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Messaggioda L.de Bellis » mercoledì 7 marzo 2007, 10:04

Con la speranza che giunga un aiuto a questa traduzione

Aedes Publicas
nimie vetustate collapsas.
in comunie universitatis comodum
afre( fare) pubblico.restituit
Franciscus Antonius de Palma
secun.syndicus
ad.1747

Grazie Lorenzo Longo de Bellis
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Re: aiuto

Messaggioda FP » mercoledì 7 marzo 2007, 13:51

L.de Bellis ha scritto:Con la speranza che giunga un aiuto a questa traduzione

Aedes Publicas
nimie vetustate collapsas.
in comunie universitatis comodum
afre( fare) pubblico.restituit
Franciscus Antonius de Palma
secun.syndicus
ad.1747

Grazie Lorenzo Longo de Bellis


Caro Lorenzo,
questo dovrebbe essere pressappoco il senso dell'iscrizione:

La Casa Pubblica
è crollata per la troppa vetustà.
Per la comunità? dell'Università (l'antico comune)
la restituì alla pubblica utilità?
Francesco Antonio de Palma
sec(ondo) sindaco
Anno Domini 1747


Non mi è chiaro se quell' afre possa essere afferre, ossia apportare, recare, in questo caso apportare delle migliorie. Inoltre quel comunie è un termine che non esiste così com'è scritto...Potrebbe essere comuni(on)e oppure comuni(tat)e, ma il senso è sempre lo stesso: la comunione dell'Università oppure la comunità dell'Università. Propendo piuttosto per quest'ultima ipotesi. Anche comodum è un termine inusuale, a mio dire. Forse si può tradurre con utilità. Il fatto, poi, che publico sia messo al dativo, mi fa pensare alla frase che ho scritto: lo restituì alla pubblica utilità. Secun, invece, è sicuramente l'abbreviazione di secundus.

Rimaniamo in attesa di altri pareri.
Saluti,
F.P.
~ Tua vivimus luce ~
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Messaggioda L.de Bellis » mercoledì 7 marzo 2007, 14:32

Francesco Pompili ha scritto:
L.de Bellis ha scritto:Con la speranza che giunga un aiuto a questa traduzione

Aedes Publicas
nimie vetustate collapsas.
in comunie universitatis comodum
afre( fare) pubblico.restituit
Franciscus Antonius de Palma
secun.syndicus
ad.1747

Grazie Lorenzo Longo de Bellis


Caro Lorenzo,
questo dovrebbe essere pressappoco il senso dell'iscrizione:

La Casa Pubblica
è crollata per la troppa vetustà.
Per la comunità? dell'Università (l'antico comune)
la restituì alla pubblica utilità?
Francesco Antonio de Palma
sec(ondo) sindaco
Anno Domini 1747


Non mi è chiaro se quell' afre possa essere afferre, ossia apportare, recare, in questo caso apportare delle migliorie. Inoltre quel comunie è un termine che non esiste così com'è scritto...Potrebbe essere comuni(on)e oppure comuni(tat)e, ma il senso è sempre lo stesso: la comunione dell'Università oppure la comunità dell'Università. Propendo piuttosto per quest'ultima ipotesi. Anche comodum è un termine inusuale, a mio dire. Forse si può tradurre con utilità. Il fatto, poi, che publico sia messo al dativo, mi fa pensare alla frase che ho scritto: lo restituì alla pubblica utilità. Secun, invece, è sicuramente l'abbreviazione di secundus.

Rimaniamo in attesa di altri pareri.
Saluti,
F.P.


Gentilissimo Francesco ,
innnzitutto ti ringrazio per gentile pensiero e cortese attenzione,il senso ora è chiaro, forse anchio lo avevo intuito lontanamente, ma tu fai meglio di me.

1- afre penso sia FARE, ...afferre.
2- comunie, ....sono impazzito, meglio la comunità dell'Università.
3- comodum forse sta per commodum( utilità).

Nel rinnovare i miei saluti imploro un altra tua intuizione:

Vitus de Lutiis fecit met sumptibus istam sacram, sed vivens aedificare si dicas faciam post ,erras,crede viatori exemplo simili numc operare bonum.
Ad 23 sett. 1704.

Lorenzo
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Messaggioda FP » mercoledì 7 marzo 2007, 22:27

L.de Bellis ha scritto:Gentilissimo Francesco ,
innnzitutto ti ringrazio per gentile pensiero e cortese attenzione,il senso ora è chiaro, forse anchio lo avevo intuito lontanamente, ma tu fai meglio di me.

1- afre penso sia FARE, ...afferre.
2- comunie, ....sono impazzito, meglio la comunità dell'Università.
3- comodum forse sta per commodum( utilità).

