Famiglie CARISSIMO e SCHIAVONE

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Famiglie CARISSIMO e SCHIAVONE

Messaggioda dpascale » domenica 2 settembre 2007, 22:17

Gentilissimi,

riprendo le notizie fornitemi dal signor de Bellis sui Carissimo di Ostuni (qui l'originale: http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?t=4930&start=15 ) per introdurre questa mia ennesima (!) richiesta d'aiuto:

L.de Bellis ha scritto:questa antichissima famiglia [i Carissimo ], Patrizia di Bari, Signora di Casamassima, ebbe beni in feudali in Cassano, Santeramo ecc.(conosco l'arma).
la Famiglia Carissimo, appartenne al Popolo Primario di Bari ,ma di origine di Bergamo, poi si diramò anche in Ostuni.


A questa famiglia appartenne la mia trisavola Virginia Carissimo (nata nel 1843), moglie nel 1870 del Senatore Emilio Pascale (1829-1904). Essa era figlia di Giuseppe Carissimo e di Enrichetta Schiavone, a sua volta figlia di Tommaso Schiavone da Manduria.
Virginia ebbe -credo- due sorelle, di cui una sposata con un Tanzarella di Ostuni (famiglia di cui si è parlato tempo fa: http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?t=3990&highlight=tanzarella ). Queste tre sorelle dovevano essere le ultime della famiglia, o quantomeno del loro ramo, in quanto alla loro morte il palazzo di famiglia in Ostuni fu diviso tra i loro discendenti: probabilmente mancavano eredi maschi della famiglia.


Dunque, dal momento che la Puglia è piuttosto lontana per permettermi di compiere qualche ricerca in loco (almeno non a brave termine), di entrambe le famiglie (CARISSIMO e SCHIAVONE) mi interesserebbe conoscere:

1) Arma
2) Origini, un po' di storia, eventuali diramazioni in altre città
3) se esiste una genealogia (completa o parziale), e dove è possibile procurarsela
4) eventuali immagini del palazzo in Ostuni
5) eventuali feudi o nobiltà civiche
6) qualche notizia sul senatore del Regno Nicola Schiavoni Carissimo
7) qualsiasi altra notizia riteniate utile!


Vi ringrazio in anticipo, e a presto leggere le vostre risposte!


Daniele
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Messaggioda dpascale » domenica 2 settembre 2007, 22:26

Dimenticavo:

un sintetico profilo del senatore Nicola Schiavoni Carissimo si può trovare qui:

http://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/e56bbbe8d7e9c734c125703d002f2a0c/b9017fd274374c874125646f0060709d?OpenDocument

In particolare, di questo personaggio, mi interessa saper chi furono i suoi genitori, e se è possibile ricostruire un aggancio ai Carissimo di Ostuni.

Grazie,


Daniele
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Messaggioda dpascale » lunedì 3 settembre 2007, 0:15

Un'ulteriore annotazione e un'ulteriore richiesta:

Nelle "Memorie delle Famiglie Nobili del Meridione d'Italia" di Berardo Candida Gonzaga (I volume), ho trovato nominata la famiglia Carissimo come imparentata della famiglia Bacio Terracina.
Qualcuno di voi mi può rendere edotto su questa parentela? Interessa proprio i Carissimo di Ostuni, oppure si tratta di un altro ramo della famiglia?

Grazie,


Daniele
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Messaggioda L.de Bellis » lunedì 3 settembre 2007, 8:42

Gent.mo Vincenzo,

la Famiglia Carissimo portò la seguente arma:inquartato-d'argento e di rosso ad un capretto al naturtale attraversante su tutto.
Questa famiglia non deve essere confusa con i ( de ) Charis di Bari, che hanno un altra storia.

