Professore vs Docente

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda Messanensis » giovedì 1 febbraio 2007, 23:16

Per il Lessico della Treccani: "sono normalmente chiamati professori gl'insegnanti delle scuole secondarie e i docenti universitari". Anche nel nel supplemento del "Lessico universale italiano" Treccani alla voce "professore" si parla di "professori della scuola secondaria" e "professori universitari".
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Messaggioda Aesculapius » giovedì 1 febbraio 2007, 23:24

Ah beh... ma bisogna precisare che si è "professore di scuola secondaria"
perchè i soli che possano scrivere "professore e basta" sono gli i professori ordinari.

Saluti
Antonio Russo (professore in domo sua) 8)
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Messaggioda Aesculapius » giovedì 1 febbraio 2007, 23:29

Ecco la delibera relativo alla querelle di cui Vi parlavo:

Il titolo di "Professore" può essere usato dal personale a contratto ai sensi degli artt. 25 e 100 del DPR 382/80 e successive modificazioni e integrazioni.
Il CUN ha aggiunto che i medici, che ai sensi dei citati artt. 25 e 100 del DPR 382/80 ricoprono insegnamenti in ambito universitario anche in corsi di laurea concernenti le professioni sanitarie, possono far uso del titolo di professore. Anche i medici ricercatori ai quali è stato conferito, con apposita deliberazione della facoltà la titolarità di un insegnamento possono far uso del titolo di professore.

Unica limitazione che incontrano i medici che ricoprono insegnamenti in ambito universitario e ricercatori è che l’uso del titolo è limitato al periodo di insegnamento, come peraltro già si era espresso il Consiglio di Stato con parere n. 1742 del 1985.

Per chiarezza e comodità e anche in conformità a quanto deciso dalla Cassazione a Sezione Unite con sentenza n. 870/91 possono far uso del titolo di professore:

a) i Professori universitari di ruolo ordinari, straordinari e associati;

b) i Professori a contratto ex art. 25 DPR 382/80, ex art. 100 DPR 382/80 ed ex art. 4 DPR n. 162/82;

c) i Liberi Docenti con docenza confermata, ex. art. 10 Legge 30 dicembre 1958, n. 1175.

Va comunque precisato che la dizione "Professore" usata dai professori a contratto deve essere accompagnata dalla indicazione, senza abbreviazioni, "a contratto in ......., presso la Facoltà di ........ o la Scuola di ..... per l’anno accademico....".


Anche per i liberi docenti la dizione Professore deve essere accompagnata da "libero docente in ......." specificando la materia nella quale è stata conseguita la libera docenza.
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Messaggioda Messanensis » giovedì 1 febbraio 2007, 23:59

Questa sentenza di cassazione riguardava il diritto di un medico, insegnante di scuola media, di fare uso del titolo di professore nell'esercizio della libera professione sanitaria e nella pubblicità che ad esso viene data. Pertanto sarebbe da leggere integralmente.
Ultima modifica di Messanensis il venerdì 2 febbraio 2007, 0:13, modificato 2 volte in totale.
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Messaggioda Messanensis » venerdì 2 febbraio 2007, 0:00

Aesculapius ha scritto:Ah beh... ma bisogna precisare che si è "professore di scuola secondaria"
perchè i soli che possano scrivere "professore e basta" sono gli i professori ordinari.


Dal vocabolario Treccani leggo che "professore ordinario" è "professore univerisitario di prima fascia, dopo trascorsi i tre anni di straordinariato, e anche professore di scuola secondaria, trascorso un anno di prova dal giorno della nomina".
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Messaggioda Aesculapius » venerdì 2 febbraio 2007, 1:08

Esiste una sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite (sentenza n. 870 – 29/1/1991) che ha deliberato che possono far uso del titolo di professore: 1) i Professori universitari di ruolo: ordinari, straordinari ed associati; 2) i Professori a contratto ex art. 25 DPR n. 382/80 o ex art. 100 DPR n. 382/80 o ex art. 4 DPR n. 162/82; 3) i Liberi Docenti con docenza confermata, ex art. 10 legge 30/12/1958 n. 1175.

Sarei felice se qualche amico del forum potesse valutarne il contenuto. Continuo a credere che il "professore" tout court sia solo ed esclusivamente il professore ordinario di un università. Non escludo che il signor Pinco Pallino possa dire di sè " dott. Pinco Pallino professore di Liceo Ginnasio" ma questo è ben altra cosa rispetto al "vero" titolo di professore.
Credo, e mi correggano i lettori piu' esperti, che la questione sia simile all'onoreficenza di cavaliere della Repubblica versus il cavalierato di altro ordine che necessita della specifica dell'ordine di appartenenza.
Resta inteso che i titoli "ad usum citophoni" sia accademici che nobiliari lasciano il tempo che trovano.