Nel rinnovare i miei saluti imploro un altra tua intuizione:

Vitus de Lutiis fecit met sumptibus istam sacram, sed vivens aedificare si dicas faciam post, erras, crede viatori exemplo simili nunc operare bonum.
Ad 23 sett. 1704.

Lorenzo


Credo che si possa tradurre così:

Vito Luzi fece misurare? grazie a delle spese questa "Sacra" (una chiesa?), ma "vivente edificare" se dici ch'io lo farò dopo, sbagli; credi all'esempio del "Viaggiatore", similmente ora (occorre) operare il bene.
Addì 23 settembre 1704


Met deve essere metorari, verbo deponente che significa misurare. Quel vivens aedificare non ha un senso logico messo così...sarà una locuzione. Crede è un imperativo. Vorrei inoltre capire cos'è una "Sacra" e chi è il "Viaggiatore" :? , anche se quest'ultimo potrebbe indicare il pellegrino in senso generico od un vescovo in visita pastorale (ma non lo credo).
Il fatto che manchi qualcosa che stia per "occorre" o "è necessario" mi turba...Cosa mi sai dire su questo scritto? Da dove proviene?
Comunque sembrerebbe una lettera molto confidenziale...

Ciao :wink:
~ Tua vivimus luce ~
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Messaggioda L.de Bellis » mercoledì 7 marzo 2007, 22:53

Francesco Pompili ha scritto:
L.de Bellis ha scritto:Gentilissimo Francesco ,
innnzitutto ti ringrazio per gentile pensiero e cortese attenzione,il senso ora è chiaro, forse anchio lo avevo intuito lontanamente, ma tu fai meglio di me.

1- afre penso sia FARE, ...afferre.
2- comunie, ....sono impazzito, meglio la comunità dell'Università.
3- comodum forse sta per commodum( utilità).

Nel rinnovare i miei saluti imploro un altra tua intuizione:

Vitus de Lutiis fecit met sumptibus istam sacram, sed vivens aedificare si dicas faciam post, erras, crede viatori exemplo simili nunc operare bonum.
Ad 23 sett. 1704.

Lorenzo


Credo che si possa tradurre così:

Vito Luzi fece misurare? grazie a delle spese questa "Sacra" (una chiesa?), ma "vivente edificare" se dici ch'io lo farò dopo, sbagli; credi all'esempio del "Viaggiatore", similmente ora (occorre) operare il bene.
Addì 23 settembre 1704


Met deve essere metorari, verbo deponente che significa misurare. Quel vivens aedificare non ha un senso logico messo così...sarà una locuzione. Crede è un imperativo. Vorrei inoltre capire cos'è una "Sacra" e chi è il "Viaggiatore" :? , anche se quest'ultimo potrebbe indicare il pellegrino in senso generico od un vescovo in visita pastorale (ma non lo credo).
Il fatto che manchi qualcosa che stia per "occorre" o "è necessario" mi turba...Cosa mi sai dire su questo scritto? Da dove proviene?
Comunque sembrerebbe una lettera molto confidenziale...

Ciao :wink:


Gent.mo Francesco,

ti invio in originale targa lapidea sita sullo stemma de Lutiis, a guardia dell'architrave di una Cappella dedicata all'Immacolata,sede spirituale dell' antica Congregazione dei Nobili.
Il Viaggiatore è il Pellegrino, Sacra è la Cappella.
Ti sarò sincero la traduzione non và.
Forse Vito de Luziis fece con grandi spese questo edificio sacro,
ma .........................................................................
Adesso con un simile esempio operi bene.
Cerchiamo la soluzione.
Lorenzo
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Messaggioda FP » mercoledì 7 marzo 2007, 23:12

Beh allora evidentemente è un monito per il pellegrino:

Vito Luzi fece con grandi spese questo edificio sacro, ma "vivente edificare"; se dici io lo farò dopo, sbagli; credi all'esempio del pellegrino, similmente ora si deve operare il bene.
Addì 23 settembre 1704


Il fatto è che quel met da solo non significa nulla!Solitamente è un rafforzativo dei pronomi possessivi.

Sicuramente è un consiglio per chiunque entri nella cappella, operare bonum. Non mi hai detto il contesto nel quale si trovasse l'iscrizione, quindi mi è sembrato che fosse scritta in toni confidenziali. Da un lato è così: si dà del tu al frequentatore della Cappella dell'Immacolata (a proposito, di quale paese?).