Una precisazione la Famiglia Casamassima fu,Patrizia di Bari, Signora di Casamassima, ebbe beni in feudali in Cassano, Santeramo ecc., I Carissimo invece fecero parte del Popolo Primario di Bari.

cordialità

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Messaggioda Giovannimaria Ammassari » martedì 4 settembre 2007, 20:04

Signori,
aggiungo che un ramo dei Carissimo si imparentò con i Martini componendo il cognome Martini Carissimo. I Martini- Carissimo in Lecce possedettero una Villa in stile Liberty lungo il Viale lo re, ora in stato di completo abbandono, di essi rimane anche una grandiosa Tomba gentilizia nel Cimitero monumentale della città di Lecce.
Che io sappia i Carissimo di Lecce provengono da Oria(BR).
In Oria ancora oggi possiedono il famosissimo castello di Oria di cui ne divennero propritari con "uno scambio di beni" tra loro ed il Comune di Oria.
Questo Castello in Oria(BR) è in parte visitabile ed in parte adibito a residenza dei proprietari Carissimo che dimorano a Roma.
Saluti
Giovannimaria Ammassari

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Messaggioda L.de Bellis » martedì 4 settembre 2007, 20:31

Giovannimaria Ammassari ha scritto:Signori,
aggiungo che un ramo dei Carissimo si imparentò con i Martini componendo il cognome Martini Carissimo. I Martini- Carissimo in Lecce possedettero una Villa in stile Liberty lungo il Viale lo re, ora in stato di completo abbandono, di essi rimane anche una grandiosa Tomba gentilizia nel Cimitero monumentale della città di Lecce.
Che io sappia i Carissimo di Lecce provengono da Oria(BR).
In Oria ancora oggi possiedono il famosissimo castello di Oria di cui ne divennero propritari con "uno scambio di beni" tra loro ed il Comune di Oria.
Questo Castello in Oria(BR) è in parte visitabile ed in parte adibito a residenza dei proprietari Carissimo che dimorano a Roma.
Saluti


La Famiglia Martini-Carissimo di Oria pare ha messo in vendita il Castello.Sic.
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Messaggioda comite » mercoledì 5 settembre 2007, 23:44

Carissimi amici,

vorrei segnalare che la Famiglia Carissimo di Oria, sin dal XVIII secolo, risulta iscritta tra i Patrizi della città di Benevento ove era proprietaria - tra l'altro - di un imponente palazzo che alcuni identificano con quello che oggi reca le insegne dei marchesi Zamparelli.
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Messaggioda dpascale » mercoledì 12 settembre 2007, 16:04

L.de Bellis ha scritto:Gent.mo Vincenzo,

la Famiglia Carissimo portò la seguente arma:inquartato-d'argento e di rosso ad un capretto al naturtale attraversante su tutto.
Questa famiglia non deve essere confusa con i ( de ) Charis di Bari, che hanno un altra storia.

Una precisazione la Famiglia Casamassima fu,Patrizia di Bari, Signora di Casamassima, ebbe beni in feudali in Cassano, Santeramo ecc., I Carissimo invece fecero parte del Popolo Primario di Bari.

cordialità

Lorenzo Longo de Bellis


Gentile signor de Bellis,

grazie per le notizie preziose.

Non esiste nessun collegamento tra i Carissimo e i Casamassima? La signoria di Casamassima si riferisce proprio alla masseria nei pressi di Ostuni di cui furono proprietari anche i Carissimo?
Se non Le arreco un grande disturbo, mi potrebbe spiegare cosa si intense per Popolo Primario a Bari? Si tratta del Patriziato cittadino?

Cordiali saluti,


Daniele
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Messaggioda dpascale » mercoledì 12 settembre 2007, 16:09

Giovannimaria Ammassari ha scritto:Signori,
aggiungo che un ramo dei Carissimo si imparentò con i Martini componendo il cognome Martini Carissimo.
di essi rimane anche una grandiosa Tomba gentilizia nel Cimitero monumentale della città di Lecce.
In Oria ancora oggi possiedono il famosissimo castello di Oria di cui ne divennero propritari con "uno scambio di beni" tra loro ed il Comune di Oria.


Gentile signor Ammassari,

le risulta che sulla tomba nel cimitero di Lecce si trovi uno stemma della famiglia?
Cosa intende per "scambio di beni" per ottenere il Castello di Oria?

