Guido5 ha scritto:Ci resta piuttosto da identificare cosa ci sia in alto sulla destra (araldica), anche se la mia opinione è che si tratti di un completamento della scena, con lo spuntone roccioso e innevato del Tepeyac, dove Juan Diego trovò i fiori e ai piedi del quale sorge il santuario più frequentato del mondo.
Ne sono

convinto anch´io, carissimo Guido.
La scena effigiata nello stemma del cardinale Rivera Carrera riproduce fedelmente, come da te giá scritto, il terzo prodigioso incontro tra la Vergine Maria e l´indio Juan Diego....monti innevati del Tepeyac compresi.
Un evento di straordinaria bellezza che, a mio modestissimo parere, si puó paragonare soltanto alle successive rivelazioni mariane di Lourdes e Fatima.
Relativamente all´apparizione della Madonna di Guadalupe, raffigurata nello stemma dell´attuale Cardinale-arcivescovo di Cittá del Messico, riporto alcune interessantissime osservazioni fatte a seguito di indagini scientifiche condotte sulla
tilma (mantello) di Juan Diego, conservata nel celebre Santuario messicano (vale

la pena di leggere....anche se

fuori tema):
1) In base a numerose osservazioni ed indagini scientifiche cui l’immagine sacra è stata sottoposta risulta del tutto improbabile un’esecuzione pittorica dell’epoca, soprattutto a causa dell’apparente assenza di pigmenti e della consistenza della tela di fibra di agave, la quale, fra l’altro, si è conservata straordinariamente nei secoli, resistendo addirittura al contatto con l’acido nitrico che vi fu accidentalmente versato nel 1777. Anche l’analisi effettuata con i raggi infrarossi ne conferma sostanzialmente l’origine acheropita, cioè non prodotta da mano umana.
2) L’immagine impressa sulla tilma di Juan Diego è un perfetto Rettangolo Aureo, una figura in cui il rapporto fra l’altezza e la base è pari a circa 1,618: un numero "magico", assolutamente non casuale, che richiama tutta quella tradizione esoterica di cui Pitagora, Leonardo Fibonacci, Luca Pacioli, Leonardo da Vinci e Piero della Francesca non sono che alcuni dei massimi esponenti; una proporzione che fu detta "Divina", che richiama il simbolo universale della Spirale e che è presente anche nelle misure della Piramide di Cheope.
3) Le stelle raffigurate sul mantello della Vergine sono apparentemente dislocate a caso, ma, ad un più attento esame, esse risultano disposte secondo una vera e propria mappa del cielo. Tale mappa corrisponde alle costellazioni visibili da Città del Messico nel Solstizio d’inverno del 1531 (evento astronomico che in quell’anno, prima della riforma gregoriana del calendario, si verificò esattamente il 12 dicembre). Sul manto sono rappresentate varie costellazioni: il Toro, l’Auriga, l’Orsa Maggiore, il Drago, i Canes Venatici, la Chioma di Berenice e Boote sul lato destro della Madonna; Ofiuco, lo Scorpione, la Bilancia, il Lupo, l’Idra, il Centauro, la Croce del Sud e il Cane Minore sul lato sinistro. La prospettiva è però quella di un osservatore esterno alla sfera celeste, rappresentata simbolicamente dal manto azzurro bordato d’oro, mentre la tunica della Vergine viene ad assumere il significato di superficie terrestre, sulla quale, secondo il ricercatore don Mario Rojas Sànchez, sarebbero inoltre riportati i simboli dei principali vulcani del Messico in una ulteriore mappa.
4) Ma il quarto e più grande mistero che gli scienziati hanno messo in evidenza è il fenomeno noto agli oftalmologi come "effetto di Samson-Purkinje". E’ stato certificato che negli occhi della Vergine raffigurata è presente il triplo riflesso caratteristico di tutti gli occhi umani vivi (uno sulla superficie esterna della cornea, uno sulla superficie esterna del cristallino ed uno su quella interna, rovesciato), e che le immagini risultanti sono ubicate esattamente secondo l’effetto suddetto; anche la distorsione delle figure riflesse concorda perfettamente con la curvatura della cornea. In altre parole, sembra che le pupille dell’immagine sacra siano raffigurazioni reali piuttosto che dipinte; e questo fatto certamente non era osservabile nel 1531, né poteva avere alcuna rilevanza. Fu Alfonso Marcué, il fotografo ufficiale dell’antica basilica di Guadalupe, che osservò per primo nei dettagli un ingrandimento dell’occhio destro della Vergine: notò chiaramente la figura di un uomo con la barba riflessa nella pupilla. La scoperta fu tenuta nascosta dalle autorità, ma, nel 1951, il disegnatore messicano José Carlos Salinas Chavez, esaminando delle ottime riproduzioni fotografiche si accorse della presenza della figura di un busto umano in entrambi gli occhi. Da allora, decine di medici oftalmologi, per primo l'autorevole dr. Javier Torroella Bueno nel 1956, hanno avuto l’opportunità di esaminare ingrandimenti fotografici, concordando sulla presenza del menzionato effetto ottico del riflesso e della distorsione. Furono poi utilizzate tecniche particolari e strumenti come l’oftalmoscopio, ma, le ultime conferme vengono dagli studi del dr. José Aste Tonsmann dell’Università di Cornell, che ha utilizzato un computer IBM per l’elaborazione elettronica delle immagini riflesse nell’iride della Vergine, ingrandita ben 2500 volte. I risultati furono sorprendenti: non solo era chiaramente visibile il riflesso di una figura umana, ma si evidenziarono altri personaggi, fra i quali, presumibilmente, Juan Diego e gli altri testimoni del miracolo, compreso lo stesso vescovo Zumàrraga, piuttosto somigliante ad un ritratto dell’epoca. Proprio come se fosse stato fotografato l’esatto momento in cui apparve l’immagine miracolosa sul mantello dell’indio. Si potrebbe pensare che la Madonna abbia voluto lasciare una seconda prova tangibile della sua apparizione: qualcosa che potesse essere rivelato dalla tecnologia solo quattro secoli dopo il suo incontro con Juan Diego, una prova rivolta espressamente agli uomini della nostra epoca!
Alla luce di quanto sopra scritto si puó comprendere come l´immagine della Madonna di Guadalupe non si possa riprodurre utilizzando simboli (mons. Heim

non me ne voglia) che ne mortificherebbero la valenza soprannaturale....anche in campo araldico.
Cordialmente,
Ferrante