Emblema della Repubblica Italiana

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Emblema della Repubblica Italiana

Messaggioda Marcello G. Novello » venerdì 20 ottobre 2006, 18:46

Desidero sottoporre alla vostra cortese attenzione una piccola anomalia che ho già incontrato in due distinti casi. Mi spiego: ognuno di noi ha ben familiari le fattezze dell'emblema della Repubblica Italiana. Uno stellone al centro poggiante su una ruota dentata. Il tutto compreso tra una fronda d'ulivo ed una di quercia legate alla base da un nastro rosso che reca la scritta "REPVBBLICA ITALIANA". Ognuno di noi avrà visto, nelle immagini a colori di questo stemma, che la stella è bianca. Al massimo, bianca bordata di rosso, come si può vedere qui

http://www.quirinale.it/simboli/emblema/emblema-aa.htm

Io però ho trovato, sia sulla copertina che nel sommario di "I Fonì Dikìma" (Rivista bilingue dell'area ellenofona) N. 0 - Agosto 2006, questa rappresentazione:

Immagine

Non ho potuto fare a meno di pensare ad un errore di stampa, sebbene compiuto su due pagine.

Oggi però , sfogliando il N. 1-2006 di "Fiamme d'Oro ANPS", l'Organo di informazione dell'Associazione Nazionale della Polizia di Stato, ho trovato la stessa illustrazione che, di seguito, riporto

Immagine

Da qui la curiosità: è stato modificato lo stemma della Repubblica o si tratta in entrambi i casi di errori di stampa? Ci sarebbe una terza, scherzosa, ipotesi ma credo destituita di ogni fondamento poichè non ho avuto notizia di destrieri cosacchi notati mentre si abbeverano a Piazza San Pietro :D :wink:

Come al solito mi scuso anticipatamente nel caso l'argomento sia già stato trattato, ma, in tal caso, deve essermi sfuggito.

Cordiali Saluti
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Re: Stemma della Repubblica Italiana

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 20 ottobre 2006, 18:58

Marcello G. Novello ha scritto:...(omissis)...ognuno di noi ha ben familiari le fattezze dello stemma

:shock: Parola grossa, caro Marcello!
Chiamiamolo emblema, e la nostra coscienza di araldisti ci :wink: morderà di meno!


della Repubblica Italiana. Uno stellone al centro poggiante su una ruota dentata.

:wink: ...vale a dire, questo:
Immagine

...(omissis)...Ognuno di noi avrà visto, nelle immagini a colori di questo stemma, che la stella è bianca. Al massimo, bianca bordata di rosso

Certo, per "staccare" meglio sullo sfondo della ruota dentata che è in due toni di azzurro, uno per la ruota stessa, l'altro per lo spazio fra i suoi raggi.

...(omissis)...Da qui la curiosità: è stato modificato lo stemma della Repubblica o si tratta in entrambi i casi di errori di stampa?

Aspettiamo conferme 8) dell'una o dell'altra... o di :wink: terze ulteriori eventualità!

Ci sarebbe una terza, scherzosa, ipotesi ma credo destituita di ogni fondamento poichè non ho avuto notizia di destrieri cosacchi notati mentre si abbeverano a Piazza San Pietro :D :wink:

:lol: :lol: ...la causa della quale potrebbe essere :twisted: anche nell'opinione di più araldisti stranieri degli scorsi decenni, tutti concordi nel vedere molta affinità estetica fra il nostro emblema e quelli delle Repubbliche ex sovietiche.
É ovvio che sto amabilmente scherzando nell'attribuire agli emeriti colleghi "colpe" di cui essi certamente non possono venir gravati, nemmeno volendolo.
Ma è anche vero che, a livello puramente formale, la loro opinione è fondatissima.


Come al solito mi scuso anticipatamente nel caso l'argomento sia già stato trattato, ma, in tal caso, deve essermi sfuggito.
Cordiali Saluti


No, non mi pare che qui nel forum se ne fosse ancora mai parlato.

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Messaggioda f.foltran » venerdì 20 ottobre 2006, 19:10

Signori,

questo è quello che ho trovato sul decreto legislativo del 31 Dicembre 1947, n.535:

(fonte:http://www.cisv.it/azzurro/emblema.html)

Il 5 maggio successivo fu promulgato il decreto ufficiale di adozione (pubblicato, insieme al disegno, sulla «Gazzetta Ufficiale» del 28 maggio), che descrisse così lo stemma: «L’emblema dello Stato, approvato dall’Assemblea Costituente con deliberazione del 31 gennaio 1948, è composto di una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota dentata, tra due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale ‘Repubblica Italiana’».

