da Mario Volpe » giovedì 13 luglio 2006, 11:10
Gentile Dr. Pigni,
ha fatto bene ad usare il termine “paradossale” per descrivere la situazione che secondo lei si va delineando sul futuro degli ordini dinastici sabaudi, ossia l’ipotesi della formazione di due rami della famiglia che gareggiano tra loro per il “buon governo” di queste istituzioni cavalleresche.
Dubito però che la concorrenza tra due titolari di uno stesso Gran Magistero possa realmente giovare al prestigio di un ordine cavalleresco, e l’esempio dell’Ordine Costantiniano, oggi diviso tra i due rami dei Borbone Due Sicilie, mi sembra piuttosto emblematico.
Come ebbi modo di riferire alcuni mesi fa in questo stesso forum, il Ministero degli Affari Esteri, al quale come certamente già tutti sanno è demandato il compito di emettere (o meno) le autorizzazioni a fregiarsi per i cittadini italiani che intendano usare nel territorio nazionale le onorificenze ricevute da ordini cavallereschi “non nazionali” (legge n.178 del 3.3.1951), decise a metà del 2005 di considerare autorizzabili all’uso entrambe i rami dell’Ordine Costantiniano, ossia quello cosiddetto “franco-napoletano” – in precedenza considerato l’unico autorizzabile - e quello cosiddetto “spagnolo” (anche il “ramo farnesiano” del Costantiniano Angelico era già considerato autorizzabile in precedenza, ma questa è un’altra storia). La decisione del MAE ha certamente riportato equilibrio nella questione “pubblica” relativa ai due rami dello SMOC, ponendo fine ad una situazione considerata da più parti come discriminatoria nei confronti del “ramo spagnolo”.
Secondo me però, il fatto che nel nostro Paese sia oggi autorizzato l’uso di quest’Ordine – che vorrei ricordare è un UNICO ordine - da entrambe le sue due fonti di conferimento non ha affatto risolto il problema.
Ognuno dei due rami infatti, continua a considerarsi l’unico “legittimo” e continua a considerare l’altro come un gruppo di “usurpatori”, esattamente come prima.
Le cerimonie officiate dai due rami sono oggi in teoria liberamente organizzabili nel nostro Paese (per la verità lo erano anche prima) da entrambi i Gran Maestri, e prima o poi succederà che nello stesso giorno, magari in due diverse chiese della capitale (o di altre città), potremo assistere contemporaneamente a due processioni in mantello e decorazioni dei due diversi capitoli di cavalieri (che in realtà appartengono allo stesso Ordine). Speriamo non si incontrino mai…
Già esistono invece, e questo posso confermarvelo per esperienza professionale, dei cittadini italiani che sono stati insigniti da entrambi i Gran Maestri dell’Ordine. Ossia sono cavalieri due volte (magari in due classi diverse) dello stesso Ordine. E questo è veramente paradossale, dato che di solito ad un’investitura si corrisponde con una forma di “obbedienza”. Mi domando a chi veramente questi soggetti assicurino la propria “fedeltà”, probabilmente a quello che gli ha conferito la classe più alta (ma l’altro – che sicuramente si tiene informato sui conferimenti effettuati dal rivale - potrebbe decidere di rilanciare, e allora ? il nostro cavaliere sarà costretto a ricominciare tutto da capo…).
Per quanto riguarda gli Ordini dinastici dei Savoia, la questione si pone invece in un’ottica diametralmente opposta, dato che la legge italiana ha deciso di sopprimerli. Il problema dei “rami” quindi non si porrebbe. Per il nostro Paese che ci sia un unico Gran Maestro a conferire questi ordini oppure due, cambierebbe ben poco, dato che comunque non potrebbero essere usati pubblicamente, e a questo punto credo proprio che sia meglio così…
I problemi però rimarrebbero all’interno delle istituzioni stesse, che rischierebbero inevitabilmente di incorrere nelle stesse situazioni che ho più sopra accennato per il Costantiniano.
Scusate ma al di là delle diatribe dinastiche interne, che a quanto pare proliferano nelle famiglie ex-sovrane italiane di origine pre-unitaria, quello che maggiormente mi preoccupa - per deformazione professionale – è la posizione in cui - talvolta in modo veramente paradossale - si vengono poi a trovare i nostri concittadini.
Con Cordialità,
Mario Volpe