Antonio Russo
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Messaggioda da Fiore » venerdì 2 febbraio 2007, 17:34

Vi ricordo che i docenti delle scuole secondarie medie e superiori, oltre che avere una laurea devono, di norma, superare un concorso per titoli ed esami oppure un corso abilitante, insomma ne deve essere giudicata l'idoneità ad esercitare la professione di docente. Superati i concorsi ordinari o i corsi abilitanti, che solo occasionalmente vengono banditi, possono ottenere l'iscrizione all'albo professionale e, di conseguenza, ottenere giuridicamente il titolo di professore. L'istituzione dell'albo dei professori delle scuole secondarie ha stabilito la distinzione tra i docenti delle scuole di ogni ordine e grado.
E' ovvio che la qualifica di professore non dovrebbe, sulla carta, essere applicata a quanti non sono iscritti all'albo, e dunque non ai neo-laureati o a coloro che ancora non abbiano conseguito l'abilitazione, alla stessa stregua di tutte le altre professioni, dall'avvocato, al medico, al biologo, etc.; ma, si sa, colui che esercita una professione, sia pur da precario, in genere viene da tutti qualificato lo stesso, senza chiedersi se abbia o meno l'abilitazione.
Poi è ovvio che il "professore" per antonomasia sia quello universitario, ma per lo Stato Italiano lo sono, a pieno titolo, anche i docenti delle scuole secondarie.

Saluti
Marilisa Morrone
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Messaggioda Elassar » venerdì 2 febbraio 2007, 19:27

Il CUN, in quanto consiglio universitario, non poteva che trattare dei soli professori universitari.
Per ciò che riguarda la sentenza citata, la questione è più complessa, in quanto il caso analizzato dalla citata pronuncia della Corte di Cassazione ha riguardo adun settore che prevede regole particolarmente rigide in ordine all'utilizzo del titolo di "professore" nell'esercizio della libera professione (così come avviene anche per gli avvocati), in considerazione della necessità di tutelare adeguatamente la cleintela (che potrebbe ritenere, a torto, di farsi curare da un professore ordinario) e del fatto che l'art. 3 della l. 21 febbraio 1963 n. 244, riconosce ai docenti universitari un aumento del 50 per cento sugli onorari minimi stabiliti nella tariffa.
La detta sentenza è comunque interessante laddove precisa (non in un obiter dictum, ma in una sua parte che fa giudicato) che il sanitario che sia pubblico dipendente in qualità di insegnante in un istituto di istruzione media può legittimamente fare uso del titolo di professore con le dovute specificazioni.
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Messaggioda Elassar » venerdì 2 febbraio 2007, 19:34

Aesculapius ha scritto:I cultori della materia sono "per chiamata" non hanno alcun valore i titoli accademici nè gli articoli

E' vero, ma tale chiamata è comunque subordinata al rispetto di taluni presupposti delierati dai competenti organi collegiali delle università. Non a caso, tutti i provvedimenti di nomina di cultori sono soggetti a motivazione in punto di rispetto delle condizioni di conferimento della qualifica.

(troppo generico dire "un articolo": esistono articoli con impact factor di 0.8 e articoli di 26),

Non è troppo generico: inanzitutto, ripeto, questo è quanto previsto in alcune università italiane. Inoltre, il riferimento al c.d. impact factor non potrebbe essere utilizzato in quei settori della ricerca (p. es. quello giuridico) in cui esso non trova applicazione.

non capisco cosa siano le pubblicazioni periodiche.

Il riferimento è alla necessità che il cultore assicuri un certo numero di pubblicazioni con cadenza periodica (p. es. quattro pubblicazioni scientifiche in due anni).
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prof.

