Etichetta araldica: brisure

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 19 gennaio 2004, 16:53

Egregi colleghi,
a titolo di esempio riporto ciò che C. G. Gattini scrisse (nelle Avvertenze del suo Delle armi de' comuni della provincia di Basilicata, Matera 1910 [ristampa Bologna 1981]), citando un Blasonario manoscritto del Fosco, sull'arma Sanseverino e le relative brisure:

a) d'argento, alla fascia di rosso (arma piena; conti di Marsico e principi di Salerno);
b) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura d'azzurro (conti di Tricarico e principi di Bisignano);
c) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura d'azzurro, a nove bisanti d'argento (conti di Saponara);
d) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura d'azzurro, a undici crescenti montanti d'argento (conti di Aliano);
e) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura dello stesso (conti di Lauria e duchi di Scalea);
f) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura dello stesso, a dieci stelle d'oro (conti di Caiazzo);
g) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura scaccata del primo e del secondo (conti di Mileto);
h) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura scaccata del primo e del secondo, al rastrello di cinque pendenti dello stesso (conti di Nardò);
i) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura spinata del primo e del secondo (conti di Capaccio e signori di Moliterno);
j) d'argento, alla fascia di rosso, alla bordura del primo, ad otto torsi di cavolo di verde (conti di Tursi).

Da sola, la bordura parlante di quest'ultimo ramo mi pare valga :twisted: mille volte di più di tutto il sistema delle brisure britanniche...

Bene :D valete
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 20 gennaio 2004, 14:41

Gentili Colleghi,

mi unisco tardivamente a questo dibattito solo con alcune brevi considerazioni.

Anch'io penso che da noi si debba assolutamente mantenere la tradizionale parsimonia nell'uso di brisure, brisura si, ma certamente non nel modo così organico, sistematico e, diciamolo pure, un po' cervellotico del sistema inglese, e dell'ancor più impegnativo (!) sistema scozzese.

Alla base della "brisura scientifica" vi è la concezione del valore personale di ogni singolo stemma - concezione dell'araldica anglosassone divenuta quasi ossessiva nell'araldica scozzese - mentre da noi, tale concezione fu quasi inesistente pensando al valore famigliare - talvolta addirittura consortile si pensi solo agli "alberghi" genovesi! - dell'emblema.

Molte famiglie divise in più rami non sempre brisarono, e se si, la brisura - come dimostrato dagli interessanti esempi segnalati da Fra' Eusanio - tendeva più a distinguere il singolo ramo piuttosto che il singolo personaggio, facendolo in un modo più libero e fantasioso che non con il lambello al primogenito, una stelletta al secondo, un giglietto al terzo, un anelletto al quarto…

Un saluto,

F.J. von Trotta
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Messaggioda Ardashir » giovedì 22 gennaio 2004, 12:15

Gentilissimi Signori,

forse, ora che il dibattito si è sviluppato, si può tentare di tirar le somme riguardo all'uso delle brisure negli eventuali stemmi arbitrari normati dal nostro "galateo".

Ciò che emerge chiaramente dal dibattito è lo scontro fra l'esagerata regolamentazione britannica in materia di brisure e la tradizione "italiana" (chiamiamola così per comodità pur sapendo bene di usare un termine improprio) che, qualora abbia fatto uso di questi carichi, non li ha voluti codificare e, soprattutto, non è quasi mai scesa a considerare il singolo soggetto ma, al massimo (come faceva giustamente notare il Signor von Trotta), i vari rami di una famiglia.

Tuttavia, sotteso a questo divario che potrebbe apparire legato alla pura distanza, stanno due concezioni dell'araldica assai diverse: l'araldica funzionale e quella che, in mancanza di un termine migliore, definirei semplicemente rappresentativa.

Se, infatti, seguiamo l'opinione del gentilissimo Signor Pasquini e di coloro che concepiscono lo stemma non solo come simbolo ma anche come somma delle caratteristiche sociali e politiche (e,addirittura, come emergeva da altri topic, professionali) di una famiglia fino al punto di dire che lo stemma potrebbe esser utilizzato come supporto dai genealogisti e da proporre uno statuto di famiglia in cui codificare eventuali brisure, allora, in effetti, la brisure diventa una necessità inderogabile.

Invece, se guardiamo all'altra concezione dell'araldica che qui emerge, quella più puramente rappresentativa, notiamo come essa cerchi di creare un legame non tanto fra l'arma e le caratteristiche concrete (politico\sociali o semplicemente ambientali) di una famiglia o di un individuo, ma fra quelle ideali ed astratte da cui l'intera stirpe (o gens, per riprendere il termine d'inizio topic) dovrebbe appellarsi, evitando al massimo un'eccessiva differenziazione interna dello stemma.

