Quando c’era ancora la lira, trovai su una bancarella un libro di Giovanna Vittori - Margherita di Savoia - 4 gennaio 1927, Edizione a favore degli Orfani di Guerra di P,.Semeria e D. Minozzi, Milano, edizione di 5.000 copie.
E’ la biografia della Regina Margherita e vi trascrivo l’allegato VI a pagina 159
Cesare Correnti, apostolo della cultura femminile, scriveva:
“ Io vorrei esprimere il voto che anche al sesso di cui la Regina Mrrgherita è la più eccelsa glorificazione venissero destinati segni di benemerenza nazionale, se non sapessi che per le donne nessun premio sarà mai maggiore di quello di un sorriso della graziosa Regina d’Italia.
Forse, ripensando a queste parole, la giovane scrittrice napoletana, nascondendosi sotto lo pseudonimo di Sannita, sognava l’Ordine cavalleresco di Margherita di Savoia”.
Era un bel giorno profumato di maggio e a Napoli s’aspettava la Regina. Mi pareva trovarmi su in cima ad un terrazzino della ferrovia donde si poteva veder Margherita nel momento in cui, scendendo dal vagone, veniva ricevuta dalle notabilità del paese. Grandi uniformi, marsine, decorazioni, annunziavano il mondo ufficiale, ma l’eterno femminile era pure rappresentato e, accanto alle dame dell’alta aristocrazia, io ne vidi altre meno sfarzosamente acconciate, ma su cui lo sguardo di ognuno si posava con ammirazione, e mi pareva di vederle tutte fregiate della iniziale gemmata di Margherita di Savoia e mi sentivo dire che erano eccelse per doti della mente e del cuore, filantrope, letterate, scienziate, educatrici, artiste, donne che più facevano onore alla patria. E, mentre provavo la più dolce commozione, vedendo la Regina che affettuosamente le baciava, mi dissi…
Sono passati tanti anni ed il sogno mi riviene a mente. Non potrebbe l’Italia chiedere alla sua prima Regina la fondazione di un Ordine cavalleresco femminile, in memoria delle sue nozze d’argento, il fausto avvenimento che sarà solennizzato dall’affetto saldissimo di tutto il popolo riconoscente?
A Margherita di Savoia, che è la prima Donna d’Italia, non perché sia Regina, pare serbata la gloria di legare il nome al secolo che vide progredita la donna, e bello sarebbe che sorgesse un Ordine cavalleresco dal suo nome augusto e che Ella stessa ne dettasse lo Statuto e ne fregiasse quelle donne che ha più in istima, perché più e meglio lavorano nel campo del buono e del bello. Nessun onore sarà più ambito di quello che non passerà per le vie ufficiali, ma sarà gentile emanazione della soddisfazione che la donna augusta d’Italia vorrà mostrare alle donne italiane, a quelle che, con maggior forza di proposito, mirano a dissimigliarle meno.
Certo le Dame che le fanno corona, come Dame di Corte o di Palazzo, furono scelte in quelle che all’aristocrazia della nascita seppero unire l’aristocrazia della cultura e della bontà, ma ai Savoia, che sogliono con cordialità stringer la mano callosa dell’operaio, dovrebbe dar gioia creare un’altra categoria di dame fra la borghesia illuminata.
Non chiama il re suoi cugini quei grandi uomini che, astrazion fatta dalla nascita, per l’altezza dell’opera cinse del Collare della S. S. Annunziata che fu e sarà sempre onorificenza tenuta nel massimo conto, non solo in Italia ma dovunque trionfino i diritti dello spirito?
E per l’Ordine cavalleresco femminile, quale dovrebbe essere la cerimonia dell’investitura? E’ presto detto: un bacio della Regina d’Italia.
Le nozze d’argento di Umberto I e Margherita furono festeggiate nel 1893, Cesare Correnti era morto da cinque anni e il suo invito non fu raccolto. Un’occasione perduta: anche l’Italia avrebbe potuto avere un Ordine cavalleresco riservato alle signore quali Elisabetta in Austria, Santa Caterina in Russia o Maria Luisa in Spagna.
Ritter

