Puglia: nobiltà generosa

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Puglia: nobiltà generosa

Messaggioda RFVS » lunedì 17 marzo 2025, 10:21

Una famiglia pugliese colta e facoltosa, ma che ho sempre saputo essere di estrazione civile e che ha sempre abitato in un feudo (durato fino all'eversione della feudalità del 1806).

Un suo membro nel 1808 viene ammesso nell'Ordine di Malta con Bolla Magistrale e nel testo viene definito di nobiltà generosa.

Secondo voi, come è possibile tutto ciò?

Forse questa famiglia aveva in realtà qualche prerogativa nobiliare precedente all'accesso in Malta?
E nel caso di che tipo di nobiltà generosa si poteva trattare?

Grazie
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Re: Puglia: nobiltà generosa

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 17 marzo 2025, 11:44

viewtopic.php?f=6&t=22980

gattostella ha scritto:Buongiorno,
I reali dispacci del 1756 e del 1774, a mio parere, vanno letti in maniera coordinata.
Entrambi, infatti, distinguono la cosiddetta nobiltà generosa, cioè quella che si estende alla famiglia, dalla nobiltà personale (di privilegio e civile).
Desidero sottoporre ai partecipanti al Forum la mia interpretazione del combinato disposto dei due dispacci, in relazione alla nobiltà di genere.

Nobiltà generosa.
Si verifica:
1. Quando un avo abbia posseduto un feudo nobile nella continuata serie di secoli
2. Quando un avo sia stato aggregato tra Nobili di Città regia, nella quale sia una vera Separazione
3. Quando un avo, per la gloriosa carriera delle Armi, della Toga, della Chiesa, o della Corte abbia ottenuto distinto, e superior Impiego, o Dignità, ed i suoi Discendenti per lo corso di lunghissimo tempo si sian mantenuti nobilmente, facendo onorati Parentati, senza mai discendere ad Ufizj vili, e populari, né ad arti meccaniche, ed ignobili.
4. Quando due avi consecutivi siano stati dottori di legge ed I discendenti si siano mantenuti nobilmente senza esercitare mestieri vili e servili.

Le prime tre condizioni sono enucleate dal reale dispaccio del 1756, mentre la quarta mi sembra scaturire dalla lettura del reale dispaccio del 1774.

Poiché tuttavia non sono un esperto della materia, sarei grato a chi volesse esprimere la propria idea in merito.


Nei processi di nobiltà di età moderna non era raro che si citassero antenati che avevano posseduto un feudo oppure che avevano fatto parte di un seggio nobile in una città non infeudata.
In questi due casi, anche se la famiglia attualmente viveva in un feudo, era considerata di nobiltà generosa.
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Re: Puglia: nobiltà generosa

Messaggioda Matt » lunedì 17 marzo 2025, 13:54

Finalmente si parla di Puglia, la mia regione!

