Questo è il primo santo che mi è venuto in mente
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Lasa pur dir ha scritto::shock:
Ma quale Sant'Antonio Abate?
Ieri ricorreva la festività di Sant'Antonio di Padova!![]()
La festività di Sant'Antonio Abate è il 17 gennaio!
E dire che in Italia l'ora di religione cattolica è obbligatoria.
Quasi sempre vengono anche confusi San Domenico di Cocullo (alias di Sora) con San Domenico di Guzman.[..]


Caro Domenico, complimenti per la tua preparazione!![]()
Raramente capita di incontrare qualcuno che non si sbagli sui due San Domenico...![]()
A titolo di curiosità ti racconto che la chiesa di San Domenico di Sora ( dove è sepolto il santo) è stata costruita sopra la casa natale di Cicerone [che come noto hai nella firma]. Sia nella chiesa che di fronte il portone sono ancora conservate alcune maestose colonne di quella antica dimora.
La famiglia di mia nonna materna è una delle famiglie che possedeva (e ancora possiede con il ramo disceso dal fratello del mio bisnonno) i terreni in quella zona chiamata "Ponte Olmo". Per questo nella nostra famiglia c'è sempre stato molto rispetto per questo santo


StefanoM ha scritto:Perdonatemi la svista![]()
Ho trovato alcune informazioni su internet....ma sono in portoghese!
Qualcuno sa tradurlo?
inserirò il testo al più presto.
Volevo chiedere a Fabrizio di Gubbio se anche San Francesco, o megglio la famiglia di Pietro Bernardone ebbe uno stemma o una marca commerciale.
Si sa che Francesco partecipò come cavaliere, nel 1202, appena vent'enne, nella battaglia (tra Perugia e Assisi) di Campo di Collestrada. Forse aveva anche lui un suo stemma familiare?
Ah, dimenticavo, a che famiglia apparteneva Santa Chiara?
Trovo l'argomento molto interessante.


Clementina
Etimologia: Forma femminile del nome Clemente. Significa "mite, benigna, indulgente". Le donne che portano questo nome usano festeggiare
L'onomastico il 21 ottobre giorno in cui la Chiesa onora Santa Clementina, martirizzata assieme a Santa Orsola.
http://www.santiebeati.it/dettaglio/30150 ha scritto:Clemente, quarto vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto, è ricordato nel Canone Romano. La lettera da lui indirizzata ai Corinzi per ristabilire la concordia degli animi, appare come uno dei più antichi documenti dell'esercizio del primato. Lo scritto testimonia il Canone dei libri ispirati e dà preziose notizie sulla liturgia e sulla gerarchia ecclesiastica. Accenna anche alla gloriosa morte degli apostoli pietro e Paolo e dei protomartiri romani nella persecuzione di Nerone. (Mess. Rom.)
Etimologia: Clemente = indulgente, generoso, dal latino
Emblema: Palma
Risuonava ancora al suo orecchio la predicazione degli Apostoli. Così nel II secolo sant’Ireneo parla di Clemente, terzo successore di Pietro dopo Lino e Anacleto, e forse in gioventù collaboratore di Paolo. Ma di lui una sola cosa è certa: la profonda conoscenza (rivelata negli scritti) della Scrittura e anche dei testi ebraici e non canonici. Si ritiene perciò che sia venuto al cristianesimo dall’ebraismo. Sappiamo che il suo pontificato dura nove anni, sotto gli imperatori Domiziano, Nerva e Traiano. Ma il suo posto è grande nella vita della Chiesa, che lo venera come uno dei “Padri apostolici”, per la lettera alla comunità di Corinto, dove i pastori sono stati destituiti da giovani cristiani turbolenti.
Clemente non interviene finché dura la persecuzione ordinata da Domiziano nell’Impero. Tornata la pace, al tempo di Nerva, eccolo inviare a Corinto una lettera scritta da lui ma presentata come voce della Chiesa di Roma, cosciente della sua autorità e responsabilità. Essa ricorda l’origine divina dell’autorità ecclesiastica e le norme per la successione apostolica; condanna l’espulsione dei presbiteri di Corinto e disegna un’immagine dell’intera comunità cristiana come modello di fraternità. Infine, sebbene Clemente scriva dopo la persecuzione, rammenta con serenità il dovere dell’obbedienza ai prìncipi nelle cose terrene.
La lettera, detta poi Prima Clementis, afferma dopo i testi degli Apostoli l’autorità dei vescovi sui fedeli e il primato della Chiesa di Roma sulle altre. Sarà infatti definita “Epifania (cioè manifestazione) del primato romano”. Un documento che si diffonde in tutta la cristianità antica, e che resta valido in ogni tempo. La voce di Clemente parla "con una gravità saggia, paterna, cosciente delle proprie responsabilità, ferma nelle esigenze e al tempo stesso indulgente nei suoi rimproveri" (G. Lebreton). Ancora 70 anni dopo, a Corinto, il documento viene letto pubblicamente nelle riunioni eucaristiche domenicali, insieme alle Scritture.
Poco si sa degli ultimi anni di Clemente. Secondo una tradizione del IV secolo, sarebbe stato affogato con un’ancora al collo in Crimea, suo luogo d’esilio, per ordine di Nerva. Ma gli Atti relativi sono giudicati leggendari. D’altra parte lo storico Eusebio di Cesarea e san Girolamo concordemente dicono che Clemente muore nel 101, e non parlano affatto di esilio e di martirio.
Nel IV secolo gli viene dedicata sul colle Celio a Roma una basilica, che sarà poi devastata da un incendio nel 1084. E sui suoi resti, dopo il 1100, sorgerà la basilica nuova a tre navate, ampiamente restaurata poi nel secolo XVIII. Sotto la sua abside gli scavi ottocenteschi hanno fatto scoprire parti della basilica originale, con dipinti murali anteriori al 1084. In ogni tempo la Chiesa continua a venerarlo, col nome di Clemente Romano.


