Reliquie dei Santi Martiri

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda renatocampofreda » lunedì 25 giugno 2007, 21:26

Credo che un tempo non fosse difficile procurarsi dei resti attribuiti a Santi o Beati,tanto più se in famiglia c'era un prete o monaca o comunque un appartenente al clero.Io stesso conservo un medaglione molto antico ,che secondo mia nonna,dovrebbe contenere un minuscolo pezzo della Croce.Ogni qualvolta lo faceva vedere,facava precedere la cosa da varie preghiere.In famiglia,indossavano la reliquia,nei casi di grave malattia,secondo quanto mi racontavano le mie prozie monache.Anche nella famiglia di origine di mia nonna,conservavano un quadretto con un frammento della Santa Croce.E' pur vero che in famiglia non sono mai mancati preti ,suore e prelati,quindi la presenza di queste reliquie,troverebbe una ragione d'essere.Il mio dubbio è che la Croce dovesse essere stata enorme,per poter fornire tanti piccoli pezzi sparsi per il mondo che ,però ,se messi assieme,credo formerebbero un manufatto quasi ciclopico.Saluti .Renato Campofreda.
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Messaggioda pompiere » lunedì 25 giugno 2007, 21:29

Infatti una croce alta 50m e larga 30....sicuramente nei secoli passati qualche speculatore ci fu :cry: :cry:
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Messaggioda Antonio Pompili » lunedì 25 giugno 2007, 21:47

Caro Pompiere, la tua considerazione non deve esser priva di fondamento storico. Oltre alla precedente battuta circa gli enormi femori di certi Santi, anche delle reliquie della santa Croce si sente dire che se fossero messe tutte insieme potrebbero costituire una flotta navale! 8) Ma a parte le esagerazioni o le distorsioni che nel corso dei secoli possono esserci state su questo come su altri aspetti della vita ecclesiale, certo la venerazione delle reliquie dei Santi ha avuto - e può avere ancora - un grande valore pedagogico nella fede del popolo di Dio.

Che la preghiera dei popoli del primo Medioevo non si dirigesse sempre alla Maestà di Dio, ma talora di preferenza ai Santi, le cui ossa si potevano conservare, vedere e toccare, nascondeva in sé soprattutto per le fasce culturalmente più deboli, un pericolo particolare. Il culto dei Santi fu talora praticato in maniera puerilmente egoistica con una fiducia illimitata (talora esagerata fino alla superstizione) nella forza santificatrice delle sacre ossa. Il Santo le cui reliquie giacevano nella chiesa, era il portettore della comunità, il suo "patrono". Per questo egli si prendeva cura delle sorti della comunità locale. E' facile comprendere come spesso non si esitasse, servendosi persino del furto, a impadronirsi di un aiuto tanto efficace. A questo riguardo, l'andazzo portò nel secolo VII e VIII ad un triste decadimento che si espresse spesso in forme grossolane e superstiziose di vario genere e nel tardo Medioevo si fece più acuto. Le crociate ad esempio favorirono un risveglio del culto delle reliquie, e dalla Palestina ne furono portate molte, delle quali certamente non tutte "autentiche". Spesso però anche epoche posteriori hanno compreso in modo più grossolano, e pertanto frainteso, ciò che originariamente, come pura "reliquia di contatto", aveva un significato innocuo. Anche nel XIV-XV secolo molti cercavano la salvezza nella quantità (per esempio di Messe, pellegrinaggi, reliquie), anche in dipendenza della scarsa presenza di una cura d'anime soda, che avviasse ad una sana crescita.

E tuttavia non sono mancati nel corso dei secoli uomini di Chiesa che si sono impegnati moltissimo per una illuminata spiritualità e una fondata pietà. Basti citare il Vescovo Claudio di Torino (+ 827) che combattè contro la superstizione nella Chiesa e contro un esagerato culto dei Santi, delle reliquie e delle immagini. O in tempi meno remoti, Nicolò Krebs (di cui si è parlato anche in un recente topic a riguardo del suo stemma) che fu autore di un grande progetto di riforma intesa all'eliminazione degli abusi ecclesiastici nel quale non poteva trovare posto la fede troppo miracolistica piuttosto diffusa a quel tempo. Inoltre il culto delle reliquie ha portato attraverso i secoli, fino alla Riforma, delle vere maree di gente ai grandi santuari attraverso tutta l'Europa. Non credo di esagerare dicendo che il lato positivo di questi pellegrinaggi non era solo riscontrabile nella vita spirituale di questa gente (che in un modo o nell'altro pregava!), ma anche in un favorito primo scambio culturale sostenuto dalla condivisione dell'unica fede.

