Premesso che avrei difficoltà a chiamare "stemma" una composizione in cui lo scudo è riempito da un accostamento di fotografie, questa composizione oltre a essere ben lontana dal più autentico spirito araldico e dalle più consolidate consuetudini del blasone, è anche fortemente errata dal punto di vista della legislazione ecclesiastica relativa agli stemmi prelatizi. Non solo una mitria completata dai cordoni e dai fiocchi rossi del galero non esiste né potrebbe esistere (nella realtà) - il che non sarebbe di per sé fatto assolutamente decisivo per evitare di rappresentarla... - ma per i cardinali la Chiesa ha stabilito l'uso del cappello come proprio (e unico) contrassegno già dal XVII secolo (mentre il numero dei fiocchi sarà fissato solo nel 1832).
Ora, se si fosse voluto creare un contrassegno
ad hoc per indicare l'appartenenza del titolare a un determinato rito diverso da quello latino, come ad esempio fece a suo tempo il compianto Cardinale di Montezemolo per lo stemma del Cardinale Ignace Moussa I Daoud, ideando l'accostamento dei cordoni e dei fiocchi rossi al copricapo caratteristico (
kallusé) del rito siriano (pure nella composizione araldica mutato nel colore dal nero al rosso), questo avrebbe avuto un senso.

Ma se aggiungiamo che nel 1969 è stato decretato il divieto di rappresentare la mitria (e il pastorale) negli stemmi di vescovi e cardinali, la giustapposizione tra mitria e fiocchi propri del galero è a dir poco improbabile... Anche per la natura decisamente diversa delle due insegne il loro accostamento stride: la mitria è copricapo liturgico, il galero (con i suoi fiocchi) no.