Blasoni Bolognesi

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Messaggioda dpascale » martedì 17 luglio 2007, 10:42

Grazie al gentilissimo Tomaso Cravarezza!

Scusate, le foto sono orribili :oops: però si capisce fin troppo bene che l'orso manca :wink:

In più sono in grado di dirvi che l'incisione risale ai primissimi anni di senatorato del Savioli, perché è compresa tra l'uscita temporanea dal senato dei Tanari (1771 - manca il loro stemma) e l'uscita definitiva dal senato dei Marsilii Abati (1775). Savioli entra in Senato nel 1770.
Dunque è vero che l'orso compare solo in anni successivi, come già ricordava Silvia:

Sigillum1 ha scritto:Osservo che lo stemma con il quarto caricato dall'orso compare nelle Insignia degli Anziani di Bologna tardivamente; nel primo, all'inizio del '700, il quarto non c'è. Che si il segno di un'assunzione tardiva e di dubbia credibilità, come suggeriva il nostro saggio frate? Un cordiale saluto. Silvia


Saluti


Daniele
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Messaggioda dpascale » mercoledì 18 luglio 2007, 17:28

dpascale ha scritto:Però... potremmo uscire in parte dal tema "araldica", e provare a indagare sul ritratto che lei ha presentato: potrebbe essere che il Savioli vi sia rappresentato proprio come poeta... le risulta che facesse parte di qualche accademia (io risponderei: quasi sicuramente sì!). E allora forse potrebbe essere ritratto... non so... come Principe di quella accademia? Allora forse si spiegherebbe la pelliccia di ermellino come segno di quell'alta carica, seppure all'interno di un sodalizio "privato"...


Come promesso, sono stato alle Collezioni Comunali d'Arte. Appena ho letto la provenienza del ritratto, mi sono detto: "non mi ero sbagliato!"
Però le cose sono un po' più complicate... andiamo con ordine:

Questi i dati del quadro:

Angelo Crescimbeni (Bologna 1734-1781)
Ritratto di Lodovico Savioli
Provenienza: Accademia degli Argonauti presso il collegio dei Nobili, Ente Comunale di Assistenza, Pinacoteca Nazionale di Bologna, alle Collezioni Comunali d'Arte dal 2002.

Riporto l'immagine, fornita da Andrea Sperelli, per la comodità di tutti:
Immagine

Per quanto dirò più sotto, mi riferisco ai seguenti studi:
1) Gian Paolo Brizzi, I Gesuiti e i seminari per la formazione della classe dirigente
2) Angelo Mazza, Una rassegna di aristocratiche virtù: i ritratti del Collegio dei Nobili
Entrambi pubblicati nel volume:
Gian Paolo Brizzi, Anna Maria Matteucci (a cura di), Dall'isola alla città, i Gesuiti a Bologna, Bologna 1988

Il collegio dei Nobili (o di San Francesco Saverio) era un ramo della multiforme attività educativa dei Gesuiti in Bologna, insieme al collegio dei Cittadini (o di San Luigi) e le scuole pubbliche di Santa Lucia. In esso i giovani venivano educati per quattro o cinque anni e vi si svolgevano studi grammaticali-retorici e filosofici, ma ancor più vi si studiavano le "scienze cavalleresche" (conversazione, portamento, scherma, equitazione, ecc...) e altre discipline (lingue straniere, musica, architettura militare, araldica :wink: ). Le due accademie interne al collegio (degli Argonauti e degli Affidati) costituivano l'élite degli studenti, selezionati in base al profitto dimostrato negli studi.

Chi avesse dato pubblica dimostrazione delle abilità acquisite nei diversi corsi che vi ho elencato sopra, e fosse stato nominato accademico di filosofia, o di belle lettere, o d'armi, poteva aspirare a ricoprire la carica di Prinicipe dell'Accademia per un semestre.
I principi dell'Accademia degli Argonauti in carica avevano diritto a un ritratto (proprio sopra a quello del Savioli si può ammirare quello di Ferdinando Gini, dipinto da Luigi Crespi nel 1759) che veniva esposto nell'atrio del collegio, insieme a quelli di ex-collegiali (come i dogi Marco Foscarini e Lodovico Manin, il papa Clemete XIII, ecc...), e agli stemmi di 163 :shock: ex-collegiali. I ritratti dei prinicipi decaduti venivano sistemati nel salone del collegio.

