pongo questo argomento alla cortese attenzione dei competenti frequentatori del forum.
Un aristocratico siciliano, già titolare di antica baronia, personaggio di rilievo nella Contea
di Modica per le cariche pubbliche ricoperte, dopo l'abolizione della feudalità del 1812 chiede
al Sovrano un titolo "di Duca o di Marchese" su un altro feudo in suo possesso.
Nel 1815 pertanto gli viene concesso il titolo di Marchese non sul feudo ma sul cognome, anche se sul
diploma d'investitura è riportato "per se, eredi e successori in perpetuo".
Il nostro non ebbe figli e con suo testamento pubblicato nel 1829 designa come eredi i due figli
di una cugina (peraltro di nobile famiglia), scrivendo:" a XY il territorio di......con tutte..., e il
territorio dello....con titulo di Marchese ".
Il testo è chiarissimo, la successione venne accettata, furono persino pagate le relative tasse.
Il neoMarchese vive il suo nuovo ruolo e, quando nel 1833 viene istituita la Commissione dei Titoli
di Nobiltà vi si rivolge confidando nell'imprimatur al suo nuovo stato.
Qui comincia una vicenda paradossale che durerà 25 anni fra lettere, risposte, richieste di chiarimenti,
invio di alberi genealogici, elucubrazioni varie finchè il nostro nel 1858, alla vigilia di un pronunciamento
del Sovrano a suo favore (aveva chiesto infatti il riconoscimento per Grazia Sovrana) muore e tutta la vicenda
viene ingurgitata e sparisce nel calderone della caduta del Regno delle Due Sicilie.
I discendenti, senza peraltro perderci il sonno, per puro amore della storia intesa come insieme di fatti realmente
accaduti, si sono posti alcune domande.
1) Hanno diritto a un titolo di fatto concesso in forma così ampia ?
2) La disposizione che vieta la trasmissione dei titoli per testamento può essere valida a fronte di una successione
legalmente devoluta e accettata nel Tribunale allora competente ?
3) La Commissione dei Titoli di Nobiltà poteva legittimamente decidere in maniera retroattiva, su una vicenda cioè
verificatasi prima della sua istituzione ?
Viene legittimo pensare che la vicenda ricada tutta nel tentativo operato dalla Monarchia Borbonica di chiudere la
porta della stalla quando i buoi erano già scappati perché in Sicilia, e in ispecie nella Contea di Modica, titoli e feudi
erano stati trasmessi per secoli in totale autonomia perché il più delle volte venduti proprio dalla Corona per finanziarsi;
i Vicerè Caramanico e Caracciolo cercarono in qualche modo di tappare la falla aperta in precedenza riportando alla Prerogativa
Reale il controllo sulle successioni nobiliari ma se si andasse a verificarle una per una la polemica sul conflitto fra Corona
Napoletana e Baronaggio Siciliano non avrebbe mai fine.
Gradirei sentire i pareri degli illustri esperti del Forum, grazie.
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