Serrata del Maggior Consiglio, eccezioni

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Serrata del Maggior Consiglio, eccezioni

Messaggioda Batman » lunedì 23 luglio 2007, 14:37

Cari Forumisti,

vorrei porvi una domanda, da quello che ho letto su questo importante avvenimento nella storia della Serenissima Repubblica, mi par di aver capito che quella manovra politica avesse l'obbiettivo di sedare il conflitto fra le famiglie emergenti che per tutto il XII ed il XIII secolo con le proprie imprese sopratutto commerciali aveano contribuito abbondantemente al successo dello Stato veneziano senza però aver in cambio l'attribuzione di un giusto peso politico; e la vecchia Nobiltà Tribunizia che ormai avea fatto del Maggior Consiglio un proprio monopolio.

Da ciò che ho letto mi è parso di capire che il MC venne portato da 400 a 1200 componenti circa ma con un regolamento che prevedeva l'entrata nell'assemblea solamente per coloro che fossero in grado di provare la presenza di un proprio antenato nel MC, trasformando cosi ufficaimente il consiglio in una assemblea oligarchica e non più popolare (anche se da quello che so di fatto non lo era più da tempo). Sono però sicuro di una cosa: venne lasciata la possibilità anche ai componenti delle classi popolari di entrar nel MC dopo la serrata, anche se per un numero preciso di scrani e solamente per alcuni meriti eccezionali.

Volevo quindi sapere da Voi:

1.Quali meriti consentivano ad un popolano di poter accedere al MC dopo la serrata.
2.Qualche esempio reale di vostra conoscenza.
3.Nel caso un popolano fosse riuscito ad entar nel MC, la possibilità di partecipazione sarebbe stata acquisita anche dai suoi discendenti? avrebbero acquisito
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Messaggioda Tilius » lunedì 23 luglio 2007, 20:59

Numerosi (molto numerosi... :mrgreen: ) furono i casi di acquisto del titolo di patrizio veneto (e annessa ammissione al Maggior Consiglio), a tutti gli effetti pienamente valido e quindi trasmissibile agli eredi.
La situazione spesso dissestata dell'erario veneziano (l'infinita guerra col Turco era un inestinguibile divoratore di denaro pubblico...) favoriva queste "transazioni" nobiltà-contro-pecunia, che vennero rese, a partire dal '600, una istituzione "formale" e pienamente regolamentata (oltre che necessaria alla sopravvivenza dello Stato!)
Il 17 luglio 1647, onde sostenere le spese della guerra contro i Turchi, viene decretata la concessione delll'iscrizione nel Libro d'Oro della Nobiltà Veneziana a quelle famiglie che offriranno 100 mila ducati, di cui 60 mila in dono e 40 mila a prestito. Oltre settanta nuove Famiglie entrano così a far parte del Patriziato Veneto, il quale, per la difesa della Patria in pericolo, aveva saputo rinunciare a una delle sue più gelose prerogative. Ne approfittano anche famiglie dal nome poi divenuto prestigioso, quali i Manin (1651), i Rezzonico (1687), gli Albrizzi ((1667), i Grassi (1718), i Labia (1646)...
Altri, eccezionali ma non infrequenti, casi di concessione del Patriziato: a principi/monarchi stranieri, meglio se in visita ufficiale a Venezia (e qui, a voler fare una lista, abbiamo in toto le Famiglie regnanti italiane (Bentivoglio, Gonzaga, Carrara, Este, Montefeltro, Sforza, Visconti, Borboni di Francia, Farnese, Sforza, Medici, della Scala...), oltre all'aristocrazia papalina quasi al gran completo (Aldobrandini, barberini, Boncompagni, Borghese, Cybo, Colonna, Altieri, Chigi, Ludovisi, Rospigliosi, Odescalchi, Orsini...).
Va da sè che queste ammissioni "estere" erano, di fatto, a titolo meramente onorifico.
Anche prima delle Guerra di Candia (con cui inizia la vera e propria prassi dell'acquisto del Patriziato), abbiamo molti casi di cooptazione di nuovi nuclei familiari (il titolo veniva reclamato per lontana parentela con famiglie appartenenti al Maggio Consiglio prima della "serrata": tale modalità di accesso può considerarsi terminata nel 1436: in quell'anno infatti cessa la compilazione, già da qualche tempo divenuta meramente formale, da parte della Quarantia della lista dei membri effettivi del Maggior Consiglio; segno questo che non vi erano più rappresentanti di rami cadetti che reclamavano il titolo).
Altre ammissioni, più rare, si verificarono per importanti meriti diplomatici e/o militari (e comunque una conclamata parentela con famiglie patrizie o che patrizie furono, aiutava e facilitava tutto il procedimento di ammissione... :roll: ). Anche (ma ancora più sporadicamente!) ad alcune fra le più importanti famiglie aristocratiche della terraferma veneta si volle concedere l'ammissione al Maggior Consiglio (es. i Martinengo da Brescia), con lo scoperto fine di tenersele buone.
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Sull'evoluzione del Maggior Consiglio è disponibile in rete un interessantissimo e puntuale saggio (http://www.storiadivenezia.it/rivista/0103/raines.pdf) che esamina compiutamente le modalità di ingresso al Maggior Consiglio, dalla "serrata" del 1297 alla caduta della Repubblica, esattamente mezzo millennio più tardi.
Osservando le date di ingresso delle varie famiglie, fatta parte delle pur non infrequenti eccezioni, tutti gli altri si possono dividere nei due grandi gruppi di chi "c'era già" nel 1297 :D e d chi ha comprato l'ammissione :mrgreen: fra la metà del XVII e la fine del XVIII secolo.

