Moderatori: Novelli, Lambertini, Mario Volpe, Tilius, nicolad72
Oggi esistono due realtà che si richiamano al nome dell’Ordine di Santo Stefano. Il primo, autentico e storico, è l’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, fondato nel 1561 da Cosimo I de’ Medici, di natura statuale Nazionale (“di Corona”), il cui attuale Gran Maestro è S.A.R. il Granduca Titolare Ottaviano de’ Medici di Toscana. Il secondo, invece, è un ordine creato nel 1972 da Goffredo d’Asburgo Lorena, di natura dinastico-familiare straniera , privo di continuità storica con l’originale e riconosciuto dallo Stato italiano ai sensi della legge 178/51 come “non nazionale” in quanto straniero. Una distinzione fondamentale per onorare la verità storica e il rispetto delle legittime tradizioni italiane.
Essendo l’Ordine di Santo Stefano della Casa Medici di Natura Nazionale Italiana e il Gran Maestro di Nazionalità Italiana, l’Ordine non può essere riconosciuto come “Non nazionale” ai sensi della Legge 178/51 e pertanto tutte le cerimonie di Investitura avvengono rigorosamente all’Estero; in Italia possono eventualmente avvenire esclusivamente cerimonie di natura spirituale o religiosa con la partecipazione dei Cavalieri. Il Gran Magistero scoraggia i propri Cavalieri dal portare pubblicamente in Italia le Onorificenze dell’Ordine Mediceo di Santo Stefano.
Nell’articolo LA ORDEN DE SAN ESTEBAN PAPA Y MÁRTIR DE LA CASA DE MÉDICI pubblicato sulla prestigiosa rivista Nobiliare spagnola “La mesa de Los Notables”, l’autore approfondisce un tema poco noto ma importante per la corretta comprensione storica e giuridica, di cui riportiamo qui di seguito il testo integrale tradotto in Italiano per far comprendere ai nostri lettori le caratteristiche e la natura di entrambi gli Ordini di Santo Stefano P.M.
****
Traduzione dallo spagnolo dell’Articolo
“L’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire della Casa de’Medici”,
di Francisco Acedo Fernández,
(Auditore della Deputazione Granducale per la Nobiltà e la Cittadinanza)
Il 2 agosto 1537 si combatté la battaglia di Montemurlo, in cui Cosimo de’ Medici sconfisse i suoi nemici favorevoli alla restaurazione della Repubblica Fiorentina. Questa vittoria portò l’Imperatore Carlo V a confermare Cosimo come Duca di Firenze il 30 settembre dello stesso anno, come successore del primo Duca, Alessandro de’ Medici. Un altro 2 agosto, ma del 1554, le truppe del Ducato di Firenze sconfissero quelle della Repubblica di Siena nella battaglia di Scannagallo, il che comportò l’annessione di quel territorio e diede luogo alla nascita del Granducato di Toscana.
Come parte della sua politica di consolidamento della dinastia e dello Stato Mediceo, Cosimo I volle istituire un ordine cavalleresco che avesse come obiettivo principale la lotta contro l’impero turco e i pirati del Mediterraneo, che servisse a unire la nobiltà delle diverse città della Toscana in una causa comune, a creare una concezione di Stato, a rafforzare i legami con la Chiesa e a conferire prestigio alla famiglia. Il santo patrono scelto fu San Stefano Papa e Martire, la cui memoria si celebra il 2 agosto, data delle due battaglie fondamentali di Montemurlo e Scannagallo. Il 1° ottobre 1561, Papa Pio IV, attraverso il breve Dilecto Filio, eresse la “religione” della Casa de’ Medici, assegnandole la regola di San Benedetto e come simbolo una croce ottagona di colore rosso. Il 1° febbraio 1562, lo stesso Sommo Pontefice, attraverso la bolla His quae pro Religionis Propagatione, approvò gli statuti, simili a quelli dell’Ordine di Malta, e confermò la successione del Gran Magistero nei Duchi di Firenze pro-tempore esistenti (..“COSMUS , quoad vixerit , & de inde p: o tempore existens , Florentiæ Dux esse deberet , & certo Militum per ipsum Magistrum pro tempore existentem”). Il 15 marzo dello stesso anno, l’Arcivescovo Giulio Cornaro, nunzio in Toscana, investì in una solenne cerimonia a Pisa Cosimo I, Duca di Firenze e Siena, come Gran Maestro del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire.