In conclusione - se mi è concesso un tono un pò apologetico - credo che insieme all'inevitabile presenza di esagerazioni e falsificazioni, attraverso la venerazione delle reliquie si manifesti anche la ricchezza del Cristianesimo e la sicurezza pedagogica della Chiesa, la quale coscientemente, anche agli uomini e ai popoli più immaturi, mette in mano dei mezzi che corrispondono alle loro capacità, affinchè servendosi di essi, possano salire ad una più alta pietà. :wink:

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Messaggioda malgoth » lunedì 25 giugno 2007, 23:22

Saggezza......

Cris
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Messaggioda Tilius » martedì 26 giugno 2007, 0:10

Mi sembra che qualcuno (ma non rammento davvero chi) in passato abbia fatto delle ricerche in merito, secondo le quali, sommando tutti i frammenti (spesso piccolissimi: schegge infinitesimali o al più stecchetti di pochi centimetri..) della "Vera Croce" sparsi per chiese e conventi nel mondo, si dovrebbe ottenere un volume complessivo ancora ampiamente inferiore a quello ragionevolmente presumibile per una croce da supplizio di età romana.
L'aspetto più inquietante è piuttosto dato dal fatto che i frammenti sono costituiti da legni di specie arboree diverse... :roll:
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Messaggioda L.de Bellis » martedì 26 giugno 2007, 11:31

Carissimi ,

con il rispetto dovuto ai Beati Santi Martiri ed in loro ricordo mi permetto di riportare da altri Autori, eventi storici legati alla Puglia.