Da qui se ne deduce che la stella rossa sia una "variante" moderna, dovuta magari all'elaborazione fantasiosa di qualche ufficio tecnico :D

.... o forse potremmo far derivare la nuova colorazione della stella dell'emblema dalla storia del nostro governo :lol:

Saluti

Francesco Foltran
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Re: Stemma della Repubblica Italiana

Messaggioda Marcello G. Novello » venerdì 20 ottobre 2006, 19:13

Reverendo Frate,

non appena mi rialzerò da questo inginocchiatoio cosparso di coriacei ceci andrò di corsa ad imparare la differenza tra "stemma" ed "emblema"...

Venia!

:D
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Re: Stemma della Repubblica Italiana

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 20 ottobre 2006, 19:18

Marcello G. Novello ha scritto:Reverendo Frate, non appena mi rialzerò da questo inginocchiatoio cosparso di coriacei ceci andrò di corsa ad imparare la differenza tra "stemma" ed "emblema"...

Suscipe, Marcello, niente ceci nè ginocchi da poggiarvici sopra! :wink:

Venia! :D


Il "merito" del tuo lapsus calami è tutto nell'inveterata :evil: abitudine comune di definire stemma anche ciò che è :( privo di scudo...

Nel caso del simbolo primario della nostra Repubblica, si ritiene che esso meriti :shock: a prescindere di venir definito con un appellativo :roll: "pomposo"...

...benchè :evil: tecnicamente inadatto! Ma oggi come oggi, a parte quei :| barbogi dei vecchi araldisti, chi se ne cale dei tecnicismi non rispettati? :roll:

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 20 ottobre 2006, 19:21

f.foltran ha scritto:Signori, questo è quello che ho trovato sul decreto legislativo del 31 Dicembre 1947, n.535: (fonte:http://www.cisv.it/azzurro/emblema.html)...(omissis)...


Grazie del contributo, caro Francesco: il testo del decreto tace sul colore della ruota la quale, per naturalità, viene sovente resa in due toni di grigio che, nel tratteggio (ed anche in molte versioni a colori), si mutano in altrettanti toni di blu.

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Messaggioda Guido5 » venerdì 20 ottobre 2006, 20:13

Cari Amici,
per fortuna i siti Internet della Presidenza della Repubblica e del Governo http://www.governo.it/
Immagine
rispettano i termini del decreto (e il disegno del prof. Paolo Paschetto). Qualche ministero tuttavia ha optato per uno stemma monocromatico.

Ciao a tutti!
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Messaggioda Reginella » sabato 21 ottobre 2006, 12:01

Ah, imparata cosa nuova!!!! se non hanno scudo, non sono stemmi -in effetti è logico, ma le regolette aiutano parecchio.
Domanda: ma non possiamo protestare per la stella rossa? sembra un documento del KGB, messo a quel modo.
MCM

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Messaggioda Giorgio Aldrighetti » domenica 22 ottobre 2006, 20:00

Per l’emblema assunto dalla Repubblica Italiana osserviamo che nel 1946, con la modifica della forma istituzionale dello Stato, l’Italia si ritrovò senza stemma e con la bandiera tricolore, “interzata in palo, di verde, di bianco e di rosso”, non più caricata dall’arme sabauda: “di rosso alla croce d’argento”, nel drappo di bianco.

Infatti, anche “se non mancano esempi di repubbliche che tutt’oggi innalzano gli stemmi di antichi dinasti, da secoli ormai intesi e sentiti come stemmi territoriali, la croce sabauda come stemma dello Stato italiano appare inequivocabilmente legata alla soluzione monarchica del Risorgimento nazionale. (...). Ma nel 1946 anche altri simboli sembrano politicamente improponibili, ‘bruciati’ dal loro uso ed abuso sotto il fascismo: l’aquila romana, la lupa e, fors’anche, lo scudo interzato in palo dei colori nazionali, che troppo freschi ricordi legano alla figura di cui era caricato ai tempi della ‘diarchia araldica’ (1927-1929) e, più tardi, della R. S. I. Né v’é spazio per la millenaria corona ferrea: le repubbliche stentano a distinguere fra corona sovrana e corona come segno di sovranità”.