Ora:
1) Dalle mie fonti non risulta che il Savioli sia mai stato Principe dell'Accademia (potrebbe essere stato però un collegiale del Collegio dei Nobili, e dunque il suo ritratto potrebbe essere stato esposto comunque).
Tenga conto però che la mia fonte è a conoscenza di solo 16 ritratti di Prinicipi di quest'accademia, su 37 documentati. Potrebbe anche essere che nel 1988 (anno in cui fu pubblicato lo studio) il nostro ritratto fosse ancora a impolverarsi nei magazzini della Pinacoteca (solo dal 2002 è esposto a Palazzo d'Accursio).
2) Guardando gli altri ritratti "prinicipeschi" pubblicati in questo studio, si vede che si mantengono tutti fedeli ad alcuni principii figurativi: didascalia con nome dell'effigiato, ben in evidenza, e stemma di famiglia (assente nel ritratto Savioli), medaglione con la nave Argo (simbolo dell'Accademia) "appesa co' nastri propri, cioè tessuto d'oro per gli Accademici di Filosofia, di colore rosso gli Accademici di belle lettere, di colore Cileste gli Accademici d'Armi"(assente nel ritratto Savioli), oggetti vari attestanti le benemerenze accademiche dell'effigiato (nel caso di Savioli li abbiamo, vedi sotto). Comunque questi elementi non vanno considerati come regola!
3) I Principi sono ritratti generalmente in piedi.
4) Infine, nessuno dei ritratti mostra pellicce d'ermellino.

Ricapitolando: il ritratto del Savioli non ha didascalia, né medaglione, ha però alcuni oggetti simbolici: nello scaffale due libri "obbligatori" per il poeta (fino almeno al Romanticismo): il "PETRARCA" e l' "Arcadia Sannazaro" (così è scritto sulle coste di due volumi); sul tavolino un foglio con dimostrazioni di teoremi geometrici (ho riconosciuto il Teorema di Pitagora); in mano un libro con scritto "SAVIOLI Monteli... [non capisco cosa c'è scritto...]" (probabilmente una sua opera poetica).
Infine il terzo libro sullo scaffale dice: "Acta Academi[ae] Scienti[arum] Institut[is] Bon[oniensis]" (le integrazioni dal latino sono mie, prendete per quello che valgono :oops: ). Dunque prefigura un rapporto del Savioli con l'Accademia delle Scienze (che poi diventerà l'università di Bologna, come la conosciamo oggi)... si potrebbero fare altre ricerche in questo senso :wink:

Alla fine, mi sentirei di escludere che il quadro possa raffigurare il Savioli come Principe dell'Accademia... potrebbe raffigurarlo come semplice studente del collegio, e dunque con più libertà rispetto ai canoni del filone dei Principi dell'Accademia.
Comunque tutte le strade sono ancora aperte...

Ditemelo, se vi ho annoiato :wink: non mi offendo :D


Daniele
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Messaggioda AndreaSperelli » mercoledì 18 luglio 2007, 22:43

dpascale ha scritto:
[...]

I principi dell'Accademia degli Argonauti in carica avevano diritto a un ritratto (proprio sopra a quello del Savioli si può ammirare quello di Ferdinando Gini, dipinto da Luigi Crespi nel 1759) che veniva esposto nell'atrio del collegio, insieme a quelli di ex-collegiali (come i dogi Marco Foscarini e Lodovico Manin, il papa Clemete XIII, ecc...), e agli stemmi di 163 :shock: ex-collegiali. I ritratti dei prinicipi decaduti venivano sistemati nel salone del collegio.

[...]



Intervento interessantissimo! complimenti, non mi sono affatto annoiato, anzi...ne sono rimasto estasiato :wink: . Mi saprebbe indicare dove sono coservati gli altri ritratti dei principi dell'accademia ?

Grazie,
A.S.

