da pierfe » giovedì 12 marzo 2020, 22:17
Desidero fare alcune considerazioni all’intervento di alfabravo, e per questa ragione desidero evidenziare le mie risposte in neretto per distinguere quanto viene riportato dall’opera di Lorenzo Caratti di Valfrei.
Consideravo e considero Lorenzo Caratti di Valfrei un mio caro amico da molti anni defunto, l’avevo conosciuto nel lontano 1977 ed abbiamo avuto ottimi rapporti per tutta la vita.
Lorenzo lo possiamo considerazione il padre della moderna genealogia in Italia, ed è la ragione per cui quando me lo chiese lo proposi come Accademico Associato dell’Accademia Internazionale di Genealogia, peccato che mori qualche anno dopo, ed è la ragione per cui non fu Accademico Ordinario, categoria che meritava per la sua preparazione completa e scientifica della materia.
Lui fu sempre molto buono con me, perché quando Hachette volle tentare di dar vita ad una Enciclopedia Italiana di Genealogia, volle che fossi io a realizzarla, ma non essendoci ancora molti interessati alla genealogia finì dopo 3 numeri.
Detto questo fra lui e me c’era una differenza, lui dava valore al privato, io do solo valore a quello che proviene dalle autorità preposte per l’araldica e genealogia degli Stati. Il privato è un pensiero di una persona che non ha nessuna rilevanza, quello che proviene da uno Stato anche se fosse non completamento giusto ha valore di legge. Ora comprendete la differenza?
Sotto ora i miei commenti:
Lorenzo Caratti di Valfrei, Araldica, 1996, ed Mondadori, Milano
pag 115 Gli stemmi di cittadinanza
Gli stemmi di cittadinanza sono stemmi che vengono usati dalle famiglie che, pur non essendo nobili, possono però dimostrare una loro particolare notabilità (la cosidetta "distinta civilità"), e che possono provare di possedere pubblicamente e pacificamente il loro stemma da oltre cento anni.
I due decreti n. 651 e 652 del 1943, già più volte citati, non regolamentano in modo concreto la forma araldica di questi stemmi. In particolare, ne trattano specificatamente solo gli articoli 62, 66 e 119 del R. D. n. 652.
Dal momento comunque, che i due decreti reali del 1943 avevano lo scopo di chiarire e di integrare la precedente regolamentazione araldica contenuta nel R. D. 21 gennaio 1929 n. 61, faremo riferimento, nella descrizione della forma di questi stemmi, all'articolo 38 di quest'ultimo decreto; articolo che, invece, ne fornisce una loro decisa e dettagliata descrizione.
Dal punto di vista araldico, gli stemmi di cittadinanza si distinguono, immediatamente, dagli stemmi gentilizi, per una loro peculiare caratteristica: perché non hanno la corona.
Perfetta esplicazione, con una sola considerazione, gli stemmi di cittadinanza ovviamente non hanno la corona, ma negli Stati preunitari, molte famiglie nobili (intendo nobiltà senza titolo) fecero uso di stemmi senza corona.
[...]
Forma normale
Questo stemma è composto di:
scudo (contenente l'arma della famiglia);
elmo (che deve essere di acciaio brunito, senza collana, con la visiera chiusa, e collocato di pieno profilo a destra) (art. 66 R. D. n. 652);
penne (solitamente in numero di 5 o 7, degli smalti dello scudo) (art. 38 R. D. 1929 n. 61)
Esatto come era stabilito da una legge del regno d’Italia.
Forma ridotta
Questo stemma è composto dal solo scudo, che contiene l'arma della famiglia.
[...]
pag 116 Gli stemmi borghesi
Gli stemmi borghesi sono quelli che possono appartenere a quelle persone che non appartengono a famiglie nobili e che non appartengono a famiglie considerate di "distinta civiltà" (ossia a famiglie notabili, che già possiedono un loro stemma familiare da almeno cento anni).
Questo suo concetto di stemma borghese non corrisponde alla tradizione italiana (lo troviamo in Francia), in Italia una famiglia che faceva uso di uno stemma (non nobile) da meno di 100 anni non esisteva perché non avrebbe ma potuto ottenere un riconoscimento pubblico, NON ESISTEVA UN RICONOSCIMENTO PRIVATO e non si poteva usare uno stemma se non era riconosciuto dalle leggi dello Stato (si poteva avere un logo).