“Nel primo provvedimento legislativo della Repubblica, il decreto legislativo del presidente del Consiglio dei ministri 19 giugno 1946, n. 1, relativo a ‘nuove formule per l’emanazione dei decreti ed altre disposizioni conseguenti alla mutata forma istituzionale dello Stato’, l’approvazione del nuovo ‘emblema’ dello Stato viene ricondotta dall’art. 7 alla competenza dell’Assemblea costituente”

Ma l’iter per la definizione e l’approvazione del nuovo segno distintivo repubblicano, risultò quanto mai faticoso.

Il presidente Terracini, all’Assemblea costituente, sostenne: “Sappiamo per (...) esperienza che ogni raffigurazione artistica incontra sempre plausi e critiche. Se riteniamo che possa divenire emblema della Repubblica soltanto quell’opera che raccolga il cento per cento dei voti, la nostra Repubblica non avrà mai un emblema. (...) Non è una cosa tragica: l’importante è che vi sia la Repubblica. Ma è anche necessario che la Repubblica abbia un proprio simbolo rappresentativo: (...). Questa è la ragione per cui ritengo di poter dire che (...) a un certo momento bisogna concludere, e che fra sei mesi potremo trovarci, in attesa di decidere sulla base di un consenso unanime, allo stesso punto di oggi (...)”.

“Per questo mi pare che dobbiamo porre un po' il freno alle nostre ambizioni di bellezza. Credo che qualunque emblema, quando ci saremo abituati a vederlo riprodotto, finirà con l’apparirci caro; e questa è la cosa essenziale”.

L’onorevole Conti, relatore all’Assemblea, associandosi al richiamo del Presidente Terracini, affermò: “Io non so che farmene dei simboli; a me interessa la Repubblica; il simbolo sia quello che sia: qualunque cosa. (...) Anche poco fa il collega Medi ha fatto pervenire un suo disegno che, evidentemente, risponde al suo sentimento: egli propone di adottare come simbolo la croce. I comunisti, naturalmente, vorrebbero la falce ed il martello; i socialisti vi aggiungerebbero il libro; il mio Gruppo vorrebbe l’edera; io personalmente proprio niente. (...) Insomma, io dico: decidiamo, non perdiamo tempo intorno a queste cose (...). Propongo, pertanto, che si respinga la proposta di rinvio e si passi ai voti”.

E l’Assemblea approvò il nuovo emblema della Repubblica Italiana, ideato da P. Paschetto e scelto all’unanimità dalla Commissione Conti, il 31 gennaio 1948: “dopo una travagliata vicenda di due commissioni, due concorsi, con rispettivamente 637 e 197 disegni, peraltro in massima parte deludenti” plaudendo, altresì, al Presidente Terracini per aver rivolto le seguenti parole all’onorevole Laconi: “ (...) quando Lei riceverà un foglio bollato, con sovraimpresso questo sigillo, Lei si preoccuperà del contenuto della carta bollata, non certo del disegno che vi è stampato (...)”.

Necessitarono, però, altri tre mesi per perfezionare tutti gli atti formali, primo fra tutti la definizione del bozzetto ufficiale a colori, a cura dell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea costituente, scelto “(...) tra quattro (...) predisposti da Paschetto, dettando peraltro alcune modifiche: colore del nastro rosso bandiera; lettere dell’iscrizione ‘Repubblica Italiana’ in caratteri bianchi”.

Infatti, l’emblema della Repubblica Italiana, comunicato al Governo, fu da questo approvato con deliberazione dell’8 aprile 1948. Figura così descritto nell’art. 1 del Decreto Legislativo 5 maggio 1948, n. 535, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 122 del 28 maggio 1948: “una stella a cinque raggi di bianco, bordata di rosso, accollata agli assi di una ruota di acciaio dentata, tra due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro di rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale Repubblica Italiana”.

Ci permettiamo ora di analizzare tale emblema sotto l’aspetto araldico, esaminando anche se le diverse figure che lo compongono siano tratte dal patrimonio iconologico e simbolico del nostro Paese.