Ciao :wink:
~ Tua vivimus luce ~
FP
 
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Messaggioda da Fiore » mercoledì 7 marzo 2007, 23:22

viatori exemplo simili nunc operare bonum


1) Mi chiedo se viatori non sia un dativo;
2) nunc operare bonum lo vedrei accompagnato da un est finale, pertanto:

ora è bene operare
, riferito a si dicas faciam post, erras,
che ne pensate?

Saluti
Marilisa Morrone
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Messaggioda FP » mercoledì 7 marzo 2007, 23:29

da Fiore ha scritto:
viatori exemplo simili nunc operare bonum


1) Mi chiedo se viatori non sia un dativo;
2) nunc operare bonum lo vedrei accompagnato da un est finale, pertanto:

ora è bene operare
, riferito a si dicas faciam post, erras,
che ne pensate?

Saluti
Marilisa Morrone


Cara Marilisa,
sono d'accordo. Viatori è un dativo perchè concorda con exemplo, ma simili è sicuramente un ablativo. E' molto probabile che manchi un est o comunque un qualcosa che completi la frase.

Saluti :wink:
~ Tua vivimus luce ~
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Messaggioda da Fiore » mercoledì 7 marzo 2007, 23:37

Potremmo avere una foto dell'epigrafe?


M.
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Messaggioda Guido5 » giovedì 8 marzo 2007, 0:28

Avevo dimenticato che il quesito era rimasto senza risposta. Nella mia seconda vita universitaria ho fatto un corso di epigrafia latina e anche lapidi classiche sono soggette ad errori: figuriamoci quelle settecentesche. In questa non capiso il "met" (forse "et") e il "numc" (certamente "nunc"). Ciò premesso, tradurrei così:

Vito Luzi fece, e con prodigalità, questa cappella, ma [la fece] edificare mentre era in vita. Con un esempio simile per chi passa, se tu dicessi "lo farò dopo" sbagli: è bene agire adesso.

In altre parole: Vito Luzi poteva benissimo chiedere per testamento la costruzione della cappella, ma ha preferito occuparsene direttamente, quindi non fare domani quello che puoi fare oggi.
La foto chiesta da Marilisa sarebbe servita a darci un'idea della punteggiatura che ovviamente manca...

Ciao a tutti!
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 8 marzo 2007, 2:23

L.de Bellis ha scritto:Vitus de Lutiis fecit met sumptibus istam sacram, sed vivens aedificare si dicas faciam post ,erras,crede viatori exemplo simili numc operare bonum.
Ad 23 sett. 1704.


Cerchiamo di capire i verbi:

dicas = supino di dico, is, dico, dicas, dicere

faciam = congiuntivo presente 1. p.s. di facio, is, feci, factum, facere

erras = indicativo presente 2 p.s. di erro, as, erravi, erratum, errare

Come coniugare tra loro questi tre verbi? :wink:
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Messaggioda L.de Bellis » giovedì 8 marzo 2007, 10:30

ill.mi Studiosi,

ho inviato la foto dell'epigrafe al dr. Tomaso, arriverà,
cerchiamo insieme,il senso della traduzione, la soddisfazione sarà maggiore, certamente la lastra vi dirà qualcosa in più.

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Messaggioda T.G.Cravarezza » giovedì 8 marzo 2007, 10:42

L.de Bellis ha scritto:ill.mi Studiosi,

ho inviato la foto dell'epigrafe al dr. Tomaso, arriverà,
cerchiamo insieme,il senso della traduzione, la soddisfazione sarà maggiore, certamente la lastra vi dirà qualcosa in più.

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Messaggioda Guido5 » giovedì 8 marzo 2007, 12:46

Caro Lorenzo,
l'immagine - come sempre - aggiunge qualcosa: intanto "domum", che si lega a "sacram" (come traduzione può rimanere cappella, anche se, alla lettera, è "sacra casa"); poi, così mi sembra, c'è scritto "viator", non "viatori", dunque un vocativo, non un dativo; infine l'asimmetria indica che già una correzione è stata fatta togliendo una parola prima di "bonum". Dunque:

Vito Luzi fece, e con prodigalità, questa cappella, ma la costruì mentre era in vita. Tu che passi, se con un esempio simile dici "lo farò dopo" sbagli: è bene agire adesso.

Ciao a tutti!
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Messaggioda FP » giovedì 8 marzo 2007, 15:10

Bravo Guido...era evidente che mancasse qualcosa. Il senso è comunque chiaro: perchè rimandare a domani un'opera pia che puoi fare oggi? :wink:
In altre parole Vito tende a screditare i ricchi peccatori che solo in prossimità della morte, pentendosi, lasciano grandi capitali alla chiesa o ai poveri...Mentre evidenzia che la propria opera è attuale, concreta, meritoria della salvezza eterna.
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