"Etichetta" nella creazione di stemmi borghesi

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"Etichetta" nella creazione di stemmi borghesi

Messaggioda Ardashir » venerdì 2 gennaio 2004, 14:58

Gentilissimi Signori,

il recente dibattito sulla natura dei cosiddetti stemmi borghesi, ampliatosi poi in una discussione più generale sulle suddivisioni teoriche in ambito blasonico, mi spinge a rivolgerVi una domanda: una persona od una famiglia priva di stemma nell'ideare oggi uno stemma borghese a quali canoni di "etichetta araldica" si dovrebbe attenere?
Escludendo casi lampanti di scorrettezza (come l'appropriarsi dello stemma altrui o il dotarsi di insegne gentilizie) sarebbe corretto, ad esempio, per un italiano costruire il proprio stemma alla tedesca (con più elmi, ad esempio o con pesanti inquartature) o all'inglese o adottare particolari partizioni o carichi che in passato indicavano concessioni o dignità (penso al famosissimo capo d'impero, ad un aquila bicipite inquartata o ai gigli di Francia)?
Oppure, dato che la consuetudine italiana in epoca regia vietava il cimiero negli stemmi autoattribuiti, lasciando al massimo un numero variabile di piume, un cimiero in uno stemma borghese creato oggi sarebbe scorretto o tollerabile?
So benissimo che la risposta che mi darete è "tutto è lecito dato che la legge non riconosce valore agli stemmi", ma ciò che mi interessa, da neofita, è capire se si possa strutturare un qualche genere di galateo nell'autoattribuzione di stemmi, ora che non esistono più autorità che possano conferirli o tutelarli.

Sperando mi perdoniate un quesito ingenuo come questo, Vi saluto cordialmente
Ardashir
 
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Re: "Etichetta" nella creazione di stemmi borghesi

Messaggioda pierfe » venerdì 2 gennaio 2004, 15:14

Ardashir ha scritto:Gentilissimi Signori,

il recente dibattito sulla natura dei cosiddetti stemmi borghesi, ampliatosi poi in una discussione più generale sulle suddivisioni teoriche in ambito blasonico, mi spinge a rivolgerVi una domanda: una persona od una famiglia privi di stemma nell'ideare oggi uno stemma borghese a quali canoni di "etichetta araldica" si dovrebbero attenere?
Escludendo casi lampanti di scorrettezza (come l'appropriarsi dello stemma altrui o il dotarsi di insegne gentilizie) sarebbe corretto, ad esempio, per un italiano costruire il proprio stemma alla tedesca (con più elmi, ad esempio o con pesanti inquartature) o all'inglese o adottare particolari partizioni o carichi che in passato indicavano concessioni o dignità (penso al famosissimo capo d'impero, ad un aquila bicipite inquartata o ai gigli di Francia)?
Oppure, dato che la consuetudine italiana in epoca regia vietava il cimiero negli stemmi autoattribuiti, lasciando al massimo un numero variabile di piume, un cimiero in uno stemma borghese creato oggi sarebbe scorretto o tollerabile?
So benissimo che la risposta che mi darete è "tutto è lecito dato che la legge non riconosce valore agli stemmi", ma ciò che mi interessa, da neofita, è capire se si possa strutturare un qualche genere di galateo nell'autoattribuzione di stemmi, ora che non esistono più autorità che possano conferirli o tutelarli.

Sperando mi perdoniate un quesito ingenuo come questo, Vi saluto cordialmente


Vedo che continuate ad usare un termine improprio. Non si può parlare in Italia di stemmi borghesi intendendo gli stemmi non nobili oppure di distinta civiltà (che non sono più sostenibili dal 1° gennaio 1948).
La borghesia intesa come classe sociale dal punto di vista storico è limitata ad un piccolo gruppo di persone con proprie caratteristiche storiche ben definite e che nella nostra società sono superate.
Inoltre lo stemma "borghese" non è codificato dalla nostra legislazione araldica italiana.
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Messaggioda Ardashir » venerdì 2 gennaio 2004, 15:38

pierfe ha scritto:Vedo che continuate ad usare un termine improprio. Non si può parlare in Italia di stemmi borghesi intendendo gli stemmi non nobili oppure di distinta civiltà (che non sono più sostenibili dal 1° gennaio 1948).
La borghesia intesa come classe sociale dal punto di vista storico è limitata ad un piccolo gruppo di persone con proprie caratteristiche storiche ben definite e che nella nostra società sono superate.
Inoltre lo stemma "borghese" non è codificato dalla nostra legislazione araldica italiana.
Pier Felice degli Uberti