Personalmente da quanto ho potuto constatare in diverse ricerche posso affermare che: in età moderna e ancor di più dall'inizio dell'età contemporanea alla fine della monarchia unitaria, nella zona del Gargano (zona della maggior parte delle mie ricerche, ma anche nel leccese e nel resto della Capitanata) nei borghi infeudati ed ex infeudati (dopo l'abolizione della feudalità) esistevano solitamente almeno una manciata di famiglie per borgo alle quali già dal Seicento era sovente riferirsi con il titolo di "don" o "donna" o anche "magnifico", alcune volte nel Settecento i due appellativi possono comparire assieme come "magnifico don". Queste famiglie spesso si munirono di uno stemma, tuttavia al momento non ho potuto osservare, tranne che in un paio di casi, documenti di conferimenti nobiliari o araldici o documenti analoghi prodotti da Stati o Ordini. Resta il fatto che l'adozione di stemmi sovente non è documentata prima della seconda metà dell'Ottocento (con varie eccezioni, anche se bisogna considerare che durante l'epoca napoleonica gli stemmi furono oggetto di distruzioni massive e che molti manufatti stemmati erano lignei e non si sono conservati nel tempo come i manufatti stemmati in pietra, che sono sopravvissuti con più facilità). Non ho documentato casi di funerali more nobilium, anzi i sacerdoti quando sentono di questo rito funebre inorridiscono perché secondo loro "sono stati aboliti". I membri di queste famiglie dominanti tra Seicento e Ottocento accumularono discreti patrimoni fondiari, che spesso sconfinavano nel demanio che era stato dei precedenti feudatari. Inoltre spesso molti membri oltre ad essere possidenti ebbero carriere nell'esercito, nella giustizia, nella medicina e nella politica. Ho già detto che pochissime ottennero riconoscimenti formali sotto i Borbone o in generale da parte di poteri riconosciuti. Tuttavia abbondano "leggende familiari", secondo me molte successive all'avvento di internet o comunque non più antiche dell'Ottocento, con collegamenti indimostrabili con omonime famiglie nobili di altre zone. Sotto i Savoia, stando alle mie ricerche, solo 1 famiglia ottenne l'ascrizione al Libro d'Oro. Particolarmente ignorati erano gli ordini cavallereschi, ad eccezione dei SS. Maurizio e Lazzaro e la Corona d'Italia, dall'unità alla fine della monarchia. Solo 2/3 famiglie sono certo ebbero cavalieri di Malta. Se non erro 1 famiglia ottenne l'ordine di Santo Stefano (aveva importanti collegamenti con la Toscana). Credo che in definitiva più che parlare di nobiltà, nella maggior parte dei casi sia più corretto parlare di "una confusa e generica aristocrazia fatta di armigeri, possidenti e pochi cadetti". Spero di essere stato utile.
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Re: Puglia: nobiltà generosa

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » lunedì 17 marzo 2025, 18:53

Grazie, è una testimonianza di quanto detto spesso nel forum per altre zone del Regno di Napoli.
E' un processo interessante questo che andrebbe documentato meglio.
Lo chiamerei "para-nobilitazione", questo processo in cui le famiglie usavano titoli o attributi che non gli spettavano o stemmi non riconosciuti a livello centrale.
Potremmo fare davvero tanti esempi di questo tipo.

Nell'Ordine di Malta (argomento del topic) però era diverso.
Il processo era una cosa serie e soprattutto necessitava dei documenti.
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Re: Puglia: nobiltà generosa

Messaggioda Matt » lunedì 17 marzo 2025, 22:48

Grazie Alessio Bruno Bedini
Tornado all'argomento, ecco quanto ne so delle famiglie che espressero effettivamente cavalieri di Malta sul Gargano:

Una era una famiglia spostatasi recentemente da Lecce (Libetta), passando per Napoli, e poi puntando sul Gargano. Il Cavaliere però visse tra Napoli e Lecce, non venne mai sul Gargano, ma i nipoti per questa sua onorificenza usano accollare la croce melitense al loro scudo. Inoltre la famiglia, iscritta da secoli tra le famiglie civili di Lecce, era stata recentemente aggregata al patriziato della stessa città. Inoltre pare che verso l'inizio dell'età moderna la famiglia possedette un feudo in Salento. Tutto questo rese la famiglia pienamente ammissibile nello SMOM in base agli statuti dell'Ottocento.

Un'altra famiglia(Cimaglia Gonzaga), discendente dalla sciatta dei conti di Fondi, era iscritta alla nobiltà di Foggia, possedette il feudo di Baiano, per parentela con la famiglia Gonzaga ne aggiunse il cognome. Facente parte del ceto civile di Vieste. Ebbe un cavaliere verso la fine del Settecento, fu cavaliere di devozione con bolla del 24 febbraio 1797.