Grazie per le notizie inviate, cordiali saluti


Daniele
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Messaggioda dpascale » mercoledì 12 settembre 2007, 16:11

comite ha scritto:Carissimi amici,

vorrei segnalare che la Famiglia Carissimo di Oria, sin dal XVIII secolo, risulta iscritta tra i Patrizi della città di Benevento ove era proprietaria - tra l'altro - di un imponente palazzo che alcuni identificano con quello che oggi reca le insegne dei marchesi Zamparelli.


Gentile "comite",

ringrazio anche lei per la notizie, e le porgo un tardivo :oops: ma caloroso benvenuto nel forum!


Daniele
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Messaggioda L.de Bellis » mercoledì 12 settembre 2007, 18:40

dpascale ha scritto:
L.de Bellis ha scritto:Gent.mo Vincenzo,

la Famiglia Carissimo portò la seguente arma:inquartato-d'argento e di rosso ad un capretto al naturtale attraversante su tutto.
Questa famiglia non deve essere confusa con i ( de ) Charis di Bari, che hanno un altra storia.

Una precisazione la Famiglia Casamassima fu,Patrizia di Bari, Signora di Casamassima, ebbe beni in feudali in Cassano, Santeramo ecc., I Carissimo invece fecero parte del Popolo Primario di Bari.

cordialità

Lorenzo Longo de Bellis


Gentile signor de Bellis,

grazie per le notizie preziose.

Non esiste nessun collegamento tra i Carissimo e i Casamassima? La signoria di Casamassima si riferisce proprio alla masseria nei pressi di Ostuni di cui furono proprietari anche i Carissimo?
Se non Le arreco un grande disturbo, mi potrebbe spiegare cosa si intense per Popolo Primario a Bari? Si tratta del Patriziato cittadino?

Cordiali saluti,


Daniele


Gent.mo Daniele,

non esiste nessun collegamento tra la Famiglia Carissimo e l'antichissima Famiglia Casamassima, Signora del Comune di Casamassima territorio della Provincia di Bari. Essa trae origine da Giovanni ,Signore di Palascianiello nel 1303, arma: di oro alla banda di rosso caricata da tre scudetti d'argento. La famiglia fu proprietaria di quella Masseria.

Anche se mi ripeto, ti invio un piccolo excusus storico,come era organizzato il Sedile della Città di Bari e gli altri incarichi.

Organi di governo della città

La città era retta da un Regimento, composto dai Sindaci e dal Consiglio decurionale il quale, a sua volta, era costituito dai rappresentanti delle Piazze della Nobiltà (costituita da nobili di stirpe detti anche Nobiltà generosa) e del Popolo Primario (costituito dagli esercenti le libere professioni curiali e mediche, dai mercanti e dai possidenti, detti anche <<civili>>).

Spesso le due Piazze erano in continuo contrasto tra di loro per avere il sopravvento nel governo dell'Università. La Piazza non corrispondeva al ceto: non tutti coloro i quali appartenevano ad un dato ceto facevano parte automaticamente della Piazza del proprio rango. Occorreva l'aggregazione fatta dalla stessa Piazza o dal Re. Inoltre, per conservare il proprio potere oligarchico, le Piazze erano <<chiuse>> e avevano diritto di aggregare altre famiglie con prerogativa esclusiva.

Pur se era prevista una "democratica" rappresentanza dei ceti abbienti, gli atti di amministrazione dell'Università mostrano che soltanto il primo ceto, per la posizione privilegiata dei nobili, era attore principale delle vicissitudini amministrative della città.
Al popolo minuto per più secoli fu riservata una parte passiva e marginale.
Soltanto nel 1797, con Reale Dispaccio di Ferdinando IV di Borbone, ad esso fu concessa una propria rappresentanza in seno al Consiglio dei Decurioni. Da quell'anno il Consiglio decurionale fu costituito da 10 consiglieri nobili, 10 del secondo ceto e 10 del terzo.

Fino al 1797, il Consiglio dell'Università fu composto da trenta deputati, quindici per la Piazza dei Nobili e quindici per la Piazza del Popolo primario, che restavano in carica tre anni. Esso veniva modificato ogni anno con la sostituzione di cinque membri, in modo che allo spirare del triennio fosse completato l'avvicendamento.
La suddivisione dei seggi del Consiglio della città di Bari fra i ceti della nobiltà e del Popolo Primario è documentata fin dal Quattrocento.