Gentilissimo Signor degli Uberti,

io stesso ho parlato di stemmi "cosiddetti borghesi", dato che questa definizione, per impropria che sia, è quella di uso più comune. Dall'altro topic erano emerse molte altre proposte: stemma arbitrario, autoattribuito, plebeo, privato o semplicemente stemma famigliare o personale, ma nessuna di esse trova, nei fatti, il consenso di tutti (o almeno che io sappia non è così).
Dato che in questo topic intendevo riferirmi a stemmi creati al giorno d'oggi per iniziativa di privati e non a stemmi che, come quelli gentilizi o di distinta civiltà, appartengono ad un epoca precedente, ho preferito utilizzare il termine di uso più comune. Del resto, proprio a causa della decadenza della tutela legale degli stemmi viene meno anche la necessità di creare definizioni condivise dalla totalità degli araldisti e finchè non si giunge ad una auspicabile ma difficile ridefinizione terminologica non si può, a mio umile parere,che usare i termini più conosciuti per ragioni di semplicità. Ovvio poi che il cosiddetto "stemma borghese", quantomeno per l'uso che si fa solitamente del termine, ha ben poco di borghese.
Se è vero, poi, che la legislazione ufficiale del Regno non prevedeva stemmi borghesi è vero anche che non sono mancati tentativi di codifica in questo campo seppur, come già si diceva nell'altro topic, con risultati spesso deludenti o storicamente infondati.

Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 2 gennaio 2004, 15:57

Gentilissimo Signor Forlanini,
personalmente mi piace denominare gli stemmi appartenenti a famiglie non nobili, "stemmi plebei". A parte questo dettaglio, vorrei proporre una mia risposta al Suo interessante quesito.
Come già ho scritto in altre discussioni, io considero lo stemma araldico come la rappresentazione grafica del cognome, anzi, di più, la rappresentazione grafica di una famiglia, di una gens. Esso è la rappresentazione grafica delle tradizioni, della storia di una famiglia, delle virtù a cui i membri di tale famiglia si ispirano e persino dei propositi futuri a cui mira il capofamiglia. Pertanto lo stemma araldico propriamente detto, non dovrebbe, secondo me, essere distintivo di una particolare classe. Ogni famiglia che detiene saldi i principi storici e tradizionali, dovrebbe possedere uno stemma, al di là della sua posizione sociale.
Considero segni distintivi di una determinata classe o posizione, all'interno di un'arma, solamente: corone, elmo con collare, decorazioni cavalleresche, capi (in quanto indicano concessioni o benemerenze e comuqnue rappresentano lo scudo di un'altra famiglia e quindi è giusto che si abbia il "permesso" per inserirli), scudetti di altre famiglie all'interno del proprio scudo, croci accollate allo scudo (rappresentanti particolari dignità di alcuni ordini cavallereschi).
Tutto il resto, dal cimiero ai sostegni, al basamento etc. lo lascerei libero. Personalmente, seppur non lo condanno, trovo poco elegante per uno stemma plebeo inserire elmi in maestà e manti. L'elmo in maestà e il manto lo riserverei solamente alle famiglie reali o principesche.
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda Ardashir » venerdì 2 gennaio 2004, 16:34