I ranghi dell’Ordine, dopo il Gran Maestro, erano: il Commendatore Maggiore, che svolgeva la funzione di luogotenente; il Gran Conestabile, a cui era affidato il comando delle truppe da sbarco; e l’Ammiraglio. Questi dignitari, dai quali dipendevano priori e balivi, insieme a alcuni cavalieri nominati dal Capitolo Generale, formavano il Consiglio dei Dodici che governava l’Ordine. I membri erano divisi in tre classi: Milites o Cavalieri di Giustizia, tra cui si sceglievano i Conventuali e Commendatori, Cavalieri Sacerdoti e Cappellani e infine Cavalieri Serventi, che potevano essere d’armi o d’ufficio. Per essere ammessi come Milites conventuali era necessaria una prova nobiliare, voti religiosi e l’imbarco per un minimo di tre anni. Tutti i membri, esclusi i sacerdoti e i conventuali, dovevano pagare una tassa d’ingresso.
La sede dell’Ordine fu fissata a Pisa, per la sua grande tradizione marinara, e lì Vasari concepì una grande piazza, dominata dal Palazzo della Carovana e dalla Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri. Insieme a Pisa, Livorno fu l’altra città toscana dove l’Ordine lasciò una forte impronta. Le navi dell’Ordine parteciparono a importanti imprese navali, come a Malta, Lepanto o Annaba, oltre a compiere incursioni nel Mediterraneo orientale. A partire dal 1640 l’Ordine si concentrò maggiormente sulla difesa delle coste tirreniche dai pirati turchi e barbareschi, pur continuando a fornire aiuto alla Repubblica di Venezia nella sua costante lotta contro gli Ottomani. L’ultima azione bellica dell’Ordine di Santo Stefano risale al periodo 1716-1719.
Alla branca maschile dei cavalieri si affiancò presto quella femminile. Eleonora di Toledo prima, e poi i Granduchi Cosimo I e Ferdinando I, promossero, a partire dal 1563, la fondazione del monastero della Santissima Concezione in Via della Scala a Firenze. Destinato alle figlie delle famiglie aristocratiche del Granducato, il monastero era sotto il governo del Gran Maestro e, dal punto di vista spirituale, del Priore della chiesa conventuale dell’Ordine. Dal 1592 vi furono accolte le prime monache che, facendo parte dell’Ordine Militare di Santo Stefano, furono chiamate “ Le Cavaliere”. Lo stesso avvenne con la chiesa annessa al monastero benedettino di San Paolo in Ripa d’Arno a Pisa, soggetta al Priore dell’Ordine conventuale dal 1565.
Dopo l’estinzione della linea Medicea di Cafaggiolo e in seguito alla violazione delle regole successorie avvenuta a causa del tradimento dell’oligarchia locale verso la Casa Medici, fatto di cui abbiamo parlato nell’articolo precedente, alcune potenze internazionali imposero nel 1737 la dinastia straniera dei Lorena, in luogo dei legittimi eredi, i Medici di Ottajano. I discendenti di Francesco Stefano di Lorena si appropriarono dell’Ordine di Santo Stefano e il Papa Benedetto XIV, nel breve Praeclara Militia del 1748, confermò come Gran Maestro il Lorena che stava governando l’Ordine come Granduca pro tempore esistente, ma non indicò alcuna modifica alla bolla di Pio IV, limitandosi quindi a sancire una realtà di fatto. Ferdinando III d’Asburgo Lorena abdicò al trono del Granducato di Toscana e al Magistero dell’Ordine austro-toscano di Santo Stefano nel 1801, e Napoleone soppresse l’Ordine nel 1809. Nel 1815 esso fu ripristinato da Ferdinando III al suo ritorno sul trono toscano. Nel 1849, durante la guerra tra il Regno di Sardegna e la Toscana, il Governo Provvisorio della Repubblica Toscana soppresse nuovamente l’Ordine.
Il 20 dicembre 1866 la dinastia Asburgo Lorena scomparve, fondendosi definitivamente con la Casa Imperiale d’Austria, che accolse anche l’ultimo Granduca e i membri della famiglia Asburgo toscana. A Ferdinando fu permesso di conservare il titolo granducale, mentre i suoi figli diventarono arciduchi o arciduchesse d’Austria, perdendo il trattamento di principi o principesse di Toscana. Nel 1870 Ferdinando IV abdicò ai suoi diritti come pretendente al Granducato di Toscana in favore dell’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria e, pertanto, con lui cessarono tutte le pretese politiche sulla Toscana da parte di tutti i discendenti di Leopoldo II. Il Gran Magistero Lorenese dell’Ordine di Santo Stefano cessò con la morte di Ferdinando IV. Di fatto, Francesco Giuseppe I proibì, dopo la morte del Granduca Ferdinando IV nel 1908, l’assunzione dei titoli di Granduca, Principe o Principessa di Toscana. Nessuno dei figli dell’ultimo Granduca nati dopo il 1866 fu titolato principe o granduca di Toscana, né correttamente assunse il possesso degli estinti ordini dinastici conferiti dai Granduchi di Toscana.