Guido5 ha scritto:Caro Stefano,
tornando al tema iniziale, su Internet ho trovato un indice di "Il Santo", rivista francescana di storia, dottrina e arte, che nel fascicolo 3 (settembre-dicembre 1999) pubblica alle pagine 765-772 un articolo di Vergilio Gamboso con il titolo "La famiglia di sant'Antonio" così recensito:
L'articolo presenta una ricerca sulla famiglia di origine di sant'Antonio, battezzato col nome di Fernando, basata su testi letterari relativi alla tradizione dei primi tre secoli (XIII-XV), dei tre successivi (XVI-metà XIX) e dell'epoca positivista che vagliò attentamente la genealogia del Santo. Egli risulta alla fine essere appartenuto alla famiglia dei Bulhões, famiglia lisbonese facente parte dell'aristocrazia cittadina, ma non di quella feudale, bensì di quella della burocrazia di corte.
Sempre in rete c'è uno stemma dei Bulhões (dovrebbe essere: d'argento con cinque scudi di azzurro in croce, caricati di cinque bisanti del primo, disposti 2, 1, 2) inquartato però con quello dei Sousa.
Ciao a tutti!
Guido5
StefanoM ha scritto:Volevo chiedere a Fabrizio di Gubbio se anche San Francesco, o megglio la famiglia di Pietro Bernardone ebbe uno stemma o una marca commerciale.
Si sa che Francesco partecipò come cavaliere, nel 1202, appena vent'enne, nella battaglia (tra Perugia e Assisi) di Campo di Collestrada. Forse aveva anche lui un suo stemma familiare?

Guido5 ha scritto:...(omissis)...Sempre in rete c'è uno stemma dei Bulhões (dovrebbe essere: d'argento con cinque scudi di azzurro in croce, caricati di cinque bisanti del primo, disposti 2, 1, 2)...
si arriva in cieloFabio Picolli ha scritto:...(omissis)...d'argento, alla croce scorciata di rosso, ogni braccio terminante con tre ghiande d'oro al picciolo di verde.
cimiero: una quercia di verde fruttata (d'oro?).
Questo è lo stemma tradizionalmente attribuito al grande Santo, e come tale è conosciuto anche nella nostra Padova.
...(omissis)...comunque mi sembra strano lo stemma di wikipedia :
gli scudetti d'azzurro con i cinque bisanti d'argento non era lo stemma della casa reale potoghese?...(omissis)...
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