Caro Renato,
la domanda che tu poni ha le sue motivazioni nella tendenza degli araldisti del '600-'700 di dare una dignità di grado anche all'elmo, ragion per cui si "doveva" comprendere il rango del titolare dello stemma anche dalla modalità con cui era rappresentato tale ornamento esterno.
In linea di massima, quindi, il metallo, la posizione dell'elmo, l'apertura o meno della visiera ed il numero di affibbiature - cioè del graticolato che ne costituisce la visiera - non hanno alcun significato storico autentico (cioè ci troviamo un pò nella medesima situazione di chi vuole dare un significato "etico" o "esoterico" ai colori utilizzati nello scudo o al simbolismo dei simboli araldici).
Tale consuetudine barocca di dare dignità e grado agli elmi si diffuse purtuttavia , in Francia, in Inghilterra e nel nostro Bel Paese.
Per pura curiosità ti informo che:
Elmo posto in maestà, d'oro e rabescato (con la differenza nelle posizioni delle visiere) distingueva il sovrano, il principe ereditario ed i principi di sangue.
L'elmo d'argento, rabescato, bordato e graticolato d'oro (con le differenze nella posizione dell'elmo) rappresentava:
- affibbiatura di 11 pezzi: marchese
- affibbiatura di 17 pezzi: conte
- affibbiatura di 13 pezzi: visconte
- affibbiatura di 13 pezzi - liscio : barone
L'elmo d'argento, posto di profilo verso destra
- rabescato d'oro: patrizio (visiera per metà alzata)
- liscio bordato d'oro, affibbiatura di 9 pezzi: nobile (visiera alzata)
- liscio bordato d'oro, affibbiatura di 3 pezzi: cavaliere ereditario (visiera alzata)
Spero di essere stato utile (e preciso

)
Antonio Russo
dott. Antonio Russo, MD
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Vorrei capir cos'è questo strano desio di saper oltre