Nonostante l’estinzione del Gran Magistero Lorenese nel 1908 con la morte di Ferdinando IV, ultimo Granduca di Toscana della famiglia Asburgo Lorena, nel 1971 uno dei suoi discendenti, Goffredo d’Asburgo Lorena, tornò a conferire l’Ordine di Santo Stefano e le altre onorificenze cavalleresche austro-toscane, ignorando l’abdicazione del nonno Ferdinando IV e la proibizione alla concessione delle onorificenze dinastiche toscane emanata dall’imperatore Francesco Giuseppe. Il 22 settembre 1971, l’Arciduca Goffredo d’Asburgo Lorena riconfermò illegittimamente la continuità dell’Ordine. Quest’Ordine di Santo Stefano dell’Arciduca Goffredo– come sottolineano autori del calibro di Andrea Borella – è infatti una nuova istituzione associativa, costituita come Associazione pubblica di Fedeli di diritto pontificio, la quale copia parte degli statuti e delle insegne dell’antica milizia, e che non può neanche invocare la continuità nel Gran Magistero dell’Ordine austro-toscano, poiché il figlio dell’abdicatario Ferdinando IV – l’Arciduca Pietro Ferdinando, padre di Goffredo – non rivendicò alcunché in merito al Gran Magistero delle onorificenze austro-toscane, né lo fecero gli altri suoi fratelli.
Per la natura della sua creazione, l’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire è un Ordine di Corona, poiché entrambe le Bolle costitutive “Dilecto Filio” e “His quae pro Religionis Propagatione” di Pio IV, dispongono che il Gran Magistero sia ereditario nella persona dei Duchi di Firenze pro tempore esistenti, poi Granduchi di Toscana successori di Cosimo I de’ Medici ed è attualmente associato alla Casa Granducale dei Medici di Toscana della linea dei Principi di Ottajano. La successione deve essere sempre agnatizia e maschile e, in caso di estinzione degli attuali granduchi Medicei si dovrà ricorrere al parente maschio collaterale più prossimo della famiglia Medici appartenente alla linea dei Principi di Ottajano. Essendo un ordine religioso fondato in perpetuum con una bolla papale, può essere sciolto solo a discrezione del Pontefice e per questa ragione esiste ancora oggi: il suo Gran Maestro dal 2001 è il legittimo successore del Duca di Firenze poi Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici , il Granduca Ottaviano de’ Medici di Toscana, che ha ricevuto dai suoi avi i diritti intatti sul trono granducale e sul Gran Magistero dell’Ordine di Santo Stefano.
Dal momento in cui il Granduca Ottaviano ha assunto il Gran Magistero del Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, ha lavorato all’adattamento dei suoi statuti e scopi ai tempi attuali. I Cavalieri di Santo Stefano del XXI secolo devono aiutare il prossimo e la Creazione. Il Cavaliere deve anteporre l’onore a Dio sopra ogni cosa, seguire i comandamenti delle Sacre Scritture, osservare i precetti della Santa Madre Chiesa, praticare la giustizia, soccorrere i deboli, difendere la biodiversità e l’ambiente. I membri sono chiamati a far parte del Corpo Ambientale Mediceo dell’Ordine di Santo Stefano (CAMOSS) e a frequentare i corsi di formazione offerti dall’Accademia Umanistica Medicea, nonché a partecipare alle missioni ambientali. Cavalieri e Dame possono essere dispensati per motivi di età, malattia o trasferimenti all’estero.
Attualmente, gli statuti prevedono che le categorie in cui si dividono i membri dell’Ordine siano le seguenti:
• Cavaliere Milite Conventuale o Dama Cavaliera d’Onore e Devozione: con prova di quattro quarti.
• Cavaliere Milite Commendatario o Dama Cavaliera di Onore e Devozione in Commenda: con prova di tre quarti.
• Cavaliere d’Armi di Grazia e Devozione o Dama di Grazia e Devozione: con prova di due quarti.
