Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
Ardashir ha scritto:Gentilissimi Signori,
il recente dibattito sulla natura dei cosiddetti stemmi borghesi, ampliatosi poi in una discussione più generale sulle suddivisioni teoriche in ambito blasonico, mi spinge a rivolgerVi una domanda: una persona od una famiglia privi di stemma nell'ideare oggi uno stemma borghese a quali canoni di "etichetta araldica" si dovrebbero attenere?
Escludendo casi lampanti di scorrettezza (come l'appropriarsi dello stemma altrui o il dotarsi di insegne gentilizie) sarebbe corretto, ad esempio, per un italiano costruire il proprio stemma alla tedesca (con più elmi, ad esempio o con pesanti inquartature) o all'inglese o adottare particolari partizioni o carichi che in passato indicavano concessioni o dignità (penso al famosissimo capo d'impero, ad un aquila bicipite inquartata o ai gigli di Francia)?
Oppure, dato che la consuetudine italiana in epoca regia vietava il cimiero negli stemmi autoattribuiti, lasciando al massimo un numero variabile di piume, un cimiero in uno stemma borghese creato oggi sarebbe scorretto o tollerabile?
So benissimo che la risposta che mi darete è "tutto è lecito dato che la legge non riconosce valore agli stemmi", ma ciò che mi interessa, da neofita, è capire se si possa strutturare un qualche genere di galateo nell'autoattribuzione di stemmi, ora che non esistono più autorità che possano conferirli o tutelarli.
Sperando mi perdoniate un quesito ingenuo come questo, Vi saluto cordialmente
pierfe ha scritto:Vedo che continuate ad usare un termine improprio. Non si può parlare in Italia di stemmi borghesi intendendo gli stemmi non nobili oppure di distinta civiltà (che non sono più sostenibili dal 1° gennaio 1948).
La borghesia intesa come classe sociale dal punto di vista storico è limitata ad un piccolo gruppo di persone con proprie caratteristiche storiche ben definite e che nella nostra società sono superate.
Inoltre lo stemma "borghese" non è codificato dalla nostra legislazione araldica italiana.
Pier Felice degli Uberti
T.G.Cravarezza ha scritto:Gentilissimo Signor Forlanini,
personalmente mi piace denominare gli stemmi appartenenti a famiglie non nobili, "stemmi plebei". A parte questo dettaglio, vorrei proporre una mia risposta al Suo interessante quesito.
Come già ho scritto in altre discussioni, io considero lo stemma araldico come la rappresentazione grafica del cognome, anzi, di più, la rappresentazione grafica di una famiglia, di una gens. Esso è la rappresentazione grafica delle tradizioni, della storia di una famiglia, delle virtù a cui i membri di tale famiglia si ispirano e persino dei propositi futuri a cui mira il capofamiglia. Pertanto lo stemma araldico propriamente detto, non dovrebbe, secondo me, essere distintivo di una particolare classe. Ogni famiglia che detiene saldi i principi storici e tradizionali, dovrebbe possedere uno stemma, al di là della sua posizione sociale.
Considero segni distintivi di una determinata classe o posizione, all'interno di un'arma, solamente: corone, elmo con collare, decorazioni cavalleresche, capi (in quanto indicano concessioni o benemerenze e comuqnue rappresentano lo scudo di un'altra famiglia e quindi è giusto che si abbia il "permesso" per inserirli), scudetti di altre famiglie all'interno del proprio scudo, croci accollate allo scudo (rappresentanti particolari dignità di alcuni ordini cavallereschi).
Tutto il resto, dal cimiero ai sostegni, al basamento etc. lo lascerei libero. Personalmente, seppur non lo condanno, trovo poco elegante per uno stemma plebeo inserire elmi in maestà e manti. L'elmo in maestà e il manto lo riserverei solamente alle famiglie reali o principesche.
Cordialmente

si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:Egregi colleghi,
il problema è che, nell'attuale periodo di massificazione della cultura, il nostro futuribile e quanto mai utile "Galateo araldico" si scontrerebbe con i tanti programmi di grafica araldica, ai quali chiunque può ricorrere per inventarsi non uno, ma dieci stemmi tutti insieme, e tutti legati alla cultura informatica dominante.