Abbiamo usato il termine “emblema” e non “stemma” o “arme” perché l’emblema della repubblica non si può chiamare per la scienza araldica, stemma, mancando lo scudo, sul quale vanno caricati gli smalti e le figure né tanto meno arme mancando, oltre allo scudo, qualsivoglia ornamento esteriore araldico.

Quanto alla “stella”, alcuni studiosi la collegano alla ‘bella stella’ che adornava il capo di una bellissima donna vestita con abiti sontuosi, sedente sopra un globo, con nella mano destra uno scettro e nella sinistra una cornucopia, la testa coronata da torri e muraglie, sormontata da una fulgida stella, come appare nella Iconologia di Cesare Ripa (1560 - 1625), dove, appunto, l’Italia viene descritta e rappresentata allegoricamente come una donna formosa.

La stella a cinque punte, come noto, rappresenta il cosiddetto stellone d’Italia, largamente impiegato nel secolo scorso, in tutta la simbologia risorgimentale, spesso con la “spera”, ossia con raggi aggiunti tra le cinque punte, nella grande arme dello Stato e in numerosissimi emblemi di associazioni patriottiche e sodalizi.

Infatti, nello stemma del Regno d’Italia sanzionato dalla Consulta Araldica con deliberazione del 4 maggio 1870, che regolamenta “gli ornamenti esteriori dello Stemma dello Stato”, la stella a cinque punte con la spera è posta sopra il colmo del padiglione reale, nell’assurda ed incomprensibile posizione di capovolta.

Nel nuovo stemma dello Stato “non vengono peraltro abbandonati gli ornamenti sino allora in uso, con riferimento alla dinastia (i leoni, tradizionali sostegni dello scudo sabaudo) o alla nazione (le bandiere tricolori); essi vengono fusi insieme, in quanto lo scudo pieno di Savoia viene sostenuto sì da due leoni, ma ‘essi leoni tenenti cadauno un guidone reale italiano’ (cioè un tricolore con lo stemma sabaudo nel bianco) ‘a lungo fusto, svolazzanti all’infuori’. Inoltre, posto lo scudo sotto un manto reale, movente dall’elmo cimato con la corona reale, ma ponendo il tutto a sua volta sotto un padiglione, il colmo di questo, ai cui lati garriscono, grazie al ‘lungo fusto’, i tricolori sostenuti dai leoni, si presenta libero per accogliere un nuovo simbolo: ‘una stella a cinque punte’ (ahimè capovolta) ‘d’argento, radiante d’oro’. Fa così ingresso nell’araldica ufficiale dello Stato italiano lo ‘stellone d’Italia’ ”.

Vale la pena, al proposito, riportare anche l’annotazione di Aldo Pezzana, Presidente di sezione del Consiglio di Stato: “Solo nel 1890 si sentì, per iniziativa del Commissario del Re presso la Consulta Araldica, barone Antonio Manno, (storico ed insigne araldista), la necessità di mettere ordine negli stemmi e nei sigilli introdotti di fatto dopo il 1861, riconducendoli alle tradizioni araldiche e facendo scomparire il cosidetto ‘stellone d’Italia’, e cioè una stella a cinque punte, capovolta (ma in araldica le figure capovolte sono segno di fellonia!), introdotta (forse per influenza massonica) subito dopo l’Unità sopra il padiglione sormontante lo stemma dello Stato. Lo stemma venne descritto con il R.D. 1° gennaio 1890 (non pubblicato nella Gazzetta Ufficiale in quanto si volle sottolineare che il Re agiva quale Capo della Dinastia più che dello Stato), mentre lo stemma di Stato fu stabilito con il R.D. 27 novembre dello stesso anno”.

Ladislao de Laszloczky, membro effettivo dell’Accademia Internazionale d’Araldica, ancora scrive: “Appena nel 1890, a quasi trent’anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, vengono regolamentati per regio decreto sia gli stemmi della famiglia reale che quelli dello Stato”.
“A ciò risulta determinante l’opera della Consulta araldica, ristrutturata con r. d. 11 dicembre 1887, n. 5138, presso la quale l’incarico di commissario del re si trova affidato al barone Antonio Manno, storico e profondo conoscitore dell’araldica”.

“Questi, rimanendo in carica per circa vent’anni, lascerà un’impronta duratura: gli saranno infine dovuti anche il ‘Regolamento tecnico araldico’ (1905) ed il ‘Vocabolario araldico ufficiale’ (1906)”.