• Cavaliere d’Armi di Grazia Magistrale o Dama di Grazia Magistrale: con prova di un quarto.
• Cavaliere d’Ufficio o Dama d’Ufficio: senza prova.
Va specificato che per la prova dei quarti si accettano prove di nobiltà, sia ereditaria che personale, feudale o cittadina, nonché lo stile di vita more nobilium o l’elevata posizione sociale della famiglia.
Sono requisiti fondamentali per tutti gli aspiranti all’ingresso nell’Ordine:
• Essere maggiorenni.
• Essere cattolici e disposti a fare promesse di devozione. Eccezionalmente potranno essere ammessi cristiani non cattolici come membri non professi negli stessi gradi dei cavalieri cattolici, ma non emetteranno promesse di devozione né potranno indossare l’abito.
• Aver acquisito meriti nei confronti della Casa de’ Medici, oppure aver professato stima, rispetto e ammirazione verso la Casa Granducale Medicea e i suoi attuali rappresentanti.
• Accettare i principi del Nuovo Umanesimo Mediceo.
• Avere condotta irreprensibile.
• Possedere una posizione sociale adeguata alla condizione cavalleresca.
• Essere presentati da un membro dell’Ordine.
Oltre a questi requisiti, devono essere presentate le prove di quarti, come specificato sopra. I fascicoli vengono istruiti dalla Deputazione Granducale sopra la Nobiltà e la Cittadinanza, che svolge funzioni di vigilanza sull’Ordine.
Infine, desidero annunciare che Sua Altezza Reale il Serenissimo Granduca Titolare Ottaviano de’ Medici di Toscana ha creato il Priorato del Regno di Spagna dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, e nei prossimi giorni sarà reso pubblico il nome del Priore, che ha già accettato l’incarico.


pierluigic ha scritto:Vi trovo troppo severi
mi pare che Ottaviano de' Medici di Ottajano appartenga comunque ad un ramo di una famiglia che ha partecipato alla storia di Firenze e della Toscana
Questo va ben oltre una qualsiasi onorificenza. ( che dipende da altri )
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Negli anni ’70 del secolo scorso, Goffredo d’Asburgo-Lorena – nipote del Granduca – cominciò a “conferire” nuovamente onorificenze toscane, ricreando a suo modo l’Ordine, ma con statuti modificati. Una vera e propria novazione: non la continuazione storica di un ordine dinastico, ma la creazione di uno nuovo, ispirato a quello originale, ma con regole e contesto completamente diversi.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Una riflessione sull’iniziativa del Principe Ottaviano de’ Medici e la “rifondazione” dell’Ordine di Santo Stefano: pur riconoscendo il fascino che la storia dell’Ordine di Santo Stefano esercita sugli appassionati di araldica, genealogia e storia nobiliare italiana, non si può non esprimere una certa perplessità di fronte al tentativo odierno di "rifondarne" uno nuovo, per iniziativa privata, sulla base di presunte legittimità dinastiche.
L’Ordine di Santo Stefano fu un’istituzione cavalleresca statuale, fondata da Cosimo I nel contesto della costruzione del potere mediceo e del consolidamento del Granducato di Toscana. Si trattava di un ordine religioso-militare approvato con bolla papale e legato indissolubilmente alla titolarità del governo toscano: prima con i Medici, poi, per diritto di conquista riconosciuto anche dal Papa, con gli Asburgo-Lorena.
Il Gran Magistero non fu mai concepito come una prerogativa personale o familiare, ma istituzionale, legata al Duca (e poi Granduca) regnante pro tempore. Questo aspetto è chiarissimo già nella bolla "His quae pro Religionis Propagatione" del 1562: "Magistrum pro tempore existentem".
Dunque, parlare oggi di “ripristino” da parte di un membro della famiglia Medici (per quanto discendente collaterale, e non della linea granducale estinta nel 1737) implica un cambio radicale di natura dell’Ordine: da ordine di Stato e religioso, approvato dalla Santa Sede e armato di marina, a ordine privato, familiare e, inevitabilmente, onorifico.
Ma un tale passaggio non può avvenire per semplice dichiarazione di volontà, se non al prezzo di alterare radicalmente la natura stessa dell’istituzione storica.
Inoltre, bisogna ricordare che nessuna autorità ecclesiastica o civile (né lo Stato Italiano, né la Chiesa Cattolica) riconosce oggi una validità a queste iniziative di “rifondazione”.
Si rischia, così, di alimentare confusione tra veri ordini cavallereschi storici e creazioni moderne a carattere privato o associativo, che, per quanto culturalmente interessanti, non possono rivendicare continuità giuridica o istituzionale.
