da Ardashir » giovedì 19 febbraio 2004, 21:51
Gentilissimi Signori,
l'interessante tema sollevato dal Signor Tuccimei di Sezze porta con se' numerose considerazioni collaterali da Voi già sviscerate che fanno ben comprendere come sia ad oggi assai difficile anche solo ipotizzare un ritorno della monarchia nella penisola.
Tuttavia, al di là della disputa Amedeo-Vittorio Emanuele e della difficoltà del compito di ripristinare una sensibilità monarchica in un contesto identitariamente sconvolto come quello attuale, io ritengo che il principale problema sia un altro.
Se infatti in generale la causa monarchica è stata capace di compattare in Europa nel ventesimo secolo tradizionalisti, monarchici semplici e talora anche conservatori, il contesto italiano vede una situazione ben differente: specie negli ultimi vent'anni, una storiografia finalmente libera dai pregiudizi risorgimentali ha iniziato a demolire punto dopo punto tutti i luoghi comuni che avevano sostenuto l'ideologia del regno d'Italia e sempre più spesso si sente parlare dell'eroica resistenza duosicliana a Gaeta e a Civitella, dell'eccezionale coraggio della brigata estense che seguì il Duca Francesco V nel suo esilio e della vera natura del cosiddetto "brigantaggio" meridionale.
Il fenomeno neoborbonico, giustamente citato dal Signor Elessar, è solo la punta di un iceberg che vede un numero indefinito di sigle associazionistiche collegate all'identità degli Stati pre-unitari, al legittimismo e al tradizionalismo cattolico scagliarsi contro la monarchia sabauda e contro i suoi moderni "eredi".
Troppo spesso la dinastia Savoia viene attaccata per fatti novecenteschi in cui ebbe poca o nessuna colpa (ad esempio per l'ascesa di Mussolini e del fascismo, addebitata dall'ignoranza diffusa alla volontà del re piuttosto che al voto dei deputati che il re era tenuto a rispettare). Invece, ci si dimentica sempre, anche per non mettere in crisi l'identità nazionale, di esaminare in modo libero e serio gli eventi risorgimentali, che costituiscono invece il maggior problema per il formarsi di un fronte monarchico che si allarghi dai monarchici veri e propri fino ai settori tradizionalisti.
Non è affatto scontato in Italia che un monarchico, oggi, si riconosca in un qualsiasi tricolore, con o senza scudo sabaudo. Anzi: a mio umile parere, vi sono ottime ragioni per cui un monarchico coerente NON sia a favore della monarchia sabauda e di detto tricolore. Vedrò di spiegarmi:
Io, e non sono l'unico, sono assolutamente convinto della superiorità indiscussa dell'istituto monarchico sopra a quello repubblicano ma vi sono precise caratteristiche che fanno di un uomo un monarca piuttosto che un tiranno o un fantoccio, caratteristiche forgiate da lunghi secoli di teoria politica che, dal "De Regimine Principvm" di San Tommaso fino agli scrittori reazionari del primo ottocento, hanno definito cosa sia la monarchia legittima e cosa sia, invece, la pseudo-monarchia che, pur conservando la forma della sovranità monarchica, accetta supinamente principii quali la democrazia ed il liberalismo etico, religioso ed economico.
Un monarca è tale se si identifica in un preciso modello storico basato sulla Fede cristiana, sulla trascendenza dell'origine del potere legittimo (nessuna "volontà della nazione", dunque) e se si pone nel contesto di legittimità senza conceder nulla alla Rivoluzione che della tradizione cristiana e della monarchia è la più acerrima avversaria. La monarchia in Italia è nata contro Santa Romana Chiesa, contro la legittimità dinastica dei sovrani pre-unitari ed, infine, contro la volontà ed il diritto delle genti, violentata da una cruda repressione e da plebisciti-farsa la cui assurdità è a tutti palese.