“Con il decreto del 1° gennaio 1890 - significativamente non pubblicato nella Gazzetta ufficiale, a sottolineare, nonostante la controfirma del presidente del Consiglio dei ministri, l’autonomia del sovrano dall’ordinamento dello Stato come capo della Casa reale - viene fissato innanzi tutto,(...) lo stemma del re”.

“Successivamente, il 27 novembre dello stesso anno, il presidente del Consiglio dei ministri (dall’agosto 1887 Francesco Crispi) sottopone alla firma del re il decreto n. 7282, serie 3, che regola la foggia e l’uso dello stemma dello Stato, accompagnandolo con un’apposita relazione”.

La doverosa ‘correzione’ del barone Antonio Manno, con l’eliminazione della stella a cinque punte capovolta dall’arme sabauda, diede luogo ad: “una vivace discussione alla Camera, il 4 marzo 1893 (ma l’interpellanza Stelluti - Scala che la promuove è del novembre precedente), discussione non priva d’ilarità, ove l’interpellante censura la scomparsa dallo stemma dello Stato della ‘stella d’Italia’, ch’egli ricollega tanto al motto di Carlo Alberto ‘j’attends mon astre’, che alla ‘stella’ di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi, dipinta sui quadri, scolpita sui marmi e sui bronzi dei loro cento monumenti”.

Ricordiamo, inoltre, che la stella a cinque punte dal 13 dicembre 1871 è il simbolo inequivocabile dell’appartenenza alle Forze Armate dello Stato ed è impiegata per blasonare il conseguimento di decorazioni al Valor Militare, venendo altresì largamente utilizzata nell’iconografia militare, in ispecie tardo ottocentesca, quale simbolo di gloria e di sublimi imprese; si vedano, al proposito le cartoline reggimentali nelle quali la stella a cinque punte viene rappresentata con la spera.

Il Bosio al riguardo testualmente recita: “alcuni studiosi hanno osservato che in molti eserciti stranieri le stellette, a cinque o sei od otto punte, erano usate quali distintivi di grado e che, quindi, la scelta della stella anche nel nostro Paese non avrebbe avuto alcun particolare significato. Altri hanno pensato, invece, ad un’origine risorgimentale del simbolo, ricordando che fin dai primi anni dell’800 l’Italia veniva rappresentata come una stella luminosa che indicava il cammino da percorrere per raggiungere l’unità e l’indipendenza. Nello stesso periodo era anche consuetudine raffigurare l’Italia come una donna giovane e formosa, recante una stella in fronte o sul capo coronato.

Altra interpretazione: l’origine delle stellette sarebbe collegata alla Massoneria, per il tramite delle società segrete del nostro primo periodo risorgimentale. Nella simbologia carbonara la stella aveva un posto preminente in quanto indicava la potenza divina che con la sua luce guida l’uomo attraverso le tenebre e la stella raggiante a cinque punte in Massoneria si trova sia nelle Officine simboliche sia nelle Camere superiori; essa è simbolo del retto costruire in quanto tracciata in conformità alla regola del numero d’oro, reca nel centro la lettera G, che nella filosofia massonica - secondo l’interpretazione più accreditata - sta a significare Geometria e quindi agire geometricamente (intendendo tale avverbio come ‘giustamente’)”.

“La stella fiammeggiante della massoneria è chiaramente derivata dal pentagramma pitagorico (talvolta chiamato sigillo di Salomone), anche se questa designazione è più spesso riservata in pratica all’esagono stellato o scudo di Davide. La stella fiammeggiante a cinque punte è il simbolo della manifestazione centrale della Luce, del centro mistico, del fuoco di un universo in espansione. Tracciata fra la squadra e il compasso, cioè fra la Terra e il Cielo, essa rappresenta l’uomo rigenerato che irraggia come la luce nel mezzo delle tenebre del mondo profano. Nel grado di fratello della massoneria la stella fiammeggiante ha al centro la lettera G. E’ l’equivalente dello iod, il Principio divino nel cuore dell’iniziato (BOUM, GUET)”.

Ci sia consentito a tal proposito di aggiungere che la stella a cinque punte, assieme alla squadra ed al compasso, rappresenta l’emblema primario del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, Roma; parimenti la stella a cinque punte carica diversi scudi della scala massonica di rito scozzese antico ed accettato e adorna in vari esemplari il collare del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, Piazza del Gesù, Roma. Araldicamente, infine, la stella a cinque punte si blasona anche scottish star (stella scozzese) o mullet (rotella dello sperone).

