Piccolo di Calanovella

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Piccolo di Calanovella

Messaggioda gutron72 » venerdì 3 novembre 2006, 18:24

Buonasera a tutti,
sto cercando informazioni sull'origine e sul titolo dei Piccolo di Calanovella, i cui ultimi esponenti furono gli eccentrici cugini di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Mi interessa lo stato presente della famiglia se esiste ancora, e soprattutto l'orgigine del titolo e i suoi portatori.
Grazie
Luigi
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Messaggioda Davide Shamà » sabato 4 novembre 2006, 5:06

Dal volume del Palazzolo Drago (1927) ci sono un paio di brevi note:

col titolo di Barone di Calanovella (mpr) fu riconosciuto nel 1899 Giuseppe +, di Casimiro, di Giuseppe. Figli: Agata, Casimiro e Lucio.

Famiglia del secolo XVII, originaria di Naso. Dimora: Palermo.

Arma: d'azzurro al guerriero armato d'argento l'elmo chiuso, impugnante colla destra una spada alta in palo, tenente nel braccio sinistro lo scudo, il tutto dello stesso, posto sopra un terrazzo al naturale, sinistrato nel capo da una stella d'oro.

Il Crollalanza, vol. II, indica invece una famiglia Piccolo di Messina, registrata nella Mastra nobile 1798-1807, nella quale figura col titolo di Marchese. Arma: identica a quella di sopra.
Davide Shamà
 

Piccolo

Messaggioda gutron72 » domenica 5 novembre 2006, 16:25

Esatto, caro Davide,
ma è sugli antenati di Casimiro padre di Giuseppe che cerco informazioni.

Per quanto riguarda le persone citate nel Palizzolo-Drago, il Barone Casimiro (+ 1907) aveva sposato nel 1866 donna Agata Notarbartolo, vedova Parisi e figlia del Duca di Villarosa (1831-1905). Da questo matrimonio era nato Giuseppe (1867-1928) che aveva sposato nel 1890 donna Teresa Mastrogiovanni-Tasca figlia della Principessa di Cutò e del Conte d'Almerita. Donna Teresa era zia materna di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Dall'unione Piccolo-Tasca naquero gli eccentrici e misantropi fratelli Piccolo che pur confinati nella loro villa di Capo d'Orlando si tenevano in contatto con i maggiori letterati europei: Giovanna (1891-1974) botanica, Casimiro (1894-1971) pittore e spiritista e Lucio (1903-1969) poeta apprezzato da Montale e quande amico del cugino Lampedusa. Nessuno dei tre si sposò, ma Lucio ebbe un figlio naturale nel 1960 che ne ereditò i beni, mentre le quote del patrimonio di Giovanna e Casimiro servirono a creare la Fondazione Piccolo di Calanovella.

So che i Piccolo erano da tempo notabili della zona di Naso e Capo d'Orlando, potenti e ricchi ma di nobiltà assai recente, e vorrei notizie più dettagliate.
Grazie, Luigi
gutron72
 
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Messaggioda MMT » martedì 7 novembre 2006, 18:05

Riporto alcune notizie che potrebbero essere di aiuto, da libro di David Gilmour "L'ultimo Gattopardo - vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa" Feltrinelli 2003.