Cariche cittadine

La sede delle riunioni delle due Piazze era chiamata "Sedile"; era qui che si svolgeva la vita pubblica della città. Ogni Piazza eleggeva nel suo seno, il Sindaco, il Deputato della salute, il Catapano, il Munizioniere, il Capo bagliva, il Giudice della bagliva, il Deputato delle fabbriche, il Protettore dei monasteri, l'Archiviario, due Assistenti alla revisione dei conti e due Firmatari dei mandati.
Il Consiglio decurionale eleggeva pure il Mastro giurato, il Cassiere, il Procuratore della città, il Razionale, l'Avvocato della Città e dei poveri ed il Cancelliere.
Questi ultimi incarichi avevano durata annuale e venivano assolti alternativamente da rappresentanti della Piazza dei Nobili e della Piazza del Popolo.
Tutti gli eletti rimanevano in carica un anno, ad eccezione dei Catapani che venivano eletti ogni sei mesi.
I Sindaci rappresentavano l'Università presso il potere centrale, presentavano al Re le richieste deliberate dal Parlamento cittadino e ne illustravano le ragioni, tutelavano i diritti della città, rivendicavano i beni pubblici che venivano usurpati, soprintendevano alle fortificazioni della città e alla manutenzione delle strade, vigilavano sui pesi e le misure di cui custodivano gli esemplari, ed avevano l'ufficio di provvedere ad una equa ripartizione dei tributi che servivano a far fronte alle raccolte di denaro della Corte regia ed ai bisogni della città. Durante il loro mandato non potevano assumere arrendamenti (concessioni della produzione o della vendita in esclusiva di un certo prodotto) dell'Università.
Il Mastro giurato sovrintendeva all'ordine pubblico e alla sicurezza notturna del Borgo; aveva l'incarico di custodire la città durante la notte e tenere presso di sé le chiavi delle porte.
Per questo incarico disponeva di armigeri con i quali costituiva la ronda di notte. Oltre al servizio di ronda, era previsto un servizio di sentinelle poste sui campanili più alti della città. Una di esse era in postazione sul campanile di San Giacomo.
I Deputati della salute avevano l'incarico di vigilare sulle navi e le barche che approdavano in porto e sugli stranieri che entravano in città per assicurarsi che non fossero portatori di malattie contagiose. Essi avevano la propria sede fuori delle mura, presso la Porta di Mare.
I Catapani erano delegati a vigilare sul rispetto dei prezzi fissati nelle assise e sulle frodi dei venditori di derrate alimentari.
Tra Seicento e Settecento diverse magistrature cittadine presentarono cambiamenti nelle loro attribuzioni.
I Capi Bagliva o Baiuli erano preposti a quella che oggi diremmo la polizia urbana. La loro funzione consisteva nel vigilare sul regolare svolgimento dell'attività mercantile e, soprattutto, sui comportamenti della popolazione del Borgo. Essi dovevano far rispettare dai cittadini alcune norme igieniche e di comportamento, controllando che non gettassero letame, acqua sporca ed ogni altro tipo di sporcizia nelle strade e nei fossati delle mura della città, ma che procurassero di portarli fuori di essa. Dovevano assicurassi che conciatori, beccai, barbieri, bottai e tutti gli altri artigiani scopassero e nettassero periodicamente il tratto di strada situato avanti alla loro bottega; dovevano far rispettare dagli ortolani e dagli erbivendoli il divieto di gettare nel porto e nel fossato posto sotto le Mura della città i residui della vendita giornaliera e ai bastasi l'obbligo di scopare ogni settimana la pubblica Piazza.
Là dove muratori provvedevano ai lavori di costruzione o di ristrutturazione, dovevano assicurarsi che essi non lasciassero per più di tre giorni sulla pubblica strada il materiale edilizio di demolizione. Era pure compito della Bagliva controllare che fossero praticati, nei negozi dei generi alimentari, nei molini e nei trappeti, i prezzi fissati nelle assise e vigilare sulla qualità e sul peso degli alimenti venduti. Anche i rapporti di lavoro tra proprietari di terre e gli operai agricoli - massaro, gualano, consiero, trappetaro - ricadevano sotto la loro giurisdizione. Dovevano vigilare sul rispetto di quanto fra le parti era stato convenuto, ossia che i lavoratori mantenessero l'obbligo assunto di prestare opera per un determinato periodo di tempo ed i proprietari quello di corrispondere puntualmente la pattuita mercede.
Tutte le infrazioni commesse dovevano essere dalla Bagliva immediatamente contestate e dovevano essere giudicate dai Giudici della Bagliva o dai Gabelloti (Gabellieri) entro otto giorni dal dì in cui era stato commesso l'illecito; trascorso tale tempo le infrazioni cadevano in prescrizione.
I Giudici della Bagliva non avevano facoltà di citare le parti, giudicare e carcerare, né esigere le pene senza l'iniziativa del Baglivo.
Il Cancelliere era il segretario del Consiglio dei Decurioni ed aveva l'onere di redigere i verbali delle sedute. Spesso a ricoprire questo incarico venivano chiamati i notai, persone esperte nelle lettere e nel diritto, aduse a compulsare pandette e stendere strumenti.
Il Cassiere aveva il compito di custodire la cassa dell'Università mentre gli Archiviari erano incaricati di conservare la documentazione comprovante la concessione o la conferma alla città di privilegi, capitoli e grazie da parte dei Re di Napoli. Alla custodia di carte così preziose era ovvio che fossero incaricate due persone, una per ogni Piazza.
I Munizionieri curavano e vigilavano sulla consistenza delle polveri accumulate per la difesa della città.
Il Gonfaloniere o Giudice esercitava su tutti gli abitanti della città, fossero essi cittadini baresi o forestieri, la giurisdizione civile, aveva competenza criminale su tutti i reati minori contemplati dagli statuti cittadini ed interveniva nella stesura dei contratti e dei testamenti da parte dei Notai. Per i contratti nei quali comparivano le donne come contraenti svolgeva la funzione di giudice mundio.
Altri Officiali svolgevano funzioni amministrative e giudiziarie di minore importanza o di semplice ordine. Anche questi venivano eletti ogni anno e le loro provisioni erano a carico del bilancio dell'Università.
Erano nominati il Capitano delle artiglierie, alcuni Medici, il Giudice ai contratti, l'Apprezzator delle vigne, l'Apprezzator delle olive, il Trombetta, il Capo Artigliere, i Bombardieri, i Guardiani delle porte della città oltre a Corrieri, Cavallari, Torrieri e Campanilieri.