Messaggioda Carfi » venerdì 2 febbraio 2007, 22:33

Vedo che l'argomento ha preso molti rivoli, tutti interessanti ed esaustivi nelle sue varie diversificazioni:
Scuola Elementare, Media, Liceo, Università, ecc. (maestro, prof., docente, ecc.).
Un cosa è certa:
quando un insegnante (media e superiori) ha superato gli esami di abilitazione al'insegnamento, e tra l'altro riceve dal Ministero una lettera ed un regolare Diploma, con relativo voto, con la dicitura prof., le chiacchere e le filosofie stanno a zero. Il Ministero competente, lo appella prof, e tutti si devono adeguare!
Volere riservare il titolo di prof. ai soli docenti universitari è la stessa filosofia sciocca di chi in un altro sito Internet, vuole limitare la nobiltà solo a coloro che lo erano fino al 28 ottobre 1922.
Risultato = corporativismo e settarismo.
Il Ministero parla e scrive chiaro.
Punto.
Per quanto riguarda le pubblicazioni, mi permetta caro Elassar, si intende non un certo numero di pubblicazioni in un certo periodo fisso, da parte di una persona, (che personalmente potrebbe farsi stampare a sue spese dei libri o pubblicazioni varie) bensì la periodicità di "uscita" di un articolo o saggio, ecc. su un PERIODICO (quotidiano, mensile, bimestrale, semestrale, ecc.) di una pubblicazione regolarmente registrata ad un Tribunale.
E su questo punto il buon Guido 5, che da quanto scrive credo che sia un super esperto di giornalismo e di pubblicazioni varie, potrebbe illuminarci meglio.
Per ritornare comunque al quesito di Aristarco, senza tanti giri di parole, credo che gli si possa rispondere con poche parole.
E' prof. chi insegna o ha insegnato in Scuole. Chi ha fatto da "docente" in corsi vari, non è un prof.
Esempio: l'ing. esperto di informatica, che in un corso di qualsiasi Ente, insegna in un corso di 3-4 mesi, tale argomento non è un prof..
Così come non lo è il docente di massaggi, taglio di capelli (parruccchiere), ecc. di un qualsiasi corso professionale continuamente organizzato sotto l'egida ed il contributo delle varie Regioni d'Italia.
Chi lo fa e si "autoscrive" prof. è un impostore, un megalomane.
Non ho la pretesa di aver chiuso l'argomento, ma di avere ricordato a tutti noi, la realta giuridica della validità del titolo di prof..
Cordialità e complimenti a TUTTI per le dotte (é il caso di dirlo) spiegazioni.

Giuseppe Carfì di Serra Rovetto Boscopiano
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Messaggioda Aesculapius » venerdì 2 febbraio 2007, 23:31

Cari amici,
Carissimo Giuseppe,

credo che lo spirito che anima tutti i forumisti - dentro e fuori il forum - sia lo spirito di onestà e di trasparenza. Inutile confermare quanto da te detto circa la non consistenza del titolo di "professore" per coloro che hanno insegnato in corsi istituiti da Enti privati magari in giardinaggio od origami!
Credo, purtuttavia, che il modo migliore per non alimentare dubbi sul proprio status accademico o meno, la precisazione dei limiti del proprio titolo: mi spiego.
Si immagini, come nel mio caso, quanto possa essere delicato ed ingannevole il titolo di "professore": tutti i miei pazienti crederebbero che insegni in un università e magari insegno biologia in un liceo scientifico: la mia onestà mi obbligherebbe a scrivere di me
Prof. Antonio Russo - medico chirurgo - insegnante presso il liceo XXX

se fossi professore universitario dovrei invece scrivere
Prof. Antonio Russo - medico chirurgo - docente di Clinica XXX presso l'università YYY

Se volontariamente omettessi le suddette specifiche, chiaro che desidererei alimentare un equivoco in maniera poco lecita oltre che poco elegante.

Non credo sia corporativismo: credo altresì si tratti di rispetto per titoli che costano sudore e sacrificio e per quanto sia difficile diventare insegnante di scuola secondaria lo è molto di piu' divenire docente in una libera università.

Saluti
Antonio Russo
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Messaggioda Carfi » venerdì 2 febbraio 2007, 23:52

Carissimo prof. (è il caso di scriverlo) Esculapius,
sono d'accordo, anzi d'accordissimo su TUTTO qunto hai scritto. E ci mancherebbe altrom, hai scritto cose giuste ed oneste.
Ritengo però che Aristarco si riferisse a coloro che non hanno nulla a che fare con la vera docenza, con il vero insegnamento, ma a coloro che si auto e "si scrivono" su altri siti Internet, prof, dott. ecc..
Stammi bene.

Giuseppe Carfì di S.R.B.
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Messaggioda Guido5 » sabato 3 febbraio 2007, 2:29

Caro Giuseppe,
mi hai chiamato in causa per spiegare cosa significhi "un certo numero di pubblicazioni periodiche". Beh, detto così, anche le tre riviste che mi ingombrano il tavolo: “National Geographic”, “Qui Touring”, “Il telespettatore”. Conoscendo però lo scopo, il testo mi sembra equivoco: sai bene ad esempio che per essere giornalista pubblicista, e tu sei anche questo, occorre presentare di solito una cinquantina di articoli pubblicati su quotidiani o periodici e regolarmente retribuiti.
Non ho trovato che cosa chieda esattamente l’Università di Firenze. Ho notato invece che il “Regolamento didattico di ateneo” ha una sola volta la parola professori e 18 volte docente o docenti: c.d.d. (come dovevasi dimostrare)…
Alessandro Manzoni diceva che “l'uso è l'unica causa che faccia le parole buone, vere, legittime, parole di una lingua”; se è così sono stati professori tanto una mia cognata (farmacista) quanto mio cugino (perito industriale), già insegnanti nella scuola secondaria. Ma se un'altra cognata (medico) usasse il titolo di professore per aver insegnato, ma allo scopo di farsi pagare di più, la cosa non mi piacerebbe davvero.
Qualche docenza (invitato dall’Ordine professionale) l’ho fatta anch’io, ma considero di gran lunga più importante l’aver intuito le qualità, fatto assumere e avviato alla professione una sessantina di colleghi, molti quando valeva più la pratica della grammatica. Oggi invece non assumerei nessuno senza cinque anni di “scienze delle comunicazioni sociali” alle spalle.
Mi viene adesso un dubbio: posso usare “prof.” come abbreviazione di [giornalista] professionista?

Ciao a tutti!
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Re: prof.

Messaggioda Elassar » sabato 3 febbraio 2007, 10:30

Carfi ha scritto:Per quanto riguarda le pubblicazioni, mi permetta caro Elassar, si intende non un certo numero di pubblicazioni in un certo periodo fisso, da parte di una persona, (che personalmente potrebbe farsi stampare a sue spese dei libri o pubblicazioni varie) bensì la periodicità di "uscita" di un articolo o saggio, ecc. su un PERIODICO (quotidiano, mensile, bimestrale, semestrale, ecc.) di una pubblicazione regolarmente registrata ad un Tribunale.


Ovviamente il riferimento alle "pubblicazioni" è a quelle con dignità scientifica.
In ordine alla periodicità, mi permetta di insistere: se prende i regolamenti di ateneo di varie università italiane vi troverà scritto che il cultore, per rimanere tale, deve assicurare una produzione scientifica costante, che viene solitamente indicata in un certo numero di pubblicazioni (p. es., due) nell'arco di uno o più anni.
Questa regola, comunque, non vale per tutti gli atenei: a Catania, per esmpio, è sufficiente aver conseguito da almeno due anni la laurea e avere almeno una pubblicazione scientifica all'attivo (o essere dottore di ricerca) per poter essere nominato cultore.
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Messaggioda Carfi » sabato 3 febbraio 2007, 13:45

Caro Guido,
hai scritto:
"Mi viene adesso un dubbio: posso usare “prof.” come abbreviazione di [giornalista] professionista?"

La risposta è nò. Lo sai meglio di me.
Così come io dicevo ai miei giovani, con un grosso pizzico di autoironia, che prof. non voleva dire professore, bensì profugo. Non sapendo dove andare (bada bene, avevo scelto da ragazzo, seguendo tradizioni di famiglia, di "fare" l'insegnante), mi ero rifugiato nella Scuola italiana, alla pari di tanti laureati in scienze farmacologiche, senza farmacia, che si erano infilati nella Scuola per raccattare un pezzo di pane, senza la minima conoscenza di cosa fosse la Pedagogia, la Psicologia, la Psicologia dell'Età Evolutiva, il Tirocinio,la Didattica, ecc.., e senza esami di Abilitazione all'insegnamento.
Lo stesso dicasi per gli avvocaticchi, che per avere la pagnotta (sic) fissa, insegnano e/o insegnavano Diritto, gli ingegneri disoccupati Costruzioni e Meccanica, gli architetti sessantottini Applicazioni Tecniche, i fisici Matematica o Fisica, i chimici non buoni a fare analisi del sangue e della pipì, ad insegnare chimica, e potrei continuare all'infinito. Praticamente scegliere l'insegnamento come seconda attività.
Tutte persone che io denuncerei per pascolo abusivo (in terreno già incolto - nel doppio significato della parola - , scolastico) e vagabondaggio in zone non di loro pertinenza.
E' ovvio che debbono essere loro ad insegnare le loro materie, essendo degli esperti nei rispettivi campi, ma è altrettanto vero che dopo venti anni di lotte sindacali, ci sono riuscito a far sì che chi vuole insegnare DEVE fare gli esami complementari delle materie "utili" all'insegnamento.
Sto divagando? Non credo, in quanto gli stessi in quella loro funzione da "abusivi" o per carenza di leggi adeguate, erano e sono dei prof..
Ma non abbiamo risposto alla domana di Aristarco: "seguire un corso regolare accademico", vale a dire laurearsi, e quindi quando un tizio si autonomina e si scrive, in particolare su siti internet, prof., senza essere nemmeno laureato, commette due errori. Non è prof. perchè non insegna, e non può essere prof. perché non laureato.
Ma a questo punto cosa dice Aristarco?
Altrimenti continuiamo a parlarci addosso.

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