T.G.Cravarezza ha scritto:Gentilissimo Signor Forlanini,
personalmente mi piace denominare gli stemmi appartenenti a famiglie non nobili, "stemmi plebei". A parte questo dettaglio, vorrei proporre una mia risposta al Suo interessante quesito.
Come già ho scritto in altre discussioni, io considero lo stemma araldico come la rappresentazione grafica del cognome, anzi, di più, la rappresentazione grafica di una famiglia, di una gens. Esso è la rappresentazione grafica delle tradizioni, della storia di una famiglia, delle virtù a cui i membri di tale famiglia si ispirano e persino dei propositi futuri a cui mira il capofamiglia. Pertanto lo stemma araldico propriamente detto, non dovrebbe, secondo me, essere distintivo di una particolare classe. Ogni famiglia che detiene saldi i principi storici e tradizionali, dovrebbe possedere uno stemma, al di là della sua posizione sociale.
Considero segni distintivi di una determinata classe o posizione, all'interno di un'arma, solamente: corone, elmo con collare, decorazioni cavalleresche, capi (in quanto indicano concessioni o benemerenze e comuqnue rappresentano lo scudo di un'altra famiglia e quindi è giusto che si abbia il "permesso" per inserirli), scudetti di altre famiglie all'interno del proprio scudo, croci accollate allo scudo (rappresentanti particolari dignità di alcuni ordini cavallereschi).
Tutto il resto, dal cimiero ai sostegni, al basamento etc. lo lascerei libero. Personalmente, seppur non lo condanno, trovo poco elegante per uno stemma plebeo inserire elmi in maestà e manti. L'elmo in maestà e il manto lo riserverei solamente alle famiglie reali o principesche.
Cordialmente


Gentilissimo Signor Cravarezza,

personalmente, mi sento di sottoscrivere la quasi totalità del Suo intervento.
Tuttavia, posto che l'uso di stemmi di altre famiglie o dinastie (così come l'uso di manti, ciorone e collari) è sconveniente e segno d'usurpazione, il capo d'impero (esempio assai comodo per una lunga serie di concessioni), che non rappresenta una famiglia ma un venerabile Istituto, in che modo andrebbe considerato? E' vero, all'epoca era una concessione, ma oggi come lo si dovrebbe giudicare? Come un normale capo "d'oro all'aquila di nero" o come un oggetto ininseribile a cagione del suo passato valore?
Di più, è "educato" (a prescindere dal fatto che siano inseriti in capo o meno) da parte di un privato costruire uno stemma con carichi importanti come, ad esempio, le Chiavi di San Pietro, o l'aquila bicipite o prodursi in inquartamenti che di solito caratterizzano stemmi con storie lunghe e complesse?
Queste sono domande alle quali, francamente, non saprei che risposta dare. Se accettiamo che i carichi possano essere liberi e soggetti solo alla discrezionalità del titolare (ovviamente escludendo le usurpazioni summenzionate) si può arrivare a legittimare stemmi che sarebbero araldicamente di dubbio gusto e che utilizzerebbero, magari a sproposito, carichi dal grande valore storico.

D'altra parte, Lei suggerisce di considerare lo stemma come "rappresentazione grafica delle tradizioni, della storia di una famiglia, delle virtù a cui i membri di tale famiglia si ispirano e persino dei propositi futuri a cui mira il capofamiglia." ma a questo punto quanto spazio va riservato all'idealità del titolare e quanto alla storia della sua famiglia (che può esser tutt'altro che lineare e rendere molto difficile una rappresentazione unitaria)? Sarebbe accettabile uno stemma plebeo\borghese\arbitrario che non dimostrasse alcun cenno esplicito con la storia di famiglia del creatore dello stesso?
Ultima questione è poi quella dell'uso araldico da adottare nella composizione: un cittadino italiano che intenda costruirsi uno stemma famigliare secondo l'uso germanico (magari, ad esempio, con più elmi a becco d'anatra) o inglese o francese è legittimato a farlo o cade in una mancanza di "etichetta"?

RingraziandoLa ancora , La saluto cordialmente
Ardashir
 
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Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 2 gennaio 2004, 17:01

