da Franz Joseph von Trotta » sabato 20 dicembre 2003, 9:53
Caro Fra' Eusanio,
grazie per l'interesante inizio su un'argomento che da molto era per me spunto di riflessione, tanto che, seppur ultimamente langue, sto scrivendo un saggio sul evoluzione del "gusto" dell'arte araldica condizionato dal rispetto o meno di quelli che io chiamo i suoi canoni compositivi.
Mi perdonerà se per risponderLe prenderò uno spizzico di quello scritto che, ancora incompleto, dorme nel cassetto:
"(…) possiamo desumere che, ciò che rende un qualsiasi stemma, da semplice segno grafico, ad espressione di una superiore forma artistica, è il “senso araldico” del suo artefice.
Quest’ultimo, forse, può essere definito come la capacità o il gusto del disegnatore di stemmi nel “sentire”, quasi istintivamente, ed utilizzare ad arte, al meglio e in modo personale nelle sue creazioni, i notoriamente ristretti margini compositivi, grafici e cromatici che l’espressione araldica consente di utilizzare, canoni codificati nei primi secoli della sua evoluzione e rimasti immutati sino ad oggi.
I più noti sono probabilmente la particolare sintesi grafica delle figure degli emblemi e la loro disposizione all’interno dello scudo che, secondo i dettami dell’araldica medioevale, dovevano occupare quasi totalmente la superfice dello scudo nel rispetto di quell’horror vacqui della sensibilità medioevale, e, ovviamente una ridottissima "tavolozza dei colori".
Tali caratteristiche infatti si svilupparono nel momento più felice per l’arte araldica che, notoriamente, appartiene all’Europa del XIII e XIV secolo.
Ci basterà osservare semplicemente le vestigia araldiche di quei secoli per capire la fondatezza di questa affermazione; quanto di meglio l’araldica, intesa come espressione artistica, abbia mai creato appartiene, per la maggior parte, a quei secoli. Pensiamo subito ad alcuni famosi stemmari di quel periodo che nell’ardita stilizzazione delle figure, nell’eleganza della composizione, fanno di ogni stemma una piccola e pregiata miniatura.
Ricordiamo ad esempio lo splendido "Armorial Equestre de la Toison d’Or et de l’Europe", dipinto tra il 1435 e il 1460 dove i pesanti cavalieri medioevali in armatura da combattimento qui assumono un eleganza e una levità quasi surreale, dove il segno araldico trasfigura la reale fisicità della pesante cavalleria feudale europea in una serie di leggeri "cavalieri inesistenti" i cui corpi sono suggeriti solo dalla combinazione cromatica di gigli, croci, aquile e leoni che appaiono sulle loro gualdrappe e cotte d’arme. (…)"
Caro Sig. Cravarezza,
la Sua affermazione è molto discutibile, certo, le esasperate correnti grafico-artistiche di quest'ultimo secolo che Lei cita difficilmente potrebbero accogliere tra le loro realizzazioni degli stemmi (sebbene con un po' di buona volontà… ci sono degli interessanti stemmi asburgici di epoca della secessione viennese di Carl Otto Czeschka o di Gustav Klimt davvero belli).
Tuttavia non trova che uno stemma arcaico, o gotico sia incommensurabilmente diverso da uno realizzato in epoca "barocca" o liberty?
Prenda uno stemma con i leopardi inglesi dell'epoca di Giovanni "senza terra" e lo paragoni a quelli di Giorgio IV e poi mi dirà se non sono diversi!
Lo sono eccome.
Esistono quindi stemmi alto e tardo gotici, rinascimentali, barocchi, rococo', stile "Impero", Liberty, ecc., e chissà con un po' di buona volontà anche… cubisti!
Un saluto cordiale ad entrambi,
Franz Joseph von Trotta
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar