da L.de Bellis » venerdì 20 luglio 2007, 16:40
Gent.mo Andrea,
la tradizione sempreviva iin Puglia è presente in tutto il mondo, colgo l'occasione per riportarti alcune note:
La sorpresa più˜ confortante per chi ama questi piccoli oggetti, viene dall'interesse di tutto il mondo per i fischietti detti anche cuchi.
Dall'America Latina, dove il Per˜, il Brasile ed il Messico fanno la parte predominante, all'Asia con una produzione che vede impegnate la Turchia, l'India, la Cina, il Giappone tra le principali, all'Europa dove viva Ë la tradizione come in Inghilterra, in Svezia, in Norvegia, Finlandia, Germania, Francia, Svizzera, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Jugoslavia, Grecia, Russia, Portogallo, Spagna, ecc., all'Italia che ha i suoi centri nell'Emilia, Toscana, nel Lazio, nell'Umbria, Abruzzi, in Campania, nella Basilicata, in Puglia, nel Veneto.
A loro sono legati miti, riti, cerimonie, tradizioni, leggende: i poveri, umili, semplici cuchi hanno nei millenni accompagnato la vita degli uomini e ancora sono vivi accanto a noi dopo che tanti oggetti si sono perduti lungo la strada della storia.
» per questo motivo che i cuchi sono diventati veri e propri oggetti d'arte ed hanno assunto un valore socio-culturale tra i maggiori.
Ma il bello Ë che questi piccoli e fragili strumenti a fiato non si trovano solamente nella nostra vecchia Europa sino dalla preistoria e s˜ s˜ fin alle nostre sagre paesane di questo Ventesimo secolo, ma in ogni continente e sotto ogni latitudine dove ancora si fabbricano ai nostri giorni in fogge e colori che subito, a grardarli con un po' d'attenzione, ti dicono l'origine e le radici profonde con l'arte nazionale. Un fischietto del Per˜ Ë ben distinguibile da quelli della Russia, uno iugoslavo da quello tedesco o italiano, uno cinese da uno greco. Ma ancora poi in Italia si distinguono quelli toscani dai veneti, i pugliesi dai siciliani, i romagnoli dai piemontesi. Di tutti, insomma, i colori di chi li decora e la forma di chi li modella ci fanno risalire alla loro provenienza.
Per la loro antichissima storia, per l'arte popolare che nel corso dei tempo ha dato vita a questa creta nei fischietti a fiato, a loro hanno prestato attenzione etnologi e storici, e quindi musei e collezionisti. In Europa, ma non solo, si sono allestite mostre e stampati cataloghi.
Belgio: sifflet - fischio; rossignol ý eau - usignolo ad acqua, fischio ad acqua (principio del 20ƒ sec.; produzione in estinzione).
Bulgaria: denominazione sconosciuta.
Cecoslovacchia: pist'alka - fischio; klinena' pist'alka - fischio d'argilla; ut·cik pist'alka - uccello con il fischio; dzb·nok s pist'alkou - brocca con il fischio (El- schek).
Danimarca: pipirovhest - cavallo che fischia; svalierhone - pollo o gallina con il trillo o gorgheggio (nord J¸tland, diversi tipi di fabbricazione fin dal 18ƒ sec. in J¸tland e Seeland).
Finlandia: savikukko - gallo d'argilla; kukkopilli - gallo con il fischio (fabbricazione fin dall'inizio del 20ƒ sec.).
Francia: siblet, sublet - uccello con il fischio (in Francia orientale fin dal 14ƒ sec.); sifflet - fischio (in uso fin dal 13ƒ sec.); sifflet ý eau - fischio ad acqua; mariouneto - giocattolo col fischio (nord Provenza).
Germania: tonpfeife - fischio di argilla; kuckuck - cuculo; nachtigall - usignolo.
Grecia: sfirichtra - fischio; kanataki - pollo fischiante.
Inghilterra: wistle - fischio; bird wistle - uccello con il fischio.
Italia: fischietto; fiscaletto (Sud Italia); cucc˜ - cuculo, ocarina, cuco (Nove di Vicenza).
Jugoslavia: pissak - fischio ad acqua; in altri casi denominazione sconosciuta.
Lussemburgo: pickvillercher - cuculo col fischio.
Norvegia: gauk - cuculo.
Polonia: Gwizdek.
Portogallo: boneco - bambola (col fischio); boniereco o cantilharia - aria che canta; assobio o apito - fischio; rouxinol - usignolo; cuco - cuculo.
Romania: denominazione sconosciuta.
Spagna: pito - fischio; silbato - fischio; botijo - brocca (fischietto ad acqua); rusinor - usignolo (Valenza); canario - canarino; pito tortolo - tortora con il fischio; siurell - fischio (Maiorca); siutet - fischio (Maiorca); xiulet - fischio (Maio rca); xiurell - fischio (Maiorca).
Svezia: lerg–k.
Ungheria: sip - fischio; cserÈpsip - fischio d'argilla; kakas-sip - gallo con il fischio; mad·r-sip - uccello con il fischio (S·rosi).
URSS: Estonia (Reval): savi piilu - fischio in ceramica; Lettonia (Riga e Lettgallen): swilpe - fischio d'argilla; Lituania: molinukas - fischio d'argilla; Russia: svi- stul'ka - fischio; Ucraina: swistun - fischio in ceramica; Mari: schunschushpyk - usignolo d'argilla; Tschuwaschien: tam-schachlvtscha - fischio d'argilla; tam- kawalkal - fischio di terracotta; Armenia: pepuk (schwi) - fischio d'argilla; Georgia (Grusinien): bul bul - fischio d'argilla.
Dare vita con un soffio, a un uccellino o ad un'altra creatura in argilla, forse fu questa la molla, che in tempi remoti spinse l'uomo a costruire il primo fischietto. Archeologi ed etnologi lo testimoniano: il fischietto, impastato nella terra, cotto nel fuoco dei forni Ë forse antico quanto l'uomo.
Oggi il fischietto in ceramica, si ripropone rinnovato nei materiali, nelle forme, nei colori, ma rimane un oggetto magico, poetico, un po' misterioso, a volte grottesco o comico, certamente un oggetto di festa e di buon augurio.
Il cuco Ë probabilmente il primo giocattolo sonoro dell'antichitý; la sua origine si perde nella notte dei tempi; lo si trova nelle civiltý pi˜ remote, in forme di animali e umane; frutto di ingegnositý e fantasia dei primi plasmatori della nostra madre creta, mezzo espressivo universale, che lo stesso Creatore ha usato per modellare padre Adamo. Pi˜ vicino a noi, il cuco era l'umile, variopinto giocattolo dei bimbi poveri; si comprava nelle bancarelle delle sagre paesane.
Bei tempi, quando in queste sagre di paese il "moroso" donava il cuco alla "morosa", come pegno d'amore e la "morosa" era felice di suonarlo!
Il cuco raffigura normalmente un uccello, il cuculo, del quale imita il canto.
» provato che il cuco, oltre che portafortuna, ha poteri magici.
Nei momenti di malinconia, convogliando i sospiri attraverso il cuco, ne uscirý un magico suono distensivo che evocherý il canto dei cuculo, nei boschi, alla incipienti primavera; richiamo infallibile d'amore e di giovinezza!
» consigliato, pertanto, di tenere il cuco come soprammobile, sul comodino, sempre a portata di mano; il suo suono avrý un potere afrodisiaco tanto spinto che capitera sovente un alternarsi di reciproche domande: "Amore mio, hai suonato"?!?
Appartiene alla preistoria la più antica presenza d'oggetti in terracotta col dispositivo sonoro. Nacquero più che come strumenti di trastullo per bambini, principalmente come oggetti utili nella caccia per il richiamo degli uccelli, per la segnalazione di presenze amichevoli od ostili e di pericoli, e pure, per il vario linguaggio sonoro, per accompagnare le manifestazioni di gioia e di dolore. L'uomo primitivo se ne servì, fin dalla sua invenzione, per pratiche utilitarie e rituali, ma soprattutto per la sua sopravvivenza, quale strumento di segnalazione e d'avvertimento. La presenza d'altri individui, d'animali feroci, l'imminenza d'incendi e di tempeste potevano essere comunicate attraverso segnali sonori dati con i fischi. Anche oggi con i fischi si richiama l'attenzione degli uomini e degli animali e si dimostra ildissenso.
Il più antico strumento a fiato può considerarsi lo zufolo. Esso, oltre che di canna e di legno, può essere formato da un piccolo cilindro d'argilla ove sono praticati diversi fori ad intervalli; soffiandovi nell'imboccatura, l'aria che esce dai fori è modulata dalle dita che li otturano alternativamente. Solitamente viene attribuita al fischietto un'origine magico-rituale, ma in realtà non è nient'altro che un rudimentale strumento sonoro che dovette servire per vari usi .
Non va dimenticato che a Caltagirone si usava segnalare nel bosco il luogo di riunione per fare legna col suono della brogna, una grossa conchiglia in cui si soffiava dentro attraverso un beccuccio in essa collocato. Questo avveniva per la festa della Madonna dei Conadomini, quando i devoti, indirizzandosi verso il suono della brogna, trovavano facile di notte riunirsi in mezzo al bosco di Santo Pietro, nel posto stabilito per far legna da portare l'indomani in processione nella Chiesa Madre.
Come documentazione del remoto uso dei fischietti, si può indicare un caratteristico oggetto preistorico che si trova nel locale Museo della Ceramica e che non era stato affatto capito prima di un intervento di restauro. Esso è composto da due vasetti d'argilla nerastra con decorazione graffita lineare, saldati insieme alle pance e comunicanti attraverso numerosi fori praticati nella stessa giuntura. Nel centro, esternamente comunicante con i due vasetti, è applicato un beccuccio che doveva servire per immettervi aria soffiandovi. Evidentemente nei due vasetti riempiti d'acqua, l'immissione d'aria attraverso il beccuccio doveva determinare un caratteristico gorgoglio, che probabilmente serviva per la caccia in mezzo ai boschi come richiamo per gli uccelli ed altri animali. Da questo strumento può ritenersi generato "u riscignolu", cioè quel fischietto ad acqua tanto diffuso e tanto caro anche oggi ai bambini.
Certamente fu la scoperta d'altri oggetti più evoluti e sofisticati che lasciò il fischietto di terra nell'ambito dell'interesse puerile e al rango d'oggetto rustico destinato esclusivamente al trastullo dei bambini. Un tempo, i bambini nei giochi, simulando processioni e feste, si divertivano a suonare i fischietti per le strade e i vicoli, innervosendo glia animali da soma aggiogati ai carri ed anche i vecchietti che fuori della porta di casa si scaldavano al sole. Si ricordano ancora gli assordanti fischi dei fischietti di terra in mano ai ragazzi per la festa della Madonna dei Miracoli, dei Cappuccini e del Ponte nelle rispettive ricorrenze annuali.
Ho riportato queste notizie cercando di fare cosa gradita
Lorenzo