Stemma (e rebus) da decifrare

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Messaggioda FML » sabato 17 febbraio 2007, 12:15

Incipit ha scritto:D'accordissimo con l'ultimo discorso di Fra' Eusanio: non dimentichiamo che a posteriori noi possiamo avanzare ipotesi suggestive e bellissime su ogni stemma di cui ci sia ignota l'esatta motivazione
Niente di più vero.

Gentilissimo Tommaso,

come giá scritto, anch´io :wink: convengo pienamente con questa indiscutibile affermazione.
Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che uno stemma, al pari di altri sistemi e/o discipline espressive, é anche e soprattutto "comunicazione".

Buona giornata :D e grazie!

Ferrante
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Messaggioda Aesculapius » sabato 17 febbraio 2007, 21:40

Caro Fra' Eusanio,
potrei considerare la pantera "al naturale" interpretando quelle "cosette nere" del mantello come "moscatura" pur non avendone l'aspetto ? (domanda retorica :oops: ).
E la pantera e l'agnello possono per posizione dirsi "sdraiati" ?
Inoltre la "spiga" può essere considerata una "pannocchia" araldica ?
Ralativamente a tale ultimo termine puo' dirmi qualcosa in piu' ?

Grazie mille
dott. Antonio Russo, MD
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 20 febbraio 2007, 17:28

Ferrante Mancini Lucidi ha scritto:
Incipit ha scritto:D'accordissimo con l'ultimo discorso di Fra' Eusanio: non dimentichiamo che a posteriori noi possiamo avanzare ipotesi suggestive e bellissime su ogni stemma di cui ci sia ignota l'esatta motivazione
Niente di più vero.

Gentilissimo Tommaso,
come giá scritto, anch´io :wink: convengo pienamente con questa indiscutibile affermazione. Non dobbiamo dimenticare, tuttavia, che uno stemma, al pari di altri sistemi e/o discipline espressive, é anche e soprattutto "comunicazione".
Buona giornata :D e grazie!
Ferrante


Certo.

E, come in ogni altro genere di comunicazione, la più grande difficoltà viene dallo sbagliare "codice".

Se scrivo "fine", un inglese legge un significato, ed un italiano 8) un altro...

...anzi, più di uno! :wink:

Leggere una parola in una lingua diversa (o con un senso diverso) da quella in cui è stata scritta può portare a errori interpretativi gravissimi.

Bene :D vale
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 20 febbraio 2007, 17:32

Aesculapius ha scritto:Caro Fra' Eusanio, potrei considerare la pantera "al naturale" interpretando quelle "cosette nere" del mantello come "moscatura" pur non avendone l'aspetto ? (domanda retorica :oops: ).

Giusto: per saperlo con certezza bisognerebbe vederla a colori...

E la pantera e l'agnello possono per posizione dirsi "sdraiati" ?

Coricati forse è meglio...

Inoltre la "spiga" può essere considerata una "pannocchia" araldica ?
Ralativamente a tale ultimo termine puo' dirmi qualcosa in piu' ?
Grazie mille


...son due cose diverse, anche fuori dagli stemmi...

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Messaggioda Aesculapius » mercoledì 21 febbraio 2007, 17:24

"d'azzurro ai tre monti (alla tedesca) di verde attraversati da un'agnello d'argento attraversante una pantera d'oro entrambi coricati; la croce latina d'argento, affiancata al di sotto dei bracci orizzontali a destra dalle lettere P. e A. e a sinistra dalle lettere I. e P. poste in palo d'argento e la lettera E. dello stesso attraversante il braccio inferiore, fondata sul monte centrale, una sica d'argento alta in palo con impugnatura d'oro sostenuta da quello di destra e una spiga di grano d'oro nodrita da quello di sinistra"

Allora Fra' Eusanio?
Ci illumina su una modalità che faccia risparmiare tempo e fiato all'araldo che avrà l'onere di annunciarci lo stemma ?

Saluti
dott. Antonio Russo, MD
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 21 febbraio 2007, 17:42

...la modalità :shock: migliore?