Breve OT: Se vi interessate di storia del costume, potete notare come la presunta datazione del dipinto (1754) corrisponda agli abiti indossati dal Savioli, infatti, sono praticamente identici a quelli fatti indossare a Luigi XV (1710 - 1774) in una nota fiction francese visionabile tramite il seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=Tw0wi9o97Dk
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Messaggioda dpascale » giovedì 19 luglio 2007, 0:24

AndreaSperelli ha scritto:
Intervento interessantissimo! complimenti, non mi sono affatto annoiato, anzi...ne sono rimasto estasiato :wink: . Mi saprebbe indicare dove sono coservati gli altri ritratti dei principi dell'accademia ?

Grazie,
A.S.


Grazie a lei, mi fa :oops: arrossire...

Mi baso sempre sui due studi che le ho citato prima.
Per rispondere alla sua domanda, bisogna fare una distinzione: la storia del collegio dei nobili si può dividere in tre parti:

1) età gesuitica (fino alla cacciata dei Gesuiti da Bologna): dal 1748 al 1773
2) età post-gesuitica (corrispondente alla presenza dei Barnabiti): dal 1773 al 1797
3) ottocento (ancora i Barnabiti): dal 1813 al 1866 (data delle soppressioni post-unitarie)

Mi limito a elencarle i ritratti del primo periodo, se poi è interessato anche agli altri (alcuni esempi interessanti sono anche del secondo periodo, ma non sono più sovraccarichi di simbologie come nel primo).
Sono divisi tra:
- Pinacoteca Nazionale di Bologna (PN)
- Collezioni Comunali d'Arte di Bologna (CC)
- Collegio San Luigi di Bologna (scuola tuttora gestita dai Barnabiti) (SL)

I 16 ritratti noti, dei 37 documentati sono (tra parentesi le indico il periodo di "regno" del Principe):

- Francesco Bentivoglio (II sem. 1750) CC
- Piriteo Malvezzi (II sem. 1752) CC
- Federico Gasperini (I sem. 1753) CC
- Carlo Dondini (I sem. 1754, II sem. 1756) CC
- Ferdinando Gini (II sem. 1759) CC
- Antonio Codronchi (I sem. 1765) PN
- Ettore Brazzà (I sem. 1767, II sem. 1770) CC
- Giacomo Stecchini (II sem. 1767) PN
- Uberto Cattanei (II sem. 1768) CC
- Giulio Lupi (I sem. 1769) PN
- Giuseppe Scarani (II sem. 1769) PN
- Pietro Franceschi (I sem. 1770) PN
- Francesco Franceschi (I sem. 1771) SL
- Giambattista Masi (II sem. 1771) CC
- Giulio Panzera (II sem. 1772) PN
- Alvise Pisani (I sem. 1773) CC

Mi pare degno di nota che, oltre ad alcuni importanti nomi di nobiltà forestiera (che era richiamata dalla fama del collegio, es. Pisani e Brazzà), i nomi bolognesi (a parte i primi due!!) rientrano nel novero di quelle famiglie che si affacciavano allora alla scena pubblica (Dondini, Gini, Scarani...) ... evidentemente il collegio dei nobili costituiva un'eccellente strumento di scalata sociale :wink: anche perché il collegio aveva tra i suoi scopi quello di formare la futura classe dirigente (guarda caso nel collegio dei Gesuiti, oggi ha sede il liceo "bene" di Bologna, il Galvani!)

Sono noti poi alcuni ritratti di ex-convittori (fra parentesi la data di pagamento):
- Pellegrino Ferri, vescovo di Adria (1750) CC
- Lodovico Manin, doge di Venezia (1763?) Ufficio Legale del Comune di Bologna
- Marco Foscarini, doge di Venezia (1763?) Ufficio Legale del Comune di Bologna
- Luigi Angelelli (1766) Ufficio Legale del Comune di Bologna
- Vincenzo Malvezzi, Cardinale e Arcivescovo di Bologna (?) CC

Come vede, molti sono presenti alle Collezioni Comunali (bisognerà che torni, per vedere se ci sono veramente... perché la mia visita di oggi è stata un po' affrettata!), altri alla Pinacoteca Nazionale (se non l'ha visitata nella sua visita a Bologna, gliela consiglio per un'altra volta!).
Sarebbe auspicabile una riunificazione di questo importante (sia storicamente, sia artisticamente, in quanto vi si cimentarono i più importanti artisti bolognesi del '700) ciclo... purtroppo le istituzioni culturali (anche a Bologna :1: ) non sono proprio velocissime nei loro movimenti, e il Settecento non mi sembra che riscuota particolare interesse... o sbaglio?

