Lord Acton ha scritto:Grazie a tutti per questa bella discussione che mi stà facendo imparare una enormità di cose interessanti.
E' con queste piccole notizie che si ricostruisce la grande storia.
Lord Acton
Gent.mo Lord Acton,
la ringrazio per la cortese attenzione al topic da me proposto, la conversazione ricostruisce una microstoria dimenticata, ma che in queste pagine che adesso ancora proporrò,sperando di non tediarvi, ci arricchirà di quella cultura agraria che per secoli è stata l'attività primaria di questa nostra Terra.
Riprendo la conversazione parlando di
Masserie del mio territorio, ma con una storia comune atutte quelle del Meridione d'Italia,con l'aiuto di altri autorevoli Autori e di non poche mie considerazioni.
La Masseria : Origine e importanza
La masseria (massa) costituisce la struttura agraria più importante della campagna moderna.
Con questo termine si intende propriamente un centro di produzione ed organizzazione del lavoro agricolo (Licinio) inserita all’interno della grande proprietà fondiaria di Età Moderna (ed in parte medievale), dominata dal latifondo cerealicolo-pastorale.
Il loro interesse, oltre che storico ed architettonico, è anche culturale, costituendo degli autentici crocevia multidisciplinari fra storia, economia, diritto, demografia, agronomia, antropologia culturale, ecologia, architettura ed urbanistica la comprensione del quale richiede lo sviluppo di un approccio conoscitivo complesso.
I precedenti
La masseria come emergenza paesaggistica non sorge improvvisamente nel passaggio fra tardo Medioevo ed Età Moderna, ma costituisce il più delle volte l'evento terminale di un lungo processo evolutivo delle strutture agrarie succedutesi nell'arco di millenni.
Essa stessa ha affrontato nel corso della sua plurisecolare vita notevoli mutamenti, sia edilizi che organizzativi che gestionali.
Il precedente più interessante della masseria è rappresentato certamente dalla villa rustica romana, rispetto alla quale non mancano analogie, ma anche differenze essenziali.
Le prime si basano sul fatto che molte masserie sorgono su siti occupati a suo tempo da villae, come testimoniato da riscontri archeologici particolarmente significativi quelli relativi alla Masseria Purgatorio ( villae que vocatur Bigetti) e toponomastici, in primo luogo i prediali in -ano (come Rutigliano e molte altre) o le denominazioni contenenti Villa (Villanova).
Le differenze sono stigmatizzate invece dal diverso indirizzo colturale (la villa privilegiava infatti la coltura specializzata della vite e dell’ olivo) e dal ricorso alla manodopera schiavile.
Le prime strutture produttive denominate
Maxariae di cui si ha notizia nel Barese risalgono al Medio Evo; si tratta di masserie regie, aziende pubbliche specializzate nella cerealicoltura, insistenti su territorio demaniale e gestite da un complesso e pletorico apparato burocratico.
Fu proprio la presenza di tali strutture ad impedire per lungo tempo la creazione di analoghe strutture gestite da imprenditori privati.
Nascita di un sistema
La nascita di un sistema territoriale centrato sulle masserie trova la sua ragione storica più profonda nel profilarsi all'orizzonte socio-economico mediterraneo di una nuova cultura economica, mercantile e proto-capitalistica, se non, modernisticamente, globalizzata, come chiaro superamento dell'angustia dell'ideale, tutto medievale, dell'autarchia e dell'autosufficienza.
I protagonisti di questa profonda innovazione furono, in prima fila, le classi egemoni cittadine,di estrazione per lo più nobiliare. I nuovi signori della terra si rivolsero con più o meno cospicui investimenti prevalentemente alla cerealicoltura ed all’allevamento ovino.
Il ritorno alla terra tardo-medievale fu agevolato e reso più vantaggioso dal concorrere di molteplici fattori. In primo luogo l'ampia disponibilità di terra, come conseguenza della grave crisi del ‘300, con il conseguente spopolamento di molti feudi, casali e chiese rurali.
Altra terra fu immessa nel mercato fondiario a seguito della frammentazione dei grandi latifondi feudali ed ecclesiastici, dalla illecita occupazione delle terre demaniali e dall’accorpamento di tanti microfondi contadini, incapaci di star dietro al nuovo trend.
Nascevano così, a partire dal ‘400, le prime vere e proprie masserie, avviate a divenire le strutture portanti della agricoltura mediterranea mercantilizzata.
I siti prescelti per l'erezione delle strutture edilizie delle masserie coincisero spesso con i resti di antichi casali, insediamenti rupestri e chiese rurali e comunque lungo
le Lame e l’Acqua.
Da un punto di vista sociale l'affermazione del sistema masseria coincise con il consolidamento di distinte élite aristocratiche all'interno dei principali centri abitati, con la crescita smisurata della proprietà del clero (sia secolare che regolare) e con la commercializzazione dei feudi.
Strutture e funzioni
In un primo momento l’indirizzo gestionale delle masserie era molto diversificato. Alcune avevano una preminente vocazione zootecnica, in relazione anche ai crescenti flussi di bestiame transumante, richiamato nel Barese, nel Foggiano e nel Tarantino dalla istituzione della Dogana della Mena delle Pecore, voluta dal Re aragonese Alfonso il Magnanimo . Nacquero così le Masserie di Pecore, ma anche di vacche e di maiali.
Un discorso a parte meritano le masserie equine, gestite in regime di monopolio dallo Stato.
