Ahimé Frate,
benchè abbia ispezionato ogni recondito anfratto della costruzione, e persino gli scarti del cantiere di vestigia araldiche nessuna traccia... ma continerò a cercare.
Ecco la storia del Monastero:
Il Monastero di S. Spirito fu fondato dall’abate morronese fra’ Onofrio da Comino (castello tra Rapino e Guardiagrele) il quale, con atto del 1293, acquistò il terreno da “Golata moglie di Guglielmo Conte di Lanciano e da Riccardo Villano, per il prezzo di nove once d’oro”.
Nel luglio del 1294, insieme con gli altri Monasteri del Morrone, passò sotto la protezione del Re Carlo II d’Angiò e il 27 settembre 1294 Papa Celestino V, lo incluse tra i privilegi concessi all’ordine dei Celestiniani da lui istituito; si vuole che lo stesso Papa si rifugiò poi proprio in quel convento, dove soggiornò a lungo.
L’altare della chiesa fu consacrato nel 1461 dal vescovo di Chieti mons. Colantonio Valignani e dedicato a San Pietro Celestino. Il periodo più intenso per il monastero fu quello compreso tra il XIV e il XV secolo; successivamente si verificò un graduale abbandono fino alla soppressione.
Fu custodito prima dai Romiti (che detenevano anche il convento di Sant’Agostino), poi da alcune monache, quindi dai francescani. Risulta che furono priori del convento: nel 1380 un certo frà Nicola, nel 1480 frà Domenico e nel 1556 frà Mauro da Anxiano. Nel 1580, dalla visita pastorale di Mons. Paolo Tasso, risulta che nel convento vi fossero solo due frati e un chierico.
Nel 1603 il monastero è citato col nome di “Santo Spirito Vecchio”.
Nel 1642 fu fatto priore il monaco Teofilo de' Angelis che poi divenne Abate di Santo Spirito a Majella.
Con Bolla di Papa Innocenzo X del 10 febbraio 1654, venne soppresso insieme con i conventi di Sant’Agostino e di S. Maria delle Grazie dei Carmelitani. I beni vennero successivamente assegnati ai Vescovi e al Clero e le rendite al Seminario.
Nel luglio del 1789 il Complesso fu dato in affitto per 16 anni a Giuseppe delle Bocache. Nel 1866 era di proprietà del sig. Nicola Murri che vi aveva un laboratorio per la lavorazione della cera, ma non sono noti gli atti in base ai quali il regime giuridico passò dall’affitto alla proprietà. Nel 1911 fu venduto da Duilio de' Giorgio a Ida dei Conti Mancini la quale, nel 1918, cedette tutto il complesso al Marchese Vincenzo Paolucci Crognali.
Fino agli anni ‘50 è stato adibito a opificio per la fabbrica di mattonelle di graniglia e manufatti in cemento.
Oggi è in fase di realizzazione il restauro di tutto il complesso, da adibire a “Centro di documentazione sull’economia della transumanza negli scambi mediterranei”.
Purtroppo non ho trovate tracce su chi sia questa Ida dei Conti Mancini, forse era sposata ad un lancianese... sui Crognali Paolucci invece penso di avere tutte le informazioni disponibili, che purtroppo però non sono bastate alla Soprindendenza per impedire che il loro grandioso palazzo venisse diviso in tre blocchi e trasformato in alloggi per edilizia popolare!

(piccolo sfogo!)
Sempre penitente!
Domenico Maria d. B.
"Gridaro tucti insieme la città facciamo bella che nulla nello regame non se apparecchie ad ella" - Buccio di Ranallo.
Nescire quid ante quam natus sis acciderit, id est semper esse puerum (Cicerone)
QVOD NON EST IN ACTIS NON EST IN MVNDO