Altra stella famosa è la stella a sei punte, meglio conosciuta come stella di David, formata da due triangoli equilateri che hanno lo stesso centro e che risultano piazzati in opposte direzioni ed usata in Italia nell’araldica ecclesiastica, dove maggiormente figurano però stelle a otto punte.

Si tramanda fosse la figura che adornava lo scudo del re David. Una diversa interpretazione le attribuisce, invece, un significato cabalistico.

Ricordiamo che “Le armi portano con frequenza questo corpo celeste. Una stella fu guida sicura al nato Redentore, un’altra è sicura indicazione della strada a chi conduce la nave nella notte, due fatti che dovevano imporsi alla fantasia degli uomini quando vollero rappresentare la guida sicura verso il sicuro arrivo al porto spirituale od a quello materiale. Le stelle che splendono nel cielo della notte sono milioni di soli, altro simbolo di chi aspira a cose superiori, ad azioni sublimi. Avanti che sorga il sole, annunciatrice di questo e della luce, del giorno, della sua operosità, è la stella chiamata dagli antichi Lucifero, altra figurazione indicativa del luminoso avvenire auspicato alla propria discendenza”.

Passando agli smalti presenti nella stella a cinque punte dell’emblema repubblicano, come appare descritto nell’art. 1 del Decreto Legislativo 5 maggio 1948, n. 535, notiamo che la stella è di bianco, bordata, meglio orlata, trattandosi di una ‘bordatura diminuita’, di rosso. Forti perplessità rappresentiamo per la stella smaltata di bianco, non figurando tale colore tra gli smalti araldici. Infatti, gli smalti fondamentali araldici sono il di rosso, il d’azzurro, il di verde, il di nero e il di porpora, mentre i metalli sono il di oro e il di argento e le pellicce sono il di vajo e di armellino o ermellino.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la stella risulta smaltata di bianco per non confonderla con la figura della ruota dentata che viene rappresentata d’acciaio; ma allora non si comprende l’orlatura di rosso della stella che serve proprio a demarcare le due figure, trovandosi la stella accollata alla ruota dentata. Altri suppongono che si siano voluti richiamare i colori nazionali con il di verde delle fronde dell’olivo e della quercia, il di bianco della stella e il di rosso della orlatura, ma anche tale ipotesi non ci soddisfa. Riteniamo invece, al di là di ogni altra possibile interpretazione, che, probabilmente, la stella appare di bianco nell’emblema repubblicano per la semplice non conoscenza delle regole araldiche da parte degli artefici dell’emblema.

“Sembra infine doversi notare come un altro degli ornamenti differenziatori dello stemma dello Stato, la stella a cinque raggi d’argento, introdotta nel 1870 dalla prima Consulta araldica sul colmo del padiglione fra i guidoni tricolori, ricompaia poi, settantotto anni più tardi, quasi per un curioso destino, quale figura base dell’emblema della repubblica”.

Invece “la stella a cinque punte non ricomparve, settantotto anni più tardi, quasi per un curioso destino” ma, come si disse allora, perché il Partito Comunista Italiano pensava alla stella bolscevica e la volle pertanto con il bordo rosso per estenderlo in seguito a tutta la stella, adeguandola a tutte le stelle rosse in auge allora oltre la ‘cortina di ferro’, mentre i monarchico-liberali si richiamavano alla stella massonica risorgimentale.

In Italia, nelle elezioni del 28 aprile 1948, i socialcomunisti si presentarono uniti nel ‘Fronte popolare’ con il simbolo dell’effigie di Giuseppe Garibaldi accollata alla stella a cinque punte di rosso, mentre l’emblema primario del Partito Comunista Italiano era la falce, il martello e la stella a cinque punte. L’argomento aveva ispirato le vignette e le battute del celebre Giovanni Guareschi.

“Per quanto molto criticato, il nuovo emblema, che sovrappone la stella ad una ruota dentata, si presenta in una certa sintonia con l’art. 1 della Costituzione in vigore dal 1° gennaio 1948, che proclama: ‘L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro’”, anche se, a nostro avviso, sempre nel 1948, il settore industriale era di gran lunga meno rappresentativo del settore agricolo. Ma la ruota era ‘operaia’ ed il Partito Comunista Italiano come il Partito Comunista russo era operaista, non contadino e sostenitore della classe agricola; i contadini, nel 1948, aderivano invece alla ‘COLDIRETTI’ di chiara fede democristiana.

