herald ha scritto:Grazie per le cortesi risposte. Aggiungo che ho una copia del registro dei parlamenti nella quale è riportato il metodo di elezione dei priori e dei consiglieri. Ogni ceto eleggeva i suoi rappresentanti. Ciò può dimostrare che le “elezioni” erano chiuse? E come viene interpretato in riferimento alla eventuale nobiltà?
La chiusura di ceto implicava che i membri di quel ceto fossero in numero stabilito e che si rinnovassero in maniera ereditaria. In mancanza di eredi del consigliere defunto poteva essere aggregato al ceto un nuovo membro, ma solo mediante votazione dei membri già all'interno e senza alcuna ingerenza da parte del sovrano (in questo caso si parlava di "patriziato" ovvero "piazza chiusa" e non di "nobiltà civica" o "piazza aperta", la quale invece si distingueva per la possibilità che il sovrano potesse decidere chi aggregare nel ceto).
Da quello che hai scritto deduco che forse a Tagliacozzo i due Priori fossero scelti unicamente nei primi due ceti e questo, purché però i Priori godessero di effettiva giurisdizione e non fossero soggetti totalmente al feudatario, configurerebbe in pieno la nobiltà, perché le cariche della Magistratura sarebbero state di esclusivo appannaggio dei primi due ceti chiusi ed ereditari.
Il cavaliere che ti dicevo è Giovanni Andrea Resta di Tagliacozzo, ammesso nell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro nel 1601 e del quale fortunatamente si conserva anche il processo presso l'Archivio dell'Ordine Mauriziano a Torino, è il N°59 e ti consiglio di farti inviare copia (basta scrivere una email e la signora che se ne occupa è molto disponibile e celere) se vuoi sperare di trovare notizie sull'eventuale patriziato di Tagliacozzo. Anzi, sarei molto curioso anche io delle tue eventuali scoperte e mi piacerebbe anche vedere copie dei parlamenti e capire se effettivamente i Priori fossero eletti in seno al numero chiuso dei primi due ceti.
Una domanda: la famiglia Campera era in uno di questi due ceti? E la famiglia Resta, quella del cavaliere?
