Francesco Francesconi ha scritto:Io dico con certezza che lo Jus Patronato non era assolutamente destinato ai soli nobili! a Navelli e paesi vicini infatti vi erano moltissime famiglie che avevano lo jus patronato di altari e cappelle senza essere ne nobili ne tantomeno notabili. E' già miei cari, ho trovato diversi jus patronati in svariate visite pastorali appartenenti a famiglie addirittura contadine!
Saluti
FF
Non è poi così strano, basta solo fare chiarezza. Anch'io ho visto famiglie di bassa estrazione detenere, per qualche cinquantennio e comunque sempre in epoche piuttosto recenti (fine XVIII secolo), forme di "jus patronatus popolare". Tuttavia è d'uopo fare delle distinzioni. Per gli altari piccoli e meno importanti, era invalso l'uso (nei paesi più piccoli) di affidarne la cura anche a famiglie di pastori o contadini, specialmente se le famiglie nobili si estinguevano ed il privilegio rimaneva vacante o se il parroco incaricava un prete di tali estrazioni di occuparsene (non so se fosse il vescovo in persona a dare a queste famiglie il giuspatronato o se in questi casi fosse responsabile il parroco). In genere, però, anche più famiglie modeste e magari parenti potevano contribuire a mantenere lo stesso altare, formando una specie di "clan". Ciò accadeva specialmente quando non c'erano famiglie nobili, patrizie o nobili "locali" che potevano occuparsene (i paesi piccoli, potevano contare su una manciata di famiglie nobili

).
Ma per quanto riguarda gli altari più importanti, specialmente se legati a cappellanie molto cospicue e comunque privilegiati da tempo immemorabile (XV-XVI secolo), non c'è dubbio che fossero le famiglie patrizie a detenerne lo Jus Patronatus.
Del resto possiamo distinguere ancora tra due casi per ottenere lo J.P.:
1)
Investitura diretta da parte del vescovo (solitamente per fam. nobili).
2) Lascito, in caso di privilegio vacante.
Nel primo caso è il vescovo in persona che si accerta del fatto che il candidato all'investitura abbia i requisiti necessari per ottenerla. L'atto, in tal caso, è sempre redatto fedelmente e riportato sia su rogito che sulle carte della Curia. Anche nel secondo caso accadeva che il lascito veniva registrato, ma di solito i testatori erano preti di media estrazione che si erano arricchiti durante la carriera.
Insomma, la fondazione di un altare privilegiato molto rilevante (pensiamo che in questi casi le famiglie dovevano occuparsi costantemente dell'altare, incaricando affrescatori, scalpellini, scultori, sarti per le tovaglie o artigiani, apponendo lo stemma di famiglia) era cosa assai dispendiosa e, a quell'epoca, non per tutti.