aristarco ha scritto:A questo punto, penso che non Le sarà difficile capire che il riferimento è ad altri contesti.
Me ne compiaccio.
MB
Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini
aristarco ha scritto:A questo punto, penso che non Le sarà difficile capire che il riferimento è ad altri contesti.




Buon per tutti, mi creda.
MB




aristarco ha scritto:Signor Tuccimei,
noto che Lei estrae passaggi del mio intervento, spesso non contingui, e li associa per rafforzare le sue ragioni. E' un atteggiamento dialettico che non amo.
In primis, mi sembra che lei ignori il concetto di "storia moderna", confondendo la nozione di "storia moderna" con la nozione di "storia contemporanea". Si tratta di convenzioni terminologiche abbastanza consolidate nei vari ordinamenti di studio degli atenei italiani.
In secundis, mi sfugge il passaggio del mio intervento in cui ho classificato come "recente" il termine "sindaco".
Anche in questo caso, sarebbe utile leggere più attentamente quanto scritto, prima di replicare. Ribadisco: la funzione di sindaco - quale attualmente è intesa - non ha nulla di paragonabile con il concetto di sindaco oggetto del quesito dell'utente, che ha iniziato questa discussione.
L'utente ha fornito le indicazioni utili a contestualizzare l'ufficio di "sindaco dei nobili": la sua risposta, anche alla luce di queste ulteriori informazioni, non risolve il quesito.
Per quanto attiene al resto (syndicus generalis, procurator magistratus etc...), apprezzo le sue letture, che spero siano supportate da buone competenze linguistiche, paleografiche e diplomatiche, ossia conoscenze non solo teoriche ma anche empiriche.
La pregherei di indicarmi una cronologia, anche approssimativa, di quella che lei definisce "età dei patriziati" e che cosa lei intenda precisamente con questa nozione.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Non avete ancora fatto commenti sul mio modesto contributo
Guido5 ha scritto:Se qualcuno tuttavia fosse interessato in modo particolare a "far girare il contatore", lo si può sempre proporre per un "bonum" numerico in cambio di un "bel tacer"...


Alessio Bruno Bedini ha scritto:... Per quanto riguarda la funzione del sindaco era molto complessa e per nulla semplice. Anzitutto era il responsabile del bilancio che veniva presentato ogni anno e dunque provvedeva insieme agli eletti (in genere un paio) alle spese vive dell'università, come pagamenti di personale vario, restauro e costruzione di opere strutturali, riscossione attraverso incaricati delle gabelle e tasse per conto del feudatario e per la regia camera e tante altre cose. Non di rado è capitato addirittura il "fallimento" delle università.
Il sindaco era eletto in pubblici parlamenti dove potevano votare le "teste" cioè i capifuoco. Devo confessare però che devo approfondire ancora l'argomento.
Carnelevario ha scritto:Come tutti gli altri amministratori durava in carica un anno e non poteva essere rieletto subito.


Alessio Bruno Bedini ha scritto:Per quanto riguarda le situazioni che ho valutato personalmente, cioè la zona della locride, posso valutare che in primis occorre valutare il criterio cronologico. Una città che aveva un sindaco dei nobili nel '500 o '600 è cosa ben diversa da una città che lo ebbe solo a partire dal '700.
Infatti, specie per le città che ebbero sindaco dei nobili solo dal '700, non necessariamente vi era presente anche un sedile di nobiltà. Il ceto dei nobili era molto spesso "variabile" e poteva benissimo accadere che il figlio di un massaro che aveva studiato divenendo UJD e arricchendosi fosse annesso al ceto nobiliare.
Ritengo dunque che in questi luoghi il ceto nobiliare fosse anzi tutto autoreferenziale cioè che era nobile chi era riconosciuto dagli altri nobile come tale.
Messanensis ha scritto:Non sono d'accordo con quello che scrivi.
Con dispaccio reale del 24/12/1774 Ferdinando IV di Borbone divise la cittadinanza in tre classi. Della prima facevano parte le famiglie nobili, alle quali erano equiparati i "nobili di privilegio", cioè i dottori in legge ed i dottori in medicina, che erano compresii in questa classe come persone e non come famiglie (vedere "Storia del diritto nobiliare italiano", edito a cura dello IAGI, alle pagg. 664-665).
Dunque, in base a questo dispaccio reale, un figlio di massaro che fosse laureato in legge, pure che non fosse ricco di censo, doveva essere incluso nei nobili della città. E questo per legge, non perchè riconosciuto nobile dagli altri.
Anzi, come prevedibile, queste "nuove" famiglie spesso erano osteggiate dalla "vecchia" nobiltà cittadina. A S. Lucia del Mela ho trovato la richiesta da parte dei nobili della città affinchè fosse eliminato dalla mastra nobile il figlio (non laureato) di un dottore in legge, in quanto il padre era stato incluso per privilegio personale come dottore in legge, quindi alla sua morte il figlio non aveva diritto ad essere inserito in tale elenco. Alla fine questa persona riuscì ad essere inserita tra i nobili della città grazie ad un ordine del Protonotaro del Regno.


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