Gentile Guido10,
le riporto in serie (dal sito ufficiale della diocesi) i vescovi di Volterra tra la seconda metà del '5OO e l'inizio del '6OO:
-Benedetto Nerli 1545-1566;
-Alessandro Strozzi 1566-1568;
-Lodovico Antinori 1568-1573;
-Marco Saracini 1574;
-Guido Serguidi 1574-1598;
-Luca Alemanni 1598-1617.
Dopo il 1530, anno dell'ultima rivolta indipendentista della cittadina nei confronti del governo fiorentino, con il dominio granducale inizia per Volterra e il suo territorio un perido di lenta ma progressiva decadenza che si protrarrà fino a tutto il XVIII sec.
Nel 1550 Volterra conta appena 2000 abitanti, diventa centro agricolo e inizia il suo declino;
Nel 1618 i Vescovi vanno ad abitare nell'attuale Palazzo Vescovile.
Le riporto, per comodità, il passo dedicato a Volterra nel periodo da lei richiesto dal
Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana di E. Repetti:
"V. VOLTERRA GRANDUCALE
L'ultima sventura di questa città terminò con la repubblica fiorentina, mentre il principio del governo assoluto di Firenze parve piuttosto favorevole ai Volterrani, stantechè appena sottomessa la metropoli alle armi pontefice e imperiali, innanzi che Alessandro de' Medici fosse dichiarato capo politico di quello stato col titolo di Duca, i Volterrani nel 10 settembre del 1530 ottennero da quel governo provvisorio la conferma perpetua dei privilegi nel 3 giugno del 1551 furono loro dal Duca Cosimo I confermati.
Ma nell'anno della caduta di Firenze i Volterrani erano stati afflitti da un'altra sciagura pubblica, come fu quella della orribile pestilenza che dopo la guerra ed i molti stenti falcidiò quella popolazione riducendolo a pochi abitanti.
Non era appena creato Alessandro de' Medici Duca di Firenze che fu ordinata una coscrizione militare nel contado e dominio fiorentino di 10000 fanti; alla quale perciò fu ascritta la gioventù superstite di Volterra, sotto nome di Bande, coll'accordare a quelle milizie alcuni privilegi, due fra gli altri si contavano quelli di potere portare le armi e pagare meno gravezze.
Alla qual epoca la stessa città era suddivisa in tre quartieri, ed i cinque contrade, come al tempo della repubblica, nel modo che apparisce da una statistica ordinata nel 1551 da Cosimo I, nella quale si noveravano in Volterra e nelle sue Pendici o sobborghi le seguenti famiglie ed abitanti.
NOME DEI QUARTIERI DENTRO LA CITTA' E DELLE CONTRADE O SUBBORGHI FUORI DELLE MURA e NUMERO DELLE FAMIGLIE E DEGLI ABITANTI NELL'ANNO 1551
Popolazione e famiglie della città di Volterra nell'anno 1551
- Nel Quartiere del Borgo
n› delle famiglie: 194
n› degli abitanti: 940
- Nel Quartiere della Piazza
n› delle famiglie: 77
n› degli abitanti: 391
- Nel Quartiere di S. Michele
n› delle famiglie: 142
n› degli abitanti: 677
- TOTALE dentro la città
n› delle famiglie: 413
n› degli abitanti: 2008
Popolazione e famiglie fuori delle mura di Volterra nell'anno 1551
1. Contrada di Porta a Selci e Pian di Castello
n› delle famiglie: 104
n› degli abitanti: 518
2. Contrada di Piazza e di S. Alessandro
n› delle famiglie: 65
n› degli abitanti: 398
3. Contrada di S. Giusto e di Pratomarzio
n› delle famiglie: 81
n› degli abitanti: 455
4. Contrada di S. Michele fuori le mura
n› delle famiglie: 101
n› degli abitanti: 450
5. Contrada di Monte Gradoni e di altre Pendici
n› delle famiglie: 118
n› degli abitanti: 569
- TOTALE fuori di città
n› delle famiglie: 469
n› degli abitanti: 2390
- SOMMANO in tutti
n› delle famiglie: 882
n› degli abitanti: 4398
Cotesta popolazione della città e sobborghi di Volterra all'anno 1551 potrà servire di misura onde mitigare il danno che molti vissuti assai dopo attribuirono alla peste del 1550 accaduta in questa città, talchè stando ad un ragguaglio scritto dal volterrano Cammillo Incontri sembrerebbe, che a detta epoca Volterra fosse rimasta quasi vuota di abitatori.
Peraltro dalla relazione che fece nel 1579 al Granduca Francesco I sullo stato di questa città, Giovanni di Alessandro Rondinelli, inviato Commissario a Volterra, si comprende, che la sua popolazione era diminuita assai, specialmente di famiglie nobili. Ma una di quelle che non spatriò, n? si e spenta, ha reso celebre il casato Inghirami più che pel Curzio de' Scariffi per quell'Jacopo ammiraglio delle galere sotto il Granduca Ferdinando I che con esito felice nel 1607 sorprese la città di Bona nido di pirati.
Per tornare però al'epoca del secondo Duca di Firenze, giova indicare, che Cosimo I con suo motuproprio del 26 novembre 1547, non ostante le antecedenti sospensioni, confermò a questa città le esenzioni della Repubblica Fiorentina accordata al suo capitanato che poi restituì nel primitivo perimetro con altro diploma del 21 marzo 1548 (stile comune), mentre rispetto alle decime solite pagarsi dai canonici di Volterra da consultarsi una memoria del segretario Pagnini nell'Archivio delle Riformagioni di Firenze.
Nel 1567 il Granduca Cosimo I inviò a Volterra con suprema autorità i nobili fiorentini Donato Tornabuoni e Giovanni Accaiajoli, affinché prendessero nota del raccolto delle granaglie che produceva annualmente il territorio volterrano, onde su quello stabilire una tassa costante.
Sotto il governo de' primi Granduchi, oltre l'elezione in Vescovo di Volterra di Guido Serguidi volterrano (anno 1574) oltre il suo parente Antonio Serguidi creato ministro del Granduca Francesco I, furono chiamati alla corte di Toscana Belisario Vinta che divenne direttore di quel gabinetto sotto Ferdinando I, nipote di altro giureconsulto, Francesco Vinta, che fu presidente della Pratica Segreta sotto Cosimo I, del quale Granduca era stato segretario di legazione in Roma l'infelice Francesco Babbi pure di Volterra.
Ma gli uomini volterrani più segnalati dall'istoria figurarono sino dai tempi della repubblicana, come un Raffaello Maffei, un Zacchia Zacchi, un Aldo Mannucci, ecc. mentre molti si resero celebri sotto il Granducato della Casa Austro-Lorena felicemente regnante, tra i quali citerò per tutti l'economista segretario Mario Guarnacci, e lo storiografo Riguccio Galluzzi, al quale fanno corona onorifica gli storici A. Cecina, l'Ab. Giachi e Gius. Maria Del Bava."
In più, nel sito della famiglia Inghirami (
http://www.inghirami.it), alla sezione "Articoli Storici", c'è un breve saggio sul patriziato volterrano:
Patriziato e cultura a Volterra in età moderna (Lodovico Inghirami, 1993).
Cordiali Saluti,
Matteo Calcagni