Per la ruota di acciaio dentata, il 6 febbraio 1948 il Consigliere delegato della S. A. Costruzioni Meccaniche Riva Guido Ucelli indirizzava al Ministro dell’Industria onorevole Roberto Tremelloni una lettera ove, tra l’altro, scriveva: “(...) se un allievo di una prima classe di una scuola industriale presentasse un disegno analogo sarebbe senz’altro bocciato. La dentatura caratteristica è stata infatti trasformata in sporgenze prive di ogni funzionalità e i raggi sono disegnati esattamente al contrario, e cioè con la sezione maggiore alla periferia anziché al mozzo (...)”.

Per la descrizione dei “due rami di olivo e di quercia, legati da un nastro di rosso, con la scritta di bianco in carattere capitale Repubblica Italiana”, ci sia concesso, inoltre, osservare che la blasonatura risulta orfana dello smalto dei rami e delle foglie, non risultando nel Decreto nessuna indicazione. Era opportuno, invece, blasonare “ due rami di olivo e di quercia al naturale, fogliati di verde”. Il “legati da un nastro di rosso”, poi, era meglio sostituirlo con “decussati alle estremità e legati da un nastro di rosso”.

Per l’emblema repubblicano sappiamo che la blasonatura era stata predisposta dall’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su richiesta del Gabinetto, la quale però non corrisponde con quella recepita, poi, nel Decreto Legislativo 5 maggio 1948, n. 535.
Ad esempio, i “due rami di olivo e di quercia” presenti nel Decreto, nella descrizione dell’Ufficio Araldico erano, invece, “due rami di quercia e di alloro”. Infatti, con nota del 1° aprile 1948, a giustificazione, il Cancelliere della Consulta Araldica conte Tosi, così scriveva: “(...) occorre avvertire che la corona si è definita di quercia e di alloro, mentre le foglie del così detto alloro parrebbero di ulivo, ma si ritiene doveroso segnalare che la corona di quercia e di alloro ha il significato nei simboli di gloria eterna, mentre la corona di ulivo e di quercia potrebbe avere il significato funerario di pace eterna”.

Da quanto riportato, però, nel Decreto Legislativo si ha la certezza che le giuste osservazioni del Cancelliere non vennero tenute in alcun conto.

Inoltre, “i vincoli che univano la Consulta araldica alla Corona e il disinteresse che la Repubblica intese subito mostrare per le situazioni nobiliari indussero i costituenti a sancirne la soppressione, che peraltro fu adottata con una formula infelice”.

In ultima analisi, l’emblema della repubblica ci sembra la risultanza di frettolosi compromessi intervenuti fra le varie ideologie presenti nell’Assemblea costituente, nell’incertezza, probabilmente, che la presentazione di una vera arme avrebbe potuto rievocare i simboli del recente passato monarchico e di conseguenza adombrare qualche timorosa coscienza. Sicuramente, però, non è il frutto di una scelta serena e rispettosa del patrimonio araldico del nostro Paese.

E giustamente Giacomo C. Bascapè affermava che: “(...) l’affrettata ideazione dello stemma della Repubblica, che intendeva esprimere il valore degli ideali su cui essa si fonda, ha creato un’insegna priva di caratteri e di stile araldico”.

Nel 1987 con il Decreto Presidente del Consiglio dei ministri del 2 marzo, in Gazzetta Ufficiale, 13 marzo 1987, n. 60, venne promosso un pubblico concorso “per l’innovazione dell’emblema della repubblica italiana”, ma i risultati sono stati quanto mai deludenti, come si apprende dalle cronache dell’epoca, con disegni e bozzetti irriconducibili alle norme araldiche.

L’emblema, poi, nelle varie raffigurazioni ufficiali, in bianco e nero, viene tuttora stranamente rappresentato con la ruota di acciaio dentata, fitta di linee orizzontali; parimenti si osservano numerosi emblemi repubblicani anche con gli interstizi dei raggi della ruota di acciaio dentata, caricati sempre da fitte linee orizzontali.

