Scusate amici forumisti se Vi pongo questo quesito sotto le feste Natalizie, forse l'argomento è già stato dibattuto. Giorni addietro ho visitato un forum a cui non partecipo in cui un signore riferendosi ai non nobili ha scritto la parola plebeo. Io sono un rappresentante del ceto un tempo definito popolano. Io da diversi anni conduco, durante le pause di lavoro, ricerche sulle famiglie nobili ortonesi, pensando alla nobiltà come classe dirigente del passato con le sue mele buone e le sue mele marce. Ma non ho mai utilizzato parole volgari nei confronti di quel ceto a cui i miei antenati non sono appartenuti, anzi, probabilmente, ne hanno subito le vessazioni. Ma erano i tempi! Trovo, quindi, oggi, che il concetto di nobiltà è un po' difficile da definire o circoscrivere, peggio ancora la distinta civiltà, un po' antiquato se non maleducato definire chi non ha avuto antenati nobili un plebeo. Viviamo nella Repubblica Italiana, che, a mio avviso giustamente (essendo una Repubblica!), non riconosce i titoli nobiliari (altro discorso per me è il macato riconoscimento degli stemmi), quindi è nobile chi, pur non essendolo originariamente, lo manifesta palesemente con l'animo e le azioni. Un vero nobile è colui che pur vantando antenati blasonati, parla con un "popolano" senza definirlo un "plebeo", dimostrando di essere nobile d'animo, anzi per lui dovrebbe essere un imperativo. Ammesso che oggi si possa ancora parlare di nobiltà, plebe e popolo grasso e magro. Scusate amici, ma con qualcuno dovevo pure sfogarmi, grazie per la sopportazione. Sempre Vostro,
Serafini