Infatti in un primo momento l’indirizzo gestionale delle Masserie era molto diversificato,alcune avevano come tipologia una vocazione esclusivamente zootecnica(della Madonna,di S. Martino ,di Pagnotta, del Purgatorio) dette
Masserie di Pecore (si allevava la Pecora Gentile di Puglia) per la lavorazione casearia e la produzione di carne e lana, ma anche di vacche e maiali.
In altre
Masserie dette Regie (M. del Regio, M. S. Nicola),già ai tempi di Federico II,con amministrazione e governo proprio ,erano aziende statali specializzate finalizzate all’inserimento dello Stato nella rete dei commerci internazionali, si selezionava la razza bovina podolica oppure si selezionavano le sementi.
Molte masserie divengono di proprietà regia, regolate da particolari statuti (fra cui la "Costitutio...super massariis curiae" di Federico II e lo "Statutum massariarum" di Manfredi). Nel 1443, con la riorganizzazione della "Dohana Menae Pecudum" voluta dal re Alfonso d'Aragona, le masserie divengono punti strategici per la gestione della produzione agricola, ma soprattutto del traffico del bestiame soggetto a transumanza.
Istituite dette aziende agricole nelle
Difese, aree escluse dalla fruzione pubblica, site una volta nelle Terre Universali, si allevavano anche vacche ,tori e buoi di razza,utilizzati in agricoltura anche per arare in coppia (il paricchio),spesso usati anche come unità di misura.
Una menzione a parte merita
la Masseria Regia Equina detta Cavallerizza o Aratia, gestita dal Monopolio di Stato in periodo Aragonese,ove si selezionavano le razze equine per uso militare e da lavoro,vedi la nascita del
Cavallo delle Murge, dal cavallo denominato Conversano o Napolitano.
IConti di Conversano dedicarono passione e competenza nell’allevamento di dette razze equine.
Altre ancora dette
Masserie da Campo, avevano l’indirizzo cerealicolo-zootecnico (di de Bellis,di Poli,di Ciacci,di Panicelli ecc.) ove la coltivazione di cereali e leguminose nei
parchi, e di olive e mandorle nelle
chiusure e nei
chiusi, ove una adeguata recinzione di muretti a secco impediva l’ingresso di pecore e di cinghiali. Le coltivazioni servivano al diretto sostentamento delle famiglie coltivatrici e del popolo,ma non si disdegnava l’allevamento di api e colombi .
Le altre colture
A partire dal ‘700 la presenza ed il peso economico della olivicoltura crebbe in maniera esponenziale anche in seno alla masseria, occupando sia i seminativi sia le aree via via conquistate alla macchia mediterranea. Ruolo sempre marginale vi ebbe invece la viticoltura, che presupponeva una diversa organizzazione del lavoro ed interessava contesti territoriali differenti.
Anche se occupava fisicamente uno spazio in genere ridotto, il giardino, area, in genere murata, riservata alla frutticoltura ed alla orticoltura, divenne un componente costante; a seconda della sua grandezza poteva essere riservato al sostentamento dei lavoratori ospitati nella stessa, oppure costituire un distinto e alquanto remunerativo indirizzo colturale, gestionalmente separato dalle altre componenti della masseria.
La crisi
Nel corso dell’800, con la perdita dei tradizionali mercati di riferimento, inizia per la masseria di Puglia un lento ma progressivo declino.
La cerealicultura, in particolare, sottoposta alla concorrenza spietata delle soverchianti produzioni di oltreoceano, non fu più remunerativa; lo stesso accadde anche per la produzione olearia, da sempre qualitativamente inferiore rispetto a quella del Barese.
La pastorizia infine accelerò il suo declino specie a seguito delle bonifiche di fine secolo.
Ciò che condusse, tuttavia, a cavallo fra ‘800 e ‘900, alla completa dismissione di moltissime masserie fu la grande diffusione della viticoltura, che concesse ai contadini una stagione di relativa agiatezza tanto insperata quanto effimera.
Masserie e Galantuomini
L'Ottocento consacrò il predominio incontrastato della nuova borghesia agraria, personificata da una nuova figura di signore terriero, il
Galantuomo.Agevolati da una legislazione forestale molto più permissiva, i nuovi galantuomini intensificarono le tradizionali colture a danno dell' ancora ampia superficie boschiva; nel contempo prestarono una particolare cura anche alla facies architettonica degli edifici, per renderle armoniche con le nuove funzioni di rappresentanza che queste erano chiamate a svolgere.
La stagione postunitaria rappresenta il massimo sviluppo edilizio della masseria storica, che ha visto quelle che erano state, per secoli, semplici, e spesso trascurate, strutture di servizio, trasformarsi in prestigiose dimore signorili :
il Casino di Campagna. Ciò in contrappunto con imminenti segnali di crisi, che minavano le basi della loro esistenza.
Le Prospettive
La moderna agricoltura industriale non ha più bisogno di una struttura fisica di coordinamento territoriale, ruolo-funzione storicamente svolto dalla masseria. Questa constatazione offre una buona chiave di lettura per comprendere l'attuale stato di salute delle masserie del Barese.
Poche, troppo poche, costituiscono ancora quelle strutture vitali che la tradizione ci ha tramandato; alcune resistono (spesso stravolte) negli edifici, ma la loro funzione è completamente mutata, in senso residenziale-ricreativa, il casino di campagna, o agrituristica. Molte, certamente troppe, giacciono in situazioni di staticità sempre più precaria sia per l'ingiuria del tempo sia per la deprecabile attività di
assassini della storia che le stanno letteralmente smantellando per rivenderne mattoni, pile e chianche a complici amanti del cosiddetto rustico.
Con la speranza di aver meglio reso il dovuto alla Storia rendo la nota.
Lorenzo Longo de Bellis