Blasonare :lol: al contrario :lol: di come hai fatto testè... :wink:

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Re: Stemma (e rebus) da decifrare

Messaggioda FML » giovedì 5 aprile 2007, 10:54

Cari amici e colleghi :),

mi permetto di riproporre alla Vostra gentile attenzione il particolare stemma di Mons. Giovanni Battista Ferruzzo (o Ferrucci), vescovo di Trivento (1655-1658), sul quale sono giá state avanzate alcune ipotesi interpretative alla luce della particolare simbologia di chiara ispirazione biblica e dell´arcano (e raro) acronimo facente parte dell´arma stessa.
Faccio questo, partendo da un presupposto di fondamentale importanza: la citazione del profeta Isaia sagacemente menzionata dall´amico Guido.
Le altre supposizioni, infatti, non mi sembrano esatte (con rispetto e stima per gli autori), soprattutto per la vaghezza :roll: oltre che per la cruenza che poco si addice all´armoniosa immagine del leone (o della pantera) e dell´agnello (o capretto, o vitello) pacificamente accovacciati insieme....sotto la Croce salvifica di Cristo.

Guido5 ha scritto:(....) la parte in basso, sulle colline? di verde, mi fa venire in mente Isaia 11,6:

Il lupo dimorerà insieme con l'agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.

Habitabit lupus cum agno,
et pardus cum haedo accubabit;
vitulus et leo simul saginabuntur,
et puer parvulus minabit eos.


Grazie :wink: per i nuovi eventuali contributi.

Cordialmente,
Ferrante
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Messaggioda Antonio Pompili » giovedì 5 aprile 2007, 16:51