Infine, visto che lei è un amante di storia del costume, le invio (purtroppo non si copia l'immagine!) il ritratto di Ferdinando Gini (come le ho detto, è appeso proprio sopra a quello di Savioli, non molto visibile, anche se meriterebbe una posizione migliore!):

http://www.reproarte.com/picture/Luigi_ ... /3268.html

Nella serie dei ritratti, questo è il più originale, poiché in tutti gli altri i personaggi indossano una marsina lasciata aperta. Comunque può vedere:
1) la didascalia che indica nome e periodo di "regno" (mi pare...)
2) il medaglione con la nave Argo: credo che sia quello che pende sul gilet (mi corregga se ho sbagliato termine...) tra la seconda e la terza asola dall'alto
3) l'attestazione di diverse abilità: l'accenno a un passo di danza, la spada, il flauto e la bandiera.

Un altro ritratto, un po' più semplice, è quello di Pietro Franceschi, sempre del Crespi.

http://www.reproarte.com/picture/Luigi_ ... /3263.html

Infine, sul saggio di Angelo Mazza sono presenti numerose foto, anche a colori, dei quadri in questione; se vuole cerco di inviargliele.


Spero di esserle stato utile, buona notte!


Daniele
Ultima modifica di dpascale il giovedì 19 luglio 2007, 9:28, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda dpascale » giovedì 19 luglio 2007, 0:27

AndreaSperelli ha scritto:Breve OT: Se vi interessate di storia del costume, potete notare come la presunta datazione del dipinto (1754) corrisponda agli abiti indossati dal Savioli, infatti, sono praticamente identici a quelli fatti indossare a Luigi XV (1710 - 1774) in una nota fiction francese visionabile tramite il seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=Tw0wi9o97Dk


Dimenticavo: ho visto il breve filmato, e le confermo che anche i prinicipi dell'accademia deglia argonauti indossano abiti molto simili :wink:

D.
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Messaggioda AndreaSperelli » giovedì 19 luglio 2007, 17:58

dpascale ha scritto:
[...]

Infine, sul saggio di Angelo Mazza sono presenti numerose foto, anche a colori, dei quadri in questione; se vuole cerco di inviargliele.

[...]

Daniele


Se riuscisse ad inviarmi le immagini relative a questi dipinti ne sarei molto contento. Come probabilmente avrà intuito, oltre all’araldica e alla genealogia mi interesso di arte, storia e storia del costume. Ultimamente mi sto interessando al XVIII secolo, e mi è venuta voglia di fotografare tutti i quadri da lei indicati. Apprezzo tutte le informazioni che lei ha scritto su questo forum, credo che sia importante diffondere il più possibile le nozioni storiche di una città, in modo che i suoi cittadini riconoscano il suo passato (e magari valorizzino maggiormente la loro città).

Ecco le due foto che lei non è riuscito ad allegare precedentemente:

Ritratto di Pietro Franceschi
Immagine

Ritratto di Ferdinando Gini
Immagine

Tra l’altro il gilet indossato da Gini assomiglia terribilmente al seguente (un gilet in taffetas a pelo strisciante azzurro):

Immagine

Per curiosità…lei conosce forse anche qualche cenno storico su Ferdinando Gini ? come titolo nobiliare e posizione nella società bolognese ?

Grazie,
A.S.
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Messaggioda dpascale » giovedì 19 luglio 2007, 18:53

Ferdinando Gini doveva essere Conte... così mi pare sia scritto nel quadro...

Poi le mando il suo stemma, tratto dal solito blasonario Canetoli:

Immagine

La famiglia è nota anche come Zini, e qua mi trovo un imbarazzo, perchè sul blasonario è presente anche lo stemma Zini, fra le famiglie cittadinesche... credo però, che lo stemma "giusto" sia quello dei Gini, perché all'epoca in cui fu composto il blasonario i Gini facevano già parte del patriziato.