Il simbolo attraverso cui la penisola fu unita deriva in via diretta dall'odioso tricolore francese che vide il sangue di Luigi XVI e gli alleati del trono sabaudo nonchè fautori del risorgimento in molti casi settari e massoni della peggior specie. Come può un monarchico, che dovrebbe credere nella trascendenza dell’autorità legittima, inchinarsi ad un simbolo rivoluzionario, quale ne sia la natura? S.M. Enrico V di Francia, quando nel 1870 gli fu offerta la corona dei suoi avi dopo la sconfitta di Napoleone III, preferì declinare l’offerta piuttosto che accettare come simbolo della legittima monarchia francese il tricolore in luogo della sua amata bandiera bianco-gigliata. Così, rinunciando ad esser re dei francesi, fu vero Re di Francia fino alla morte in esilio.
Quella sabauda, alle già gravi contraddizioni di una monarchia liberale, aggiunse l'empia spoliazione dello Stato della Chiesa, che nessun cattolico può stimare evento trascurabile. La dinastia fu posta sotto scomunica da Sua Santità il Beato Pio IX ed il successivo concordato con S.S. Pio XI pur migliorando la situazione non potè cancellare una tragica verità: la monarchia dei Savoia è nata basandosi su valori del tutto antitetici (almeno nella fase iiziale) a quelli tradizionali delle monarchie legittime e poco importa la nobiltà d’animo indiscussa di Umberto II quando le basi del trono d’Italia erano costruite nella Città degli Uomini e non in quella di Dio.
Gli infiniti episodi di fellonia, corruzione, menzogna e violenza che caratterizzano la realtà storica del risorgimento, poi, non posson certo, una volta portate alla luce, che accrescere l'ostilità verso il ripristino della monarchia sia negli ambienti tradizionalisti sia in quelli popolari.
Per questo, molti cittadini italiani di convinzioni monarchiche non possono che preferire la repubblica ad una monarchia che ha scientemente cancellato i valori religiosi e politici su cui dovrebbe fondare il proprio senso e la propria utilità. La monarchia costituzionale che si potrebbe, in un utopico futuro, ricostituire sarebbe solo un mantello sotto al quale si nasconderebbe la stessa essenza dell'attuale repubblica.
A che pro, dunque, affaticarsi tanto per scambiare un presidente ereditario a vita con uno temporaneo ed eletto? Di certo non vorremo ingannarci tanto, signori, da pensare che un re costituzionale possa davvero modificare la sensibilità del suo popolo quando vediamo così tristi esempi da parte delle maggiori famiglie reali oggi al potere. Anzi, i monarchi costituzionali tendono col loro esempio a legittimare vieppiù l’allontanamento dalla Tradizione dovendo porsi sempre dalla parte di un’ “imparzialità” che non fa onore ai discendenti dei monarchi unti del Signore di medioevale memoria. Questo relativismo, già di per sè pernicioso, diventa terribile quando è l’autorità simbolo della Tradizione a promuoverla e poco importa che egli si muova in accordo con le tendenze maggioritarie in seno alla sua popolazione:l’esistenza di un monarca è giustificata dalla difesa dei sudditi, difesa che è politica, giuridica ed etica. Questi concetti, non passibili di ridefinizione pena la relativizzazione dello stesso istituto monarchico, sono intrinsecamente legati al principio del’ordine gerarchico e della trascendenza divina, ma quale monarca prende oggi sul serio questi valori?
Era facile profeta il Principe di Canosa quando, poco dopo le rivolte del 1831, sottolineava come la monarchia, privata delle sue radici profonde, si riducesse ad un semplice ente rappresentativo di cui la storia avrebbe presto fatto giustizia.
Dunque, si alla Monarchia tradizionale, cristiana e legittima, no a quella infiltrata dello spirito del secolo e da tendenze rappresentativistico-liberali.
Concludo scusandomi con Voi se con questo mio intervento, sommario ed incompleto per ovvie necessità di spazio, ho offeso in qualche modo la Vostra fede monarchica, ma spero che comprendiate che la mia ostilità deriva non da una facile animosità pregiudiziale ma da una critica al modo di “fare monarchia” che è stato proprio dei Savoia durante lo spazio del Regno d’Italia.