Per diverse ragioni, io credo che il galateo araldico di cui si parlva non possa che rifarsi a quest'ultima concezione, data l'estraneità dell'idea di araldica funzionale in ambito italiano. Inoltre, se lo scopo di un galateo araldico dev'esser quello di stimolare la creazione di nuove armi nelle modalità più corrette, non si può non richiamarci al fondamentale criterio della semplicità: se la brisure può venir naturale in un ambiente come quello inglese dove l'araldica è di casa, vice versa mi pare un po' assurdo proporla allo stesso modo in un contesto come quello italiano che, persino in periodi in cui l'araldica non era scienza di nicchia, la ignorava felicemente.
Se poi, per ragioni varie, una famiglia decidesse di dotarsi di brisure per i rami o per i singoli membri, lo faccia secondo regole proprie elaborate però con coerenza e, soprattutto, senza arrivare a caricare l'arma al punto da sepellire i carichi originali sotto lambelli o bisanti.

Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda MMT » giovedì 22 gennaio 2004, 13:33

Ardashir ha scritto:...omissis...l'estraneità dell'idea di araldica funzionale in ambito italiano. Inoltre, se lo scopo di un galateo araldico dev'esser quello di stimolare la creazione di nuove armi nelle modalità più corrette, non si può non richiamarci al fondamentale criterio della semplicità: se la brisure può venir naturale in un ambiente come quello inglese dove l'araldica è di casa, vice versa mi pare un po' assurdo proporla allo stesso modo in un contesto come quello italiano che, persino in periodi in cui l'araldica non era scienza di nicchia, la ignorava felicemente.
Se poi, per ragioni varie, una famiglia decidesse di dotarsi di brisure per i rami o per i singoli membri, lo faccia secondo regole proprie elaborate però con coerenza e, soprattutto, senza arrivare a caricare l'arma al punto da sepellire i carichi originali sotto lambelli o bisanti.


Concordo in pieno con quanto afeermato dal sig. Forlanini. Le brisure in Italia non sono sempre state ben viste, ed è forse proprio per questo che, a parte le grandissime casate (e di queste neanche tutte), non vennero adottate come un sistema vero e proprio neanche durante il Regno ma lasciate al libero arbitrio del capofamiglia.
Concludo dichiarando che a mio avviso le brisure rimangono in italia come scelta della famiglia, e, a mio avviso, non potrebbero essere racchiuse nel nostro cosiddeto "galateo araldico" proprio perchè il loro uso deve essere una libera scelta, mentre il galateo servirebbe per creare norme di "buone maniere", da adoperare nella creazione di stemmi nuovi o nella eventuale modifica di quelli antichi.

Saluti,
Michele Tuccimei di Sezze
MMT
 
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Messaggioda T.G.Cravarezza » giovedì 22 gennaio 2004, 13:42

Gentile Signor Tuccimei,
il nostro galateo però, dovrebbe comunque fornire consigli a coloro che volessero birsare la loro arma.
L'unico consigli oche mi sento di fonrire, oltre al fatto di non appesantire eccessivamente lo scudo, è quello, se si decidere di bisare l'arma, di mantenere fede alle scelte del capofamiglia e perpetrare nei secoli e di discendente in discendente le sue valutazioni in merito alle brisure. Quindi, se una famiglia decide di utilizzarle, dovrà impegnarsi a mantenerle e non a cambiare codifica ogni generazione.
Personalmente ritengo che l'arma debba essere una via di mezzo tra l'arma rappresentativa e l'arma funzionale o comunque debba esser eil proprietario a decidere questi aspetti.
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 22 gennaio 2004, 18:00

Egregi colleghi,
fermo restando che, circa l'oggetto di questo topic, le posizioni appena espresse dagli amici Michele e Tomaso mi trovano pienamente concorde, volevo fare un passo indietro per chiosare brevemente il "dilemma" sulla natura dell'araldica, di cui l'amico Ardashir parlava poc'anzi.

In due parole, egli asseriva che "...sotteso a questo divario (fra i concetti italiano e inglese - ndr) che potrebbe apparire legato alla pura distanza, stanno due concezioni dell'araldica assai diverse: l'araldica funzionale e quella che, in mancanza di un termine migliore, definirei semplicemente rappresentativa...", il che (secondo me) non è sbagliato, ma solo se ci si riferisce ai prevalenti modi espressivi con cui le due culture si manifestano a livello araldico.

E sottolineo prevalenti, perché l'araldica è un fenomeno ormai così universalmente diffuso da non potersi più vincolare così :wink: semplicisticamente in sottoschemi limitanti: ovunque, anche in Italia, oggi gli stemmi vengono usati e creati a scopo funzionale; ed ovunque, anche in Inghilterra, vengono usati e creati a scopo rappresentativo...

...e viceversa, :P ovviamente!

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