Sono pienamente d'accordo con il gentile Ferrante circa la necessità di rivedere alcune conclusioni finora date, sia pure con lucida ragionevolezza e geniale capacità di intuito.
Mi permetto di proporre una mia lettura biblico-simbolica a partire da affermazioni già fatte, e alla luce di una mia riflessione esegetico-teologica sulla ricchissima simbologia presente nello stemma in questione.
Innanzitutto mi sembra palese il riferimento isaiano, già indicato. Si tratta del bellissimo testo di Is 11,6 che descrive una situazione di paradisiaca convivenza tra uomini e bestie, la quale si riallaccia, come la giustizia, all'avvento del re futuro. Lupo e agnello/ pantera e capretto, sembrano indicare la pacifica vita di tutto il popolo di Dio, dove non ci sono più potenti e deboli, oppressi e oppressori, ma su tutti regna la giustizia di Dio stesso. Ora, questo testo (risalente all'VIII sec. a.C., come tutta la prima parte del libro profetico, capp. 1-39), viene ripreso dall'ultima parte del libro (più tardiva), con la precisazione: "non faranno nè male, nè danno, in tutto il mio santo monte" (Is 65,25). L'ultima parte del libro viene composta infatti al ritorno dal triste esilio di Babilonia: si tratta di ricostruire non solo il tempio (che, posto sul monte Sion diventa centro vitale di tutto il popolo), ma anche i rapporti sociali tra israeliti, rapporti che dovranno essere centrati sulla giustizia. Un importante inciso: in Isaia pace e giustizia sono tanto il dono salvifico di Dio, che l'impegno dell'uomo verso i suoi simili.
A questo testo, ben si associa l'altro testo, pure isaiano, dove si parla delle spade forgiate in vomeri, e delle lance in falci (Is 2,4). Guardando il contesto di questo versetto - magistralmente richiamato dalla spada e dalla spiga poste lateralmente sul monte, nello stemma - si vede che centro irradiante di questa nuova e definitiva pace è lo stesso "monte del tempio del Signore", cui affluiscono tutte le genti (cf Is 2,2). Il testo si trova senza rilevanti modifiche in Michea (4,3), un profeta contemporaneo di Isaia di Gerusalemme. Anche questo testo certifica l'importanza di una teologia del "monte del Signore" e della città di Gerusalemme come centro salvifico universale, oltre che dell'attesa di una riunificazione del popolo di Dio nella pace e nella giustizia, fin dai primi profeti "scrittori".
Così arriviamo a un testo profetico molto più tardivo, il profeta Baruch(scritto probabilmente nel III sec. a. C), che a proposito di Gerusalemme, afferma che sarà chiamata da Dio per sempre: "Pax Iustitiae et Honor Pietatis". Questa imposizione di un nuovo nome alla città di Gerusalemme (come al popolo che abita la città santa) da parte di Dio è frequente nei profeti (Isaia e Osea hanno delle pagine bellissime a riguardo). Non mi dilungo sul significato di questo "nome" di Gerusalemme annunciato da Baruch. Mi limito solo a dire che il cambiamento del nome nella Scrittura indica un cambiamento di vita o di sorte/missione, essendo il nome, nella mentalità semitica, espressione della realtà profonda di colui che lo porta. E comunque credo che sia proprio in questa frase, PAX IUSTITIAE ET HONOR PIETATIS, il riferimento dell'acronimo che è iscritto accanto alla croce. Certo, non ricorre nella frase di Baruch la A. Ma, credo che si possa ragionavolmente supporre, la volontà di sostituire l'ambiguo e polivalente termine "honor" con "amor". Ciò non fa meraviglia negli stemmi ecclesiastici, nei motti dei quali spesso si ritrovano frasi bibliche "ritoccate" per esprimere una particolare interpretazione (che poi può diventare base per un progetto pastorale) del prelato . Basti pensare a proposito al motto del Cardinal Vicario di Roma, Camillo Ruini, "Veritas liberabit nos" (mi pare sia anche la firma del nostro Ferrante...) che rende l'espressione giovannea: "Veritas liberabit vos". A parte questo inciso riguardo alle prassi verificabili dall'esterno, vorrei considerare la possibilità interna di un simile cambiamento. "Honor" traduce infatti l'originale greco (Baruch infatti non conosce un'originale ebraico, essendoci stato trasmesso solo dall'antica versione greca detta LXX) "doxa"/"gloria", il termine che indica lo splendore e la santità di Dio, che Egli comunica al suo popolo. Per un fine conoscitore della Bibbia - come questo Mons. Ferruzzo sembrava decisamente essere - non ci vuole grande sforzo per riconoscere in questa "gloria", nell'essenza stessa di Dio, il suo Amore, comunicato agli uomini. Per cui la frase nascosta nella nostra sigla, potrebbe essere: PAX IUSTITIAE ET AMOR PIETATIS. Questa lettura è del resto molto più "naturale" per la posizione delle lettere, come sottolineato già dal caro Guido.
In conclusione, per la comprensione simbolico-teologica di questo stemma, mi sembra sia necessario dare massima centralità al monte, come rappresentazione simbolica della Gerusalemme escatologica, in cui saranno riunite tutte le genti nella pace e nella giustizia, nell'amore e nella pietà. Questo trova il suo compimento, nella fede cristiana, ai piedi della Croce (la conclusione "sotto la croce siamo tutti fratelli", data in un intervento precedente, si avvicinava molto a quello che intendo dire ora). Il Nuovo Testamento afferma in più punti che l'unità della Chiesa nasce sotto la Croce di Cristo. Basti pensare solo al testo in cui Paolo afferma che Cristo è la nostra pace, avendo egli realizzato pace tra i popoli pagani e il popolo di Israele, "et reconciliet ambos in uno corpore Deo per crucem interficiens inimicitiam in semet ipso" (Ef 2,16). Se qualcuno è abbattuto - nello stemma, come nel ragionamento teologico che vi soggiace - non è la povera belva, ma l'inimicizia, la discordia, l'odio. Ormai, a partire dall'amore di Dio manifestatoci e donatoci nella Croce del suo Figlio, noi credenti possiamo vivere uniti in questo amore - dice chiaramente l'Apostolo delle genti.
Così il monte nello stemma sembra richiamare oltre al monte di Sion, il monte Calvario dove Cristo ha realizzato l'unità della sua Chiesa, la nuova Gerusalemme, il nuovo tempio del Signore.
Un'ultima considerazione circa la stella. Il richiamo mariano mi sembra evidente, essendo Maria Madre e modello della Chiesa. Chiaro è l'insegnamento del Quarto Vangelo, dove nell'affidar il discepolo prediletto alla Madre Gesù, morente sulla croce, manifesta la chiara volontà di riunire tutti i figli di Dio dispersi (Gv 19, 26-27; cf 11, 51-52). Maria è la "donna" (così la chiama stranamente Gesù nel momento supremo della sua auto-donazione) che incarna la "figlia di Sion", il titolo che i profeti del post-esilio attribuivano a Gerusalemme, la città santa che esultava per il ritorno dei suoi figli. Maria, come stella luminosa, indica la strada dell'unità, nella giustizia e nella pace, unità che ci è stata acquistata dal sangue prezioso di Cristo versato sulla croce.
Al termine di questa lunga esposizione, sperando di non avervi annoiati, e ringraziandovi per la paziente lettura, cari amici, mi permetto di dire di Mons. Ferruzzo, che doveva essere non solo un uomo di grande cultura teologica, come le sopra presentate indicazioni biografiche fanno capire, ma anche di profonda spiritualità e di grande sensibilità ecclesiale. Il suo stemma ne è una eloquente attestazione. :)
Ultima modifica di Antonio Pompili il venerdì 6 aprile 2007, 0:30, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda giuseppe.q » giovedì 5 aprile 2007, 17:15