Nell’estremo sud est d’Italia, dove il mare cristallino bagna, in mirabile alternanza, lunghe spiagge e superbe insenature rocciose, Otranto è da tempi remotissimi una città importante, crocevia di commerci, ma anche testimone di un passato eroico. Dai primi insediamenti che risalgono al 2.200 a. C. ebbe origine un centro naturalmente proteso a oriente, distante, attraverso il canale omonimo, poche miglia di mare dall’Albania e dalla Grecia. L’antica Hidruntum fu centro messapico, importante città della Magna Grecia, poi municipio romano. La sua posizione, oltre a dominare i commerci, influenzò sia la cultura che la religione. In tutta la Terra d’Otranto il rito bizantino, insieme a quello romano, sopravvisse fino al secolo XVI. Ancora oggi possenti mura proteggono il centro medievale e la Cattedrale (costruita nel 1088) col suo pavimento-mosaico realizzato tra il 1163 e il 1165. In esso un immenso “albero della vita”, raccogliendo scene sia bibliche che profane, rappresenta la storia dell’intera umanità. Anche su questo pavimento cadde il sangue innocente degli Idruntini.
Correva l’anno 1480: da neppure trent’anni, con l’occupazione di Costantinopoli da parte del sultano turco Maometto II, era caduto l’Impero Romano d’Oriente. Papa Sisto IV, giustamente preoccupato dalle mire espansionistiche musulmane, si prodigò inutilmente affinché si formasse una lega cristiana di difesa. Particolarmente contraria la Serenissima Repubblica Veneta che, per il controllo del Mediterraneo, da sempre era nemica del Regno di Napoli. Gli altri stati, invece, perennemente preoccupati a difendere ed estendere i propri domini, sottovalutarono il pericolo. Il progetto ottomano era grandioso: occupare Otranto, conquistare il sud d’Italia, poi su, fino alla Francia e ricongiungersi con i musulmani di Spagna. Il 28 luglio centocinquanta navi turche, con diciottomila uomini, sbarcarono sulla lunga spiaggia presso i Laghi Alimini. Il Re di Napoli, Ferdinando I d’Aragona, era in Toscana e la sua guarnigione, impaurita, si dileguò. Fu intimata la resa, ma i capitani, Francesco Zurlo e Antonio de’ Falconi, risposero gettando simbolicamente in mare le chiavi della città. Per dodici terribili giorni Otranto venne bombardata sia da terra che da mare, fino a quando i mori riuscirono a penetrare all’interno abbattendo una porta secondaria delle mura. Massacrarono tutti coloro che trovarono per le strade e anche nelle case, facendo poi irruzione nella cattedrale. L’Arcivescovo, Stefano Pendinelli, stava celebrando il Sacrificio Eucaristico: sacerdoti, frati e molti del popolo furono massacrati mentre pregavano. L’anziano presule, con gli abiti pontificali e la croce in mano, fu ucciso con un colpo di scimitarra che gli staccò di netto il capo. Era l’11 di agosto. Le donne furono ridotte in schiavitù, alcune anche violentate, mentre i circa ottocento uomini superstiti, dai quindici anni in su, furono imprigionati. Tre giorni dopo, incatenati e seminudi, a gruppi di cinquanta, partendo dai pressi dell’odierna cappella della Madonna del Passo, furono condotti sul Colle della Minerva. Fu chiesto loro, ripetutamente, di abiurare la fede cristiana per aver salva la vita; venti di loro riscattarono la libertà pagando trecento ducati a testa. Un anziano cimatore di panni, Antonio Pezzulla, esortò i compagni a difendere il proprio credo e fu il primo ad essere decapitato: venne quindi detto “Primaldo”. Era iniziato l’orribile massacro: le cronache raccontano che il corpo del Beato Antonio, senza testa, rimase in piedi fino all’esecuzione dell’ultimo concittadino. Profondamente scosso, il carnefice Bernabei si convertì e fu impalato poco distante. Otranto, fiorente città di dodicimila abitanti, era irriconoscibile, ma la sua eroica resistenza aveva permesso all’esercito aragonese di raggiungere il Salento e sventare il pericoloso disegno espansionistico ottomano. L’esercito liberatore fu composto anche dalle truppe del Papa (che per sensibilizzare gli stati cristiani aveva nominato nunzio apostolico il Beato Angelo Carletti) e da quelle dei Medici. Si formarono tre presidi militari (Roca, Castro e Sternatia), ma i turchi resistettero tredici mesi durante i quali la cattedrale fu trasformata in moschea e ci furono diversi scontri e scorribande nei paesi vicini. Finalmente l’8 settembre 1481 i turchi si ritirarono, complice anche la morte di Maometto II. Cinque giorni dopo si poterono recuperare i corpi dei Martiri che, nonostante giacessero, da oltre un anno, abbandonati sul colle, erano per buona parte incorrotti. La maggior parte di essi venne pietosamente sepolta nella cripta della cattedrale, altri, circa duecentocinquanta, furono portati dal Re a Napoli nella chiesa di S. Maria Maddalena, detta dopo dei Martiri (poi definitivamente nella chiesa di S. Caterina a Formiello). Ad Otranto, l’anno successivo, in cattedrale fu loro dedicata una cappella alle cui spese contribuì il Re con una donazione. L’eccidio degli idruntini ebbe vasta eco in tutta Italia: ne scrissero molti storici mentre Ludovico Ariosto compose la commedia “I Suppositi”. Nel 1539 l’Arcivescovo Pietro Antonio de Capua istruì il processo per il riconoscimento del martirio degli Ottocento, in odio alla fede cristiana. Il popolo ne invocava l’intercessione come patroni, tra l’altro proprio durante il pericolo di altri assedi (nel 1537 e nel 1644). Il 14 dicembre 1771 Papa Clemente XIV li proclamò solennemente beati. Dal 1711 le loro ossa sono custodite in cattedrale, in sette grandi armadi dai cui vetri destano ammirazione, invitandoci ad essere perseveranti nella fede. In piccoli armadi laterali sono conservati resti di carne, integri, senza alcun trattamento, dopo oltre cinque secoli; sotto all’altare vi è il ceppo della decapitazione. Al centro della medesima cappella si trova un’antica e prodigiosa statua della Madonna. Durante la presa della città un soldato, credendola d’oro, la rubò. La portò a Valona, ma quando vide che era solo di legno dorato la gettò tra i rifiuti. Vi era in quella casa una donna otrantina, tenuta come schiava, che vista la sua Madonna gelosamente la raccolse. Il permesso per rimandarla a Otranto lo ottenne quando la padrona, che era incinta, colta dalle doglie, partorì felicemente solo dopo le sue preghiere. La tradizione dice che, posta su una piccola imbarcazione, senza vela e senza che nessuno fosse a bordo, da sola tornò ad Otranto. In un’esplosione di gioia collettiva fu riportata in cattedrale, accolta dal Vescovo Serafino da Squillace.
Gli Ottocento Martiri, Patroni dell’Arcidiocesi, sono festeggiati il 14 agosto. Compatrono della città è san Francesco da Paola che dall’Eremo di Paternò, qualche mese prima dell’eccidio, dopo una premonizione mistica, scrisse al Re nel tentativo di salvare Otranto, ma non fu ascoltato. Ai suoi confratelli aveva detto: “ Otranto città infelice, di quanti cadaveri vedo ricoperte le vie; di quanto sangue cristiano ti vedo inondata”. Due secoli prima anche l’abate Verdino da Otranto (morto nel novembre 1279), dal monastero di Cosenza, aveva predetto: “La mia patria Otranto sarà distrutta dal dragone musulmano”.
Il 5 ottobre 1980, in occasione del cinquecentesimo anniversario del martirio, Papa Giovanni Paolo II visitò la città e lanciando il suo messaggio di pace additò “alle moltitudini convenute da ogni parte le vie della verità e della grazia, la fratellanza con i popoli d’oriente” (dalla lapide posta in cattedrale a perenne ricordo).