Infine, nel contesto odierno, in cui la cultura araldica e genealogica ha bisogno di rigore, studio e divulgazione seria, tali operazioni rischiano di indebolirne la credibilità, se non accompagnate da una chiara distinzione tra ciò che è storico e ciò che è simbolico o celebrativo.
Come appassionato di araldica e storia familiare, per rispetto alla loro importanza, credo sia essenziale evitare ricostruzioni anacronistiche o forzature dinastiche prive di fondamento giuridico e istituzionale.
![king [king.gif]](./images/smilies/king.gif)
pierfe ha scritto:Buonasera, scusate se ora scrivo poche righe ma il mio prossimo blog sarà proprio su questo argomento. Ora non ho tempo per fare considerazioni avendo un congresso mondiale da realizzare... il 37° Congresso Internazionale di Scienze Genealogica ed Araldica a San Marino nel 2026 e in questi giorni studiamo con la Repubblica di San Marino come realizzare l'unicità di questo Congresso.
Il titolo di questa discussione è sbagliato perché non è una DISPUTA DINASTICA per la mancanza di una dinastia. Mi permetto di ricordare che il nobile don Ottaviano de Medici di Toscana, Nobile dei Principi di Ottajano, (su alcune pubblicazioni private sono inseriti altri titoli, cui penso abbia diritto ma sull'Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana del 1933 il padre risulta così: *MEDICI (de) COSIMO, di Paolo, di Eduardo (Napol.). Patrizio Napolitano, Nobile dei Principi di Ottaiano, Don. E nell'Elenco Storico della Nobiltà Italiana (1961) edito dal SMOM risulta allo stesso modo: (esni) *MEDICI (de) COSIMO, di Paolo, di Eduardo (Napol.). Patrizio Napolitano, Nobile dei Principi di Ottaiano, Don.
Ricordo che il 9 luglio del 1737 moriva Gian Gastone de’ Medici e con lui finiva la linea maschile della dinastia che da due secoli governava lo stato fiorentino e quello senese (solo con la nuova dinastia lorenese questi due stati avrebbero assunto il nome di Granducato di Toscana); così dopo ben 264 anni nel 2001 il Nobile Ottaviano de Medici di Toscana, dei Principi di Ottajano auto assume la titolatura di Granduca di Toscana e poi il Gran Magistero dell'Ordine di Santo Stefano, iniziando a “concedere titoli nobiliari” e “ricezioni nel così detto ordine di Santo Stefano). Andate a leggere quando si estingue una pretensione di natura canonica dalla morte dell'ultimo insignito... Tutta la pretensione si baserebbe su un testamento di S.A.R. la Principessa Elettrice Anna Maria Luisa Ludovica de’ Medici, che stabiliva che i suoi beni donati a Firenze se non venivano mantenute le clausole testamentarie sarebbero ritornati alla Famiglia superstite. La principessa essendo donna non aveva diritti successori al Granducato.
Ottaviano de Medici di Toscana ha davanti a sè oltre a Giuliano, Capo della Casa dei Principi di Ottajano ecc., altre 4 persone con maggior diritto.
E' da rilevarsi che è stato strutturato un "granducato" con le sue magistrature, cariche, titoli nobiliari, e concessioni del così detto Ordine di Santo Stefano. Circola un foglio che se autentico informa anche del prezzo delle concessioni, se non è autentico si deve smentire quanto è scritto sul tariffario che è ben conosciuto.
Detto questo non esiste una sola dinastia sovrana, o già sovrana che lo riconosca con le titolature che si attribuisce. La Santa Sede è chiara sugli ordini cavallereschi che tutela e riconosce, e persino la Repubblica Italiana è precisa autorizzando unicamente all'uso gli ordini del Granducato di Toscana (San Giuseppe e Santo Stefano) concessi dal granduca titolare di Toscana SAIR l'arciduca Sigismondo, granduca titolare di Toscana, in accordo alla legge 3 marzo 1951, n.178.
Credo che chiunque possa credere quello che vuole, ma quando si parla di questi argomenti in maniera scientifica e documentale ci si deve rivolgere solo ad esperti certificati con studi universitari e con l'appartenenza ad organizzazioni internazionali (fortunatamente private e desiderose di mantenersi tali nonostante le tante proposte perché se fossero pubbliche non potrebbero essere supra partes), le sole che abbiamo studiato approfonditamente la tematica in questione.