Carissimo Antonio,
una spiegazione davvero chiara e soddisfacente.

Questo è un mio ipotetico disegno... :oops: :oops:

Immagine

Lascio adesso a voi ogni commento.

Buon pomeriggio :wink:

Giuseppe
DATUM IN NOSTRO PALATIO VICTORITI
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Messaggioda Antonio Pompili » giovedì 5 aprile 2007, 18:37

Grazie per i gentili complimenti. Vorrei solo aggiungere che sono felice, al di là della definitività o meno delle mie conclusioni circa i moventi del titolare dello stemma, di aver potuto fornire una simile riflessione simbolico-biblica proprio in prossimità del Triduo Pasquale.

Quanto al tuo stemma, caro Giuseppe, lo trovo molto bello, come sempre! Trovo molto interessante l'uso da parte tua di uno scudo accartocciato, che ben si adatta, a mio avviso, ad accogliere le varie figure araldiche.

Vedo che hai inserito come figure animali il vitello e il leone. Sinceramente, quanto all'animale di allevamento in questione mi sembra che nell'originale si trattasse piuttosto di un agnello. Più difficilmente definibile è forse la figura della belva, che potrebbe sembrare, nell'originale, un leone o un lupo o qualunque altra fiera... Mi sembra che a tale proposito siano state già scambiate alcune opinioni da altri amici del forum.

Ad ogni modo, il più volte citato testo di Isaia lascia ampie possibilità di scelta, presentando tre "coppie" di animali: lupo e agnello; pantera e capretto; vitello e leoncello. Credo non sia privo di interesse il fatto che, oltre a richiamare la mansuetudine e la docilità, i tre animali "buoni" indicati dal profeta, avevano anche un valore rituale e sacrificale: erano gli animale che potevano esser offerti nel tempio nei sacrifici in occasione della Pasqua e in quelli giornalieri. Una scelta non casuale in Isaia, un profeta molto attento alla verità del culto accompagnato da una degna condotta di vita.

Comunque, lo stemma da te realizzato, caro Giuseppe, mi sembra una ottima rivisitazione.
Ultima modifica di Antonio Pompili il venerdì 6 aprile 2007, 0:34, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 5 aprile 2007, 18:48

antonio p. v. g. ha scritto:Grazie per i gentili complimenti.
Vorrei solo aggiungere che sono felice, al di là della definitività o meno delle mie conclusioni circa i moventi del titolare dello stemma, di aver potuto fornire una simile riflessione simbolico-biblica proprio in prossimità del Triduo Pasquale.

Nulla avviene per caso... 8)

Credo non sia privo di interesse il fatto che, oltre a richiamare la mansuetudine e la docilità, i tre animali "buoni" indicati dal profeta, avevano anche un valore rituale e sacrificale: erano gli animale che potevano esser offerti nel tempio nei sacrifici in occasione della Pasqua e in quelli giornalieri. Una scelta non casuale in Isaia, un profeta molto attento alla verità del culto accompagnato da una degna condotta di vita.


Se al posto di uno dei due ovini vi fosse stato un maiale, saremmo stati di fronte ai tre classici animali sacrificati dai romani nei suovetaurilia.

