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http://www.caionvico.it/archivio/testi/ ... onvico.rtf
"Vi furono varie famiglie che ebbero proprietà e casa civile in Caionvico (da Caivicus) ma riteniamo che queste quattro case fra le più notevoli debbano essere state dimore dei Ganassoni (forse una potrebbe essere stata dei Mazzola ma abbiamo ragione di ritenere che la proprietà di questa famiglia si stendesse piuttosto verso Botticino e la strada "regale"). Originari dalla Valsassina e precisamente da Ingo, i Ganassoni, ricchi mercanti di stoffe (draperii), si chiamavano Tiraferri e come soprannome "de Ganassonibus" e vivevano già in ottima posizione sulla fine del Trecento. Era allora capo famiglia Alessandro. Dopo di lui, nei primi decenni del secolo XV, la famiglia si divise nei discendenti dei suoi vari figli ma, cosa singolare, due rami assunsero un nuovo cognome, dando origine ad altre famiglie, i Ceruti ed i Baitelli, che conservarono, per qualche tempo, l'aggiunta "de Ganassonibus" e portarono sempre tutti l'identico stemma.
I Ganassoni veri e propri, che ci interessano per Caionvico, discendono da Pedrino q. Alessandro e dai suoi quattro figli: Filippo, dott. Bartolomeo, Tomaso e dott. Andrea. Fu il 13 marzo 1452 che Giacomo Avogadro vendette a Pedrino q. Alessandro Ganassone un terzo dei suoi beni di Caionvico, Rezzato ecc.
Filippino, che ancora nel 1469 si qualifica "mercator", abita in VII di S. Faustino ed ha, fra gli altri, il figlio Ettore che continuerà la discendenza sposando Cecilia (n. 1477) la quale rimarrà vedova piuttosto presto con tre bambini maschi e due bambine. Per conto loro denuncerà nel 1517 di avere 100 piò a Caionvico tra il monte e Buffalora ma con le case "diropte et ruinate" e i campi "senza alberi nè viti perchè sta taliati dal campo quando alozava in dita contrada"1. Anche in città quei poveretti erano stati colpiti nelle case "tutte ruinate dove no se pol habitar". Come nota di costume diremo che Giulio q. Ettore, fratello di Filippo, il 5 ottobre 1539 "volendo ristorar Benedetto Bianca delli danni pattiti e che in avvenire può patire per la ferita dattali nella mano sinistra, resa debole per tale ferita" gli assegna in pagamento una pezza di terra in tenere di Caionvico di tavole 45 e una murachetta (piccolo lotto di terreno) in contrada di S. Orsola. Onesta riparazione di un galantuomo delle conseguenze di una lite.
Dei tre maschi solo Ettore avrà Filippo, marito di Angelica e padre di altro Ettore (n. 1554) il quale sposerà Ippolita q. Gerolamo Fisogni. La loro sostanza immobiliare alla fine del Cinquecento era ridotta a poca cosa; avranno avuto ancora altre entrate. Certo che a Caionvico abitavano in contrada S. Orsola che è la principale del vecchio paese precisamente dove sorgono queste case2. Tra i figli di Ettore ed Ippolita sortiranno due Monsignori del Duomo, Giovanni e Fausto, ma anche la pecora nera, Pietro (n. 1585) il quale con la complicità del fratello Carlo, aveva "inferto cinque mortali ferite con mali motti presso la porta del Broletto a D. Nicolò (della) Corte sopra la testa..." e per quel delitto fu condannato il 30 luglio 1612 a un anno continuo di "preggion serrata" indi bandito.
Il loro fratello Camillo da Leonora avrà Ettore (n. 1632) e Gerolamo (n. 1650) coi quali si spegnerà il ramo di Filippino. Ancora alla fine del Seicento avevano questa casa. Da Bartolomeo, dottore in legge che fu tre volte abate della città, nacquero Battista marito di Lucrezia Brunelli q. Donino e padre di Francesco, anch'esso dottore in legge; il rev. don Bernardino e Baldassarre (n. 1479); ma con essi finì la discendenza di Bartolomeo. Anch'egli aveva casa in Caionvico e la Rezola in tenere di Rezzato con 220 piò3.
Tomaso ebbe due figli Giovanni e Agostino; Giovanni da Margherita (n. 1480) ebbe Bernardino (n. 1534) e Ganassone (n. 1538). Anche costoro avevano "cortivo da padrone" in Caionvico. Bernardino (n. 1561 ) figlio di Ganassone e Lodovica sposò Doralice Ugoni, fu padre di Gerolamo (n. 1585) del quale avremo da parlare trattando del palazzo oggi Masetti Zannini4.
Anche del quarto ramo, quello di Andrea q. Pedrino, avremo da parlare in altra occasione in quanto suo figlio Costantino era riuscito a fare un matrimonio cospicuo.
Parleremo perciò di questo ramo, subito estinto, trattando del palazzo del Canello ma dobbiamo aggiungere che esso era il più grosso proprietario di Caionvico, Botticino e Rezzato con 250 piò affittati a L. 1.000 annue. Si può congetturare che questi fossero gli abitatori della casa più bella, da poco restaurata.
Note
1. E dai quali «si soleva cavar some 40 de grasso sino a 50, 15 de minuto, carri 12 di fieno e 15 di vino... ne cavemo la metà».
2 V. Pol. Est. n. 116 del 1588.
3. V. Pol. Est. del 1517 di VII S. Faustino n. 147.
4. V. Pol. Est. del 1517 di VII S. Faustino n. 119 e 1547 in VI S. Giovita.
Giovanni da Lezze, Il Catastico Bresciano (1609 - 1610), nell’esemplare queriniano H.V. 1-2, Vol II, Biblioteca Civica Queriniana - Brescia, Studi Queriniani, Brescia 1973, pag.389-391"
fabio