Insomma, chi oggi si vuole creare un proprio stemma (e non ha, diciamo sottovoce, buoni amici che lo possano consigliare), finisce giocoforza con il dotarsi di uno stemma autocreato in forme britanniche o, se è fortunato, francesi...
Sarebbe forse meglio prima instillare una cultura araldica nella gente, per poi darne il relativo galateo...
Benevalete
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:Egregio Signor Ardashir,
il suo discorso non fa una piega.
E tocca un argomento dalla portata molto più ampia di quel che, a prima vista, possa sembrare. É come se noi, nei pochi giorni o settimane che passeremo a parlare di questo argomento, potessimo riuscire a ipotizzare per grandi linee un modus operandi che assorba, riassuma e ricrei modernamente (nel senso di in forma adatta alla presente situazione dell'araldica italiana) la maniera in cui ci si può creare uno stemma ex novo...
Lei capirà che la mia titubanza è dovuta esclusivamente alla consapevolezza che ho di tutto questo.
Lei parlava del pudore che l'ha colta quando, accortosi di non avere le coordinate adatte per crearsi uno stemma, si è bloccato: mi permetta di parlarle allora di come mi sono comportato io, quando mi sono creato il mio. Non è per parlare di me (se fossi vanitoso, non usereiuno pseudonimo...), ma forse solo ragionando su dati di fatto credo che potremo fare dei passi in avanti lungo questa strada.
Erano anni che un tarlo mi rodeva: possibile che un vecchio fratacchione praticante di stemmi, che si fa gli affari simbolici e formali di centinaia di stemmi a lui estranei, non debba avere uno straccio di stemma tutto suo? Il problema era che forse avevo in mente troppe figure, pezze e partizioni con cui "giocare" per trovare la combinazione di smalti e forme più consona.
Una volta trovata (quasi per caso, come succede di solito...), mi sono accertato che non coincidesse né somigliasse a stemmi già di altri. Poi, il resto è venuto da sé: ho adottato una forma di scudo su cui le figure rendessero al meglio, come aspetto e come occupazione e sfruttamento dello spazio interno. Ho applicato il motto, che sottolinea e tonifica l'arma.
Non ho ritenuto di essere meritevole di corone, elmi, cimiero e sostegni, sebbene queste ultime due categorie di ornamenti potrebbero divenire un'ulteriore forma di sottolineatura e tonificazione dell'insieme. E non è detto che, in futuro, non me ne creerò...
Scusi ancora se l'ho annoiata parlandole delle cose mie.
Benevale
Ardashir ha scritto:...(omissis)...La deregolamentazione in ambito araldico iniziata con la repubblica produce uno stato di immobilismo in cui i professionisti seri rimangono imprigionati nella loro ricerca di una legge o di una regola a cui appoggiarsi e, non trovandola, rifiutano di andare avanti rimanendo ancorati al passato...(omissis)...
si arriva in cielofra' Eusanio da Ocre ha scritto:Ardashir ha scritto:...(omissis)...La deregolamentazione in ambito araldico iniziata con la repubblica produce uno stato di immobilismo in cui i professionisti seri rimangono imprigionati nella loro ricerca di una legge o di una regola a cui appoggiarsi e, non trovandola, rifiutano di andare avanti rimanendo ancorati al passato...(omissis)...
...... mi permetta di obiettare che il vero e, soprattutto, serio professionista non può non conoscere le regole non scritte del buon gusto araldico, che poi sono quelle che stanno emergendo dalla nostra chiacchierata...!
Infatti, come giustamente lei dice, sono altri i soggetti cui andrebbe indirizzato questo futuribile Galateo il quale, ritengo, nemmeno avrebbe ragione di essere se si riuscisse a diffondere un più corretto ed elevato livello medio di "cultura" araldico-blasonica.
Anche se (detto fra noi), fra le due imprese e nonostante le oggettive difficoltà e complessità, vedo tutto sommato più facile e vicina quella del Galateo...![]()
![]()
Benevale
si arriva in cieloVisitano il forum: Nessuno e 8 ospiti