In araldica, infatti, esistono dei segni convenzionali per indicare gli smalti quando lo stemma viene riprodotto nei sigilli e nelle stampe in bianco e nero. Così il rosso si rende con fitte linee perpendicolari, l’azzurro con orizzontali, il verde con diagonali da sinistra a destra, il porpora con diagonali da destra a sinistra, il nero con orizzontali e verticali incrociate, mentre l’oro si rende con fitto punteggio e l’argento senza alcun segno.

Ne consegue che qualsiasi araldista, descrivendo l’emblema della Repubblica, riprodotto in bianco e nero, blasonerà “la stella a cinque punte, le fronde di olivo e di quercia ed il nastro” d’argento, risultando tali figure senza alcun segno, mentre la “ruota d’acciaio dentata”, compresi gli interstizi dei raggi, qualora anch’essi figurino con fitte linee orizzontali, d’azzurro, risultando su tale figura riportato il tradizionale segno convenzionale araldico per descrivere lo smalto d’azzurro.

Terminando, un’altra stranezza ci sembra il colore dell’emblema presente nella carta da lettere dei Ministri, Segretari di Stato che figura stranamente, tutto di rosso, pur con la ruota dentata con fitte linee orizzontali.
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Stemma della Repubblica Italaina

Messaggioda alfabravo » domenica 22 ottobre 2006, 20:49

Vorrei segnalare la somiglianza tra gli emblemi dell'attuale Repubblica
Italiana e di quella del Paraguay.
Possiamo parlare di influenza massonica in entrambi i casi, sapendo l'influenza che la massoneria ha avuto nella nascita di questi due stati?

Distinti saluti da Ritter

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 23 ottobre 2006, 15:59

Reginella ha scritto:Ah, imparata cosa nuova!!!! se non hanno scudo, non sono stemmi

:wink: ...esatto!

-in effetti è logico, ma le regolette aiutano parecchio.

:shock: Occhio, Regine': chiamale come vuoi, ma :wink: non "regole": questo termine è già stato usato in araldica a partire dall'epoca barocca, ed è tuttora fonte di :oops: confusioni e malintesi...

Domanda: ma non possiamo protestare per la stella rossa? sembra un documento del KGB, messo a quel modo.


Il discorso sarebbe :oops: lunghissimo...

...ma basti riassumerlo in una :wink: parziale consolazione: il rosso (di solito) porta fortuna ed è (comunque) un colore vivo e vitale...

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Re: Stemma della Repubblica Italaina

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 23 ottobre 2006, 16:06

Ritter ha scritto:Vorrei segnalare la somiglianza tra gli emblemi dell'attuale Repubblica Italiana e di quella del Paraguay. Possiamo parlare di influenza massonica in entrambi i casi, sapendo l'influenza che la massoneria ha avuto nella nascita di questi due stati?
Distinti saluti da Ritter


Sembra che tale influenza sia da ritenersi sicura per la stella radiosa e rovesciata a cinque raggi che spessissimo compariva sopra il colmo del manto che accollava lo stemma sabaudo e (quindi) anche lo stemma nazionale ante 1946.

Poi, nel 1946 tale stella (ormai ribattezzata "stellone") è "caduta per motivi di ereditarietà simbolistica" nell'emblema della nostra Repubblica.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 23 ottobre 2006, 16:09

Giorgio Aldrighetti ha scritto:Per l’emblema assunto dalla Repubblica Italiana osserviamo che nel 1946...(omissis)...


Carissimo Giorgio,
grazie davvero per il sempre completo ed esaustivo contributo.

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Messaggioda Reginella » lunedì 23 ottobre 2006, 16:12

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
Reginella ha scritto:
:shock: Occhio, Regine': chiamale come vuoi, ma :wink: non "regole": questo termine è già stato usato in araldica a partire dall'epoca barocca, ed è tuttora fonte di :oops: confusioni e malintesi...






Oh, non sapevo:
ma allora come si chiamano?
Indicazioni? Usi? Leggi?
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 23 ottobre 2006, 16:46

Senza scudo non c'è stemma.

Chiamalo assioma, o constatazione logica, o realtà fattuale, o cosa evidente, o :wink: "dritta", o cometipare... ma non "regola"! :cry:

Questa è una parola che assume un :oops: suono sinistro per chi studia il blasone con 8) attenzione...

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