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Messaggioda FML » venerdì 6 aprile 2007, 13:25

Gentilissimo Antonio,

solo ora mi é possibile esprimerti il mio :P vivissimo ringraziamento per il meraviglioso intervento con cui (sorprendentemente!) hai contribuito in maniera assolutamente qualificata all´evoluzione interpretativa del particolare e bello stemma "personale" adottato dal vescovo Giovanni Battista Ferruzzo.
Il tuo profondo (e lungo 8)) scritto esegetico non necessita di ulteriori commenti....bensí di tutta l´ammirazione per il sapere biblico di cui ci hai reso in una certa misura partecipi.
Permettimi, inoltre, di dirti che l´elegante stile lessicale da te utilizzato, unito alla dovizia di particolari e di citazioni fatte, lascia trasparire una preparazione culturale di alto livello nonché un relativo amore da parte tua per l´interessantissimo argomento.

Grazie :D nuovamente a te e a quanti, in modo solerte, si sono spesi a vario titolo per il dibattito, in particolare al caro Giuseppe per la bella realizzazione grafica dell´arma in oggetto: una "catechesi araldica" per l´imminente Pasqua di Resurrezione!

Cordialmente,
Ferrante

P.S.: Continueró la mia ricerca documentale al fine di reperire nuovi elementi che possano confermare o meno la tua ipotesi di lettura (che condivido) circa l´originale acronimo (o :roll: rebus?) presente nello stemma.
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Messaggioda Guido5 » venerdì 6 aprile 2007, 15:20

Cari amici,
manca meno di un'ora alla celebrazione della Passione e anch'io mi accorgo adesso che il "rebus" proposto da Ferrante ha trovato non una ma la soluzione. Ci voleva davvero uno specialista come Antonio (p. v. g. - non dimentichiamo il contributo del suo omonimo) per arrivare a sciogliere quelle iniziali... Complimenti vivissimi davvero!

Auguri a tutti!
Guido5

P.S. - Per Giuseppe: basandomi sul disegno iniziale propendo, come sai, per la coppia pantera-capretto. Quest'ultimo non è granché dissimile dal tuo agnello mentre il leoncello è ben diverso dall'animale adulto (e troppo feroce) del tuo pur pregevole lavoro.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 6 aprile 2007, 16:20

Ferrante Mancini Lucidi ha scritto:Permettimi, inoltre, di dirti che l´elegante stile lessicale da te utilizzato, unito alla dovizia di particolari e di citazioni fatte, lascia trasparire una preparazione culturale di alto livello nonché un relativo amore da parte tua per l´interessantissimo argomento.


Il vecchio frate sottoscrive in pieno queste parole, carissimo Ferrante.

La preparazione culturale è essenziale.

La passione per la materia è importante.

L'assenza di eleganza e il disprezzo del civile modus vivendi le rendono pari a zero.

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Messaggioda Antonio Pompili » venerdì 6 aprile 2007, 18:26

Vi ringrazio ancora tutti, carissimi Ferrante, Guido e Fra' Eusanio, per la simpatia e la stima dimostrate nei miei confronti.
Credete: sono ricambiate pienamente! :)

Sono sempre più felice di far parte di questo forum, e sarò ben lieto anche per il futuro, di poter mettere a frutto le mie conoscenze in campo esegetico e biblico-teologico, nonchè la passione per le scienze bibliche, per cercare di comprendere e spiegare qualche simbolo di derivazione scritturistica.

In fondo - se mi è concesso il paragone e con tutte le necessarie distinzioni - spesso la Sacra Scrittura, proprio come l'araldica, procede per simboli, che vanno accolti, capiti, meditati e interpretati. E per questo, tanto nelle scienze bibliche quanto nella scienze del blasone, solo un grande amore per la materia può permettere a colui che vi si avventura di ricavarne (e offrirne) il massimo frutto.

Del resto, credo che la migliore araldica ecclesiastica sia quella che, delicatamente ma anche chiaramente, sa fare riferimento a quella fede che nelle divine Scritture trova la sua sorgente. E' di questa fede biblicamente fondata che un pastore si fa annunciatore. Uno stemma prelatizio (si intende, creato ex novo e non già ereditato a livello famigliare), a mio modesto avviso, dovrebbe esserne richiamo significativo.

Grazie ancora. :P

Antonio
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