Durata degli incarichi e loro controllo.

I Sindaci, il Mastro giurato, i Catapani ed i Giudici della bagliva, il Cassiere al termine del loro mandato erano soggetti a sindacato. Essi dovevano rendere conto delle somme incassate e spese. Incaricato dell'attività di revisione era il Razionale il quale veniva affiancato per l'occasione da due Assistenti eletti dalla Piazza dei Nobili e da altri due dalla Piazza del Popolo.

Le elezioni

L'elezione degli amministratori avveniva all'interno del Consiglio dei Decurioni con il sistema delle ballotte. Questo consisteva nell'immettere in una cassetta tante palline nere quanti erano i votanti ad eccezione di alcune, di numero pari a quello delle cariche da eleggere, che erano di colore rosso. Chi estraeva la ballotta rossa aveva il diritto di indicare il nome dell'eletto che veniva poi sottoposto a votazione da parte dei membri della sua Piazza.
L'elezione delle massime magistrature cittadine si svolgeva secondo una prassi consolidatasi nel tempo. Essa prevedeva due fasi, la prima ,che comportava la scelta a mezzo di votazioni delle terne dei nomi dei candidati sindaci e dei candidati mastri giurati oltre alla elezione degli altri "Offiziali" cittadini minori, ed una seconda nella elezione vera e propria dei sindaci e del mastro giurato. Questa seconda, nella parte finale, col canto del Veni Creator Spiritus, presentava momenti di toccante suggestione.