"Puntualissimo" Signor Forlanini,
premettendo che le mie sono solo personalissime opinioni, provo a risponderLe.
Parto però dal fondo. Secondo me l'utilizzo di elementi tipici dell'araldica di altri Stati non è assolutamente qualcosa che possa turbare gli equilibri dell'araldica in generale. Pertanto, se voglio inserire due cimieri o non so cos'altro tipici di araldiche di altri Stati, non ci trovo nulla di male. Sono però del parere che sia auspicabile l'utilizzo degli elementi propri dell'araldica del proprio Stato o comuqnue facente parte della tradizione della propria nazione.
Per quanto riguarda il significato generale che ho attribuito ad uno stemma araldico, non deve essere preso alla lettera nella sua intierezza. Cioè, uno stemma araldico può rappresentare, secondo me, tutti quegli elementi, ma anche solo uno di essi. Quindi potrebbe benissimo essere un'arma parlante e rappresentare solo il cognome della famiglia (che comuqnue dovrebbe avere un qualche motivo storico nella tradizione della famiglia e ci sarebbe quindi anche il collegamento alla storia e tradizione familiare). Oppure potrebbe indicare solamente le mete future a cui il capofamiglia si ispira. Insomma, non deve obbligatoriamente rappresentare tutto :)
Infine, per la questione del capo, ha sollevato un problema importante. Da un lato è sì vero che al giorno d'oggi un capo dell'Impero non ha più il significato passato, come uguale dicasi il capo di Savoia o di Francia. Ma nonostante ciò rappresenta comunque un collegamento con tali famiglie reali o con determinate istituzioni. Io non li utilizzerei, anche se decaduti. Mi pare difficile che una persona che si crea uno stemma ex novo abbia proprio "la voglia" di avere un "capo d'oro all'aquila di nero". Insomma, secondo il mio parere, sarebbe da evitare.
Bisognerebbe trovare degli elementi che possano rappresentare il desiderio del creatore dello stemma e allo stesso tempo non essere troppo ambigui. Se si vuole rappresentare il proprio legame vero la Santa Romana Chiesa, anzichè inserire le chiavi di San Pietro che potrebbero portare chi vede lo stemma a pensare che in quella famiglia ci fosse stato un Sommo Pontefice, inserirei semplicemente una croce (nella forma araldica che ci è di maggior gusto, anche per motivazioni geografico/storiche).
Insomma, si dovrebbe riuscire, con il numero elevato di elementi araldici presenti, a trovare delle alternative.
Cordialmente
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 2 gennaio 2004, 18:13

Egregi Signori,

alcune brevi considerazioni su quest’interessante argomento che il Ardashir ha brillantemente definito come “galateo araldico" negli stemmi borghesi (“borghese” nell’accezione generica di “non-nobile” svincolata da un significato socio-economico) creati “ex-novo” in famiglie e/o persone prive di uno stemma tradizionale. Insomma cosa è opportuno che questa composizione debba raffigurare?

Osservo che in Europa è ormai piuttosto consuetudinario l’insieme di “stemma-elmo-cimiero e/o motto”, una composizione che, a mio parere, trovo appropriata anche da noi, sebbene la tardiva disaffezione dell’uso del cimiero in Italia (ma in realtà più marcato nelle regioni meridionali) a qualcuno potrà far storcere il naso. Tutti gli elementi succitati araldicamente sono sempre stati portati nell’araldica borghese, ritengo questo un buon punto di riferimento.

Come in altra occasione sullo stesso argomento, mi trovo in disaccordo con il Signor Cravarezza - di cui, intendiamoci, ho ben capito il punto di vista - che vorrebbe utilizzabili tutti gli altri elementi come i supporti, ai quali certo non si può ascrivere un esplicito valore nobiliare (come le corone) ma sono elementi che il “galateo araldico” da sempre riservava alla più alta nobiltà.
Mettere dei supporti ad uno stemma borghese certo non sarà come cimarlo con una corona ducale, ma dal mio punto di vista, poco ci manca. Lo stesso discorso riguarda il numero dei cimieri da limitarsi ad uno, e gli stemmi graticolari che, anche qui, il galateo araldico riserva agli stemmi nobiliari.

Sui capi nello stemma, concordo che, nati in determinati contesti storico-politici, oggi sia piuttosto improprio utilizzarli; sulla composizione dell’arma credo che vi debba essere libertà totale ma sempre con buon gusto e giudizio ricordando che in araldica, “chi più ha meno ha”

Un saluto cordiale,

F. J. von Trotta
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Messaggioda Ardashir » sabato 3 gennaio 2004, 4:14

Gentilissimi signori,

desidero innanzitutto scusarmi col signor Cravarezza per la replica al Suo intervento che non mirava ad esser pignola ma a sviscerare, per quanto mi era possibile, i dubbi relativi al "galateo araldico".