PS: temo che di "popolani" (a meno di non fare rientrare in questa categoria personaggi che avevano nelle proprie disponibilità l'astronomica cifra di 100.000 ducati d'oro...) dopo la serrata in Maggior Consiglio non se ne siano davvero più visti... anche se accadeva il fenomeno contrario, e cioè che in Maggior Consiglio sedessero nobili decaduti (sprezzanrtemente chiamati ""barnabotti"...) senza più un quattrino in tasca ma a tutti gli effetti Patrizi di proprio e pieno e plurisecolare titolo.
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Messaggioda Batman » martedì 24 luglio 2007, 2:59

Molto interessante davvero!
I barnabotti...coloro che per questioni economiche erano costretti a risiedere in San Barnaba e dintorni, lontani dal centro politico di Rialto e della Piazza, nonchè dalla bella vetrina dei palazzi sul Canal Grande!
Approffitto della sua conoscenza in maniera spudorata anche se la domanda è leggermente OT, è vero che varie confraternite, le cosidette scuole, oltre che la mera beneficienza come la costituzione di doti, funerali per gli indigenti e cosi via, avevano anche il compito di dare una mano economica ai rami cadetti delle famiglie appartenenti al Patriziato o comunque alle casate decadute ('ndae a remengo in venexian)?
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Messaggioda Tilius » venerdì 3 agosto 2007, 22:54

Batman ha scritto:...è vero che varie confraternite, le cosidette scuole, oltre che la mera beneficienza come la costituzione di doti, funerali per gli indigenti e cosi via, avevano anche il compito di dare una mano economica ai rami cadetti delle famiglie appartenenti al Patriziato o comunque alle casate decadute ('ndae a remengo in venexian)?


Non ho riferimenti precisi in merito, ma la cosa mi sembra assolutamente plausibile e anzi sarei stupito se così non fosse stato.
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Messaggioda San Marco » martedì 7 agosto 2007, 0:21

Vorrei far presente che i i nobili poveri o la cosi detta " nobiltà di terz' ordine " erano riuniti in un Confraternita di solidarietè-gelosia ( come scrive l' avvocato-storico Ivone Cacciavillani in La Serenissima - Una Repubblica burocratica ), definita Accademia dei Nobili, impegnata ad ottenere dai " colleghi " al governo il massimo di aiuto.
Interssante, per un approffondimento, il capitolo intitolato " Impieghi assistenziali per i nobili " del saggio " Il Patriziato Veneziano " di Donald. E. Queller della. Il Veltro Editrice - Roma - 1987.
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Messaggioda alfabravo » martedì 7 agosto 2007, 8:37

Egr. Sig. San Marco,

ho due domande da farle.
1 - Non dispongo dei testi di Cacciavillani e di Queller che Lei cita, ma l'Accademia dei Nobili è definita "Confraternita di solidarietè-gelosia impegnata ad ottenere dai " colleghi " al governo il massimo di aiuto".
Alvise Zorzi nel suo "La Repubblica del Leone" scrive che i nobili poveri "studiavano all'Accademia dei Nobili, istituita sin dal 1619 per l'istruzione dei patrizi meno abbienti"
Vorrebbe dire che questo ente era o era diventato solo una copertura per il clientelismo ?

