mi permetto di sottoporVi un breve articolo che il Vecchio Pirata ha avuto il piacere di redigere per una rivista culturale locale.
Spero possiate gradirne il contenuto.
UN’AQUILA ANCORA IN VOLO
L’aquila (aquila chrysaetos), antichissimo simbolo di potenza, vittoria e prosperità che attinge alla sorgente pressochè inesausta della tradizione romana, connota ancor oggi in senso assolutamente tipico un ragguardevole numero di stemmi ed insegne, più o meno risalenti nel tempo, in Terra Friulana. Quasi sempre, tuttavia, questa figurazione è riconducibile a un archetipo. Il Patriarcato d’Aquileia, ordinamento ecclesiastico, territoriale e sovrano nonchè esperienza politica tra le più significative del Medio Evo, alzava un’arma ufficiale così blasonabile: “d’azzurro all’aquila d’oro coronata dello stesso (corona ducale), linguata e rostrata di rosso”. Dalla prospettiva geografica le terre del Patriarcato d’Aquileia coincidevano con l’estensione dell’odierno Friuli, con esclusione del territorio del Comune di Trieste e del contado limitrofo. Talora i confini geografici e politici si estendevano, a seconda delle alterne vicende politiche e militari dello Stato, in Istria, Cadore (Veneto), Carinzia, Carniola e Stiria. Il rapace coronato iniziò dunque le sue molteplici apparizioni dal 1077, anno in cui fu giuridicamente costituito, con decreto imperiale di Enrico IV, il “principato ecclesiastico”. Il Patriarcato divenne con ciò istituzione di carattere temporale oltrechè meramente ecclesiastico con diritto di battere moneta, procedere all’esazione dei tributi ed amministrare alta e bassa giustizia. Il Patriarca-Principe aveva potestà vicaria (vel ducale) rispetto all’Imperatore al quale era legato da un rapporto di vassallaggio diretto e deteneva le dignità di Duca del Friuli (donde la foggia della corona nell'arma patriarcale) e Conte d’Istria. ll vessillo azzurro con al centro un'aquila gialla dai rostri aperti ed il becco rossi, non ha niente a che vedere con l'aquila bicipite del dominio absburgico, ma è l'insegna del Patriarcato di Aquileia. L'Impero ritenne di concedere ad Aquileia una tale autonomia e sovranità nell'intendimento di garantirsi un saldo collegamento con le terre d'Italia: il Patriarcato infatti presentava, nel composito quadro geopolitico del tempo, i giusti "numeri" per poter costituire una solida testa di ponte della sovranità imperiale in Italia. Tra i luoghi in cui si mostrava l’arma patriarcale possiamo citare senza tema di smentita, col suffragio di sicure fonti documentali, le porte della cinta muraria della città di Udine sulle quali dovette essere stata dipinta per ordine del patriarca Bertrando di San Genesio, artefice tra il 1334 e il 1350 della traslazione della sede patriarcale dalla decadente Aquileia alla città di Udine. Simile allo stemma del Patriarcato è l’arma civica della Città d’Aquileia il cui antico tipario era la raffigurazione del palatium patriarcale turrito e merlato sul quale, come su di un trono, campeggia un’aquila volta a destra, colle ali spiegate e circoscritta dalla legenda a caratteri gotici maiuscoli “VRBS HEC AQVILEGIE CAPUD EST ITALIAE". Aquileia mantenne poi lo stemma d'azzurro all'aquila d'oro quale appare nello stemma di signoria del Patriarcato. Di questo tipario il riferimento etimologico è evidente, anche se, a ben guardare, si tratta di un errore d'interpretazione del nome che, come dimostrano studi recenti, nulla avrebbe a che fare con la nobile bestia, bensì deriverebbe dall'idronimo Akylis, che è tra l'altro molto simile al nome greco della città Akyleia citato negli scritti del geografo Strabone e poi latinizzato nella forma Aquilis. La credenza che il nome Aquileia derivasse da “aquila” è assai antica e corroborata da una tradizione locale, secondo cui un'aquila in volo augurale avrebbe accompagnato i coloni nella fondazione della città e ne avrebbe ispirato il nome. Leggenda quest'ultima che troviamo narrata in un rilievo scolpito sul fianco sinistro di un'ara votiva del III sec. d.C., dove compare appunto una figura allegorica di Aquileia che riceve aiuto e protezione dall'Italia; al di sopra della corona turrita sul capo d'Aquileia, si libra in volo il rapace in questione. Colonia militare e avamposto commerciale di Roma prima, e capitale del potente stato feudale dei Patriarchi poi, Aquileia imponeva il suo vessillo, l'aquila, regina dei cieli e simbolo di una città che era seconda solamente alla Dea Roma, come insegna naturale del Friuli, l'antica “X REGIO” augustea (Venetia et Hystria), fiera come l'indomita gente friulana, avanguardia delle genti d’Italia. Il tipario in parola non