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Messaggioda adj » martedì 26 giugno 2007, 13:20

Il Vescovo Claudio di Torino si impegnò a tal punto che è considerato dai valdesi un vero e proprio paladino dell'iconoclastia.
Difatti la casa editrice valdese Claudiana prende nome proprio da lui.
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Messaggioda Lasa pur dir » martedì 26 giugno 2007, 14:01

Le reliquie "buone" dovrebbero essere accompagnate, in genere, da una lettera d'autentica.

Ne riporto di seguito una del 1762 (che si riferisce proprio ad un frammentod ella Croce) sperando di fare cosa gradita a chi non avesse avuto occasione di vederne degli esemplari. Le lettere d'autentica sono, oltretutto, degli interessantissimi documenti araldici.

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Messaggioda Antonio Pompili » martedì 26 giugno 2007, 14:21

Grazie di cuore per l'inserimento di questo bellissimo documento!

Noto con interesse che pur trattandosi di una lettera che porta l'intestazione dell'allora Cardinal Vicario Marcantonio Colonna, non presenta lo stemma del porporato (se non in basso, nell'impressione del sigillo: inconfondibile la figura nel secondo partito), ma del papa allora regnante, Clemente XIII, al secolo Carlo Rezzonico (1758-1769). E' la prima volta che mi capita di notare qualcosa del genere.

Grazie ancora. :)

Antonio
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Messaggioda Antonio Pompili » martedì 26 giugno 2007, 15:41

adj ha scritto:Il Vescovo Claudio di Torino si impegnò a tal punto che è considerato dai valdesi un vero e proprio paladino dell'iconoclastia.
Difatti la casa editrice valdese Claudiana prende nome proprio da lui.


Mi pare una necessaria precisazione!
Ho citato il vescovo Claudio (tra tanti altri possibili), pur conoscendo alcuni suoi estremismi poco condivisibili (almeno per un cattolico: arrivò a rimuovere le croci dalle chiese!), con la pura intenzione di mostrare come certi eccessi diffusi soprattutto a livello popolare circa il culto delle reliquie non furono sempre approvati dai pastori, ma anzi furono spesso ostacolati da essi. Purtroppo spesso nella storia (anche in quella ecclesiastica) si assiste a delle risposte ad eccessi, costituite da eccessi di segno opposto! 8)
Tuttavia Claudio, per quanto fu bersagliato per certi suoi estremismi da alcuni Vescovi del Sacro Romano Impero, non fu mai deposto dalla sua sede. E questo nonostante precise dichiarazioni del Concilio Ecumenico di Nicea II (787, anteriore di pochi anni alla nomina di Claudio) circa la venerazione da riservare alle reliquie e alle immagini. Fu anzi considerato un valido predicatore e a lui si devono diversi commentari biblici, dei quali mi sembra ci siano pervenuti quelli al libro della Genesi e quello al Levitico (dovrei controllare sul Migne... :roll: ).

