Grazie all'ultimo intervento della gentile Maria Luisa ho potuto leggere questo "antico" topic, molto interessante.
L'eccessivo desiderio di voler scorgere Templari ovunque fa scattare spesso una reazione uguale e contraria, che però probabilmente in questo caso è esatta.
Ho letto l'ipotesi formulata da Guido, che mi pare interessante. Tra l'altro ho scoperto questi particolari del rito di consacrazione che non conoscevo.
Desidero, però, portare alla vostra attenzione un altro documento araldico pressochè coevo alle due lapidi (probabilmente).
Si tratta dello stipite sinistro del portale del Palazzo del podestà di Rimini. Sembra che il palazzo fu edificato intorno al 1330. ma chissà, quel manufatto potrebbe essere stato riutilizzato.
Trovo molto interessante la commistione di simboli che (croce esclusa, e non è poco...) si trova su questo manufatto e su quelli di Costacciaro.
Io credo che quel lambello e quei gigli, anche se non rappresentati nella forma canonica (in numero e posizione) possano comunque essere un segno di appartenenza politica alla parte guelfa. Rimini e i Malatesti furono compioni del partito guelfo in contrapposizione ai vicini Montefeltro che furono ghibellini (tralascio la relatività di tali definizioni ed i momentanei spostamenti, nonché i casi di defezione di taluni personaggi o di alcuni rami delle due consorterie familiari).
Direi che lo stesso segno politico potrebbe stare dietro l'apposizione del lambello e dei gigli nelle due lapidi di Costacciaro. Ma perché vennero scolpiti?
Se si tratta di lapidi connesse al rito di consacrazione della chiesa i simboli di parte politica mi sembrerebbero fuoriluogo (verorimilmente realizzati dopo).
Il periodo storico, l'unione della croce a simboli guelfi (davvero tutt'altro che rara, nelle rappresentazioni araldiche... comunali... però), mi fa venire alla mente il fatto che le crociate vennero sanguinosamente combattute anche sul suolo italiano e tra cristiani (anche se una parte era "momentaneamente" allontatata dalla Chiesa per mezzo della scomunica).
Nel caso specifico tra il 1220 ed il 1221 venne bandita la crociata contro il conte Federico da Montefeltro ed i suoi alleati ghibellini (Urbino, Cagli, Fano, Jesi, Fabriano, Osimo, Recanati, fermo, Assisi e Spoleto).
L'azione militare della Chiesa ebbe come principali artefici i Trinci di Foligno, i Gabrielli di Gubbio, Perugia e Città di Castello, nonchè Ferrantino e Pandolfo Malatesti.
Il conte Federico finì i suoi giorni trucidato a Urbino nel 1322. Per la cronaca, alcuni anni dopo venne puntualmente riabilitato, ma... non resuscitato
Che le croci rappresentate sulle lapidi possano essere indicative della partecipazione a questa crociata nostrana?
Aggiungo però, che quel peduncolo opportunamente segnalatoci da Eugubino potrebbe richiamare effettivamente la croce vescovile.
Leggo in
L'araldica nella Chiesa Cattolica, di B. B. Heim, che la croce innalzata sul palo è caratteristica dell'autorità del papa, dei patriarchi, degli arcivescovi e (araldicamente) dei vescovi.
Nel portale gotico dell'ex Ospedale di S. Sergio a Urbino si vede rappresentata una croce latina e non greca come in questo caso (ma comunque patente) sostenuta da un peduncolo. Considerato che S. Sergio fu l'antica chiesa episcopale di Urbino, immagino che quella croce potrebbe essere proprio relativa al vescovo. Anche nel caso di Costacciaro?
Non ho fornito risposte certe, spero di aver contribuito con qualche spunto d'indagine in più.
Saluti
Antonio