La proclamazione dei risultati e le visite di cortesia degli eletti
Ad avvenuta elezione un banditore divulgava la notizia per le strade del Borgo. A partire dal 1743, come ricorda il Melchiorre, dopo l'elezione ed il loro insediamento, i sindaci dovevano sottoporsi ad un articolato cerimoniale. Questo prevedeva che il Castellano della città, a mezzo di un suo aiutante, facesse pervenire loro le proprie felicitazioni. I sindaci ricambiavano la cortesia, andando a ringraziarlo nel Castello, dove il Castellano li attendeva circondato dalle autorità cittadine e dai rappresentanti della piazza dei nobili. Lì venivano rinnovate le felicitazioni e offerti rinfreschi.

Riporto la nota certo di fare cosa gradita.

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Messaggioda dpascale » mercoledì 12 settembre 2007, 19:08

Grazie infinite!


Daniele
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Messaggioda Giovannimaria Ammassari » mercoledì 12 settembre 2007, 23:15

dpascale ha scritto:
Giovannimaria Ammassari ha scritto:Signori,
aggiungo che un ramo dei Carissimo si imparentò con i Martini componendo il cognome Martini Carissimo.
di essi rimane anche una grandiosa Tomba gentilizia nel Cimitero monumentale della città di Lecce.
In Oria ancora oggi possiedono il famosissimo castello di Oria di cui ne divennero propritari con "uno scambio di beni" tra loro ed il Comune di Oria.


Gentile signor Ammassari,

le risulta che sulla tomba nel cimitero di Lecce si trovi uno stemma della famiglia?
Cosa intende per "scambio di beni" per ottenere il Castello di Oria?

Grazie per le notizie inviate, cordiali saluti


Daniele


Signor Daniele,
la maestosa Tomba gentilizia dei Martini- Carissimo presenta sulla facciata i due stemmi Carissimo e Martini.
Una foto scattata dal fotografo Pierluigi Bolognini è stata publicata nel volume Lecce Nobilissima di Luigiantonio Montefusco edita dalle Eidizioni del Grifo di Lecce. Gli stemmi sono presenti anche all'interno della stessa Tomba uno difronte all'altro.

Per quanto riguarda lo "scambio di beni" sono a conoscenza che il Castello di Oria era anticamente di proprietà del Comune di Oria.
Lo stesso Comune andò a stabilire la residenza municipale in un Palazzo di proprietà della famiglia Carissimo sito nel centro storico di Oria pagando un regolare affitto ai proprietari.
Il Comune di Oria con il passare degli anni non pagò l'affitto indebitandosi nei confronti dei proprietari esponenti della famiglia Carissimo.
Per rifondere il grosso debito il Comune di Oria cedette il Castello di Oria e la famiglia Carissimo ne divenne proprietaria. Viceversa il comune di oria divenne proprietario del Palazzo Carissimo nel centro storico di Oria ove ancora rimane la residenza Municipale.

Perciò "scambio di beni" il Castello di Oria di proprietà del Comune alla famiglia Carissimo il Palazzo Carissimo di proprietà della famiglia Carissimo al Comune.
Non sono certo al 100% di quanto ho scritto ma che io sappia è andata così. Se altri "forumisti" sono a conoscenza di altro lo scrivano.
Saluti
Giovannimaria Ammassari

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Messaggioda L.de Bellis » giovedì 13 settembre 2007, 8:35

dpascale ha scritto:Grazie infinite!


Daniele


Gent.mo Daniele,

ti ringrazio per gentile pensiero, ma è doverosa una mia precisazione, molte volte come in questo caso riporto o riprendo notizie storiche già pubblicate da altri Autori di Storia Locale Pugliese, alle volte con mie integrazioni, al fine di soddisfare la sete di sapere che è in noi forumisti, tale riporto ha solo finalità didattiche e non di possesso delle notizie stesse.
Quasi sempre ci rifacciamo a chi ne sa più di noi e meglio di noi edito su libri e sul web, ci è impossibile riportare la bibliografia di tutte le notizie che rendiamo, pertanto ci scusino tutti gli Autori se alle volte non li riportiamo tutti.

Alla prossima.

Lorenzo longo de Bellis
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Messaggioda Lynx » giovedì 13 settembre 2007, 15:27

un plauso al prof. De Bellis per l'interessante dissertazione sulle antiche magistrature cittadine!
Lynx

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