Sono in buona sostanza d'accordo con le valutazioni espresse dal signor Von Trotta sia in merito agli elementi araldici appropriati in materia dei cosiddetti stemmi borghesi (elmo-svolazzi, cimiero, motto) sia riguardo alle considerazioni prettamente pragmatiche espresse dal signor Di Sanza relativamente alla necessità di non strafare, anche se ritengo che questo principio non vada inteso nel senso di eliminare gli ornamenti esterni allo scudo (l'elmo e il cimiero sono parti che, pur se non indispensabili, arricchiscono lo stemma senza renderlo per forza pacchiano) ma del non oberare lo scudo con carichi e\o partizioni troppo complesse o immotivate.
Sono perfettamente in sintonia col signor Cravarezza, infine, sull'inopportunità dell'utilizzo di capi tradizionalmente associati a concessioni.
La mia provocazione in merito al capo d'impero era mirata a proporre un caso limite in cui la libertà di decidere i carichi dello stemma si scontra con il valore storico dei carichi stessi.

Vi ringrazio molto per la cortesia e Vi saluto cordialmente
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 5 gennaio 2004, 22:55

Egregi colleghi,
il problema è che, nell'attuale periodo di massificazione della cultura, il nostro futuribile e quanto mai utile "Galateo araldico" si scontrerebbe con i tanti programmi di grafica araldica, ai quali chiunque può ricorrere per inventarsi non uno, ma dieci stemmi tutti insieme, e tutti legati alla cultura informatica dominante.

Insomma, chi oggi si vuole creare un proprio stemma (e non ha, diciamo sottovoce, buoni amici che lo possano consigliare), finisce giocoforza con il dotarsi di uno stemma autocreato in forme britanniche o, se è fortunato, francesi...

Sarebbe forse meglio prima instillare una cultura araldica nella gente, per poi darne il relativo galateo...

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Messaggioda Ardashir » martedì 6 gennaio 2004, 0:15

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Egregi colleghi,
il problema è che, nell'attuale periodo di massificazione della cultura, il nostro futuribile e quanto mai utile "Galateo araldico" si scontrerebbe con i tanti programmi di grafica araldica, ai quali chiunque può ricorrere per inventarsi non uno, ma dieci stemmi tutti insieme, e tutti legati alla cultura informatica dominante.

Insomma, chi oggi si vuole creare un proprio stemma (e non ha, diciamo sottovoce, buoni amici che lo possano consigliare), finisce giocoforza con il dotarsi di uno stemma autocreato in forme britanniche o, se è fortunato, francesi...

Sarebbe forse meglio prima instillare una cultura araldica nella gente, per poi darne il relativo galateo...

Bene :D valete



Gentilissimo Signor da Ocre,

nel rivolgere agli utenti del forum la domanda relativa al galateo nella creazione degli stemmi borghesi non mi illudevo certo di arrivare a trovare criteri che fossero universalmente accettati o comprensibili anche a chi non abbia almeno delle basi di araldica.
Sarebbe già qualcosa, però, che gli appassionati di araldica non combinassero strafalcioni nel crearsi (o nel crerare per terzi) uno stemma arbitrario\borghese, a prescindere che molti, grazie all'informatica o a pessimi disegnatori, possano possedere stemmi araldicamente scorretti o legati ad altre tradizioni senza rendersene neppure conto.

In effetti, non le nascondo che è da un po' che, nei momenti d'ozio, mi solletica l'idea di dotarmi di un'arma arbitraria, ma tutte le volte nasce in me una specie di pudore nel pensare di attribuirmi, per ignoranza, prerogative non mie nel momento in cui disegnassi o meno un cimiero od un dato tipo di elmo o volessi un certo genere di carico ecc. e basta questa semplice considerazione a frenarmi dato che, per mia indole, non mi piace muovermi in un campo senza conoscere le coordinate comportamentali e le regole basilari da adottarsi (in questo caso, ovviamente, ispirate solo al summenzionato ed ancora da definirsi galateo araldico) .

