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Come lavoravano questi storici, cosiddetti realisti, di quale metodologia storica disponevano e di quali fonti si avvalevano?
La storia è tra le scienze umane quella che ha costruito l'armatura del suo metodo prima delle altre, nel secolo XVII, quando ci si è accorti che bisognava trattare in un certo modo le fonti documentarie, cioè raccogliere tutte quelle disponibili, non modificare le loro rispettive posizioni, criticarle una per una e sottoporle a verifica per tentare di liberare l'indizio, la testimonianza da tutte le scorie che la ricoprono e la mascherano.
C'è un metodo di analisi della veracità del segno che è estremamente importante e che ci impegna a impiegare tutti i procedimenti tecnici elaborati recentemente sia per leggere il manoscritto, sia per stabilire la data di un reperto archeologico. Una volta fatta questa critica bisogna usare le testimonianze allo scopo di ricostituire un racconto. A questo proposito i filosofi, e in particolare il grande filosofo francese Paul Ricoeur, hanno stabilito che ogni discorso storico è fondato su una struttura narrativa, su un racconto, su un intreccio, e che anche quando si tratta di descrivere l'evoluzione dei prezzi durante il XIX secolo, o la natura delle pratiche religiose a un certo momento della storia, i prezzi o la devozione agiscono come personaggi in un racconto romanzesco. Bisogna dunque ricostruirlo con grande discrezione.
Lo storico è necessariamente obbligato a fare appello alla propria immaginazione, perché le testimonianze di cui dispone sono discontinue, intervallate da vaste lacune, da vuoti, e questi vuoti bisogna colmarli e non si possono colmare che mediante l'immaginazione. Ma l'immaginazione deve essere strettamente controllata dalla ragione e da una critica e da un'autocritica che lo storico deve continuamente esercitare su se stesso per difendersi dalle divagazioni nelle quali la sua immaginazione, se non fosse vincolata, lo trascinerebbe.


Grimaldi ha scritto:P.S. per Alessio:
quando qualcuno ci chiede che documenti ricercare per una ricerca genealogica dobbiamo rispondere "Leggi i libri XXX"?
"Che documenti ricercare per una ricerca genealogica?": Ripeto [sarà la decima volta] "Tutto ciò che l'uomo dice o scrive, tutto ciò che costruisce, tutto ciò che sfiora, può e deve fornire informazioni su di lui"
Se poi ti riferisci alla metodologia, mi sembra che il protocollo di Duby sia ottimo:
1. raccogliere tutte le fonti disponibili
2. non modificare le loro rispettive posizioni (catalogandole minuziosamente)
3. criticarle una per una
4. sottoporle a verifica per tentare di liberare l'indizio, la testimonianza da tutte le scorie che la ricoprono e la mascherano.
Non tutti i documenti che possono essere utili (anche solo come indiallo storico) possono essere utilizzati dal genealogista.
Questo non puoi stabilirlo a priori, ma solo attraverso un lavoro di critica e verifica [punti 3 e 4]
L'indagine genealogica è un severo accertamento storico ma anche giuridico (ed il diritto si basa su documenti ufficiali e probanti).
Tu generalizzi troppo. Chi l'ha detto che l'indagine genealogica è un accertamento giuridico? L'indagine genealogica è un'indagine storica. Poi, se in un tuo caso particolare, ti serve come indagine giuridica, sono affari tuoi. Io però non credo si debba generalizzare.
Facevo a suo tempo l'esempio della lettera autografa.
Se mio nonno scrisse una lettera in cui si diceva figlio di re Vittorio Emanuele di certo non ha valore probante e non posso servirmene per uno studio genealogico.
Idem un manoscritto "araldico" che indica che una casata discende da altri avi non può essere ritenuto probante.
Questi esempi che fai sono fuorvianti. Non posso servirmi della lettera di tuo nonno non perchè è una lettera privata, ma in quanto è un falso clamoroso. La metodologia sopra indicata mi avrebbe rivelato ciò al momento della critica o della verifica.


Grimaldi ha scritto:Si cerca di generalizzare e fare di tutta l'erba un fascio:
la "teoria della zuppa di pesce"? (Tutto fa brodo..)
1) Ad una persona che inizia a ricercare la propia genealogia non si può rispondere di portare come documentazione per la sua ascendenza tutto quello che trova scritto (la tua bella citazione è poco pragmatica).
Perchè no? Anzi ti dirò di più: nella raccolta delle fonti sono imortantissime anche le testimonianze orali.
2) La metodologia che indichi deve essere precisata per l'ambito genealogico (tutte le fonti disponibili è generico; bisogna far chiarezza su quali fonti ritenere attendibili)
Posso concorda sul fatto che "in linea di massima" ci siano delle fonti piu attendibili e altre meno, ma non possiamo stabilire 'tout court' fonti non attendibili. Non bisogna generalizzare o correresti il rischio di essere superficiale.
Segui il protocollo Duby:
1. raccogliere tutte le fonti disponibili
2. non modificare le loro rispettive posizioni (catalogandole minuziosamente)
3. criticarle una per una
4. sottoporle a verifica per tentare di liberare l'indizio, la testimonianza da tutte le scorie che la ricoprono e la mascherano.
3) Non tutti i documenti e le fonti sono utili per il genealogista (riferito anche al punto 4).
Come detto prima non puoi stabilirlo a priori. Lo sai nel momento che fai opera di critica e verifica
4) Una ricerca genealogica è un accertamento giuridico perchè è volta ad accertare il diritto giuridico di un soggetto ad essere riconosciuto discendente di altro.
Non necessariamente. Molti di noi nelle loro ricerche non vogliono accertare nessun 'diritto', ma solo effettuare una ricerca storica sulla propria famiglia.
5) Gli esempi finali che facevo indicano come non tutti i documenti sono probanti. La lettera del nonno potrebbe anche non essere un falso (chi può stabilirlo?) ma resta un documento non valido perchè non ufficiale e non probante.
Chi puo stabilirlo? Lo storico per l'appunto attraverso un lavoro di critica e verifica. Nelle ricerche storiche "l'ufficialità" non centra nulla. Sai meglio di me che le fonti più importanti sono sempre state quelle non ufficiali [ma è meglio dire non volontarie].
L'esempio è quello di una persona che cerca in Tribunale di farsi riconoscere erede di un soggetto defunto.
Di certo un Tribunale non accetterebbe tutto ciò che "..l'uomo dice o scrive, tutto ciò che costruisce, tutto ciò che sfiora..."
ovvero non accetterebbe "qualunque documento scritto o sfiorato dalla mano dell'uomo..."
Sei fissato con i tribunali? Allo storico o al genealogista non importa un fico secco dei tribunali lo vuoi capire?![]()
In fine per favore smettila di scrivere in nero e sottolineato. Sembra che decreti.
Grazie.
G.






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