pag.90: "di tanto in tanto Lampedusa fuggiva a Capo d'Orlando, la villa dei cugini Piccolo sulla costa settentrionale dell'isola a circa centoventi chilometri da Palermo. Situata in uno degli angoli più verdi della Sicilia, la casa era circondata da agrumenti e giardini di orchidee, palme e ortensie. Per Giuseppe era sempre stato un luogo incantato, un'Arcadia in cui fuggire dai problemi di Palermo. Tra i suoi ruscelli e le sue valli, dove faceva lunghe passeggiate e trovava fragole di bosco già ai prmi d'aprile, si sentiva trasportare dai rumori della città e dagli aridi spazi della Sicilia moderna al mondo pastorale dell'antica Grecia. L'atmosfera irreale di Capo d'Orlando era accresciuta dalla presenza degli stravaganti cugini, i parenti a cui era più legato dopo la madre. Erano in tre: Giovanna, che si occupava della casa e del giardino insieme alla madre (Teresa, la sorella di Beatrice), e i suoi due fratelli, Casimiro e Lucio. Il padre, il barone di Calanovella, se ne era andato da tempo in cerca di un'attrice, e tutti e tre vivevano con la madre ed una moltitudine di cani nella straordinaria atmosfera di Capo d'Orlando.
"Buona accoglienza", Giuseppe scrisse a Licy una volta dopo l'arrivo nella casa, "buona cucina, storie di fantasmi a sazietà". Tutta la famiglia Piccolo si interessava di occultismo ed era tanto affascinata quanto terrorizzata dai fantasmi. Casimiro, il primogenito, era un pittore che trascorse la maggior parte della sua vita a dipingere quadri raffiguranti fate e folletti in uno stile che risentiva di Arthur Rackham e di Alice nel Paese delle Meraviglie. I suoi quadri sono delicati e meticolosi ed egli impiegava molto tempo a terminarli; la sua opera completa includeva meno di un centinaio di quadri, quattro dei quali furono donati al cugino Giuseppe. Molti anni prima Casimiro aveva studiato arte a Monaco di Baviera, dove la sua fidanzata era morta di tubercolosi. Egli era pertanto tornato a casa con la fobia di essere contaminato. Terrorizzato all'idea di di contrarre la malattia, s'era rinchiuso a Capo d'Orlando dove passava il tempoa lavarsi le mani con l'alcool. Se qualcuno insisteva a volergli stringere la mano , era abbastanza educato da rendere la stretta, ma coglieva la prima occasione per correre in bagno a lavarsi le mani. Nel salotto della villa la sua poltrona era situata "in quarantena", lontana dalle altre; in sala da pranzo, dovev doveva sedere accanto ad altri, aveva perfezionato una tecnica che gli permetteva di attirare a sé la sedia con i piedi senza toccare. così facendo, né sedia né tavolo con le mani.
Ma il fratello minore di Casimiro, Lucio, era ancora più stravagante. Tarchiato e brutto, indossava spesso calzoni alla zuava e calzettoni al ginocchio, ma la sua apparenza mascherava una sorprendente gamma di talenti. Era un astronomo, erudito anche se dilettante, un matematico, nonché poeta e musicista. Leggeva parecchie lingue, incluso il persiano e il greco antico, e la sua conoscenza della letteratura era paragonabile a quella del Lampedusa. Era un pianista autodidatta che suonava Wagner a orecchio, componeva musica per diletto e passò molto tempo a scrivere un Magnificat rimasto incompiuto. Come molti siciliani, non sentiva il bisogno di trasmettere o pubblicare i frutti del suo talento, ma quando finalmente pubblicò alcuni versi vinse un importante premio letterario. Eugenio Montale, il futuro premio Nobel cui era toccato presentare Lucio in quell'occasione, lo trovò un abile musicista, uno studioso di filosofia... un esperto conoscitore della cultura greca e di tutto lo spettro della poesia europea, antica e nuova... un dotto così erudito e ben informato che l'idea di doverlo presentare francamente lo imbarazzava alquanto (dalla postfazione di E.Monale ai Canti Barocchi e altre Liriche di Lucio Piccolo, 1967).
[...]Un interesse che Giuseppe non condivideva con i Piccoloera quello per l'occulto. Casimiro possedeva una biblioteca con molti libri sul sovrannaturale e sia lui che Lucio non solo credevano nell'esistenza degli spiriti, ma ne avvertivano addirittura la presenza. Entrambi credevando anche nella reincarnazione e le loro nozioni sull'aldilà erano tali che Giuseppe suggerì loro di redigere un Baedeker sull'argomento"