Inoltre, dato che, in Italia, tutte le nuove armi non possono essere che arbitrarie è lecito, seppur facendo le debite distinzioni, dire che il futuro dell'araldica nostrana e la sua diffusione come scienza viva passi anche per un'attenta codifica (che, stante l'ordinamento anaraldico, non potrà che esser basata su un galateo accettato da molti e non da tutti e promosso dagli appassionati a livello associazionistico\amatoriale) degli stemmi arbitrari in vista di un loro sfruttamento da parte di un numero sempre più ampio di famiglie o di individui.
Se, però, permarrà una completa incertezza relativa a quali regole si debbano utilizzare per creare uno stemma che non sia uno stemmoide , :wink: allora l'araldica arbitraria rimarrà una branca assai triste (ed assai poco araldica, potrei dire) della nostra scienza.

La saluto chiedendoLe la Sua opinione in merito alle questioni fin qui dibattute coi gentilissimi signori Cravarezza, Di Sanza e von Trotta
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 7 gennaio 2004, 21:11

Egregio Signor Ardashir,
il suo discorso non fa una piega.

E tocca un argomento dalla portata molto più ampia di quel che, a prima vista, possa sembrare. É come se noi, nei pochi giorni o settimane che passeremo a parlare di questo argomento, potessimo riuscire a ipotizzare per grandi linee un modus operandi che assorba, riassuma e ricrei modernamente (nel senso di in forma adatta alla presente situazione dell'araldica italiana) la maniera in cui ci si può creare uno stemma ex novo...

Lei capirà che la mia titubanza è dovuta esclusivamente alla consapevolezza che ho di tutto questo.

Lei parlava del pudore che l'ha colta quando, accortosi di non avere le coordinate adatte per crearsi uno stemma, si è bloccato: mi permetta di parlarle allora di come mi sono comportato io, quando mi sono creato il mio. Non è per parlare di me (se fossi vanitoso, non userei :wink: uno pseudonimo...), ma forse solo ragionando su dati di fatto credo che potremo fare dei passi in avanti lungo questa strada.

Erano anni che un tarlo mi rodeva: possibile che un vecchio fratacchione praticante di stemmi, che si fa gli affari simbolici e formali di centinaia di stemmi a lui estranei, non debba avere uno straccio di stemma tutto suo? Il problema era che forse avevo in mente troppe figure, pezze e partizioni con cui "giocare" per trovare la combinazione di smalti e forme più consona.

Una volta trovata (quasi per caso, come succede di solito...), mi sono accertato che non coincidesse né somigliasse a stemmi già di altri. Poi, il resto è venuto da sé: ho adottato una forma di scudo su cui le figure rendessero al meglio, come aspetto e come occupazione e sfruttamento dello spazio interno. Ho applicato il motto, che sottolinea e tonifica l'arma.

Non ho ritenuto di essere meritevole di corone, elmi, cimiero e sostegni, sebbene queste ultime due categorie di ornamenti potrebbero divenire un'ulteriore forma di sottolineatura e tonificazione dell'insieme. E non è detto che, in futuro, non me ne creerò...

Scusi ancora se l'ho annoiata parlandole delle cose mie.

Bene :D vale
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Messaggioda Ardashir » giovedì 8 gennaio 2004, 1:24

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:Egregio Signor Ardashir,
il suo discorso non fa una piega.

E tocca un argomento dalla portata molto più ampia di quel che, a prima vista, possa sembrare. É come se noi, nei pochi giorni o settimane che passeremo a parlare di questo argomento, potessimo riuscire a ipotizzare per grandi linee un modus operandi che assorba, riassuma e ricrei modernamente (nel senso di in forma adatta alla presente situazione dell'araldica italiana) la maniera in cui ci si può creare uno stemma ex novo...

Lei capirà che la mia titubanza è dovuta esclusivamente alla consapevolezza che ho di tutto questo.

Lei parlava del pudore che l'ha colta quando, accortosi di non avere le coordinate adatte per crearsi uno stemma, si è bloccato: mi permetta di parlarle allora di come mi sono comportato io, quando mi sono creato il mio. Non è per parlare di me (se fossi vanitoso, non userei :wink: uno pseudonimo...), ma forse solo ragionando su dati di fatto credo che potremo fare dei passi in avanti lungo questa strada.

Erano anni che un tarlo mi rodeva: possibile che un vecchio fratacchione praticante di stemmi, che si fa gli affari simbolici e formali di centinaia di stemmi a lui estranei, non debba avere uno straccio di stemma tutto suo? Il problema era che forse avevo in mente troppe figure, pezze e partizioni con cui "giocare" per trovare la combinazione di smalti e forme più consona.