Immagine

Qualche notizia sulla famiglia Gini, tratta dal Guidicini (vol. II, pag 284):

I Gini discendono da un Girolamo Gini, alias Malgarotti, di Fiagnano, il di cui figlio Gio. Battista fu autore di due rami; quello di Filippo, che nel 1526 comprò la casa sotto S. Martino [nell'attuale via Oberdan, ndr], finì in Clemente Paolo e in Filippo naturali di Cesare notaro, mancati alla metà del secolo XVII. Quello di Zano continuò ad abitare in Fiagnano finché il suddetto Cesare di Filippo notaro lo chiamò al suo fidecommesso dopo la morte di Camilla Stiatici di lui moglie, e fu Malgarotto di Gio. Battista che venne a Bologna a raccogliere quest'eredità.
Cesare Antonio di Cesare Ferdinando ottenne dal Duca di Modena il titolo di conte. Li 22 dicembre 1730 fu aggregato alla nobiltà, e del 1733 per la prima volta appartenne al magistrato degli Anziani nel bimestre [?].
Questa famiglia si estinse nel 1824 in Cesare Antonio Nicola di Massimiliano di Cesare, che lasciò una sorella, contessa Clementina, maritata al marchese Luigi del senator Francesco Albergati, erede intestata.


Guidicini, vol VI pag. 277 (nota), una curiosità... tragica:
Li 24 gennaio 1625 Clemente, Paolo e Filippo Zini [ma sono tre o due? comunque sono gli ultimi del ramo originario della famiglia, ndr] uccisero casualmente Orazio Canobbi


Dunque, come avevo ipotizzato, anche i Gini fanno parte di quelle famiglie nobilitate nel '700 per sopperire all'estinzione o alla decadenza di quelle più antiche, a volte grazie a una nobilitazione "preventiva" concessa da autorità straniere (in questo caso il duca di Modena, ma mi risulta, per esempio anche quello di Parma).

Su Ferdinando non ho trovato nulla in particolare, magari più tardi cerco su qualche altro libro...

Per le foto dei ritratti... mi attiverò al più presto (ma non so quanto a breve termine...) per fare delle belle foto e inviargliele.

Una curiosità: dove si trova il gilet di cui ci ha inviato un'immagine?

Grazie, a presto


Daniele
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Messaggioda AndreaSperelli » giovedì 19 luglio 2007, 19:49

Gentilissimo dpascale,
la ringrazio anticipatamente per le interessantissime informazioni che sta raccogliendo. Tutti questi dati li raccoglie da libri che ha personalmente in casa o da qualche fonte online ?

Tornando al ritratto del Savioli, siamo arrivati alla conclusione che, molto probabilmente, non si voglia rappresentare il conte come un Principe dell'Accademia, infatti tutti gli elementi che porterebbero ad affermare il contrario non sono presenti. Non essendo raffigurato come “principe”, il significato araldico dell’ermellino viene però perso, infatti, mi risulta che il manto di ermellino veniva usato da re, imperatori, principi e duchi…questo chiaramente se vediamo il ritratto da un punto di vista dell’araldico. Non sono informato dell’uso dell’ermellino nel XVIII secolo, infatti, nei testi di storia del costume non viene quasi mai mostrato l’abito invernale dell’epoca, mi informerò…tra l’altro nelle immagine mostrate precedentemente le code di ermellino sono molto più piccole, nel ritratto del Savioli sono ben evidenziate…e mi ricordano il suo blasone…credo che comunque questa resterà un ipotesi senza soluzione certa, ma sempre un grazioso aneddoto da raccontare agli amici in visita al museo :wink: .
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Messaggioda dpascale » giovedì 19 luglio 2007, 20:19

Gentilissimo Andrea,
le notizie le riporto da libri che ho fortunatamente a disposizione in casa... purtroppo nessuna fonte on-line è così circostanziata! :wink:

Le conclusione sul ritratto di Savioli sono pienamente condivisibili!

A presto!


Daniele
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Messaggioda dpascale » venerdì 20 luglio 2007, 15:41

Qualche altro dato tratto dai bandi Merlani dell'Archiginnasio:

http://badigit.comune.bologna.it/bandi/index.html

Flavio Gini (in un caso indicato ancora come Zini): vice-priore degli Anziani (1723), dottore in utroque iure, membro del collegio dei giuristi.