Infine un'altra famiglia(Sansone), tra le più ricche e distinte del feudo di Cagnano, tanto che imparentò con gli ex feudatari a fine Ottocento, mi sembra espresse un cavaliere all'inizio dell'età moderna. Questa famiglia per quanto ne so possiede alcuni documenti storici, fu sempre distinta e contrasse parentadi con famiglie similari. Se non erro possiede un albero genealogico che arriva al medioevo (non so fino a che punto dimostrabile). Recentemente su questa famiglia è stato scritto un libro, che non vedo l'ora di procurarmi per aggiornarvi meglio!

Come potete vedere, non erano certo famiglie che si può dire "hanno fatto tutto da sole" (tranne forse l'ultimo caso, di cui però non ho ancora potuto vedere documentazione, quindi non mi esprimo). Sono senza dubbio 3 famiglie molto eminenti, di certo storicamente maggiori rispetto ad altre che invece facevano solo da "signorotti di borgo" (senza nulla togliere).
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Re: Puglia: nobiltà generosa

Messaggioda RFVS » martedì 18 marzo 2025, 9:05

Innanzitutto grazie a Matt e ad Alessio per i preziosissimi contributi su una zona d'Italia della quale so davvero ben poco.

La famiglia alla quale mi riferisco sono i Tommasi, abitanti a Calimera, che fu feudo sino all'eversione della feudalità.
I Tommasi, i Mayro e i Montinaro, erano le famiglie di spicco del borgo, almeno dalla metà del '600 in poi.
Attualmente conosco a fondo la genealogia dei Tommasi a partire dalla prima metà del '700.
Il grosso della famiglia è rimasto a Calimera, dove ha avuto proprietari, speziali, medici, sacerdoti, militari di altissimo grado e soprattutto due giudici (poi divenuti Senatori del Regno d'Italia) dei quali Giuseppe era nonno paterno di mia nonna paterna.
A metà del '700 Pasquale Felice Tommasi (medico e letterato) si trasferì a Napoli assieme al fratello Brizio, sacerdote, e lì dette origine al ramo che sarà nobilitato col titolo siciliano di Marchese di Casalicchio, il cui primo insignito fu Donato Tommasi (futuro Presidente del Consiglio del Regno delle Due Sicilie).
Fu proprio Donato Tommasi (un paio di anni prima di essere creato Marchese di Casalicchio) ad essere ammesso nell'Ordine di Malta con Croce d'Oro di Devozione tramite Bolla Magistrale del 1808.

I riferimenti al suo ingresso nell'ordine potete trovarli ai seguenti link:

1) Bullarum Libri (1803-1900), alle foto n.42-43 (corrispondenti alle carte 38/77 e 38/78)
https://archivismom.arianna4.cloud/patrimonio/48db7e00-1714-4d91-9010-76f68bdbbe2d/6-minute-di-bolle-magistrali-1808-07-01-1808-17-12-1808

2) Registro del Consiglio di Stato, 1808-1812 (30-01-1808 - 14-06-1812), a carte 5
https://archivismom.arianna4.cloud/patrimonio/172a9b2a-10d3-4a56-9840-29a5d19f033e/2-registro-del-consiglio-di-stato-1808-1812-30-01-1808-14-06-1812
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Re: Puglia: nobiltà generosa

Messaggioda RFVS » venerdì 28 marzo 2025, 9:39

Sul libro del Vice Delegato per l'Emilia Orientale-Romagna, Cav. Gioacchino Quadri di Cardano dal titolo "I processi nobiliari nell'Ordine di Malta" del 2021 ho letto che nel periodo di entrata del Tommasi, anche per le Croci di Devozione erano richieste prove di nobiltà se non di 200 anni dei 4/4, almeno di 200 anni dei soli 2/4 paterno e materno.
Questo vorrebbe dire che il Tommasi abbia provato la nobiltà generosa sia della famiglia paterna che di quella materna (i Gamboni/e, famiglia dell'allora Patriarca di Venezia)
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