Una volta trovata (quasi per caso, come succede di solito...), mi sono accertato che non coincidesse né somigliasse a stemmi già di altri. Poi, il resto è venuto da sé: ho adottato una forma di scudo su cui le figure rendessero al meglio, come aspetto e come occupazione e sfruttamento dello spazio interno. Ho applicato il motto, che sottolinea e tonifica l'arma.

Non ho ritenuto di essere meritevole di corone, elmi, cimiero e sostegni, sebbene queste ultime due categorie di ornamenti potrebbero divenire un'ulteriore forma di sottolineatura e tonificazione dell'insieme. E non è detto che, in futuro, non me ne creerò...

Scusi ancora se l'ho annoiata parlandole delle cose mie.

Bene :D vale




Gentilissimo Signor da Ocre,

non si scusi affatto! I Suoi contribuiti sono sempre estremamente interessanti e la Sua personale esperienza mi risulta molto utile oltre a confortarmi un po' riguardo alle mie incertezze riguardo alle armi arbitrarie.

Il ragionamento che Lei fa all'inizio del suo intervento (ivi compresa la sua giustificatissima titubanza), poi, è molto importante: come già dicevo nel mio precedente post, è a mio giudizio fondamentale che chi desideri crearsi uno stemma sappia quali siano le regole minime da applicarsi (la non usurpazione, ad esempio) e una codifica rinnovata in materia (anche se proposta unicamente a livello amatoriale e senza pretese di ufficialità) può fare molto in questo senso.

Oggi giorno gli italiani non addetti ai lavori credono ancora fin troppo spesso che lo stemma sia riservato alla più alta nobiltà o, peggio, si affidano a numerosi istituti e sedicenti esperti i quali, previo esborso, forniscono al malcapitato stemmi inventati di sana pianta (e spesso, oltretutto araldicamente abominevoli....al riguardo, per citare il film "Blade Runner", ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare 8) ).
Ricreare canoni corretti per la creazione di armi arbitrarie, unitamente al promuovere la visione secondo la quale l'araldica sia un fenomeno indipendente dalla nobiltà e che coinvolga tutti è, sempre a mio giudizio, fondamentale per non far mummificare questa disciplina e, allo stesso tempo, per diffonderla senza per questo imbastardirla.

La deregolamentazione in ambito araldico iniziata con la repubblica produce uno stato di immobilismo in cui i professionisti seri rimangono imprigionati nella loro ricerca di una legge o di una regola a cui appoggiarsi e, non trovandola, rifiutano di andare avanti rimanendo ancorati al passato, mentre tanti personaggi senza scrupoli vanno all'arrembaggio dell'araldica trasformandola talora in un vero e proprio fenomeno da circo... Ebbene, sono dell'opinione che, almeno al livello a cui siamo, cioè appassionati, si debba fare qualcosa per restituire una qualche certezza a chi desidera prendere un'arma, rassicurandolo su ciò che può correttamente fare ed ammonendolo su cosa sia meglio evitare.

Su cosa ci dobbiamo basare a tal fine? Innanzitutto, sulla prassi italiana e straniera in materia di armi arbitrarie. Ovviamente, ciò che non era concesso in passato (manti, i controversi sostegni e le coronette gentilizie) non potrà esser lecito oggi, ma vi sono molte altre domande (riguardo ai carichi, agli stili, alle partizioni) che meriterebbero risposte serie e precise che non possono necessariamente esser troppo generiche.
Logico che se poi il Sig. Rossi volesse crearsi uno scudo sostenuto da aquila bicipite e cimato dalla corona imperiale del S.R.I. potrebbe farlo senza che, ordinamento italiano alla mano, gli si possa eccepire alcunchè, ma se non altro le tante persone in buona fede come me e come Lei, ma con meno competenza in ambito araldico, avrebbero un sicuro riferimento a cui affidarsi nel creare la propria arma personale.