Cesare Antonio Gini: Priore dei Tribuni della Plebe (1738)

Cesare Massimiliano Gini: Priore degli Anziani (1768); Capo dell'Ill.ma Università delle Moline (1780); Ufficiale delle acque (1789)

Ferdinando Gini: difensore dell'Avere (1776)

Come vede, i Gini in generale, e Ferdinando in particolare, non ebbero molta parte nella vita pubblica bolognese, e sempre con cariche di secondo piano... per maggiori informazioni su queste cariche non ha che da scrivermelo.


La prego di notare poi che il nostro scambio di opinioni è stato seguito anche all'esterno del forum :lol:

http://jesuitheraldry.blogspot.com/


Cordiali saluti


Daniele
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Messaggioda AndreaSperelli » venerdì 20 luglio 2007, 23:01

Non posso fare altro che rinnovarle i miei complimenti, lei è veramente informatissimo! Noto invece che lo spettatore e proprietario del blog sui cui è presente parte della nostra discussione, ha inserito un intervento in italiano su un blog totalmente scritto in lingua inglese. Poteva almeno tradurlo per i suoi frequentatori :P . Trovo comunque che abbia fatto bene a replicare queste informazioni, in modo da farle conoscere ad un maggior numero di persone :wink:.
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Messaggioda dpascale » mercoledì 12 settembre 2007, 19:01

Per tornare dopo un po' di tempo a Lodovico Savioli, vi riporto, con un po' d'ironia, ciò che ho trovato sul "Dizionario Biografico Universale" (volume quarto), edito da David Passigli Tipografo-editore in Firenze nel 1845-46:

SAVIOLI (LODOVICO-VITTORE), poeta, n. a Bologna nel 1729 di gente patrizia da prima fu nel numero di quei senatori bolognesi che contrastavano alle riforme che la corte di Roma tentava di introdurre nella patria loro, le quali erano intese a deprimere le famiglie privilegiate, poi si chiarì più docile ai nuovi ordinamenti dello stato, e fu tra i deputati spediti dalla repubblica cispadana in Parigi per trattare col direttorio, e sedette nel corpo legislativo in Milano. Accettò quindi la cattedra di arte diplomatica nello studio bolognese, e nel luogo natio compiè il corso della sua vita l’a. 1804. Avea pubblicato gli Amori, raccolta di leggiadrissime poesie anacreontiche, ristampata più volte, e spezialmente si dee ricordare la edizione del Bodoni (1795, in 4° e in 16°, e 1802, in 4°); - gli Annali Bolognesi dall’anno di Roma 363 al 1220 dell’era volgare, 4 parti in 2 grossi vol. in 4° (Bassano, 1784); - la traduzione di Tacito (Parma, pel Bodoni, 1804, in 4°) il solo primo libro. - ** Non già per le opere storiche il Savioli ebbe ed avrà sempre ragguardevol luogo nella storia della letteratura italiana, ma ben per que’ suoi Amori, libro di singolare vaghezza, che non è giovane per poco iniziato nella poesia italiana che non abbia letto e riletto. E veramente trattando egli d’amore, materia già tanto, direm così, munta e stemprata da tutti quanti i petrarchisti e degli arcadi, seppe trovar quasi una nuova via dove, è vero, parlò più all’ingegno che al cuore, fece grande uso della mitologia, intuonò un metro già quasi vieto, eppure con tutto questo seppe altamente cercare le fonti del diletto, e procacciò immortalità al nome suo. Forse al paro del Petrarca ei non avrebbe pensato che da quei suoi giovanili componimenti gli dovesse derivar tanta gloria, ma in vece le sue istorie si giacciono nell’oblio e i suoi amori durano vivacissimi e sempre soavi.


Quando si dice che cambiano i gusti...


Daniele


Per Andrea Sperelli:
non mi sono dimenticato di lei! Dopo la pausa estiva, dopo gli esami, pubblicherò i ritratti settecenteschi dei Principi dell'Accademia degli Argonauti, come lei mi aveva chiesto. Quindi, a ottobre, direi.

D.
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