scomparve neppure dopo la conquista veneziana del Friuli, essendo ancora presente nell'arma di signoria della Repubblica Veneta, inquartato nel primo punto, quasi a ribadire la particolarità della Patria in seno ai domini della Serenissima. Con la bolla di Benedetto XIV “Iniuncta nobis” (1751), si decretava alfine la scomparsa di quella che era stata “la seconda dignità dopo quella romana”. Alla fine del percorso storico-araldico di questa simbologia approdiamo ai nostri giorni, ove ritroviamo ancora presente l'aquila nello stemma e nel gonfalone della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia le cui blasonature ufficiali sono rispettivamente: "Stemma: scudo d'azzurro all'aquila d'oro al volo spiegato, in profilo a destra, reggente tra gli artigli una corona turrita d'argento"; “Gonfalone: drappo d'azzurro, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in oro: Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto del colore del drappo con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Regione e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro” (L. cost. 21 giugno 1967, Statuto Speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia). Ed ecco l’antica aquila nello stemma e nel gonfalone della Provincia di Udine, approvati con Decreto del Presidente della Repubblica in data 13 giugno 1970 e così blasonati: “Stemma: scudo triangolare d'azzurro all'aquila d'oro a volo abbassato, volta a destra, linguata di rosso, coronata di corona ducale. Ornamenti da Provincia, costituiti da corona gemmata racchiudente due rami al naturale, uno di quercia e uno di alloro uscenti all'esterno”.; "Gonfalone: drappo partito, d'azzurro e giallo, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma dell'ente con la iscrizione centrata in oro: Provincia di Udine". Nello stemma della Provincia udinese risulta senza dubbio più evidente il richiamo alla storica insegna patriarcale. Va osservato in ultimo che, come registrato dall’Allegato B agli atti della Seduta del Consiglio Regionale n. 707 del 17/11/2005 (Atti di controllo, Interrogazioni a Risposta Scritta), “(omissis) la Giunta Regionale ha dato incarico ad una società privata di modificare l'identità visiva della Regione; il lavoro svolto dalla società incaricata ha modificato in parte il simbolo, il logotipo e lo stile grafico della scrittura così come erano previsti nel decreto del Presidente della Repubblica dell'8 dicembre 1967; le modifiche come sopra indicate sono state stampate ed utilizzate su tutta la modulistica, la pubblicità istituzionale e il materiale di cancelleria della Regione Friuli-Venezia Giulia; ora sembra - da notizie apparse sulla stampa - che il Presidente del Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia si stia attivando nei confronti dell'ufficio araldico dello Stato per verificare se le modifiche apportate già utilizzate sono compatibili con il decreto del Presidente della Repubblica dell'8 dicembre 1967 (omissis)“. Sulle ragioni che hanno spinto a scegliere, una volta ancora nella Storia, l'aquila come emblema della Regione Friuli-Venezia Giulia, oltre al naturale e doveroso proposito di rivendicare un patrimonio storico, culturale e tradizionale di tutto rispetto qual è quello del Friuli patriarcale, possiamo certo annoverare la volontà d'evidenziare una continuità ideale di quel Friuli che, già secoli addietro, ha consentito un'armonica convivenza di popoli e di etnie diverse, senza soffocare le piccole Patrie e le loro rispettive tradizioni (ladina-retoromanza, tedesca e slovena), ma lasciandole vivere, serenamente consapevoli della propria identità così come delle proprie diversità, nel seno della grande e antica Patria del Friuli. Una realtà politica cui si deve riconoscere il non trascurabile vanto d'aver impersonato, parecchi secoli avanti la nascita della democrazia moderna, un interessante e raro esempio di democrazia rappresentativa di stampo parlamentare, seppur con tutti i limiti e le diversità connaturate a un'epoca di non facile sintesi e comprensione qual è il Medio Evo. L'incentivazione dei commerci, i primi innovativi provvedimenti avverso la schiavitù e la robusta opera di bonifica territoriale ascrivibili al dominio patriarcale sono esempi particolarmente luminosi e significativi d'una mentalità vincente e straordinariamente moderna che ha fatto del Friuli una terra italiana forte, fiera e prospera. Una volta ancora dunque quell'aquila che, librandosi lenta nei cieli del Friuli, seguì le mosse dei coloni romani indaffarati a porre le prime pietre della grande Aquileia, è stata foriera d'una buona sorte! Ad maiora!
vostro
sFD