Approfitto di questa aggiunta per annotare quanto era stato affermato dal II Concilio di Nicea circa il culto delle reliquie: "Chi oserà pensare o insegnare diversamente, o, seguendo gli eretici empi, violerà le tradizioni della Chiesa, o inventerà delle novità o rifiuterà qualche cosa di ciò che è stato affidato alla Chiesa, come il Vangelo, la raffigurazione della Croce, immagini dipinte o le sante reliquie dei martiri... noi decretiamo che, se vescovo o chierico, sia deposto, se monaco o laico venga escluso dalla comunione".
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Messaggioda adj » martedì 26 giugno 2007, 18:32

Difatti anche la mia non voleva essere una critica al vescovo Claudio.
Non molti sanno che anche in altri campi i pastori della chiesa dovettero intervenire per mitigare certi "entusiasmi" popolari, inclusa la persecuzione degli eretici, spesso letteralmente strappati (e salvati) dai vescovi alla furia delle masse.
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Messaggioda SIMO » martedì 26 giugno 2007, 21:36

Certamente il "commercio" o forse più appropriatamente il "mercimonio" delle sante reliquie (autentiche o presunte tali) non si è interrotto nemmeno al giorno d'oggi, ed ormai è arrivato anche sul web.
Temo che ciò sia inevitabile, ma consentitemi di dire una volta di più che "cattivo gusto"...
Provate a fare una semplice ricerca del termine "reliquia" sul noto sito di vendite online e vedrete cosa non appare...
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Messaggioda malgoth » martedì 26 giugno 2007, 21:58

Caro Simone,
ho fatto la ricerca sul web e...sono rimasto senza parole....
Tempo fa ho avuto modo di vedere una piccola teca "autentica" e posso dire che nesunna di quelle in vendita Le assomigliava minimamente.....

Dove siamo arrivati.....

Mala tempora currunt!

Ciao,

Cris
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Messaggioda T.G.Cravarezza » mercoledì 27 giugno 2007, 17:08

Lettera d'autentica inviatami dal gentile Longo de Bellis:

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Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 27 giugno 2007, 21:08

Sull'autenticità di una simile Reliquia non possono certo esserci dubbi! :)

Vorrei aggiungere un particolare di ordine storico, visto che la domanda posta inizialmente da Malgoth era relativa alla possibilità di una donazione di reliquie a Famiglie o a singoli personaggi nel passato e nel presente.

Già al Concilio di Parigi dell'829 si prese atto della collocazione di reliquie all'interno di abitazioni laiche. Si cercò di obiettare che tale pratica, non potendo essere controllata direttamente dal clero, poteva determinare un uso improprio dei sacri resti dei santi. Tuttavia, col passare degli anni, l'uso di reliquie domestiche si rafforzò. La presenza del martire veniva in questo modo sentita più vicina alla vita quotidiana della gente. Reliquie per uso privato e domestico, quindi, si prestavano ad un culto personale assai diffuso, ma purtroppo non sempre chiaramente documentato. Una nota usanza era comunque quella di portare le reliquie in viaggio. Si parlava a questo proposito di fylacteria, reliquiari a forma di piccole borracce che, grazie ad una cordicella, venivano messe attorno al collo. Erano particolarmente in voga in epoca merovingia, carolingia e ottoniana. I ritrovamenti di diversi reliquiari da appendere al collo mostrano quanto potesse esser esteso geograficamente questo uso. Il fylacterium non solo faceva parte dell' equipaggiamento del pellegrino ma veniva spesso inventariato tra i possedimenti di famiglia.
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