Le varie commissioni di studio che portarono all'autorizzazione all'uso di alcuni ordini cavallereschi preunitari erano composte da scienziati di questa tematica e ricordo ad esempio il prof. Aldo Pezzana, l'avv. Neri Capponi, il dott. Alberto Lembo, il dott. Rodolfo Bernardini, presidente dell'Istituzione dei Cavalieri di S. Stefano di Pisa, che erano tutti d'accordo sulla tematica studiata che ha portato a questa autorizzazione all'uso.
Non dimentichiamo che i privati non hanno l'autorità di effettuare riconoscimenti che lasciano il tempo che trovano.
Anche sull'abdicazione dell'ultimo granduca Ferdinando IV il comune parere degli studiosi non concorda con quanto è stato scritto qui.
Per favore abbiate un po' di pazienza e potrete leggere uno studio approfondito effettuato da studiosi certificati di queste tematiche.
Vedo che viene citato il dott. Francisco Acedo e il suo abbandono dall'ICOC; è vero, era un ottimo web master che ha fatto per quasi 3 anni un ottimo lavoro inserendo ogni giorno belle immagini di ordini cavallereschi. Gli statuti dell'ICOC obbligano i suoi membri a fare delle scelte di grande serietà, considerando gli errori commessi in passato dall'organizzazione e non volendo più appigli per discussioni o contestazioni. A partire dalla mia presidenza nel 1999 è proibito ai suoi membri di far parte di ordini cavallereschi o sistemi premiali non riconosciuti dall'ICOC, e per ciò come si può immaginare è stato chiesto al Dr. Acedo di fare la sua scelta: o mandare una lettera di dimissioni o riceverne una di espulsione. Così il dr. Acedo ha scelto la lettera di dimissione subito accettata dall'ICOC.
Voglio ricordare che l'ICOC ha avuto un passato discutibile ed io stesso senza avere colpa ho chiesto scusa al mondo, ma sono passati già 25 anni di totale indiscussa serietà con continui apprezzamenti da autorità statuali; ora mi chiedo, tutti coloro che si occupano di queste materie possono affermare di avere così tanti anni votati all'assoluta serietà?
Grazie e a presto
![bangin [bangin.gif]](./images/smilies/bangin.gif)
pierluigic ha scritto:Ritengo ( in un forum che tenta anche di parlare di storia ) come piu' volte ribadito errato chiamare i "Medici" come "de Medici"
il cognome fiorentino della famiglia e' "Medici"...
pierluigic ha scritto:Come detto non m'intendo di questioni nobililiari o di ordini cavallereschi che considero il passato in un mondo che corre
Ogni cosa priva di funzione puo' essere solo ricordata . La carrozza cede il passo all'automobile
Di fronte spero ci siano sfide ben piu' grandi
Mi ha sempre pero' , come appassionato di storia fiorentina, disturbato una cosa
Ritengo ( in un forum che tenta anche di parlare di storia ) come piu' volte ribadito errato chiamare i "Medici" come "de Medici"
il cognome fiorentino della famiglia e' "Medici", coerentemente alla genesi dei cognomi a Firenze
Lorenzo dei Medici non e' Lorenzo dei "de Medici"
Dante fa di cognome Alighieri ( Alaghieri --Alagheri ) non "degli Alighieri"
Quando il fiorentino scriveva "dei o degli" a Firenze indicava l'appartenenza alla casata
Ricordate che il volgare fiorentino e' all'origine della lingua italiana
Ricordate sempre Giovanni Villani che scriveva in perfetto volgare e rifatevi a lui
Anche i cognomi fanno parte della storia fiorentina
Che altrove o in altri luoghi si usino regole diverse , non giustifica l'uso di regole diverse quando si parla di personaggi fiorentini
.


Stemma di fantasia (ma a fine XV probabilmente già consolidato da secoli, e quindi totalmente credibile, e creduto, e "storico") ottenuto inquartando Impero e Wittelsbach (per estensione, "Baviera")
Tuttavia, nel caso specifico di Ottaviano De’ Medici di Ottajano, la questione è diversa: De’ Medici è divenuto ormai da secoli un cognome a tutti gli effetti, con tanto di predicato nobiliare “di Ottajano” che identifica il ramo meridionale della famiglia, riconosciuto con questo nome sia nelle fonti anagrafiche che nei repertori araldici ufficiali.
Torna a Ordini Cavallereschi, Onorificenze e Sistemi premiali/ Orders of Chivalry & Honours
Visitano il forum: Nessuno e 7 ospiti