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Ferrante Mancini Lucidi ha scritto:Francesco,
come premessa volevo dirti che questo spazio del Forum è stato realizzato appositamente per dibattiti simili a quelli che noi stimo facendo e, quindi, con tutta sincerità (ed umiltà) credo sia sbagliato ritenere che altri utenti possano rimanere annoiati di questo scientifico, anche se geograficamente e storicamente poco importante, scambio di informazioni.
Ciao, bene allora![]()
I luoghi di cui stiamo parlando e cioè l'alta Ciociaria con la confinante valle sublacense, sono da me conosciuti benissimo perchè rappresentano la mia terra natia! La mia famiglia, infatti, vive in questi luoghi almeno da 800 anni....sono sufficienti?
Ovvio! I Pompili sono Filettino da "soli" 600 anni, credo![]()
Ma veniamo a noi. Ti fornisco una piccola notizia relativa agli Arquati tratta dal celebre volume scritto dal canonico sublacense Gregorio Jannuccelli nel 1856, intitolato "Memorie di Subiaco e sua Badia". Il prelato in questione, amante della storia locale, parlando dei paesi facenti parte della recentemente ridimensionata Abbazia di Subiaco, descrivendo l'abitato di Cervara dice a pag. 430: E' fama che i Benedettini siano stati fondatori di quelle case. Attestano poi le cronache essere stata la rocca fabbricata dagli stessi abati sublacensi. Il vasto edificio fu innalzato sulla più alta vetta del monte per difesa e rifugio di quei prelati. E' inaccessibile verso l'occidente, poichè si solleva sopra altere rupi, che quasi a perpendicolo discendono giù nella profonda valle sottoposta; verso l'oriente poi stendendo a scaglioni i suoi baluardi sovrasta tutte le abitazioni del castello. In un istrumento scritto in pergamena e conservato dalla famiglia Lucidi leggesi, che nel 1414 Antonio Arquati avea come castellano il comando di quella rocca, la quale come vedemmo fu nel principio del secolo decimosesto restaurata da Pompeo Colonna.
Da questo scritto sembrerebbe che Antonio Arquati sia stato un castellano di Cervara....possibile?
Probabilmente è stato uno dei tanti Antonio che gli Arquati hanno avuto in famiglia...Comunque il fatto che fossero Castellani, o comunque Signori, non mi è nuovo. Parlando con il mio lontano zio Massimo Parboni Arquati e visionando l'archivio gentilizio della famiglia che abbiamo in comune, in suo possesso, ho potuto apprendere che la nobiltà della famiglia deriva non solo dalla "genericità" delle ricchezze, degli stemmi ecc. ma da un preciso titolo di barone che Ser Francesco di Ser Bartolomeo Arquati, notaio, avrebbe ricevuto da S.M. Carlo V; il dettaglio inerente Cervara potrebbe essere ulteriore prova della vetustà nobiliare della famiglia.
Per quello che riguarda i Lucidi (si tratta della mia famiglia) ivi citati, tieni conto che, come ti accennavo, questo casato giunse a Cervara (forse proveniente da Benevento) verso i primissimi anni del sec. XV, occupando subito alcune importanti cariche locali. Nel sec. XVI la famiglia si ramificò in due: un ramo più illustre che si trasferì a Subiaco (furono creati conti nel 1834 con motu proprio di papa Gregorio XVI), ed un altro ramo più modesto che si stabilì in Affile e poco dopo in Ponza (Arcinazzo), dal quale dicende il sottoscritto.
Sempre lo stesso autore, il can. Jannuccelli, nella "Continuazione delle memorie di Subiaco e sua Badia" (1869) a pag. 87 menziona un tale Francesco Arquati come appaltatore dei poderosi lavori di ammodernamento dell'antica strada Sublacense che da Subiaco conduce a Guarcino e quindi a Frosinone.
Parlando, poi, della famiglia Callari, desidero farti sapere che è esclusivamente originaria del mio paese, Ponza (Arcinazzo). Essa non ha mai avuto visibilità storica a differenza dei Callori (sempre di Ponza) di cui però fin dal XV secolo i cognomi si distinguono.
Dei Mari di Trevi conosco bene lo stemma (perchè lo definisci "una sorta di emblema"?) che si trova sopra uno degli altari della chiesa parrochiale Santa Maria Assunta (ex Cattedrale di Trevi).
Spero che queste notizie siano un piccolo contributo per le ricerche che stai facendo. Ricordati, però, che aspetto informazioni sui Cecconi e gli Abbrugia di Trevi, facendoti notare che monsignor Filippo Caraffa scrive errato quando attribuisce lo stemma lapideo in mostra sulla facciata di Palazzo Cecconi in Trevi, all'omonima famiglia. Ho scoperto, infatti, che quella è l'arma parlante degli Abbrugia (=abbrucia) che così si blasona: (d'azzurro?) alla fiamma al naturale accompagnata in capo da tre stelle di otto punte (d'oro?) male ordinate.
Molto bene, fammi sapere qualsiasi notizia sui Mari e sui Callori, ti ringrazio.
Ferrante
P.S.: Trovo che il tuo sito web sia ben realizzato, anche se ancora lacunoso.

Gio Cairo ha scritto:Francesco Pompili ha scritto:FERRANTE!!Che fine hai fatto??![]()
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Sarà andato a comprare un pullmino per la Quinta visita araldica...![]()


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