2 - Cosa si intende per Repubblica burocratica ? La burocrazia veneziana era efficiente, non era certo da terzo mondo.

Grazie per le risposte.

Distinti saluti da Ritter
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Messaggioda San Marco » sabato 11 agosto 2007, 20:48

Gentile Ritter, premesso che burocrazia non significa necessaiamente " terzo mondo " come ora forse la intendiamo aggregandola alla farraginosità italica, ma essa è una istituzione quale conseguenza dell' ampliamento evolutivo delle primitive funzioni di uno Stato, quali difesa esterna, ordine interno, finanze e giustizia. Un apparato dunque necessario per delle esigenze reali.
Quello della Serenissima era efficentissimo, con leggi all' avanguardia. I giovani Nobili venivano accuratamente preparati entrando presto nel Maggior Consiglio in maniera tale da prendere dimestichezza con gli affari dello Stato. Nessuno era in grado di governare la cittadinanza meglio della Nobiltà Veneziana perchè essi stessi erano, a loro volta, governati da un severo codice messo in opera dallo stato. Capolavoro di ordine e razionalità era, pertanto, l' organizzazione statuale veneziana.
Francesco Allegri, in un poema veramente terribile, " La summa gloria de Venetia ", pubblicato nel 1501, scrive che i nobili non curano chi abbia più oro. poichè essi sono tutti uguali, e maggior onore è tributato all' età.
Le ristrettezze economiche di una parte della Nobiltà sono ben illustrate ad esempio dalla costruzione da parte del N.H. Niccolò Morosini di un serie di unità abitative piccole e gratuite destinate ai nobili poveri. Non cliestelismo, ma lungimirante assistenza.
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Messaggioda alfabravo » domenica 12 agosto 2007, 19:16

I barnabotti sono sempre stati ridicolizzati nella migliore delle ipotesi (soprattutto nella letteratura e nel teatro) e disprezzati nella maggior parte dei casi
Io credo, invece, che siano state persone come le altre: certamente tra loro si trovavano i cialtroni e i parassiti, ma, anche quelli che portavano con dignità la loro povertà facendo mestieri che, caduta la Repubblica, non li differenziava dal proletariato, mentre per i più fortunati, lo Stato era un datore di lavoro.

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Messaggioda San Marco » lunedì 13 agosto 2007, 0:07

Gentile Ritter non ho capito il rapporto " Barnaboti ", nobiltà definita " di terz' ordine " con la precedenti domande che mi ha posto.
L' ordinamento veneziano assegnava degli incarichi impiegatizi dotati di alloggio di servizio ( come avrebbe fatto qualche secolo dopo le grandi fabbriche quali ad esempio la Pirelli ) e per essere tali alloggi per lo più ubicati a San Barnaba, si andò consolidando nel linguaggio corrente il tratto fortemente spregiativo di barnaboto anche essendo il rapporto corrente e comune fra barnaboti e cittadini-funzionari non solo di profonda disistima, ma anche in un certo senso di disprezzo. L' iniziale funzione-politica per questi nobili poveri era sostituita da quella burocratica sconvolgendo il rapporto tra nobili e cittadini, rimanendo però lo zelo per un migliore funzionamento dell' apparato statale qualificato come amor di patria.
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Messaggioda alfabravo » lunedì 13 agosto 2007, 8:19

Egr. Sig. San Marco,

sono d’accordo con quanto da Lei scritto qui sopra.
Quel che voglio dire è che, purtroppo, ai barnabotti, pur svolgendo bene il loro compito impiegatizio, sarà impossibile liberarsi da quella cattiva fama che la storia ha loro impresso.

Cordialmente

Ritter
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Messaggioda San Marco » lunedì 13 agosto 2007, 11:03

Giustamente tale fama dispregiativa è la naturale conseguenza di chi già ai vertici della nobiltà e della ricchezza abbia dovuto bussare alle porte dello stato ed essere assegnato a dei " carichi " che saranno comunque svolti con diligenza. " Carichi " marginali quali: Portinari alla Casa dell' Arsenal; Pesaria del pan al Magistrato delle Biave; scrivanie varie; Castellano alla Porta Tron nella Bresciana; Schiavan al Lido; Fante de' V Savi alla Mercanzia; Scrivan e Quadernier all' Officio de' Consoli de' Mercanti.
Logico pertanto il significato " popolare " di Barnaboto quale identificazione di colui che non essendo riuscito per inettitudine a mantenere il proprio status primitivo deve chiedere aiuto allo Stato.
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