intentare contro lo Stato Italiano per la violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo. Si è cercato di stravolgere con ironia il senso stesso dei fatti cercando di dipingerci come degli individui bramosi di denaro che in barba alle tasche degli italiani vogliono ottenere indennizzi milionari. Ho chiesto al Direttore di “Libero”, quotidiano libero di nome e di fatto, di esprimere la verità sull’argomento e soprattutto i sentimenti che mi hanno spinto in una scelta quanto mai difficile: fare causa al mio Paese.

Tutto inizia nel Giugno del 1946, all’indomani del Referendum Istituzionale che decretò la vittoria della repubblica (referendum i cui metodi e successivi risultati sono sempre stati oggetto delle più ampie riserve da parte di giuristi, la stessa Corte di Cassazione, e di storici) quando mia nonna e mio padre prima e mio nonno Re Umberto II poi, partirono per un esilio “temporaneo” che durò di fatto tutta la vita per mio nonno, cinquantasei anni per mio padre e trent’anni per me, che in esilio sono nato. Quel mese di Giugno fu per la nostra famiglia un momento drammatico ed indimenticabile; partimmo lasciando tutto nel nostro Paese, quello stesso Paese che divenne Patria Unita grazie alla mia famiglia, lo stesso Paese che ci ha condannati ad un’esistenza di cittadini diseguali, privati, da una Costituzione iniqua, di ogni diritto civile (cittadinanza, diritti elettorali, diritti alla proprietà, diritti alla libertà di espressione e di circolazione nella propria nazione).

Vorrei per un momento portare l’attenzione del lettore su questo aspetto perché è fondamentale per comprendere la nostra vita dimezzata: in un mondo in cui i diritti dell’Uomo sono garantiti da un’apposita normativa internazionale l’Italia ha emanato una Costituzione contraria a queste leggi che ha modificato, sospendendo parzialmente gli effetti dei commi in contrasto, solo cinquantasei anni dopo la sua entrata in vigore. Ma in questi anni cosa è accaduto alla mia famiglia? Mio padre Vittorio Emanuele conserva preziosamente l’ultimo ricordo della sua infanzia italiana: era sul balcone del Quirinale davanti ad un’immensa folla plaudente tenuto per mano da suo padre Umberto II appena divenuto Re d’Italia. D’un tratto si è trovato trasportato con mille peripezie in un paese lontano, il Portogallo, poi dopo pochi mesi è stato trasferito in Svizzera per frequentare un collegio: lontano dalle persone care, dagli affetti, dalla sua Patria. Per tutta la vita ha vissuto come un uomo incompleto, e per tutta la vita a lavorato sodo per mantenere la sua famiglia privata di ogni proprietà e di ogni diritto. Nonostante questo ha cercato di essere utile all’Italia sostenendone l’imprenditoria a livello internazionale. Mio nonno, Re Umberto II, fu un uomo dalla dignità insuperabile con un profondo amore per gli italiani: fu un esempio per tutti. Ha lasciato l’Italia per evitare una guerra civile, nonostante i brogli elettorali; ha sofferto in Portogallo con il solo sogno di poter un giorno rivedere la sua Patria, purtroppo non gli è stato consentito neppure morire in Italia e ancora oggi riposa in terra straniera.

Nonostante questo ha donato al popolo italiano l’ultima sezione del Corpus Nummorum Italicorum: la più vasta collezione di monete antiche d’Italia dal valore inestimabile. E veniamo a me: è vero ho vissuto unabella infanzia con una famiglia unita ed amorevole, non mi è mancato materialmente nulla ma certamente mi è mancata la mia Patria che vedevo dalle cartoline che i tanti italiani mi spedivano. Tutta questa sofferenza è stata provocata da una norma non solo ingiusta ma contraria a leggi internazionali chiare e limpide. Dopo una lunga e sofferta riflessione mio padre ed io abbiamo deciso di procedere mettendo in mora lo Stato Italiano per i danni patiti a causa dell’esilio per un importo di circa 260 milioni di euro. Abbiamo anche voluto evidenzare che lo Stato ha avocato a sé tutti i beni privati di Casa Savoia: beni che provenivano dal patrimonio personale che nulla aveva a che fare con la dotazione del Capo di Stato. Questa causa verrà dibattuta nelle sedi di giustizia e sarà la giustizia a decidere se la ragione è dalla nostra parte. La Convenzione sui Diritti dell’Uomo lo ha già sancito: molti sono gli esempi di Stati che hanno dovuto versare indennizzi a famiglie reali ingiustamente private dei diritti civili. Vorrei, cari lettori, spiegare che ben prima dell’iniziativa legale avevo dato mandato ai miei legali Avvocati Murgia e Calvetti di costituire la Fondazione Savoia a cui sarebbe andata la cifra ottenuta dalla causa contro lo Stato. Questa cifra dovrà essere utilizzata per azioni concrete a sostegno delle fasce deboli della popolazione italiana con particolare attenzione agli anziani, alle famiglie prive di reddito o con redditi inferiori alla soglia di sussistenza e a giovani a cui fornire gli strumenti per costruire un proprio futuro.

Non voglio fare moralismi ma credo che non ci sia fatto più grave in un paese democratico di privare il cittadino dei suoi diritti civili e della libertà, questo è accaduto alla mia famiglia e questo, purtroppo, spesso accade ingiustamente a molti italiani.

La sofferenza patita per una vita intera ha un prezzo? Non per me, ma chi ha sbagliato è giusto che paghi.
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