Passiamo poi alla discendenza dei Piccolo.
"la madre dei Piccolo decise che la famiglia doveva avere un erede per tramandare il nome e provvedere così alla proprietà. Nessuno dei suoi figli era sposato né mostrava di essere alla ricerca di un conuige. Per Giovanna era troppo tardi, perchè ormai aveva superato l'età feconda, mentre l'avversione di Casimiro per qualunque forma di contatto umano lo escludeva dal ruolo di potenziale genitore. Lucio era quindi l'unico candidato e questi accettò il compito di generare un erede a patto che gli trovassero una bella ragazza. A quel punto Giuseppe commise l'errore di nominare un'infermiera della Croce Rossa di Siracusa, dicendo che era bella e ancora nubile. Lucio ne fu entusiasta e i due partirono alla sua ricerca con la macchina di rappresentanza di Giuseppe. Sfortunatamente si fermarono a Messina per il pranzo e qui Lucio mangiò talmenta tanta pastasciutta ceh quando più tardi raggiunsero Siracusa, si sentiva troppo male per potersi incontrare con l'infermiera. Rimandato al giorno successivo, l'incontro non fu un successo perchè Giuseppe non aveva pensato a prepararlo a dovere: non solo non aveva avvertito la ragazza di quanto fosse brutto Lucio né l'aveva preparata alle sue appassionate ma sconcertanti dichiarazioni d'amore; ignorava anche il fatto che lei volesse sposare un commerciante di carbone e che la cosa fosse malvista dai suoi genitori. Tuttavia la ragazza riuscì a nascondere la sua delusione e, in occasione di un successivo incontro avvenuto alla stazione di Catania, a informare privatamente Giuseppe del fatto che non poteva sposare Lucio.
La ricerca della compagna di Lucio fu una saga che durò molti anni e creò numerosi problemi. Fu solo nel 1908 che una giovane contadina diede finalmente alla luce un bambino di nome Giuseppe che Lucio riconobbe come figlio e legittimo erede".

Anche se non sono notizie sugli ascendenti dei Piccolo, sono descrizioni che possono aiutare a meglio comprendere la famiglia.

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Messaggioda gutron72 » venerdì 10 novembre 2006, 14:37

Grazie sig. Tucci,
non conoscevo il libro di Gilmur, cercherò di procurarmelo :-).
Su Tomasi di Lampedusa esiste un'altra biografia molto accurata scritta da Andrea Vitello, un medico di Palma di Montechiaro, paese fondato dai Tomasi.
Luigi
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Messaggioda MMT » venerdì 10 novembre 2006, 15:23

Si figuri.
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Re: Piccolo

Messaggioda Messanensis » venerdì 10 novembre 2006, 16:20

gutron72 ha scritto:So che i Piccolo erano da tempo notabili della zona di Naso e Capo d'Orlando, potenti e ricchi ma di nobiltà assai recente, e vorrei notizie più dettagliate.
Grazie, Luigi


Sul Mango "Nobiliario di Sicilia" si trovano alcune notizie sui Piccolo di Naso, da cui discendono i baroni di Calanovella:

"Un dottor Giovan Vito tenne la carica di proconservatore di Naso nel 1687 e tale carica tenne, nell'anno 1752, un Ignazio il quale ultimo vantava diritti al titolo di conte concesso allo zio di lui Ignazio Perlongo (domandò l'esecutoria del privilegio di concessione; pare però che non gli sia stata accordata); un Francesco fu giurato di Naso nel 1794 ed egli stesso era annotato nel ruolo dei donativi del 1806 col titolo di Barone di Calanovella, con il quale titolo troviamo oggi iscritto nell'elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Giuseppe Piccolo (di Casimiro, di Giuseppe, di Mariano) con i figli Agata, Casimiro, Lucio".

A Naso nella Chiesa di S. Maria di Gesù è esistente un sepolcro con stemma della famiglia Piccolo, risalente al 1628, dove si trova sepolto il dottore in leggi Antonino Piccolo, figlio di Giovan Vito e Margarita Timpanaro, morto all'età di 72 anni, sposato con Delfina Lanza.

Un ramo dei Piccolo godette nobiltà in Messina nel sec. XVIII: Pietro fu senatore di Messina nel 1747-48; Agostino nel 1787 fu ascritto, con i suoi discendenti, alla nobiltà messinese, nel 1797 ottenne il titolo di Marchese e nel 1798-99 fu senatore di Messina.

Direi che la nobiltà dei Piccolo in epoca antica tocca ancora una volta la questione dell'esistenza o meno di nobiltà tra quelle famiglie agiate che abitavano in città feudali, occupando cariche (giurato, segreto, capitano, ecc.) e che si imparentavano tra loro, costituendo di fatto una classe sociale a sè stante.

Per quanto rigurda gli attuali rappresentanti, la famiglia dovrebbe essersi estinta. Comunque può visitare il sito della Fondazione Piccolo, dove si possono trovare notizie sugli ultimi discendenti:
http://www.fondazionepiccolo.it/Sito/ne ... efault.htm
Rosario Basile

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