Gli stemmi borghesi non possiedono una loro specifica regolamentazione giuridico-araldica; e ciò, per un motivo del tutto evidente: perché i due decreti n. 651 e 652 del 7 giugno 1943 – che abbiamo frequentemente citato, erano destinati a delineare un nuovo ordinamento dello stato nobiliare italiano: e, proprio per questo, essi regolano esclusivamente le ornamentazioni araldiche delle famiglie nobili e delle famiglie considerate di distinta civiltà.
Ed aggiungo quelle degli Enti e delle Dignità
Se nei 2 decreti n 651 e n652 si parla di stemmi di distinta civiltà vuol dire che veniva trattata anche l’uso di stemma da parte di non nobili, ed aggiungo che si trattava nei 2 decreti anche degli stemmi degli Enti (città, provincia ecc.), ovviamente non si parlava di stemmi di regioni perché non esistevano ancora.
Ecco perché se vogliamo rispettare la storia e la tradizione in Italia le regioni non dovrebbero avere stemmi, ma loghi.
Sulla base di questa situazione, e considerato che le famiglie di distinta civiltà altro non siano state se non delle famiglie borghesi assurte, poi, col tempo, ad un particolare grado di notabilità, riteniamo fondato poter ritenere che le norme araldiche relative agli stemmi di queste famiglie possano, per analogia, applicarsi – se pur con delle lievi differenziazioni – anche agli stemmi delle famiglie borghesi.
[...]
Mi si permetta una altra considerazione, il prof. Del Basso mi diceva sempre che esistono in Friuli Venezia Giulia degli stemmi di contadini già nel XIII secolo, se andate a Salò troverete nel corso principale stemmi in pietra sopra i portoni di famiglie di piccoli proprietari agricoli.
Una famiglia di agricoltori del XIX-XX secolo poteva far uso di stemma senza avere i 100 anni, quindi il termine stemma borghese è improprio e molto limitativo.
L’araldica è sempre stata aperta a tutte le classi sociali.
Gli stemmi borghesi maschili possono, di fatto, presentarsi in due diverse forme: in una forma normale o in una loro forma ridotta.
Lo stemma borghese maschile in forma normale sarà composto di scudo, di elmo e di penne, quello in forma ridotta, del solo scudo.
Lo scudo potrà, ovviamente, avere una foggia maschile (pertanto, non dovrà essere né ovale, né romboidale), l'elmo potrà essere di acciaio brunito, senza collana, con visiera chiusa e collocato di pieno profilo a destra, e le penne, in numero di tre, potranno avere il colore dello scudo.
Non è ipotizzabile, per lo stemma borghese maschile, la presenza di nessun'altra diversa ornamentazione araldica.
Descrizione araldica accettabile, ma proveniente al pensiero di uno studioso della materia. L’araldica se non codificata nasce sempre dal desiderio di rappresentare immagini di vita, sia in forma simbolica che reale, e se non è codificata è aperta alla più svariate interpretazioni.
Questo stemma è composto di:
scudo (contenente l'arma della famiglia)
elmo di pieno profilo a destra (posto sopra lo scudo)
penne (tre, sporgenti dall'elmo e ricadenti sul davanti dello scudo, degli smalti dello scudo).
Stemma borghese maschile in forma ridotta
Questo stemma è composto del solo scudo, di foggia maschile, senza alcun'altra ornamentazione araldica.
Varie elucubrazioni che si riferiscono al pensiero di uno studioso di araldica, ma che non possono essere considerate che delle private interpretazioni.
Ritengo che oggi invece nel rispetto delle norme araldiche e della tradizione chiunque può creare il suo stemma (non nobile ed usato da meno di 100 anni) come più piace, ed aggiungo possono essere usare anche delle corone che non devono essere quelle nobiliari, ma che hanno rappresentazioni simili a quelle del passato, simile vuol dire diverso, ad esempio una corona d’argento, o caricata ad esempio da foglie di fragola. Questo tipo di corona non esiste fra le corone nobiliari italiane, ma potete oggi usare anche tutti quegli ornamenti esteriori che preferite, perché lo stemma ha carattere privato e a casa propria uno fa quello che vuole (ovviamente senza andare contro le norme giuridiche del Paese).
Potrei continuare ma mi astengo da polemiche, voglio solo far capire che le imprecisazioni devono essere sempre corrette.
alfabravo
Pier Felice degli Uberti
Sine virtute nulla nobilitas