da MMT » martedì 7 novembre 2006, 18:05
Riporto alcune notizie che potrebbero essere di aiuto, da libro di David Gilmour "L'ultimo Gattopardo - vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa" Feltrinelli 2003.
pag.90: "di tanto in tanto Lampedusa fuggiva a Capo d'Orlando, la villa dei cugini Piccolo sulla costa settentrionale dell'isola a circa centoventi chilometri da Palermo. Situata in uno degli angoli più verdi della Sicilia, la casa era circondata da agrumenti e giardini di orchidee, palme e ortensie. Per Giuseppe era sempre stato un luogo incantato, un'Arcadia in cui fuggire dai problemi di Palermo. Tra i suoi ruscelli e le sue valli, dove faceva lunghe passeggiate e trovava fragole di bosco già ai prmi d'aprile, si sentiva trasportare dai rumori della città e dagli aridi spazi della Sicilia moderna al mondo pastorale dell'antica Grecia. L'atmosfera irreale di Capo d'Orlando era accresciuta dalla presenza degli stravaganti cugini, i parenti a cui era più legato dopo la madre. Erano in tre: Giovanna, che si occupava della casa e del giardino insieme alla madre (Teresa, la sorella di Beatrice), e i suoi due fratelli, Casimiro e Lucio. Il padre, il barone di Calanovella, se ne era andato da tempo in cerca di un'attrice, e tutti e tre vivevano con la madre ed una moltitudine di cani nella straordinaria atmosfera di Capo d'Orlando.
"Buona accoglienza", Giuseppe scrisse a Licy una volta dopo l'arrivo nella casa, "buona cucina, storie di fantasmi a sazietà". Tutta la famiglia Piccolo si interessava di occultismo ed era tanto affascinata quanto terrorizzata dai fantasmi. Casimiro, il primogenito, era un pittore che trascorse la maggior parte della sua vita a dipingere quadri raffiguranti fate e folletti in uno stile che risentiva di Arthur Rackham e di Alice nel Paese delle Meraviglie. I suoi quadri sono delicati e meticolosi ed egli impiegava molto tempo a terminarli; la sua opera completa includeva meno di un centinaio di quadri, quattro dei quali furono donati al cugino Giuseppe. Molti anni prima Casimiro aveva studiato arte a Monaco di Baviera, dove la sua fidanzata era morta di tubercolosi. Egli era pertanto tornato a casa con la fobia di essere contaminato. Terrorizzato all'idea di di contrarre la malattia, s'era rinchiuso a Capo d'Orlando dove passava il tempoa lavarsi le mani con l'alcool. Se qualcuno insisteva a volergli stringere la mano , era abbastanza educato da rendere la stretta, ma coglieva la prima occasione per correre in bagno a lavarsi le mani. Nel salotto della villa la sua poltrona era situata "in quarantena", lontana dalle altre; in sala da pranzo, dovev doveva sedere accanto ad altri, aveva perfezionato una tecnica che gli permetteva di attirare a sé la sedia con i piedi senza toccare. così facendo, né sedia né tavolo con le mani.
Ma il fratello minore di Casimiro, Lucio, era ancora più stravagante. Tarchiato e brutto, indossava spesso calzoni alla zuava e calzettoni al ginocchio, ma la sua apparenza mascherava una sorprendente gamma di talenti. Era un astronomo, erudito anche se dilettante, un matematico, nonché poeta e musicista. Leggeva parecchie lingue, incluso il persiano e il greco antico, e la sua conoscenza della letteratura era paragonabile a quella del Lampedusa. Era un pianista autodidatta che suonava Wagner a orecchio, componeva musica per diletto e passò molto tempo a scrivere un Magnificat rimasto incompiuto. Come molti siciliani, non sentiva il bisogno di trasmettere o pubblicare i frutti del suo talento, ma quando finalmente pubblicò alcuni versi vinse un importante premio letterario. Eugenio Montale, il futuro premio Nobel cui era toccato presentare Lucio in quell'occasione, lo trovò un abile musicista, uno studioso di filosofia... un esperto conoscitore della cultura greca e di tutto lo spettro della poesia europea, antica e nuova... un dotto così erudito e ben informato che l'idea di doverlo presentare francamente lo imbarazzava alquanto (dalla postfazione di E.Monale ai Canti Barocchi e altre Liriche di Lucio Piccolo, 1967).
[...]Un interesse che Giuseppe non condivideva con i Piccoloera quello per l'occulto. Casimiro possedeva una biblioteca con molti libri sul sovrannaturale e sia lui che Lucio non solo credevano nell'esistenza degli spiriti, ma ne avvertivano addirittura la presenza. Entrambi credevando anche nella reincarnazione e le loro nozioni sull'aldilà erano tali che Giuseppe suggerì loro di redigere un Baedeker sull'argomento"
Passiamo poi alla discendenza dei Piccolo.
"la madre dei Piccolo decise che la famiglia doveva avere un erede per tramandare il nome e provvedere così alla proprietà. Nessuno dei suoi figli era sposato né mostrava di essere alla ricerca di un conuige. Per Giovanna era troppo tardi, perchè ormai aveva superato l'età feconda, mentre l'avversione di Casimiro per qualunque forma di contatto umano lo escludeva dal ruolo di potenziale genitore. Lucio era quindi l'unico candidato e questi accettò il compito di generare un erede a patto che gli trovassero una bella ragazza. A quel punto Giuseppe commise l'errore di nominare un'infermiera della Croce Rossa di Siracusa, dicendo che era bella e ancora nubile. Lucio ne fu entusiasta e i due partirono alla sua ricerca con la macchina di rappresentanza di Giuseppe. Sfortunatamente si fermarono a Messina per il pranzo e qui Lucio mangiò talmenta tanta pastasciutta ceh quando più tardi raggiunsero Siracusa, si sentiva troppo male per potersi incontrare con l'infermiera. Rimandato al giorno successivo, l'incontro non fu un successo perchè Giuseppe non aveva pensato a prepararlo a dovere: non solo non aveva avvertito la ragazza di quanto fosse brutto Lucio né l'aveva preparata alle sue appassionate ma sconcertanti dichiarazioni d'amore; ignorava anche il fatto che lei volesse sposare un commerciante di carbone e che la cosa fosse malvista dai suoi genitori. Tuttavia la ragazza riuscì a nascondere la sua delusione e, in occasione di un successivo incontro avvenuto alla stazione di Catania, a informare privatamente Giuseppe del fatto che non poteva sposare Lucio.
La ricerca della compagna di Lucio fu una saga che durò molti anni e creò numerosi problemi. Fu solo nel 1908 che una giovane contadina diede finalmente alla luce un bambino di nome Giuseppe che Lucio riconobbe come figlio e legittimo erede".
Anche se non sono notizie sugli ascendenti dei Piccolo, sono descrizioni che possono aiutare a meglio comprendere la famiglia.
MMT
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MMT il mercoledì 30 aprile 2014, 16:47, modificato 1 volta in totale.