Mi rendo perfettamente conto che una simile proposta può suonare ben ridicola in bocca ad un giovane neofita come il sottoscritto, ma la ritengo comunque importante, soprattutto avendo l'occasione di sottoporla a tanti validi araldisti o appassionati di araldica come Lei ed altri utenti del forum, che sicuramente potranno discernere molto meglio di me quali siano i criteri di "galateo araldico" più propri.

Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 10 gennaio 2004, 20:06

Egregio Signor Ardashir,
per i motivi di cui parlavamo prima, mai come in questo argomento ritengo utile procedere gradatamente a "piccoli ragionamenti", e qui chioso il passaggio in cui
Ardashir ha scritto:...(omissis)...La deregolamentazione in ambito araldico iniziata con la repubblica produce uno stato di immobilismo in cui i professionisti seri rimangono imprigionati nella loro ricerca di una legge o di una regola a cui appoggiarsi e, non trovandola, rifiutano di andare avanti rimanendo ancorati al passato...(omissis)...

... :shock: ... mi permetta di obiettare che il vero e, soprattutto, serio professionista non può non conoscere le regole non scritte del buon gusto araldico, che poi sono quelle che stanno emergendo dalla nostra chiacchierata...!

Infatti, come giustamente lei dice, sono altri i soggetti cui andrebbe indirizzato questo futuribile Galateo il quale, ritengo, nemmeno avrebbe ragione di essere se si riuscisse a diffondere un più corretto ed elevato livello medio di "cultura" araldico-blasonica.

Anche se (detto fra noi), fra le due imprese e nonostante le oggettive difficoltà e complessità, vedo tutto sommato più facile e vicina quella del Galateo... :( :cry:

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Messaggioda Ardashir » sabato 10 gennaio 2004, 21:30

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
Ardashir ha scritto:...(omissis)...La deregolamentazione in ambito araldico iniziata con la repubblica produce uno stato di immobilismo in cui i professionisti seri rimangono imprigionati nella loro ricerca di una legge o di una regola a cui appoggiarsi e, non trovandola, rifiutano di andare avanti rimanendo ancorati al passato...(omissis)...

... :shock: ... mi permetta di obiettare che il vero e, soprattutto, serio professionista non può non conoscere le regole non scritte del buon gusto araldico, che poi sono quelle che stanno emergendo dalla nostra chiacchierata...!

Infatti, come giustamente lei dice, sono altri i soggetti cui andrebbe indirizzato questo futuribile Galateo il quale, ritengo, nemmeno avrebbe ragione di essere se si riuscisse a diffondere un più corretto ed elevato livello medio di "cultura" araldico-blasonica.

Anche se (detto fra noi), fra le due imprese e nonostante le oggettive difficoltà e complessità, vedo tutto sommato più facile e vicina quella del Galateo... :( :cry:

Bene :D vale



Gentilissimo Signor da Ocre,

il problema a cui mi riferivo all'interno del brano da Lei ripreso non era tanto quello della conoscenza delle regole non scritte dell'araldica da parte dei professionisti, quanto dell'esistenza di codeste regole e della disponibilità da parte dei professionisti seri di accordarsi su di esse in mancanza di una normativa statale.

Quanto spesso capita di veder abortita una discussione riguardo all'araldica arbitraria di famiglia o di persona con la lapidaria frase: "l'araldica privata non è fattispecie nel diritto repubblicano"?
Questa chiusura a voler esaminare la normativa araldica a meno che non sia codificata dallo Stato è già di per se un grave problema e rende un pessimo servizio alla possibilità dell'araldica di penetrare il tessuto sociale: se infatti i professionisti si rifiutano di coprire (almeno a titolo personale o associativo) le lacune o le assenze riguardo alla normativa è chiaro che araldica sarà solo quella precedente al periodo repubblicano e che i pochi interessati a dotarsi di un'arma non sapranno a quali principi appoggiarsi e finiranno o per abbandonare l'idea o per ricorrere ai tanti studi araldici dai risultati fin troppo conosciuti.

Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 10 gennaio 2004, 22:33

Caro amico,
siamo quindi nel bel mezzo di un vicolo cieco, perché l'oggettiva situazione odierna in cui si dibatte l'araldica statalmente intesa e tutelata non lascia affatto presagire una volontà pubblica di affrontare altri problemi in merito, e tanto meno di porre mano ai molti problemi (compreso questo) degli stemmi non pubblici...

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